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Business 5 Settembre, 2019 @ 10:00

Quali club di calcio hanno speso di più negli ultimi 10 anni

di Marcello Astorri

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Cristiano Ronaldo (GettyImages)

Si spende sempre di più, in un vortice inflazionistico da doppia cifra che mette a rischio la sostenibilità finanziaria delle squadre. Sono le conclusioni di uno studio condotto dal Cies, l’International Centre for Sport Studies di Neuchatel, in Svizzera, che ha calcolato nella cifra record di 6,6 miliardi di euro i soldi spesi per l’indennità di trasferimento dei calciatori nei famosi big 5: ovvero i massimi campionati di Italia, Inghilterra, Spagna, Germania e Francia. La cifra è quasi tre volte e mezzo più alta rispetto agli 1,5 miliardi del 2010, con i cartellini dei calciatori che sono costati mediamente il 31% in più dell’anno scorso. E il 181% in più rispetto al 2011. Insomma, ciò che si faceva nei ruggenti anni Novanta in serie A è roba da ragazzi: nel 1998, l’acquisto di Ronaldo il Fenomeno costò “appena” 50 miliardi di lire e fu all’epoca il più caro della storia del calcio. Mentre la scorsa estate, l’arrivo alla Juventus dell’altro Ronaldo, Cristiano, costò 100 milioni di euro. Si trattò del trasferimento più caro della storia della nostra serie A, ma bazzecole al confronto dei 222 milioni spesi dallo sceicco del Paris Saint-Germain, Nasser Al-Khelaïfi, per portare Neymar all’ombra della Tour Eiffel.

Da pochi giorni si è conclusa la sessione di calciomercato anche in Italia: l’Inter è quella che speso di più con i suoi 212 milioni (il dato è riferito all’intero 2019), seguono la Juventus con 186 e il Milan con 183. Ebbene, il nostro Paese, complice il massiccio arrivo di capitali stranieri negli ultimi anni, nel 2019 ha confermato il trend di crescita negli investimenti: siamo terzi, a 1,5 miliardi di euro. Solo 3 milioni dietro la Spagna (che conta tra le sue fila club “spendaccioni” come Real Madrid e Barcellona), e con un gap con la Premier League assottigliato a 400 milioni, molto meno rispetto al miliardo del 2018.

Lo studio ha poi messo in fila i club che hanno speso di più nell’ultima decade: al primo posto c’è il Manchester City con 1,638 miliardi. Il Barcellona di Leo Messi ha sborsato 1,525 miliardi e il Chelsea di Roman Abramovich, terzo, ha investito sul mercato 1,428 miliardi. Prima delle italiane è la Juventus, quinta, con 1,272 miliardi. E’ interessante notare, come si legge nel rapporto del Cies, che “Tutte le finaliste di Champions League a partire dal 2005 fanno parte della classifica delle venti squadre che hanno speso di più nell’ultimo decennio”. Insomma, se si parla di grandi trofei, i soldi fanno la felicità eccome. Ma se per tutti i top club il saldo tra acquisti e cessioni è da profondo rosso, c’è anche chi è stato molto bravo a valorizzare i propri investimenti. In questo campo, spiccano senza dubbio le società francesi: nell’ultima decade, infatti, il Lille ha guadagnato 250 milioni dalla compravendita di giocatori e il Monaco 215. Il Genoa di Enrico Preziosi, proprietario del Grifone da 16 anni, ha portato a casa 193 milioni ed è terzo in Europa. Mentre l’Udinese della famiglia Pozzo, quinta, ha fatto segnare un ottimo +163 milioni.

La chiosa del Cies, tuttavia, non è molto positiva sul calcio dei primi cinque campionati europei. Secondo l’istituto di ricerca, infatti, “Nonostante l’aumento della spesa e un contesto fortemente inflazionistico, il crescente ricorso da parte dei club ai pagamenti distribuiti su diversi anni mostra che sempre più squadre si trovano al limite delle loro capacità finanziarie”. Segnale d’allarme in un ambiente “sempre più speculativo e ineguale” con un numero crescente di società che “include i profitti realizzati sul mercato dei trasferimenti nel loro modello finanziario. Questa situazione non è priva di pericoli per la loro stabilità, indipendenza e competitività”. Club avvisato, mezzo salvato.

