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Business 4 luglio, 2019 @ 5:28

Calciomercato: perché il business delle plusvalenze può far saltare il banco

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha seguito l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, superando l'esame da giornalista professionista nel 2006. Da sempre si occupa di temi legati all'economia e alla finanza, dall'evoluzione del mondo imprenditoriale alle questioni legate ai risparmi e agli investimenti. chiudi
nicolò zaniolo
Nicolo’ Zaniolo (Paolo Bruno/Getty Images)

A furia di farsi prendere la mano con il ricorso alle plusvalenze, i club della Serie A rischiano di far saltare il banco. Anche laddove non dovessero emergere episodi di vero e proprio illecito, infatti, l’abuso di questa pratica rischia di far accumulare i problemi, fino a quando non sarà più possibile gestirli.

Plusvalenze: i rischi per la Serie A 

In questi giorni plusvalenza è il termine più utilizzato tra le società della massima serie italiana, tutte impegnate a far quadrare i bilanci in chiusura prima di lanciarsi nella campagna acquisti.

Tecnicamente con questo termine si intende la differenza positiva tra il valore di vendita del cartellino di un calciatore e quello a cui lo stesso è registrato in bilancio, dopo aver scontato gli ammortamenti.

Prendiamo come esempio uno dei nomi più gettonati tra quelli in uscita, Icardi. Acquistato nel 2013 per 13 milioni dalla Sampdoria, attualmente nel bilancio dell’Inter è valutato 2,5 milioni. Se venisse ceduto per 60 milioni di euro, il club nerazzurro potrebbe dunque conseguire una plusvalenza di 57,5 milioni.

La spinta alle plusvalenze del fair play finanziario

Il ricorso alle plusvalenze è divenuto sempre più ricorrente dall’introduzione del fair play finanziario, che tra le altre cose impone alle società di chiudere i bilanci con un passivo massimo di 30 milioni di euro in un triennio. Per riuscirsi, in un mercato come quello italiano dove gli introiti sono sbilanciati a favore dei diritti Tv e l’impatto del merchandising e degli stadi (tranne quei pochi che sono di proprietà) è marginale, ogni estate si scatena la corsa alla plusvalenza.

Qualche esempio: la Juventus chiuderà l’esercizio 2018/2019 con plusvalenze per circa 60 milioni di euro grazie alle cessioni dei vari Orsolini, Audero, Caldara e Sturato e il Milan potrebbe arrivare al medesimo risultato lasciando partire il solo Donnarumma, prodotto del vivaio e quindi con peso zero a bilancio.

Plusvalenze, il limite della liceità 

Fino a che punto è lecito ricorrere alle plusvalenze per far quadrare i conti? “Non esiste un criterio oggettivo dato che i cartellini dei calciatori sono asset immateriali con un valore che tende a cambiare nel tempo”, osserva Umberto Lago, già presidente della Camera investigativa dell’Uefa in merito al fair play finanziario (Ffp). “Prendiamo il caso di Zaniolo, ceduto lo scorso anno dall’Inter alla Roma con una plusvalenza intorno ai 4 milioni di euro nell’ambito dell’operazione che aveva portato Nainggolan a compiere il percorso opposto. All’epoca la cifra era apparsa esagerata per un calciatore di 20 anni con esperienza solo nelle giovanili, ma poi il valore di Zaniolo è esploso”.

Il giudizio spetta agli organi giudicanti (la Figc in Italia e l’Uefa a livello europeo), che tendono a intervenire nei casi limite. Come in merito ai ripetuti scambi tra Cesena e Chievo riguardanti calciatori delle giovanili, che ha portato a una penalizzazione del club scaligero (quello romagnolo nel frattempo era fallito) per “aver contabilizzato nei bilanci plusvalenze fittizie e immobilizzazioni immateriali di valore superiore al massimo dalle norme che regolano i bilanci delle società di capitali”.

Dunque, spiega Lago, “la valutazione delle autorità è relativa alla corrispondenza tra un valore quanto meno presunto dei cartellini dei calciatori. Quando invece l’operazione appare condotta in porto solo per sistemare il bilancio, scatta l’allarme e parte la procedura che può portare a sanzioni più o meno forti”.

Rimandare il problema delle plusvalenze non è la soluzione

Al di là dei casi limite, il ricorso massiccio alle plusvalenze è comunque una cura che non risolve il problema (dell’equilibrio di bilancio). Vediamo perché. Quando un club cede un calciatore, contabilizza immediatamente l’intera somma del trasferimento, mentre quando lo acquista tende a spalmarne il costo sull’intera durata del contratto. Così, quando la Juventus ha acquistato Cristiano Ronaldo per 110 milioni di euro, facendogli sottoscrivere un contratto quadriennale, ha messo a bilancio un ammortamento di 27,5 milioni per il primo anno. Questo diverso sistema di contabilizzazione tra acquisti e cessione favorisce un continuo avvicendamento di calciatori a ogni sessione di calciomercato, ma è solo un modo per rinviare i problemi. Restando all’esempio della Juventus, per i prossimi tre anni dovrà scontare un ammortamento di 27,5 milioni all’anno per il solo Ronaldo, al quale andranno ad aggiungersi gli ammortamenti dei calciatori arrivati nei campionati precedenti e di quelli che arriveranno. La società bianconera è una delle più solide del campionato italiano, ma altre nel medio periodo potrebbero faticare a onorare tutti gli impegni finanziari che si accumulano uno dopo l’altro.

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