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Style 29 Settembre, 2019 @ 10:15

Il futuro della moda è circolare, ce lo spiega il fondatore di Lablaco

di Anna Rita Russo

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modelle sfilano
(Courtesy: Lablaco)

Il futuro della moda, per molte aziende, dovrebbe essere circolare. Oggi, sono soprattutto i millennials e gli appartenenti alla generazione Z a farsi sostenitori di una filiera più etica e meno devastante per l’ambiente, e sono inoltre tante le grandi imprese del lusso pronte a dire addio alla moda lineare (alcune già a buon punto con interessanti iniziative come i gruppi Kering e Lvmh, Salvatore Ferragamo, Max Mara). Ma nonostante ciò, i numeri in termini di percentuali del riciclo di abiti è ancora molto basso e quello del tessile, dopo Oil&Gas, sembra essere il settore più inquinante al mondo. Secondo un rapporto commissionato dalla Ellen MacArthur Foundation (fondata nel 2009 dalla 43enne britannica ex velista, dopo aver battuto nel 2005 il record mondiale della circumnavigazione del globo), entro il 2050 gli oceani saranno invasi da oltre 20 milioni di tonnellate di plastica. Bisogna quindi che le industrie adottino seriamente nuovi modelli di business, educare il consumatore agli acquisti eticamente responsabili, e puntare alla trasparenza tra le aziende e il cliente finale. In che modo si può iniziare a varare verso un’economia circolare? “La collaborazione e la trasformazione digitale sono sicuramente la chiave di svolta”, ha dichiarato a Forbes Lorenzo Albrighi, fondatore insieme a ShihYun Kuo di Lablaco, prima piattaforma di Circular Fashion che ha organizzato a Parigi il Circular Fashion Summit, il primo convegno di azione collettiva che si è tenuto ieri presso la Station F, il più grande campus tecnologico del mondo.

Ritratto di Lorenzo Albrighi
Lorenzo Albrighi (Courtesy: Lablaco)

Perché nasce Lablaco e qual è la sua mission?

Lablaco è una piattaforma di Circular Fashion progettata per creare un nuovo ecosistema per brand e retailer, offrendo un’esperienza di conversazione ai clienti attraverso trasparenza e circolarità.

C’è un problema di sovraconsumo di abbigliamento, cresciuto più del 400% negli ultimi 20 anni. Grazie ai prezzi e alla qualità bassi del Fast Fashion, compriamo sempre più vestiti che usiamo sempre meno e che hanno un impatto devastante sul nostro pianeta. Una maglietta di cotone richiede circa 3.000 litri d’acqua per essere prodotta. Se bevessimo un litro al giorno ci basterebbe per 8 anni!

I dati dei nuovi consumatori sono però positivi, mostrano infatti che più del 70% dei Millennials e degli appartenenti alla GenZ (che saranno il bacino più grande di consumatori nel 2020), sono più inclini a spendere su servizi e prodotti generati in maniera etica e sostenibile. Lablaco offre dunque una soluzione omni-channel a brand e retailer per vendere “collezioni di Impact Design”, ovvero capi sostenibili, prodotti sotto criteri misurabili dell’impatto ambientale e sociale, ma anche per riprendere prodotti usati dai clienti in un sistema a ciclo chiuso tramite storytelling e tracciabilità dei prodotti grazie alla Blockchain. Lanceremo questo nuovo sistema la prima settimana di ottobre in collaborazione con il luxury retailer più grande dell’Asia, the Lane Crawford Joyce Group.

Come utente, puoi aiutare il pianeta regalando i tuoi abiti usati ad altri utenti o restituirli direttamente a marchi e rivenditori per la rivendita o l’upcycling, ricevendo il tuo calcolo dell’impatto ambientale e una ricompensa in sconti per acquistare facilmente collezioni di Impact Design da brand di tutto il mondo attraverso contenuti acquistabili, nella stessa app. Il risultato è un nuovo ecosistema che opera i principi di economia circolare, sia per consumatori che per aziende con mission di digitalizzare l’industria della moda e accelerare la transizione a un sistema di moda circolare globale.

modelle sfilano
(Courtesy: Lablaco)

Lablaco ha ospitato il Circular Fashion Summit, primo summit dedicato alla moda circolare che si è svolto durante la settimana della moda a Parigi. In cosa consiste?

Abbiamo deciso di impegnarci per un’azione immediata e collettiva tesa ad accelerare la trasformazione digitale e la transizione verso un sistema di moda circolare. Abbiamo invitato esperti di innovazione da Kering, IBM, Adidas, Eco Age e molte altre grandi aziende per discutere in 3 panel focalizzati su fashion, tecnologia e sostenibilità, ma anche per annunciare 3 goal misurabili da raggiungere insieme in 12 mesi con il supporto di Lablaco come tech-enabler, sostenendo le Nazioni Unite e i Sustainable Development Goals 2030.

