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Style 8 Luglio, 2019 @ 4:17

Gabriele Moratti racconta la sua Redemption

di Anna Rita Russo

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modelle bianco e nero
Collezione Redemption Resort 2020

Tante passioni, uno spirito umanitario, un’anima ribelle. Gabriele Moratti, figlio di Gianmarco e Letizia Moratti, ha una buona parlantina e nonostante l’apparente carattere timido, è molto determinato a raggiungere gli obiettivi, senza se e senza ma. Sa cosa vuole e quale strada intraprendere, per arrivare un giorno a raggiungere chissà “la stessa riconoscibilità del grande Armani”, a detta sua. È il direttore creativo di Redemption, un brand nato con un’idea ben precisa: conquistare nel panorama moda una propria e distinta identità. Un marchio che guarda al passato e che riflette sul valore della sostenibilità (“La sostenibilità è un concetto che dovrebbe essere embedded nella nostra società, mi piace considerarla da un punto di vista olistico, non puramente ambientale, bisogna ricominciare a fare imprenditoria in una maniera più responsabile, come avveniva fino ai ’90, altrimenti andremo incontro a gravi disastri”, sostiene).

La sede a Milano, alla Galleria De Cristoforis, dove Gabriele ci accoglie gentilmente, è un vero paradiso di savoir-faire e materiali couture. Durante l’intervista lo sguardo si perde tra tessuti d’alta moda, fantasie floreali, bianchi ricami, luccichii e scarpe di ogni genere. In un’atmosfera un po’ rock un po’ chic. Nelle vene del rampollo di casa Moratti scorre il sangue della musica, del cinemae della fotografia, “La passione per la fotografia risale a quando avevo 12 anni, ero a casa di mio nonno materno e una sera a Natale sfogliando un libro di Henry Cartier-Bresson mi sono innamorato della fotografia, soprattutto di quella in bianco e nero”. Il giovane Moratti appartiene a una delle famiglie milanesi più facoltose: la mamma Letizia ha ricoperto il ruolo di primo sindaco donna di Milano dal 2006 al 2011, il papà Gianmarco è stato invece una figura di spicco dell’industria petrolifera italiana, figlio di Angelo Moratti, presidente dell’Inter e fondatore di Saras, una delle maggiori raffinerie in Europa. Ed è proprio nel Gruppo Saras che Gabriele ha iniziato a lavorare dopo la laurea in psicologia e storia dell’arte presso la Duke University di Durham, nel nord-est dell’Inghilterra.

“Finito il mio percorso accademico ho incominciato a lavorare nell’azienda di famiglia (Saras, ndr), ma a seguito della quotazione in borsa nel 2006 (La società di raffinazione dei Moratti a maggio del 2006 fece il suo ingresso in Borsa, ndr) ho avuto una breve esperienza in Jp Morgan, a Londra e Milano, nel settore finanziario moda e lusso e questo è stato per me il primo step che mi ha portato poi a voler fondare un brand di moda. Nel 2007 sono ritornato in Saras”, racconta Gabriele. “ L’idea di mettere in piedi Redemption è nata dopo un periodo trascorso a L’Aquila per il terremoto, proprio mentre stavo rientrando a Milano insieme al mio socio Daniele Sirtori, un caro amico di infanzia, figlio di volontari a San Patrignano. L’intento era dar vita a qualcosa che potesse mettere in relazione il mondo dell’imprenditoria con quello delle ong, un modello di business all’epoca poco in voga rispetto ad ora”, spiega il giovane Moratti. Fin dalla sua fondazione Redemption destina il 50% dei ricavi in beneficenza, ad associazioni come l’Afmar, contro la lotta all’Aids.

Ma ai tempi della sua nascita, la società si chiamava Redemption Choppers e aveva come core la costruzione di motociclette, grazie al supporto del terzo socio nonché esperto del settore, Vanni Laghi, anch’egli volontario nella comunità negli anni ’80. E pensare che le moto da loro realizzate erano considerate veri e propri pezzi d’arte, una delle quali battute a un’asta di beneficenza per la lotta all’Aids a 600 mila euro. “Forte del retaggio nell’investment banking ho iniziato a studiare vari case history, il primo fra tutti l’Harley-Davidson, constatando che le moto costituivano un terzo delsuo fatturato, il restante era dato dall’abbigliamento e le parti di ricambio; così abbiamo deciso anche noi di dedicarci al merchandise intorno al mondo delle moto, creando la prima collezione di accessori per i bikers”. Dopo essersi però confrontati con il duro mondo della moda e le sue logiche in tema di distribuzione e immagine, i tre soci e amici prendono la decisione di separare il segmento fashion da quello delle moto. Era il 2012 e nasce la linea di prêt-à-porter Redemption, un luxury brand totalmente made in Italy oggi ben inserito nel contesto fashion internazionale, amato soprattutto dalle star. E a gennaio 2017 viene presentata la prima collezione Haute Couture.

persona
Gabriele Moratti

“All’inizio avevamo poca conoscenza in materia, dovevamo rivolgerci a qualcuno che ci desse una mano nel realizzare una supply chain italiana e non è stato facile, in maniera quasi buffa googlavamo per cercare un’azienda dove produrre i capi. Alla fine ce l’abbiamo fatta. Attualmente vantiamo un network di supply costruito giorno dopo giorno grazie a tanta ricerca: il denim è prodotto nelle Marche e nel Veneto, la maglieria in Abruzzo o in Toscana, le scarpe tra Milano e la Riviera del Brenta, mentre nel nostro atelier interno produciamo parte del campionario e dell’alta moda”.

Dopo una serie di iniziative vincenti come una capsule presentata a Parigi e una strategia di distribuzione mirata a importanti boutique, il brand ha registrato negli anni una crescita costante insediandosi nei principali mercati. “Il primo mercato restano gli Stati Uniti, il secondo la Francia, il terzo l’Italia, vogliamo puntare anche al comparto ex Unione Sovietica, dalla Russia fino all’Azerbaijan, Paesi ricchi e grandi consumatori di brand di moda, e al Medio Oriente; rimaniamo invece chiusi alla Cina per scelta aziendale”. Ma è soprattutto la musica a giocare un ruolo determinate nelle collezioni Redemption “Sono tutte ispirate alla musica o a un dato periodo musicale, ci teniamo a far coincidere l’aspetto estetico con il messaggio intrinseco di un genere, perché attraverso le nostre creazioni vogliamo comunicare un messaggio sociale, e non dare vita solo a capi da indossare”. A Gabriele Moratti poco importa dei riflettori gold della moda, per lui la moda va oltre. Oltre le sfilate, oltre il luccichio dei red carpet, oltre l’apparenza sontuosa di un abito. Dietro c’è un costante sacrificio, il coraggio di rischiare e affrontare con positività anche la più faticosa delle sfide, “perché la mente umana non ha limiti e deve essere pronta a tutto”. Lui e la sua Redemption hanno un’anima punk, grunge, sono in fondo dei ribelli, “siamo per una ribellione positiva, non alla Sex, Drug e Rock  & Roll, ma quella di Bob Dylan che parla di fronte a 1 milione di persone al National Mall per protestare contro la guerra in Vietnam. Questo è il rock che sostengo, quella ribellione che oggi forse consiste nel fare le cose di qualità”, dice. "Con Redemption voglio far riflettere le persone, portare alla luce un modello di
business diverso e contribuire a cambiare un sistema che non sta funzionando ed è insostenibile, sia dal punto di vista sociale sia ambientale. È questo ciò che rappresenta Redemption”, conclude Gabriele Moratti.

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