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Business 23 Dicembre, 2019 @ 11:00

Perché i bonus di Wall Street non sono più quelli di una volta

di Paolo Mossetti

Contributor, scrivo di cultura economica.Leggi di più dell'autore
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Il floor del Nyse
Il floor del Nyse di New York (Eduardo Munoz Alvarez/Getty Images)

Quest’anno sarà un Natale piuttosto magro per i manager di Wall Street. Magro per modo di dire, ovviamente. Nonostante, in un anno, il NYSE Composite, l’indice di mercato che copre tutte le azioni della Borsa di New York, abbia raggiunto una crescita del +19.62% mentre il Nasdaq del +29.33%, le società quotate distribuiranno ai loro manager il 9% di bonus in meno rispetto allo scorso anno: da circa 27,5 miliardi di dollari a 25 miliardi. Una cifra che rappresenta comunque da sola il doppio di quanto guadagna il milione di lavoratori che percepisce il salario minimo.

Tradizionalmente, i bonus sono emessi – o almeno annunciati – dai primi di dicembre fino ai primi di gennaio. Il loro andamento attuale riflette i tempi difficili per il settore bancario, colpito da tassi d’interesse bassi o negativi, guerre commerciali, tensioni politiche e mercati molto volatili. Eppure, il fatto che Wall Street abbia chiuso l’anno in territorio decisamente positivo e un tasso di disoccupazione negli Stati Uniti che resta ai minimi storici non bastano, da soli, a garantire l’incremento dei bonus nel settore delle securities.

Le riforme proposte dopo la gigantesca bolla dei mutui del 2008 e la conseguente crisi della finanze, che avrebbero dovuto mettere un freno alla politica dei bonus stellari (considerati un incentivo a rischi eccessivi) non hanno quasi mai tagliato il traguardo. E quando sono state trasformate in legge hanno lasciato molti margini di discrezionalità, nei quali si sono infilate di nuovo le aziende quotate. E ciò nonostante molte banche stiano autonomamente scegliendo di ridurre i bonus, oppure optino per modalità di compensazione differita, ad esempio in forma di azioni anziché in liquidità.

Le somme di cui parliamo restano in ogni caso strabilianti, arrivando tranquillamente a sei o sette cifre, costituendo talvolta un terzo o più del compenso annuale dei dirigenti aziendali. Il valore medio dei bonus pagati ai mogul di Wall Street è stato di circa 153 mila dollari nel 2018 – già in calo del 17% rispetto all’anno precedente, nonostante una ripresa degli utili nel settore finanziario. Il salario medio per i manager della borsa newyorkese è stato di circa 422 mila dollari nel 2017 (ultimi dati disponibili), vale a dire oltre cinque volte più alto di quello di un salario medio nel settore privato degli Stati Uniti.

Rispetto agli anni passati, i dirigenti di Wall Street non hanno aperto bocca su ciò che sta succedendo con i bonus; perché, come riporta Reuters resta ancora da vedere come andrà il mercato dei prestiti overnight alla fine di dicembre, e sul possibile effetto a catena su altri mercati. Nel frattempo, riferisce Cnbc, Morgan Stanley starebbe licenziando più di 1.000 persone – il 2% della sua forza lavoro: un annuncio che arriva prima della fine dell’anno per “evitare di pagare i bonus”. La banca si è giustificata citando “una incerta prospettiva economica globale”, e i suoi tagli potrebbero essere seguiti presto da altri istituti di credito.

La situazione è in forte contrasto con quello che succedeva 10 anni fa, quando i bonus di Wall Street erano fantasmagorici a dispetto di una economia afflitta dalla grande recessione (prodotta in larga misura dalle banche) e di un settore finanziario salvato grazie a mastodontici bailout governativi. Bisogna però considerare, scrivono su Axios, quanto il calo dei bonus possa avere un effetto negativo sulle metropoli che vivono dell’indotto di Wall Street. A tremare, in particolare, ci sono gli impiegati nel settore immobiliare.

I bonus della classe manageriale finanziaria, prima della crisi del 2008, funzionavano un po’ da barometro per il real estate: se erano in salita si scatenavano gli acquisti nelle contee più ricche ed esclusive di Long Island e del New Jersey; al primo segno di calo, si scatenava il panico tra gli intermediari. Adesso le cose non funzionano più così, e chi si è arricchito in questo modo deve adattarsi alla situazione.
Inoltre, piaccia o no, i bonus del settore delle securities sono sempre stati una risorsa per New York, dal punto di vista fiscale. Il loro calo vuol dire meno introiti per lo Stato e fondi in diminuzione per i programmi governativi. Allo stesso tempo, secondo la società di consulenza finanziaria Johnson Associates, i manager degli hedge fund non dovrebbero subire la medesima sorte, e i pagamenti del settore dovrebbero addirittura aumentare del 5%.

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