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Strategia 22 novembre, 2018 @ 12:01

La criptonite di qualsiasi recruiter e il linguaggio del corpo

di Jader Liberatore

Contributor

Content writer e consulente, mi occupo di digital marketing e tech.Leggi di più dell'autore
Fondatore del blog italiano MelaRumors.com, concentra la sua attività sulla SEO e web marketing per professionisti ed aziende. Collabora con brand internazionali come brand ambassador e scrive per importanti riviste e web-magazine nazionali pubblicando articoli di marketing e tech. Ama divulgare nel web le soluzioni ai problemi più diffusi con le nuove tecnologie. Musicista jazz e appassionato di fotografia, è un divoratore di manuali. chiudi
(Getty Images)

Presentarsi davanti alla persona che ha la facoltà di decidere se assumerci e parlare delle nostre competenze è sicuramente una delle situazioni più imbarazzanti e difficili da gestire senza che ansia e imbarazzo prendano il sopravvento. E’ proprio questo il fenomeno analizzato da un sondaggio condotto  da CareerBuilder che, oltre ad elencare quali sono le dieci cose più strane accadute durante un colloquio di lavoro, fornisce alcuni dati interessanti sulle azioni e i comportamenti errati a cui assistono più frequentemente i recruiter durante il primo colloquio con gli aspiranti canditati. Da qui si dovrebbe partire per non abbandonare fin da principio ogni speranza che la candidatura possa avere un esito positivo.

Il sondaggio condotto online da Harris Poll per conto di CareerBuilder e che ha preso in esame un campione composto da oltre 2500 datori di lavoro e dirigenti del personale, conferma innanzitutto che agli addetti alla selezione bastono solo i primi 5 minuti dell’incontro per capire se la persona che si ha davanti è adatta al profilo professionale disponibile.

Quella iniziale è dunque la fase in cui si giocano le maggiori possibilità di successo. Qualcuno (si tratta di casi reali raccolti dalla ricerca) ha provato a sfruttarla così:

  • Il candidato ha tolto una foto di famiglia dalla scrivania dell’intervistatore, mettendola nella propria borsa;
  • Il candidato ha iniziato a urlare perché l’intervista stava durando troppo a lungo;
  • L’aspirante candidato ha affermato che il suo lavoro principale era quello del medium e ha provato a leggere il palmo della mano dell’intervistatore, nonostante la proposta fosse stata ripetutamente rifiutata;
  • Alla domanda su quale fosse il lavoro ideale, il candidato ha risposto “Pittore di casette per uccelli” mentre l’azienda era alla ricerca di un impiegato per l’inserimento dei dati;
  • Il candidato ha risposto alle domande cantando;
  • Il candidato ha spalmato una lozione sui piedi durante l’intervista;
  • Mia moglie vuole che io trovi un lavoro” è stata la risposta di un aspirante alla domanda sul perché vorrebbe quella posizione;
  • Per connetterci cuore a cuore” è stata la motivazione di un candidato che ha iniziato ad auscultare il petto dell’intervistatore alla ricerca del battito cardiaco;
  • Il candidato aveva un uccello domestico nella maglia;
  • Durante un colloquio telefonico, il candidato ha tirato lo sciacquone del water.

Si tratta naturalmente di esempi da non imitare. I risultati riguardanti gli atteggiamenti scorretti più frequenti potrebbero invece costituire un punto di partenza fondamentale per mettersi in discussione e migliorare il nostro aspetto durante un colloquio di lavoro, un esame universitario o una qualsiasi conversazione con una persona in una posizione dominante rispetto alla nostra.

I datori di lavoro e gli addetti al reclutamento confermano che i messaggi inviati dal corpo attraverso alcuni gesti, sono determinanti per rivelare il potenziale dell’intervistato. Dal sondaggio emerge che il 67% dei candidati non riesce a mantenere un contatto visivo: infatti, non è piacevole oltre ad essere conferma di poca sicurezza in se stessi, avere un dialogo con qualcuno che abbassa lo sguardo o punta l’attenzione altrove, evitando che gli sguardi possano incrociarsi.

In modo analogo, non sorridere reciprocamente è l’errore commesso dal 39% dei candidati che raffredda drasticamente una conversazione pur risultando meno sgradevole dell’atto di giocherellare con alcuni oggetti sulla scrivania: un atteggiamento piuttosto irritante, rilevato nel 33% del campione preso in analisi.

Resta importante avere il totale controllo della postura e non agitarsi in maniera evidente, ma soprattutto sarebbe buona abitudine concentrarsi sull’uso corretto e moderato delle mani che vengono menzionate in 4 punti su 10, nella classifica dei comportamenti errati frequenti. Infatti, se solo il 7% ha evidenziato una stretta di mano troppo forte, un campione triplo ha mostrato di avere poca autostima attraverso una presa molto debole e l’11% ha invece enfatizzato la conversazione agitando le mani eccessivamente.

Nonostante non sia semplice controllare contemporaneamente ogni minimo aspetto di una conversazione affinché possa risultare priva di qualsiasi errore, il fattore emotivo individuale e il bagaglio delle esperienze maturate nel tempo incidono significativamente sul nostro modo di comunicare che, attraverso un esercizio costante e mirato a correggere le imprecisioni più diffuse, possono essere affinate per dare un’impressione migliore durante una semplice conversazione o un colloquio di lavoro: le rilevazioni della ricerca sono un valido inizio per eseguire un’autovalutazione ed avviare un percorso di ottimizzazione.