Tecnologia 2 Settembre, 2019 @ 9:27

Calciomercato ultimo atto, con big data e intelligenza artificiale

di Antonio Piazzolla

Studente universitario, mi occupo di giornalismo scientifico.Leggi di più dell'autore
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wanda nara allo stadio con icardi
Wanda Nara e Mauro Icardi, atteso protagonista dell’ultima giornata di calciomercato (Claudio Villa/Getty Images)

Olocip, startup esperta nell’applicazione dell’intelligenza artificiale allo sport, ha sviluppato un algoritmo in grado di prevedere le mosse di calciomercato. La tecnologia infatti sta facendo il suo ingresso in campo (non solo con tecnologie come il VAR) per supportare allenatori e staff.

Come? Per esempio disponendo di un’analisi accurata pre e post-partita, che comprenda lo studio e l’osservazione degli avversari basato su dati oggettivi, consigliando formazioni e sostituzioni sulla base dell’andamento della gara e dei singoli calciatori nel corso delle ultime partite. L’algoritmo sviluppato dalla società di consulenza con sede a Madrid, fornisce consigli anche per lo scouting dei calciatori e nella prevenzione per gli infortuni.

“Dal mio punto di vista, all’interno dei club, ho potuto vedere come hanno iniziato a raccogliere dati ma si sono persi nel modo di trovare l’utilità di quei dati. Le migliori soluzioni che i club potevano trovare sul mercato erano strumenti che fornivano analisi grafiche e descrittive dei dati. Tuttavia, per estrarre le informazioni più utili dai dati, è necessario fare affidamento sull’intelligenza artificiale. Ciò consentirà ai club di utilizzare analisi predittive e prescrittive per ridurre l’incertezza e prendere decisioni migliori” – dice Esteban Granero, trentaduenne CEO di Olocip e centrocampista dell’Espanyol (nella Liga).

Olocip sfrutta l’apprendimento automatico per prevedere i risultati futuri: per questo i club che si rivolgono alla società possono chiedere ai ricercatori di focalizzarsi su questioni specifiche.

“L’IA ha un vantaggio rispetto all’analisi dei dati descrittivi nello scouting dei giocatori a causa del ‘contesto’ che fornisce. Se vuoi comprare un giocatore, non sei veramente interessato a ciò che il giocatore ha fatto nella sua squadra precedente, sei interessato a cosa farà nella tua squadra. Da un lato c’è lo stile di gioco del club, che influenza chiaramente le prestazioni dei giocatori per quanto abbiamo visto. Ma c’è anche il livello della competizione a cui partecipa il giocatore. Due giocatori potrebbero produrre variabili simili ma il livello di competizione a cui partecipano potrebbe essere chiaramente diverso. Teniamo conto di tutto ciò e i modelli apprendono dai dati su come trasformare un giocatore descritto dalla sua prestazione passata nelle squadre in cui ha giocato, in una previsione per il suo nuovo contesto” – ha spiegato a Forbes Marco Benjumeda, ricercatore di Olocip con un dottorato di ricerca in IA.

Proprio grazie a questi modelli, la società ipotizzato l’andamento di Eden Hazard nel Real Madrid: secondo Olocip segnerà più gol ma farà meno assist in questa stagione.

“L’AI prevede un quadro di ciò che accadrà nei prossimi 15 minuti di gioco ed è possibile analizzare alcune variabili per capire in che modo cambiare tattica possa influenzare il resto del match, ad esempio impostando un pressing maggiore o cercando di mantenere un maggior possesso palla o ancora aumentando la velocità di passaggio o giocando di più al centro del campo. Il modello fa una stima delle probabilità di raggiungere gli obiettivi prefissati tenendo presente le variabili richieste. In questo modo, possiamo anche generare automaticamente istruzioni per gli allenatori” – spiega ancora Benjumeda.

Ma IBM non se ne sta a guardare con le mani in mano

Il sogno di molti dirigenti sportivi che – proprio non molto tempo fa – è stato realizzato da un inglese, il Leatherhead Football Club che milita nella Isthmian League, nella settima divisione.

