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Cultura 24 luglio, 2019 @ 9:00

Luziah Hennessy porta l’arte contemporanea nelle cantine del Chianti

di Valentina Lonati

Giornalista freelance. Scrivo di arte, design e teatro.Leggi di più dell'autore
Nata a Milano, si laurea in Scienze Politiche alla Freie Universität di Berlino. Dopo quattro anni di vita teutonica fa pace con le sue origini e si ricongiunge alle antiche passioni: la scrittura, prima di tutto, e l'arte. Ma anche la musica, il teatro e il design. Ne scrive per Icon, Icon Design, Rolling Stone e Flair. chiudi

Quello ideato da Luziah Hennessy, nota collezionista d’arte nonché moglie di Gilles Hennessy, vice presidente della Moet Hennessy Wine & Spirits (la celeberrima H del gruppo LVMH), è un progetto talmente prezioso che verrebbe voglia di tenerselo per sé. Di sussurrarlo agli amici più cari al massimo, non di certo sbandierarlo su un giornale. Ma tant’è.

Fino al 15 ottobre va in scena la quarta edizione di Art of The Treasure Hunt, percorso enoartistico che porta le opere di sedici artisti in cinque cantine vinicole del Chianti: Castello di Brolio, Castello di Volpaia, Borgo San Felice, Felsina e Villa di Geggiano. Se per le cantine vale la regola di avere un punteggio al di sopra dei 90 punti Parker, per gli artisti selezionati – rappresentati da sette gallerie internazionali – è il fiuto di Luziah Hennessy a guidare la scelta.

A partecipare ad Art of The Treasure Hunt è un mix di artisti affermati ed emergenti, con un occhio particolare alla scena artistica asiatica, oggi in pieno fermento, anche se l’invito di questa edizione – dal titolo “From Where Comes Your Voice?” – è quello di porre fine alla categorizzazione dell’arte in base alla sua provenienza.

In tutte le cinque cantine partecipanti, gli artisti alternano narrazioni legate alle proprie origini e  rimandi a culture straniere o d’adozione. Il land-artist britannico Richard Long ha portato al Castello di Brolio, casa della famiglia Ricasoli dal XIII secolo, un’installazione composta da pietre raccolte nel senese, in un omaggio alla Toscana e all’architettura delle sue chiese. Accompagnata dal frinire delle cicale e affacciata sulle colline, sembra trovarsi lì da sempre. Proprio come il dipinto dell’artista cinese Yan Pei Ming – un ritratto del Cardinal Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III – che evoca la tradizione pittorica italiana fondendosi con le atmosfere del castello.

Silenziosamente, i lavori esposti dialogano con la storia delle cantine secolari raccontando frammenti di contemporaneità. In una sala del Castello di Brolio trovano spazio le opere dell’artista cinese Zheng Zhou e dell’artista-performer taiwanese Yahon Chang. Quest’ultimo ha aperto la manifestazione con una performance a Palazzo Strozzi a Firenze, dove ha dipinto “live” un drappo di tela utilizzando un grande pennello e dell’inchiostro nero, in un richiamo ai rotoli della calligrafia cinese. Nella cappella di Borgo San Felice, invece, una scultura luminosa di Bob Wilson illumina i ritratti di nuvole dell’artista e musicista del Lussemburgo Su-Mei Tse, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2003, mentre a Felsina le opere di Nathalie du Pasquier, tra i fondatori del Gruppo Memphis, sono incastonate tra le botti e le barrique, poco distanti dai lavori dell’artista cubano emergente Osvaldo González.

Attraversare questi luoghi ha un che di sacro: qui si scopre dove nascono e invecchiano alcuni dei vini migliori al mondo – la rivista Wine Spectator ha selezionato il Volpaia Chianti Classico Riserva 2015 come terzo vino migliore al mondo, mentre Borgo San Felice si posiziona all’undicesimo posto –  oltre a ripercorre un tratto di storia dell’arte contemporanea.

E se i grandi artisti infondono prestigio alla rassegna, fiore all’occhiello sono proprio i nomi più freschi e meno conosciuti, come William Brickel, Eric Baudart e Augustas Serapinas – l’artista più giovane partecipante alla mostra “May you live in Interesting Times” della Biennale Arte di Venezia di quest’anno. «La mia maggiore soddisfazione è quando scopro che un artista è diventato famoso dopo Art of The Treasure Hunt», racconta Luziah Hennessy. «Quando lavori con artisti conosciuti, sai già cosa aspettarti, e tutti diranno che è fantastico. Con gli artisti giovani, invece, è una scommessa. Non sai mai quale sarà il risultato. Del resto, quando guidi una Ferrari sei sicuro che sarà un’esperienza superlativa. Ma il vero divertimento sta nel guidare una macchina che non conosci».

Per visitare Art of The Treasure Hunt, non c’è nessun percorso obbligato. Si può approfittare della rassegna per approfondire la conoscenza del Chianti, tratteggiando un percorso personale e abbinando magari la visita della mostra a una degustazione. Qui, l’unico dovere è quello della scoperta. «L’arte, in fondo, è proprio questo: una caccia al tesoro, come dice il titolo della rassegna», dice Luziah Hennessy. E questo sembra essere proprio il caso.

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