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Business 1 Giugno, 2020 @ 3:26

Tecnologia e presenza: il futuro del wealth management in una nuova ricerca Cetif

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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(Oli Scarff/Getty Images)

La ricerca dell’Università Cattolica di Milano vede crescere il ruolo del digitale anche nel Wealth Management

Anche il mondo della consulenza patrimoniale sarà sempre più tecnologico. Lo conferma una ricerca realizzata dal CeTif, il Centro di Ricerca su Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari dell’Università Cattolica di Milano che ha analizzato il settore italiano del Wealth Management comparandolo con le best practices a livello internazionale.

Un modello sempre più “Phygital”

Dall’indagine condotta dall’ateneo milanese emerge che, come sta avvenendo in altri settori, anche nel mondo del risparmio i clienti sono alla ricerca di tecnologia e digitalizzazione dei processi. Con un duplice obiettivo: trovare risposte semplici a domande sempre più complesse e snellimento di quella fase di execution tradizionalmente troppo burocratica.

Si va quindi verso una relazione sempre più disintermediata? Non proprio. Secondo l’analisi del Cetif, infatti, soprattutto nella fascia più facoltosa di risparmiatori si predilige ancora un modello in cui la relazione umana resta centrale. Si profila quindi un modello di consulenza cosiddetto “Phygital”, ovvero un modello ibrido in cui la tecnologia è al servizio della relazione tra cliente e consulente per velocizzarne gli aspetti più routinari lasciando così maggiore spazio al valore del servizio che contraddistingue invece la qualità del professionista.

La rivoluzione fintech sulle banche

La rivoluzione fintech, dunque, rimodellerà l’intero ecosistema finanziario. L’indagine del Cetif chiarisce: anche il settore del wealth management si apre all’open banking per cogliere la sfida della digitalizzazione in ottica collaborativa con le cosiddette wealthtech. Un fenomeno che significa ampliamento dei servizi per una customer experience sempre più di valore e che, al tempo stesso, rafforza le relazioni tra consulente e cliente.

Il professor Federico Rajola, professore ordinario di Organizzazione Aziendale e di Project Management e direttore del Cetif racconta lo scopo della ricerca: “Oggi l’innovazione è interazione tra mondi che possono dar luogo a nuovi servizi. Anche nel mercato del wealth management abbiamo verificato che il tech è importante come le relazioni sociali. Per non perdere la sfida che l’innovazione ci lancia servono ceo illuminati, disponibilità all’innovazione e abilità nell’innestarle nella propria organizzazione”.

Digital Wealth Management: la situazione delle banche italiane

Ma come si rapportano le banche italiane rispetto a questa nuova ondata digitale? Secondo la ricerca del Cetif, in Italia c’è un vero e proprio caso che rappresenta una best practice a livello nazionale e internazionale. Si tratta di Banca Generali. La banca guidata dall’a.d. Gian Maria Mossa, infatti, già nel 2013 ha intrapreso un percorso di trasformazione digitale che ha permesso ai propri private banker di rendere più efficienti le proprie attività, rispondendo in maniera esaustiva alle esigenze delle famiglie grazie ad un modello di open banking che non ha eguali nel panorama nazionale.

Commentando la ricerca, l’a.d. di Banca Generali Gian Maria Mossa spiega: “Siamo partiti dal concetto che la relazione tra il professionista e il cliente sia il fondamento su cui costruire una serie di servizi a valore aggiunto basati sulla tecnologia, che rappresenta un acceleratore di valore, ma non sostituisce la centralità del consulente. In pratica, il nostro modello ricade in una definizione di “Robo for advisory” e non di “Robo-advisory””.

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