Una formazione composta da autisti per le consegne a domicilio, venditori di automobili e commessi. Pur non essendo formato da professionisti, il club ha delle ambizioni e Nikki Bull, l’allenatore ed anche portiere del Leatherhead, aveva bisogno di un valido supporto, una tecnologia intuitiva e semplice dal momento che sia lui che i giocatori avrebbe avuto poco tempo a disposizione per dedicarsi all’apprendimento. Così, il club, ha deciso di avvalersi di IBM la quale, come annunciato da Joe Pavitt, Master Inventor di IBM, avrebbe sviluppato un’applicazione inedita dell’Intelligenza Artificiale.

Come funziona l’intelligenza artificiale di IBM?

IBM Watson Discovery studia i report sulle partite e i feed dei social network in modo da accogliere dati sugli avversari i quali, una volta analizzati, forniscono un quadro basato sull’andamento delle ultime partite. Uno studio approfondito in grado di fornire dettagli sui giocatori più forti, sulle tattiche utilizzate e sull’equilibro fra la fascia destra e la fascia sinistra. L’applicazione è di facile utilizzo grazie ad IBM Watson Assistant che permette all’utente di porre domande e ricevere le informazioni richieste: l’applicazione suggerisce anche la visione di video ad esempio per rivedere gli highlights di una partita con semplici comandi vocali, come per esempio “Mostra i tiri contro il Bognor”.

Il club inglese poi ha comunicato di aver riscontrato risultati notevoli grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ed è successo nel quarto turno di qualificazioni per la FA Cup, dove l’applicazione aveva previsto una partita tra la squadra del Leatherhead e l’Hitchin Town. Lo staff del Leatherhead ha potuto consultare i dati chiave estrapolati da una vecchia partita tra le stesse squadre e di individuare una debolezza nel terzino sinistro del Leatherhead. L’analisi dell’applicazione coincideva con il report degli osservatori, i quali aveva riportato come l’Hitchin tendesse ad entrare facilmente in area di rigore. La previsione si è verificata e infatti il terzino sinistro del Leatherhead ha causato un rigore che ha portato alla sconfitta del Leatherhead e uscita dalla coppa.

Trasformare i punti deboli in valore aggiunto

Lo scopo del progetto è quello di dimostrare come, grazie a questa tecnologia, è possibile mettere a punto strategie e tattiche più efficaci, specie per quelle squadre in difficoltà. Se la cosa non vi convince pensate che il Leatherhead, grazie ai consigli della piattaforma Watson (dove possono accedere anche gli stessi giocatori per valutare la propria performance sul campo) è riuscito a scalare ben 12 posizioni in classifica nella stagione 2018/2019. Il club al è in zona playoff. Insomma, la tecnologia della nostra epoca (big data, intelligenza artificiale ecc..) sta facendo il suo esordio sui campi di calcio di tutto il mondo. E’ chiaro che a giocare ci saranno sempre e comunque ragazzi con dei sogni (e meno male!) e anche se qualcuno penserà che questo possa portare via quel che resto del romanticismo calcistico possiamo star certi che ne vedremo delle belle!

Business 4 Luglio, 2019 @ 5:28

Calciomercato: perché il business delle plusvalenze può far saltare il banco

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
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nicolò zaniolo
Nicolo’ Zaniolo (Paolo Bruno/Getty Images)

A furia di farsi prendere la mano con il ricorso alle plusvalenze, i club della Serie A rischiano di far saltare il banco. Anche laddove non dovessero emergere episodi di vero e proprio illecito, infatti, l’abuso di questa pratica rischia di far accumulare i problemi, fino a quando non sarà più possibile gestirli.

Plusvalenze: i rischi per la Serie A 

In questi giorni plusvalenza è il termine più utilizzato tra le società della massima serie italiana, tutte impegnate a far quadrare i bilanci in chiusura prima di lanciarsi nella campagna acquisti.

Tecnicamente con questo termine si intende la differenza positiva tra il valore di vendita del cartellino di un calciatore e quello a cui lo stesso è registrato in bilancio, dopo aver scontato gli ammortamenti.

