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Tecnologia 7 novembre, 2018 @ 8:55

La sicurezza oltre il decreto: negli Usa due fratelli italiani testano i droni vigilantes

di Antonio Piazzolla

Studente universitario, mi occupo di giornalismo scientifico.Leggi di più dell'autore
Giornalista pubblicista, scrive e ha collaborato con varie riviste e quotidiani come l’Espresso, Il Messaggero, Huffington Post, BBC Scienze Italia, Business Insider e Le Stelle; è caporedattore di Close-up Engineering. chiudi
Simone e Alessia Russo, co-fondatori di Droneguardy. (Courtesy DroneGuardy)

Mentre in Italia arriva oggi al Senato il cosiddetto Decreto Sicurezza (per cui il voto di fiducia è scontato), una giovanissima startup fondata nella Silicon Valley da due altrettanto giovani fratelli italiani sta per rivoluzionare, tramite l’impiego dei droni, il mondo della security e della videosorveglianza domestica. DroneGuardy è già in fase di sperimentazione in California, dove conta oltre 1.500 piloti iscritti in meno di un mese, e a fine ottobre si chiuderà il primo round di investimento di 250.000 dollari.

Simone Russo, 27 anni, conosce molto bene il mondo dei droni: nel 2015 infatti Wired lo aveva inserito nella classifica dei 5 giovani startupper under 35 più promettenti e da quel momento ha lavorato con successo al suo progetto Immodrone, grazie al quale ha integrato l’utilizzo dei droni nel marketing turistico immobiliare. Alessia, invece, ha compiuto 18 anni ad inizio agosto e lo scorso anno ha frequentato l’ultimo anno di High School in Canada, a Vancouver, un ambiente che le ha permesso di vivere – in prima persona – lo spirito imprenditoriale tipico dei giovani d’Oltreoceano. Circondata da tanti giovani volenterosi ha maturato il desiderio di voler creare qualcosa di suo. Così, nel mese di agosto, i due, mossi dalle stesse passioni, hanno creato Droneguardy.com, un “drone guardiano” che sorveglia ville e aziende.

“Nonostante spesso si pensi che l’ispirazione sia un dono che ti viene dal cielo”, spiega Simone, “il nostro non è stato un colpo di genio. L’idea di Droneguardy è nata dalla necessità reale di un maggior bisogno di sicurezza che abbiamo poi trasformato in un progetto imprenditoriale complesso e articolato, che ha necessitato – e necessita tuttora – di duro lavoro e tanto sudore al fine di raggiungere i nostri obiettivi, fra cui uno dei più importanti è avere un positivo impatto sulla comunità”.

Una rete di piloti a servizio della sicurezza
Il principio alla base di Droneguardy è che i droni possono essere efficacemente sfruttati anche nel mondo della security e della videosorveglianza, e in caso di catastrofi o calamità naturali: creata una capillare rete di piloti infatti, un drone può partire e raggiungere qualsiasi luogo, anche il più inaccessibile, in pochi minuti, fornendo immagini in alta risoluzione e in tempo reale da varie angolazioni. Uno strumento – il drone – che negli ultimi anni si è rivelato versatile per le più svariate applicazioni e, nel caso della security, rende più veloce il tempo di intervento, sia nell’eventualità di furto o effrazione sia nel caso di un grande incendio o di un terremoto.

“Il mercato della sicurezza negli Usa”, racconta ancora Simone, “vale 67 miliardi di dollari, con una previsione di crescita costante che lo porterà a valere 82 miliardi entro il 2023. Dall’altro lato l’impatto della criminalità sull’economia americana, con 2 milioni di furti nelle case ogni anno, pesa 1 trilione di dollari all’anno. Due dati che ci hanno fatto riflettere: la sorveglianza potenziata da un drone può essere più veloce di qualsiasi guardia di sicurezza privata; offre una visuale più ampia dell’area interessata e possiede inoltre un forte effetto deterrente. Creare la rete di piloti è stato il primo step della nostra startup. Forte della mia esperienza in Italia, in meno di un mese abbiamo raccolto più di 1500 piloti (tutti regolarmente registrati all’FAA, ovvero l’ENAC americana) solo in California, dove è partita la sperimentazione”.

Questo consente alla startup di essere presente in maniera capillare a Los Angelese di offrire un servizio efficiente a fronte di qualsiasi chiamata. “In questo l’America apre delle possibilità ed una velocità di sviluppo incredibili”, continua Simone. “Lì c’è una migliore apertura alla tecnologia e alla ricerca e sviluppo dell’utilizzo dei droni. Mentre in Italia ENAC sta aprendo una sperimentazione per il volo BVLOS (cioè non a vista) a Torino, in America NASA e FAA stanno già studiando l’organizzazione di vie aeree per droni, per esempio per la consegna dei pacchi di Amazon”.

Come funziona Droneguardy

L’app è facile e intuitiva. I piloti iscritti (e geolocalizzati), ricevono la notifica di un volo da effettuare nelle loro vicinanze, oppure nelle vicinanze di una “stazione automatizzata” dove c’è già un drone pronto al decollo: una volta accettata la missione, il drone si alza in volo e in breve raggiunge il luogo segnalato, iniziando a trasmettere immagini in tempo reale al proprietario e alla centrale operativa. L’abbonamento mensile al servizio è venduto a partire dai 99 dollari (negli Stati Uniti) ma per il lancio italiano, previsto nel 2019, le tariffe saranno inferiori. “La novità degli ultimi giorni”, spiega inoltre Alessia, “è che abbiamo offerto l’utilizzo gratuito della nostra app alle forze di polizia e c’è stato subito molto interesse per pianificare al meglio le operazioni prima del loro arrivo sul posto”.

Inoltre, come sottolinea Simone, “i nostri piloti vengono remunerati per ogni missione che accettano e portano a termine, il che significa che ogni per ogni 30 minuti di volo del drone (all’incirca la durata di una batteria di un drone e conseguentemente di un servizio) vengono remunerati 50 dollari o 100 dollari a seconda se sia durante il giorno o durante la notte”.

L’idea dei due italiani convince gli investitori

Al progetto di Simone e Alessia ha creduto, fin da subito, anche Davide Venturelli, un ricercatore italiano specializzato in intelligenza artificiale che dal 2012 lavora all’Ames Research Center, il centro di ricerca della NASA alla Silicon Valley. Davide ha messo a disposizione dei due ragazzi Archon, la tecnologia di automazione dei droni sviluppata dalla sua azienda. Alla startup si è interessata anche DJI, il leader mondiale nella produzione di droni consumer e professionali, che ha siglato un accordo di partnership con DroneGuardy per la California.

E i prossimi step? “Stiamo valutando diverse sperimentazioni fra cui l’utilizzo per fini sociali e pubblici”, fanno sapere i due ragazzi. “Tuttavia per assicurarci che tutto sia sicuro ed efficace è indispensabile coordinarsi con le autorità e le società di sicurezza già impiegate in luoghi pubblici. Droneguardy infatti non si vuole sostituire alle forze di sicurezza già esistenti, vogliamo invece porci come un aiuto aggiuntivo al fine di contribuire a migliorare ancora di più la protezione dei nostri concittadini”.