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Cultura 9 ottobre, 2018 @ 12:40

Come diventare macchine e vivere felici

di Danilo Zagaria

Staff

Biologo e redattore freelance.Leggi di più dell'autore
Vivo a Torino, dove ho studiato biologia. Lavoro come redattore freelance per case editrici e scrivo di scienza, libri e conflitti su Forbes Italia, Esquire Italia, Il Tascabile e L'Indice dei Libri del Mese. Dirigo la rivista letteraria Firmamento; il mio blog personale è La Linea Laterale. chiudi
(Matt Cardy/Getty Images)

Nel bel mezzo del deserto di Sonora, in Nevada, c’è un luogo in cui si conservano corpi e teste mozzate congelati. Sono i resti in criosospensione di 114 uomini, 40 donne e alcune decine di animali domestici che la Alcor Life Extension Foundation custodisce in appositi cilindri d’acciaio, detti dewars. Per 200mila dollari (80mila per la sola testa) Max More, presidente e ceo della Alcor, promette di conservare queste spoglie fino a quando il progresso tecnologico consentirà di riportarle in vita mediante procedure per ora soltanto immaginabili dalla fantascienza, come l’emulazione del cervello (mind uploading) e il suo trasferimento su un supporto non biologico. Non è un racconto di Philip K. Dick, e nemmeno un film di Kubrick. Il costante aumento di corpi che la Alcor pone in conservazione grazie alla crionica è la prova che il movimento transumanista è una realtà in espansione, soprattutto negli Stati Uniti.

 

Orizzonti post-organici

Il libro di Mark O’Connell, Essere una macchina (Adelphi, traduzione di Gianni Pannofino), è il risultato di un viaggio fra i transumanisti, durato anni. Ovunque l’autore irlandese abbia messo il naso, il risultato delle sue ricerche è stato il medesimo: tentativi su tentativi di emanciparsi dalla biologia. L’assunto di partenza, in fondo, è piuttosto datato e riguarda il modo in cui l’uomo percepisce il proprio corpo. Basti pensare a come ci si sente durante una brutta influenza, o al tremore che coglie le nostre gambe quando ritiriamo un referto medico. Lo sappiamo tutti: il corpo umano è incline al deterioramento, si ammala piuttosto facilmente e – fine inevitabile – muore nel giro di alcuni anni. Per gran parte dei transumanisti questo è uno spreco inaccettabile. Da qui la speranza di poter prolungare la vita della nostra coscienza, scaricandola come se fosse un insieme di dati su un supporto artificiale, o di vivere più a lungo trattando sia la vecchiaia che la morte stessa alla stregua di malattie curabili. Come scrive O’Connell, il transumanesimo “è una versione dell’umanismo liberale proiettata verso le più gelide ed estreme frontiere delle sue implicazioni più paradossali”. Da Max More a Raymond Kurzweil, ogni membro di questo movimento è ottimista nei riguardi del futuro, guarda alla tecnologia e alle macchine come partner eletti dell’umanità e non teme affatto l’arrivo del giorno in cui la coscienza disincarnata degli esseri umani potrà fluttuare da un hardware all’altro sotto forma di dati.


Verso la Singolarità

Per raggiungere simili obiettivi – sempre che siano alla nostra portata – e impartire una decisa accelerata al percorso evolutivo di Homo sapiens, occorrerà raggiungere la cosiddetta Singolarità Tecnologica. In breve, si tratta di quel periodo venturo in cui le macchine che l’uomo ha creato daranno vita, come scrive O’Connell, “a uno stato di rivoluzione copernicana permanente”, producendo innovazioni tecnologiche a un ritmo senza precedenti, consentendoci così di risolvere gran parte dei nostri problemi e di puntare la prua verso la conquista dell’universo (e, ovviamente, della vita eterna).

Nessuno si sbilancia sui tempi. Ma alcuni, fra cui Elon Musk, Bill Gates, Nick Bostrom e Stephen Hawking, hanno espresso perplessità e preoccupazioni nei confronti di questo scenario. Nel campo, tali inquietudini sono note come “rischio esistenziale”, espressione che nasconde il timore ultimo della nostra coscienza di specie: l’estinzione. Sebbene suoni bizzarro che questi allarmi provengano da scienziati e imprenditori che hanno contribuito a plasmare la nostra contemporaneità con tecnologie e ricerche ai limiti della fantascienza, il loro monito non dovrebbe passare inosservato. Data la natura delle tecnologie che oggi vengono sviluppate, dall’Intelligenza artificiale ai computer quantistici, il rischio di trovarci davanti una versione reale di HAL 9000 – il malvagio computer di 2001: Odissea nello spazio – potrebbe non essere così remoto.

