Un algoritmo per prevedere le big company di domani: l’idea di un Under 30

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Articolo apparso sul numero di agosto 2020 di Forbes. Abbonati

Vedere oggi quello che succederà domani: non si parla di magia, ma di fiuto. Quello che tanti venture capital hanno avuto immaginando e disegnando il futuro prima che questo accadesse, e soprattutto costruendo una fortuna per sè stessi e per tutti gli investitori che si sono affidati a loro. È difficile immaginare quello che avevano in mente alcuni di questi visionari quando hanno deciso, in tempi tutt’altro che sospetti, di investire intravedendo potenzialità di realtà come Spotify, Airbnb, Facebook. Si può immaginare, però, quello che succederà domani. Per farlo, il 25enne italiano Marco Squarci, insieme ad alcuni co-fondatori, ha dato vita a Specter, la prima alternative data bank al mondo: aggregando e analizzando milioni di dati, un algoritmo è in grado di predire quali compagnie sono destinate ad aumentare in valutazione sia nel breve che nel lungo termine.

Nato a Bassano del Grappa, Squarci è cresciuto tra l’Italia, il Regno Unito e la Svizzera. Dopo aver conseguito una laurea in economia e management alla Libera Università di Bolzano, e dopo alcune esperienze nel mondo del business development, si unisce al team di una startup emergente ad Amsterdam dove viene introdotto alle realtà del venture capital e big data. Con il tempo, sviluppa esperienza nelle relazioni tra fondi di investimento, multinazionali, governi ed ecosistemi locali di startup. Solo dopo aver svolto varie collaborazioni mirate a creare strategie di investimento data-driven per un gruppo di fondo di fondi e family office, decide di dare vita a Specter. “Siamo un gruppo di imprenditori, investitori, e data geek, che negli ultimi anni ha creato strategie di investimento basate sull’aggregazione e lavorazione di dati a larga scala per le principali società di venture capital e private equity”, racconta. “I fondi di investimento di maggior successo a livello globale fanno già affidamento su Specter per identificare le migliori opportunità sul mercato”. I fattori che Specter analizza per individuare le realtà più interessanti sono diversi: da una parte micro-segnali collegati alla prestazione dell’azienda, come la crescita del sito internet, dell’app, dei social media o del team; dall’altra parte macro-segnali a livello di mercato, come i trend di ricerca globale, i flussi di finanziamento, oppure l’interesse degli investitori. “Dopo solo un anno dal lancio ufficiale, Specter vanta otto dei dieci migliori fondi venture capital al mondo come clienti e partner a stretto contatto”, dice Squarci.

Il comparto della tecnologia, insieme alle sue ramificazioni, sembra non aver subito il contraccolpo della crisi economica causata dalla pandemia: il mercato pubblico statunitense che, ai massimi storici, è per lo più guidato da grandi titoli tech. “I temi di investimento più comuni oggi sono sicuramente sanità e finanza: entrambi, nonostante fossero tra i settori meno digitalizzati sul mercato dal punto di vista del consumatore, nel giro di poche settimane hanno affrontato una rapida innovazione e una adozione che normalmente richiederebbero anni”, spiega Squarci. Negli ultimi mesi il remote working è diventato una pratica abituale, e i venture capital hanno messo gli occhi su tutti servizi a esso collegati. Secondo il fondatore di Specter, ci sono tuttavia altri comparti da monitorare: “Personalmente sto tenendo d’occhio diversi settori in crescita, alcuni sono: gaming, e-sport, salute mentale, alimenti a base vegetale, e-commerce enablement, no-touch hardware e alternative social network”.

In attesa di capire quali tra questi trend diventerà the next big thing, Squarci vuole continuare a essere un punto di supporto chiave per l’intero mercato, non solo per multinazionali, fondi di investimento o governi, “ma soprattutto per le nuove classi emergenti di imprenditori e talenti, senza le quali non ci sarebbe l’innovazione che tanto amiamo e di cui abbiamo bisogno per crescere come società”.