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Investimenti 25 marzo, 2019 @ 8:42

La prima piattaforma di equity crowdfunding si sta quotando in Borsa. Ecco perché

di Alessandro M. Lerro

Diviso tra finanza alternativa e tech innovation.Leggi di più dell'autore
Avvocato e consulente strategico con oltre 25 anni di esperienza nell’innovazione tecnologica e nella finanza alternativa, è presidente del Comitato scientifico di AssoFintech e presidente dell’Associazione italiana equity crowdfunding. chiudi
l'entrata di borsa italiana
L’ingresso di Palazzo Mezzanotte (sede di Borsa Italiana) alla serata dei Private Banking Awards 2018

A riprova del successo che il mondo del crowdfunding sta riscuotendo in Italia, oggi 25 marzo Piazza Affari vede il debutto di CrowdFundMe su AIM Italia. Si tratta di una delle prime piattaforme per la raccolta online di capitale di rischio, attualmente tra quelle di maggior successo.

Il mercato in cui la piattaforma opera è di notevole prospettiva: Crowdfund Capital Advisor (CCA), leader internazionale nella ricerca e nella consulenza strategica per agenzie governative, istituzioni finanziarie e investitori professionali, ha stimato per il 2020 che la dimensione del mercato italiano dell’equity crowdfunding arriverà a 106,2 milioni di euro e che raddoppierà nel 2021 arrivando a 223,4 milioni.

L’analisi prodotta dall’agenzia americana è stata redatta da Jason Best e Sherwood Neiss, i noti ideatori del JOBS Act nell’amministrazione Obama, a supporto del dossier di ammissione di CrowdFundMe sulla Borsa di Milano; essa si basa sulla metodologia utilizzata dallo studio realizzato da CCA nel 2012 per la World Bank, sui parametri raccolti negli ultimi cinque anni in diversi mercati internazionali e su una specifica analisi del mercato italiano, che ha preso in considerazione:

  • il numero di candidate start-up e PMI del mercato italiano (147.380);
  • la relativa quota in cerca di seed o pre-seed, ponderata con l’intenzione di usare lo strumento del crowdfunding (23.581)
  • un tasso di successo del 55%, piuttosto inferiore al tasso attuale, che supera il 70%;
  • un aggiustamento percentuale relativo allo specifico tipo di crowdfunding in discussione, cioè quello per raccogliere capitale di rischio.

Questa analisi individua il mercato potenziale dell’equity crowdfunding in circa 4.540 società, corrispondenti al 3% del target.

A questo punto, sulla base dei propri benchmark, la ricerca americana calcola la media di raccolta per campagna, stimata in 175.000 euro per le start-up e 225.000 euro per le PMI (attualmente i dati dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano rivelano una media complessiva di 200.008, esattamente corrispondente al dato di CCA). Stimando il pre-seed al 65%, si arriva ad un volume potenziale di mercato di 874.100.000 euro.

Il tasso di crescita su cinque anni è aumentato in modo più che proporzionale e anche questo dato ha un pieno riscontro in tutte le geografie analizzate, nelle quali la conoscenza dello strumento richiede necessariamente tempo per affermarsi. CCA conferma che gli early adopters sono generalmente start-up, ma che le storie di successo poi portano anche le PMI ad adottare questa innovativa soluzione per la raccolta di capitale.

Come rilevato dallo studio americano, il trend italiano al momento sembra rispecchiare l’analogo andamento osservato anche in altri paesi, nei quali l’80% dei deal viene proposto dal 20% delle piattaforme. A novembre di quest’anno, CrowdFundMe aveva raccolto €10,5M di cui circa il 70% nel solo 2018, da 5128 investitori. In questo momento guida la classifica delle piattaforme per numero di progetti pubblicati, con ben 67 campagne, con un tasso di successo del 73% (dati dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano).

Il capitale della società post collocamento è composto da n. 1.473.140 azioni ordinarie. Il prezzo di offerta è stato fissato in Euro 9 per azione. La capitalizzazione prevista è di circa Euro 13,3 milioni con un flottante complessivo della società post quotazione pari al 30,05% del capitale sociale. L’aumento di capitale è stato sottoscritto per circa il 59% da investitori istituzionali mentre la restante parte è stata sottoscritta da investitori professionali e retail.

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