Per il raggiungimento dei goal abbiamo un team di partner, i Catalyst, che si impegnano ad essere i “first mover”, tra i quali abbiamo il più grande luxury retailer dell’Asia, the Lane Crawford Joyce Group, le Nazioni Unite con SDG Media Zone, Paris Good Fashion, GFX e molte grandi figure influenti per unire le forze verso un obiettivo comune. Dodici selezionati designer brand internazionali hanno inoltre esposto le loro collezioni create con criteri di Impact Design, acquistabili da buyer e pubblico tramite il sistema “online to offline” di Lablaco, grazie al quale è possibile scansionare i QR code dei capi col proprio smartphone per acquistare i capi del futuro e diventare parte della storia dei capi su Blockchain.

 

Economia circolare e digitale: ormai sembra essere una necessità. Perché?

Grazie alla digitalizzazione abbiamo visto molte industrie cambiare in maniera radicale, da quella della musica, che grazie agli mp3 non deve più produrre quintali di CD di plastica, e che ha adottato sistemi di logistica per la distribuzione a costo marginale zero grazie a piattaforme digitali basate su community, come Spotify. Una T-shirt purtroppo non può diventare completamente digitale, dato che è un asset materiale, richiede un asset digitale che rispecchi le regole del mondo fisico, per questo come l’mp3 ha digitalizzato la musica in maniera universale, pensiamo che la Blockchain farà lo stesso con l’industria della moda, collegando ogni capo prodotto al proprio token digitale tramite QR code nelle etichette. Sarà possibile per la prima volta mettere luce sulla supply chain che al momento opera per la maggior parte su file excel e sistemi disconnessi tra loro.

Con la Blockchain possiamo finalmente tracciare i prodotti in maniera trasparente dalla produzione alla distribuzione e alla post-distribuzione. Avere per la prima volta questo tipo e quantità di dati permetterà di gestire il flusso di abbigliamento in un sistema di moda circolare e trasparente.

 

Quale quindi il ruolo della Blockchain nell’impresa oggi?

Sia io che la nostra co-founder Yun abbiamo lavorato nell’industria del fashion per quasi dieci anni, io come sarto, lavorando per sartorie come Caraceni a Milano e Marinaro a Firenze prima di aprire la mia sartoria. Mentre Yun ha gestito buying e merchandising per APAC presso maison del lusso Italiano come Etro, Giorgio Armani.

Abbiamo seguito molti brand del lusso italiano e abbiamo vissuto in prima persona, sia dal punto di vista della produzione, che della distribuzione, un sistema pre-internet, senza uno standard tecnologico. Anche dal punto di vista del consumatore, una volta che acquisti un capo non hai modo di risalire ad alcun tipo di informazione, se non il nome del brand, il famoso e ambiguo Made in.. e il materiale nell’etichetta. Con l’uso della Blockchain è ora possibile adottare uno standard, dove il consumatore diventa parte della timeline del capo e può quindi scansionare l’etichetta con il proprio smartphone e risalire al produttore in un istante. Quando poi si è pronti per un capo nuovo si può passare il vecchio a un nuovo proprietario, che si aggiunge alla timeline del capo tramite username e avatar di Lablaco. Il risultato è un nuovo modo di relazionarsi con i vestiti. I capi diventano digital, collegati a internet e tracciabili sulla Blockchain.

 

Sono ancora basse le percentuali del riciclo abiti. Quale pensa sia il passo da fare per adottare il sistema della moda circolare e farlo diventare un’abitudine?

Le stime mostrano che meno dell’1% dei capi prodotti viene riciclato, il sistema moda è chiaramente rotto e richiede un nuovo sistema, digitale e circolare per tornare in equilibrio.

Al momento lo strumento per consumatori e aziende è spesso ancora analogico, basti pensare a come le grandi case di fast fashion chiedano ai consumatori di gettare i capi in contenitori di cartone nei negozi, o come i famosi cassonetti gialli offrono una soluzione simile. Pensiamo che il punto di partenza sia avere un sistema tracciabile dei capi con dati reali e creare un ecosistema che aumenti in maniera drastica il numero dei capi riciclati.

 

In che modo può essere di aiuto un designer nella fase di progettazione di un abito?

La parte di design dei capi è importantissima, ci sono moltissimi modi per migliorare il proprio impatto ambientale e sociale dall’ufficio stile, ma dobbiamo avere un sistema misurabile e trasparente. Con i criteri di “Impact Design”, che comprendono pratiche di design chiare e misurabili, basate sull’impatto positivo di 4 categorie: materiali, processo produttivo, pianeta, persone, è possibile progettare abiti che abbiano un impatto positivo reale.

 

L’Italia come si muove verso la direzione della moda circolare?

Grazie a realtà come Fashion Revolution, Eco Age, Camera Nazionale Della Moda Italiana e a iniziative come Circular Lab di Banca Intesa Sanpaolo che sostiene la Ellen MacArthur Foundation, combinando un nuovo approccio di sostegno collettivo e di trasformazione digitale, l’Italia ha un enorme potenziale per diventare leader di sostenibilità dato che ha già una supply chain locale eccellente.

 

In definitiva quanto è importante che le aziende includano nelle loro strategie aziendali la sostenibilità?

Penso che le aziende che non iniziano ad operare in maniera etica e sostenibile adesso avranno un grande svantaggio nel breve futuro.

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