Prendiamo come esempio uno dei nomi più gettonati tra quelli in uscita, Icardi. Acquistato nel 2013 per 13 milioni dalla Sampdoria, attualmente nel bilancio dell’Inter è valutato 2,5 milioni. Se venisse ceduto per 60 milioni di euro, il club nerazzurro potrebbe dunque conseguire una plusvalenza di 57,5 milioni.

La spinta alle plusvalenze del fair play finanziario

Il ricorso alle plusvalenze è divenuto sempre più ricorrente dall’introduzione del fair play finanziario, che tra le altre cose impone alle società di chiudere i bilanci con un passivo massimo di 30 milioni di euro in un triennio. Per riuscirsi, in un mercato come quello italiano dove gli introiti sono sbilanciati a favore dei diritti Tv e l’impatto del merchandising e degli stadi (tranne quei pochi che sono di proprietà) è marginale, ogni estate si scatena la corsa alla plusvalenza.

Qualche esempio: la Juventus chiuderà l’esercizio 2018/2019 con plusvalenze per circa 60 milioni di euro grazie alle cessioni dei vari Orsolini, Audero, Caldara e Sturato e il Milan potrebbe arrivare al medesimo risultato lasciando partire il solo Donnarumma, prodotto del vivaio e quindi con peso zero a bilancio.

Plusvalenze, il limite della liceità 

Fino a che punto è lecito ricorrere alle plusvalenze per far quadrare i conti? “Non esiste un criterio oggettivo dato che i cartellini dei calciatori sono asset immateriali con un valore che tende a cambiare nel tempo”, osserva Umberto Lago, già presidente della Camera investigativa dell’Uefa in merito al fair play finanziario (Ffp). “Prendiamo il caso di Zaniolo, ceduto lo scorso anno dall’Inter alla Roma con una plusvalenza intorno ai 4 milioni di euro nell’ambito dell’operazione che aveva portato Nainggolan a compiere il percorso opposto. All’epoca la cifra era apparsa esagerata per un calciatore di 20 anni con esperienza solo nelle giovanili, ma poi il valore di Zaniolo è esploso”.

Il giudizio spetta agli organi giudicanti (la Figc in Italia e l’Uefa a livello europeo), che tendono a intervenire nei casi limite. Come in merito ai ripetuti scambi tra Cesena e Chievo riguardanti calciatori delle giovanili, che ha portato a una penalizzazione del club scaligero (quello romagnolo nel frattempo era fallito) per “aver contabilizzato nei bilanci plusvalenze fittizie e immobilizzazioni immateriali di valore superiore al massimo dalle norme che regolano i bilanci delle società di capitali”.

Dunque, spiega Lago, “la valutazione delle autorità è relativa alla corrispondenza tra un valore quanto meno presunto dei cartellini dei calciatori. Quando invece l’operazione appare condotta in porto solo per sistemare il bilancio, scatta l’allarme e parte la procedura che può portare a sanzioni più o meno forti”.

Rimandare il problema delle plusvalenze non è la soluzione

Al di là dei casi limite, il ricorso massiccio alle plusvalenze è comunque una cura che non risolve il problema (dell’equilibrio di bilancio). Vediamo perché. Quando un club cede un calciatore, contabilizza immediatamente l’intera somma del trasferimento, mentre quando lo acquista tende a spalmarne il costo sull’intera durata del contratto. Così, quando la Juventus ha acquistato Cristiano Ronaldo per 110 milioni di euro, facendogli sottoscrivere un contratto quadriennale, ha messo a bilancio un ammortamento di 27,5 milioni per il primo anno. Questo diverso sistema di contabilizzazione tra acquisti e cessione favorisce un continuo avvicendamento di calciatori a ogni sessione di calciomercato, ma è solo un modo per rinviare i problemi. Restando all’esempio della Juventus, per i prossimi tre anni dovrà scontare un ammortamento di 27,5 milioni all’anno per il solo Ronaldo, al quale andranno ad aggiungersi gli ammortamenti dei calciatori arrivati nei campionati precedenti e di quelli che arriveranno. La società bianconera è una delle più solide del campionato italiano, ma altre nel medio periodo potrebbero faticare a onorare tutti gli impegni finanziari che si accumulano uno dopo l’altro.