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Cultura 21 febbraio, 2019 @ 10:08

Reportage in poesia

di Alessandro Turci

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Scrive poesie. A volte di politica estera, di stile, di viaggi. Per Panorama, Icon, il Foglio, Aspenia. chiudi
sabbia metallo
Zarzis

Come tutte le forme espressive, anche il Reportage è linguaggio in transizione.

Tunisia

da Zarzis (confine libico)

1.

Mare
che vieni come morte e vita.
Minareti da intonacare, capretti
(come tappeti sporchi)
a gocciolare.

Ore turchesi, dinastie,
mosaico di cani
randagi attorno ai fuochi,
polizia in borghese seduta
nei caffè come mobilio.

Black Africa,
riso bianco tra le mani,
coriandoli di mosche snelle
e la menta esausta nel bicchiere
dimenticato.

da Zarzis (confine libico)

vasi terracotta
Zarzis

2.

Oltre il check-point
ma prima del cimitero (dei migranti)
c’è il dépôt.

Qui si compra l’alcool per l’imbrunire
bevuto tra uomini in mea culpa
su tavolini bassi,
coranici quasi,
e posaceneri marinareschi.

Fuori
giovani siriani accendono fuochi
e fan cerchio.

Dentro
invecchiano le madri:
sulle cerate di cucina
Parigi è una rivista
di polvere, una modella
bionda e triste,
come zenzero rovesciato.

da Tunisi (capitale)

scarpe pavimento pioggia
Tunisi

3.

Piove sulla città
come una recita d’autunno
a lungo preparata.

I boulevard
confinano sotto grondaie
baveri stazzonati.

Anche la città bianca
dei ricchi oggi veste grigio.
Dietro i cancelli
sono domestici intorno al tè
e giardinieri strisciano i piedi.

E’ lo stupore sorvegliato
per la domenica cristiana quasi
dei padroni:
controriforma e mocassini
sugli usci fradici.