La copertina di “Essere una macchina” (Adelphi).

California dreamin’

Fra i pregi del libro di O’Connell c’è senza dubbio il tentativo di raccontare l’attitudine dei transumanisti. Sognare l’immortalità è una cosa, realizzarla in tempi brevi un’altra; tuttavia, molti di loro sono mossi da un irrefrenabile ottimismo. Ottimismo che non si piega nemmeno di fronte a tecnologie e ricerche quanto mai costose. Nel campo della robotica di frontiera, per esempio, gran parte dei finanziamenti proviene dal settore militare. Una rapida occhiata al sito della DARPA – agenzia governativa a stelle e strisce che sviluppa tecnologie innovative a uso bellico – ci informa che il budget stanziato per il 2019 corrisponde a 3,44 miliardi di dollari. Parte di questo denaro finanzia ricerche sull’Intelligenza artificiale e, attraverso competizioni come la DARPA Robotic Challange – alla quale partecipa il fior fiore delle aziende del settore, come la Boston Dynamics e la Hanson Robotics – lo sviluppo di nuove tecnologie.

Quale potrebbe essere dunque la patria d’elezione per i transumanisti se non la California e, in particolare, la tecno-progressista Silicon Valley? La SENS Research Foundation da quasi dieci anni lavora per arrestare l’invecchiamento e prolungare la vita umana; uno dei suoi fondatori è il celebre Aubrey de Grey, che recentemente ha spostato gran parte della società a Mountain View, là dove ha sede il quartier generale di Google (che da parte sua non resta certo a guardare: nel 2013 è scesa in campo contro l’invecchiamento fondando la Calico, la California Life Company). Fra i principali finanziatori del SENS ci sono imprenditori che investono nel campo delle nuove tecnologie come Vitalik Buterin, Michael Antonov e Michael Greve. Lo stesso Peter Thiel, cofondatore di PayPal, finanzia ricerche sul prolungamento della vita mediante la Thiel Foundation. Il profilo del tipico transumanista è presto tracciato: di solito lavora al di fuori dei binari accademici, è alla costante ricerca di donazioni provenienti da fondazioni o da privati cittadini che ne condividono il sogno e ogni sua mossa vibra di tecno-ottimismo, che O’Connell definisce “radicale”. Inoltre, non di rado occupa posizioni dalle quali può influenzare il percorso verso la Singolarità: il già citato Raymond Kurzweil ricopre nientemeno che la carica di direttore dell’engineering di Google.

 

Garage-biotech

Se i transumanisti noti al pubblico flirtano spesso con le grandi corporation statunitensi della Silicon Valley e i loro investitori, al mondo ne esistono molti altri che, pur condividendo obiettivi e assunti teorici, agiscono dal basso, animando un sottobosco vivissimo che comprende attivisti, visionari, artisti, biohacker e i cosiddetti grinder. Nessuno di loro desidera attendere l’avvento della Singolarità, per cui tentano di fondersi con la tecnologia oggi disponibile ricorrendo a impianti che loro stessi provvedono a installare nel proprio corpo. Tali operazioni di chirurgia da scantinato non sono esenti da rischi, ma ai «transumanisti pratici», come amano definirsi, questo pare non importare. Alcuni di loro, racconta O’Connell, sono avanguardisti della domotica, poiché possono grazie ai loro impianti regolare, per esempio, il termostato di casa; altri tengono sotto controllo i propri dati fisici, che un impianto sottocutaneo invia allo smartphone grazie alla tecnologia bluetooth. Siamo lontani dai cyborg del nostro immaginario futuristico, ma grinder e biohacker – che solitamente sono giovani, seguono una precisa etica e nonostante l’approccio fai-da-te testano procedure e tecnologie all’avanguardia – sono convinti di essere gli alfieri di una nuova generazione di umani.

Immortalità, Singolarità Tecnologica e cyborg. Le battaglie dei transumanisti sono mosse da una fede smisurata nel progresso tecnologico, al punto che molti di loro sono certi che il domani porterà innovazioni tali da innescare un cambio di paradigma mai visto prima sulla Terra. Per ora, nonostante le ingenti somme economiche che utilizzano per ricerche, sensibilizzazione e investimenti, la maggior parte dei loro sogni non è ancora diventata realtà, e forse mai lo diventerà. Tuttavia le domande che pongono restano aperte. Smetteremo mai di morire? In futuro riusciremo a fermare l’invecchiamento? Potrà mai la coscienza umana girare su un computer come un normalissimo software? Nonostante i transumanisti dimentichino spesso la natura biologica del nostro essere, essi tentano di immaginare la risposta a una particolare versione della domanda più antica: non tanto “chi siamo?”, ma “chi saremo?”.