Perché è giusto che Cristiano Ronaldo guadagni molto più di un operaio

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Cristiano posa con due modelle alla presentazione della linea Cristiano Ronaldo Legacy a Madrid.

Le gambe di Cristiano Ronaldo sono come il sedere di Kim Kardashian: producono ricavi. A meno che non siate appena usciti dalla grotta thailandese dov’erano imprigionati i giovani calciatori salvati la scorsa notte, lo avrete letto: Cristiano Ronaldo è stato acquistato dalla Juventus. L’uomo dei record ne ha collezionato un altro: l’operazione tra Juventus e Real Madrid vale 360 milioni, la più importante di sempre in termini economici per l’Italia. Il suo stipendio annuale sarà di 30 milioni di euro netti per i prossimi quattro anni (inutile contare quanto guadagna all’ora: è comunque sempre più di quanto non avremo mai). CR7 non è ancora arrivato in città e i tifosi fanno la coda per comprare le magliette col numero 7 (104,95 euro la versione base e 144,95 euro per quella “authentic”; speriamo solo nessuno sfidi il senso del ridicolo indossandola per la partita coi colleghi).

“Cristiano Ronaldo per tutte le tifoserie può essere un valore aggiunto”, dice una tifosa col cappellino della Juventus in un video online. Il valore, appunto. Qualcuno stima un aumento di ricavi tra i 100 e i 130 milioni l’anno per la società di Torino. Più scettici al Sole 24 Ore dove sostengono sia “difficile prevedere che il costo di Ronaldo venga coperto dal probabile incremento dei ricavi commerciali e pubblicità”. La realtà è che il brand CR7 è un insieme di asset che vanno ben oltre il calcio, e che solo l’anno scorso hanno fruttato al giocatore più di 100 milioni di euro.

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Mentre le maglie originali a centocinquanta euro vanno a ruba, a Melfi si sciopera. L’Unione sindacale di base dello stabilimento della Fca in Basilicata protesta per lo stipendio a Ronaldo, riprendendo il frame della più classica delle contrapposizioni ad usum indignazione. Si legge nel comunicato: “Gli operai della Fiat non hanno un aumento di paga base da 10 anni e tutti gli stabilimenti sono in Cig. A Cassino stanno fermi per 5 gironi, a Pomigliano lavoriamo 11-12 giorni in un mese e si ferma pure Brugliasco”. Qualche giorno fa un operaio Fiat aveva polemizzato in radio, sostenendo che con lo stipendio di Ronaldo ci si potrebbe pagare un aumento di 200 euro a ciascuno dei suoi colleghi. “Dopo Higuain, pure Cristiano Ronaldo? È una vergogna”. Anche la parlamentare Michela Rostan (Liberi e Uguali) aveva affidato ai social network il suo pensiero:

Non me ne vogliano i tifosi di calcio ma non riesco a non indignarmi per il fatto che la famiglia Agnelli sia disposta a investire oltre 400 milioni di euro per l’acquisto di Cristiano Ronaldo, mentre migliaia di operai Fca aspettano da dieci anni gli scatti del loro stipendio. I manager del gruppo piuttosto che cercare la villa con tre piscine, richiesta dal campionissimo, trovassero il modo di restituire la dignità ai loro dipendenti, restituendogli quanto gli spetta dopo anni durissimi in catena di montaggio!

Sul Corriere Beppe Marotta non se ne preoccupa molto e racconta l’idillio: “Cristiano è molto felice di poter giocare per uno dei club più importanti del mondo, ha già deciso dove vivrà, è un bellissimo attico nel centro di Torino”. Naturalmente gli operai hanno tutto il diritto di chiedere e lottare per scatti salariali, maggiori tutele, e miglioramento del proprio stipendio. Ma tutto questo ha ben poco a che vedere col fatto che i giocatori di calcio sono molto ricchi. La questione, ridotta ai minimi termini, è semplice: i giocatori di calcio guadagnano molto perché fanno guadagnare molto. Quello della Fca è un investimento: ha acquistato il calciatore che da solo fa gol quanto un’intera squadra di calcio. Al Real Madrid il 40% delle magliette vendute, ovvero 700mila capi, hanno il numero 7. E sui social i tifosi del Real Madrid stanno già lasciando messaggi d’amore sotto all’annuncio dell’account ufficiale della Juventus che fanno più o meno così: ti seguiremo ovunque andrai.

Cristiano Ronaldo non è una persona, è un’azienda: 335 milioni di follower; che significa fan; che significa gente pronta a pagare biglietti per vederlo allo stadio; che significa comprare magliette e cappellini, guardare una partita in televisione, interagire sul suo profilo, comprare un paio di scarpe. Avere una fandom di questo genere significa possedere consumatori fidelizzati. Ed essere il numero uno in campo significa essere il numero uno per gli sponsor: in un anno posta circa 580 volte menzionando i brand (Nike, Herbalife, Tag Heuer e Abbott Labs tra gli altri) per un valore stimato da Forbes in 1.6 milioni di dollari. Il sindaco Chiara Appendino, a notizia non ancora certa, diceva: “Sarebbe straordinario, anche dal punto di vista dell’immagine del nostro territorio”. E pensava certamente all’indotto per Torino: l’immagine che trasmetterà del nostro paese sarà quella che avranno milioni di persone che lo seguono. Finirà che Torino diventa più cool di Barcellona.

Cristiano Ronaldo per tutte le tifoserie può essere un valore aggiunto, si diceva. Intanto lo è per il Real Madrid (che lo ha comprato nel 2009 dal Manchester a 94 milioni e lo rivende a 100 milioni), lo è per Ronaldo stesso (che ha un aumento del 50% del suo stipendio), e per la Juventus (per crescere e sognare in grande occorre investire). E per l’Italia? Ronaldo, come ogni immigrato, ci pagherà le pensioni con le sue tasse: e grazie alla legge di stabilità del 2017 potrà risparmiare sui guadagni e pagare soli 100mila euro al fisco. Non gli servirà dirottare i soldi in paradisi fiscali, e probabilmente ha già dimenticato la multa di 18,8 milioni di euro del fisco spagnolo. Da oggi gli basterà un attico a Torino. Benvenuto.

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