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Tecnologia 28 novembre, 2018 @ 9:07

La superpotenza degli umani geneticamente modificati

di Paolo Mossetti

Contributor, scrivo di cultura economica.Leggi di più dell'autore
Nato a Napoli, ha studiato economia e antropologia a Milano, lavorato nel marketing editoriale a Londra e Oxford e come scrittore freelance e cuoco a New York. Ha scritto, tra gli altri, per N+1, Domus, Esquire Italia, Il Tascabile e Lo Straniero. chiudi
(Shutterstock.com)

Se confermato, sarebbe un evento epocale per la civiltà umana: in Cina, lunedì scorso uno scienziato ha postato un video su YouTube in cui annuncia la nascita, avvenuta qualche settimana prima, di due gemelline con il Dna modificato in laboratorio, in modo da risultare immuni al virus dell’Hiv.

C’è un precedente: nell’aprile 2015, dei ricercatori cinesi annunciarono di aver ritoccato un embrione umano su una rivista specializzata, scandalizzando la comunità scientifica mondiale e costringendo numerosi medici a produrre appelli a utilizzare i neonati per questo tipo di esperimenti, almeno per il momento.

La chiave di volta dell’impresa, portata avanti dal biologo He Jiankui della Southern University of Science and Technology di Shenzhen, è la Crispr/Cas9, una tecnica definita di “taglia e cuci” che consente di modificare il Dna delle cellule. Finora la maggior parte degli studi e delle sperimentazioni di questo tipo sono state rivolte alle applicazioni in agricoltura, e anche in quel campo sta scatenando un dibattito acceso tra i legislatori in Europa e negli Stati Uniti. A differenza di altri metodi di modifica del Dna delle piante coltivate, la Crispr/Cas9 dovrebbe cambiare la costituzione dei geni con una precisione maggiore, e avrebbe il vantaggio di non lasciare tracce in altre parti del genoma.

Secondo i piani di He, originario degli Stati Uniti e reclutato da Pechino per un programma di valorizzazione di talenti scientifici, questo strumento di editing permetterebbe, attraverso la fertilizzazione in vitro, l’eliminazione del gene Ccr5, che impedisce al corpo umano la vaccinazione contro malattie infettive quali l’Hiv, il vaiolo o il colera. Gli embrioni dei due neonati coinvolti dell’esperimento – che portano i nomi fittizi di “Lulu” e “Nana” – sarebbero stati modificati prima di essere trasferiti nell’utero di una donna. Associated Press ha provato a contattare He senza successo, e l’intera procedura non è stata sottoposta ad alcuna rivista o comitato scientifico neutrale.

Il punto è che la nascita di due esseri umani modificati geneticamente sarebbe un risultato medico straordinario, che potrebbe trasformare la Cina in una superpotenza scientifica, con conseguenze economiche e geopolitiche imprevedibili. L’esperimento, del resto, è stato portato avanti in assoluta segretezza, e annunciato al mondo con l’evidente scopo di stupire quanta più gente possibile. La notizia arriva proprio mentre i più importanti luminari sul tema stanno per riunirsi a Hong Kong per il Secondo summit internazionale sulle modifiche del genoma umano, per stabilire se tali pratiche sono legittime oppure no. Pare che nessuno dei partecipanti sapesse dell’esperimento di He.

Le complicazioni sul piano etico sono evidenti: una modifica all’embrione verrebbe ereditata dalle generazioni future, e potenzialmente influenzare un’intera popolazione. Per non parlare degli effetti collaterali di un editing imperfetto, che potrebbe intaccare alcune caratteristiche dell’individuo che non dovrebbero essere coinvolte dalla modifica. Secondo un genetista di Seattle, Fyodor Urnov, che ha commentato il caso per Technology Review, questo esperimento di ingegneria umana rischia di oscurare il decennio di progressi nella ricerca di metodi per modificare il Ccr5 in adulti già infatti con l’Hiv.

Come se non bastasse, He è anche il presidente di una società, Direct Genomics, che si occupa di fare esperimenti biotecnologici sulla sequenza del Dna e si prefigge di rivoluzionare la medicina. Al momento, un esperimento come quello portato avanti a Shenzhen sarebbe illegale non solo in quasi tutta l’Unione Europea e negli Stati Uniti, ma anche in Cina. Non è chiaro dunque se in He abbia ottenuto un qualche permesso speciale.

Il tentativo di creare bambini immuni all’Hiv ricade in una zona grigia etica a metà tra la nozione di cura e quella di perfezionamento: una procedura del genere non funge da trattamento o da riparazione di eventuali difetti dell’embrione, ma tenta di creare un vantaggio programmatico, proprio come i vaccini. C’è anche il contesto cinese, che è particolare, con l’aumento di casi di Hiv che sta diventando un problema sempre più sentito. Cosa ne pensa l’opinione pubblica? Secondo un sondaggio realizzato in Cina, con 4.700 cittadini intervistati, più del 60% sarebbe favorevole a esperimenti del genere il cui fine sia soltanto quello di trattare o prevenire malattie. Cifre simili provengono anche da rilevazioni effettuate negli Stati Uniti.

Ma si avverte anche, nelle parole di He, un tentativo di andare al di là delle costrizioni imposte dall’evoluzione. “Per milioni di anni, la vita ha seguito i progressi indicati dalle teorie di Darwin”, ha scritto in un testo accademico, spiegando come l’industrializzazione abbia cambiato scombinato tutte le carte, modificando l’ambiente circostante all’Uomo e costringendolo a preparare “strumenti portentosi per controllare la propria evoluzione”. La domanda da farsi è dunque se le ambizioni scientifiche, nel bel mezzo di una guerra fredde per la supremazia mondiale dei commerci, nascondano un’idea ben più complicata: che in nome dei benefici per la comunità di appartenenza o di una nazione l’etica individuale può essere calpestata, e con essa pure la comunità internazionale.