Per il governo è arrivato il momento di tornare sulla Terra?

Luigi Di Maio nel salotto di Porta a Porta
Luigi di Maio a Porta a Porta, sullo sfondo il ministro dell’Economia, Giovanni Tria
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Luigi Di Maio nel salotto di Porta a Porta
Luigi di Maio a Porta a Porta, sullo sfondo il ministro dell’Economia, Giovanni Tria

Solo sette anni fa l’Italia iniziava a sperimentare quella che si sarebbe poi trasformata nella crisi dei debiti sovrani. Tra settembre e ottobre 2011 lo spread Btp-Bund cominciava la rincorsa che lo avrebbe portato a superare i 500 punti base del mese di novembre. Come tutti ricordiamo ancora bene, questa situazione portò, nel giro di breve tempo, alla fine del Governo Berlusconi IV, alla formazione del Governo Monti e ad un lunga crisi economica, della quale questo governo è, nei fatti, figlio.

Nelle settimane scorse – è bene dirlo subito – non abbiamo rivissuto questo brusco passato. Non tanto perché i segnali di allarme non siano stati chiari, ma piuttosto perché rispetto alle vicende dell’autunno 2011 oggi l’Italia è sola. La Grecia, infatti, dopo anni di recessione e di ingenti piani di salvataggio, è prevista crescere del 2% quest’anno. L’Irlanda, invece, ha visto il suo debito pubblico ridursi dal 119% del 2013 al 68% del 2017. La Spagna cresce da diversi anni a ritmi sostenuti (una crescita reale media del Pil del 2,8% dal 2013 al 2017). Il Portogallo, infine, grazie a politiche fiscali prudenti, ha beneficiato della più generale ripresa europea ed entro fine anno dovrebbe raggiungere un tasso di disoccupazione del 7% (in netto calo rispetto al 16% del 2013).

Al contrario, l’economia italiana arranca e non ha mai potuto godere di una ripresa solida e sostenuta. Il debito pubblico in percentuale al Pil continua a non calare, il pareggio di bilancio rimane da sempre un miraggio, la disoccupazione è ancora intorno all’11% e le riforme strutturali necessarie per modernizzare il paese non si sono mai viste. Dopo un paio di anni di relativa calma, questa situazione sta incominciando nuovamente ad inquietare i mercati, anche perché tra 12 mesi Mario Draghi terminerà il suo mandato da Presidente della Bce.

In particolare, da quando il governo Salvini-Di Maio-Conte ha deliberato la nota di aggiornamento al Def il 27 settembre, lo spread Btp-Bund è aumentato di quasi 100 punti, toccando ieri sera quota 324. Non solo, però. Come ricorda Andrea Giuricin, docente presso l’Università di Milano Bicocca, lo spread tra Btp e buoni del tesoro greci è calato di oltre 40 punti, da 115 a 74 punti. Secondo l’osservatorio dei conti pubblici di Carlo Cottarelli, i titoli di Stato italiani sono considerati oggi più rischiosi di quelli spagnoli e portoghesi. Ciò significa che la credibilità economica dell’Italia (nello specifico quella di onorare e ripagare il debito) sta diminuendo anche nei confronti della Grecia, del Portogallo e della Spagna. Oltre a questo, è poi giusto ricordare come dal 27 settembre al 18 ottobre l’Indice FTSE Mib di Piazza Affari sia calato di circa l’11%, trainato anzitutto dalla performance negativa del comparto bancario italiano.

I mercati, dunque, sono preoccupati dalla potenziale deriva “argentina” che il nostro paese potrebbe seguire nel corso dei prossimi mesi, e anni. Infatti, secondo quanto riporta la lettera firmata dai commissari Moscovici e Dombrovskis e consegnata ieri sera al ministro dell’Economia Giovanni Tria, il bilancio italiano mostra una deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità (dovuta ad un’espansione fiscale prossima all’1% del Pil e ad un peggioramento del deficit strutturale). La Commissione europea chiede al governo una nuova risposta entro lunedì 22 ottobre e spiega anche come la mancata approvazione del documento da parte dell’ufficio parlamentare di bilancio sia una chiara violazione delle norme Ue.

Al momento, è facile ipotizzare che se il livello di scontro istituzionale tra Roma e Bruxelles persisterà anche nei prossimi giorni, la Commissione europea possa finire per rifiutare la futura Legge di bilancio e aprire così una procedura d’infrazione. Oltre ad un ulteriore possibile aumento dello spread e ai conseguenti effetti negativi su famiglie, banche ed imprese, l’attuale incertezza sui conti pubblici e lo scontro con la Commissione europea potrebbe portare Standard and Poor’s e Moody’s a prendere decisioni negative riguardo il nostro rating. Ciò, ovviamente, creerebbe ulteriore pressioni sull’intera economia italiana, andando ad impattare sfavorevolmente su una situazione macro-economica già, di per se, poco rosea.

Gli interessi del Paese, purtroppo, non si fanno solo con il superamento della Legge Fornero, con il Reddito e la Pensione di Cittadinanza, con una mini “Flat tax” introdotta per partite IVA e piccole imprese o con un nuovo condono. Con questo decreto fiscale, al momento bocciato dalla Commissione europea, il Governo Conte anziché promuovere la crescita (da tutti rivista al ribasso per quest’anno e per gli anni a venire) ha deciso di garantire maggiori sussidi a chi non genera reddito o intende smettere al più presto di generarlo, di far pagare minori tasse a pochi eletti senza abbassare la pressione fiscale (che rimane costante al 41,8%) e di premiare con minori sanzioni coloro che le tasse le hanno già evase o intendono evaderle.

Tutto questo non solo rischia di portarci ancora più lontani da un miglioramento delle finanze pubbliche e da una prospettiva di crescita economica più sana per l’intero Paese, ma, come già riportavano Paolo Belardinelli e Nicola Rossi nell’ultima nota di aggiornamento del “Super Indice dell’Istituto Bruno Leoni, potrebbe farci divergere ulteriormente da tutti i partner europei, Grecia, Portogallo, Spagna e Francia compresi.

L’attuale contrapposizione a Bruxelles rischia dunque di farci solo del male. Nessuno, in Europa, è necessariamente contro di noi. Tutti, da tempo si augurano che l’Italia possa diventare un partner più solido e di cui ci si possa fidare. Fino ad oggi, governo dopo governo, non è stato così. Siamo noi, da tempo, che lottiamo contro noi stessi e che cerchiamo in tutti i modi di affossarci da soli. La situazione attuale ne è solo l’ennesima conferma.

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