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Business 24 Settembre, 2020 @ 2:53

Silicon Beach e gli imprenditori italiani a Los Angeles

di Alessandra Mattanza

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Usa, California, Los Angeles, Venice Beach, Silicon Beach
Venice Beach (shutterstock.com)

Los Angeles è da qualche tempo in pieno boom, al punto che è stata definita da varie riviste, tra cui Vogue, la città più cool d’America. Ma il fenomeno del momento è Silicon Beach, una zona che si estende dalle lande desolate del Los Angeles International Airport fino a Santa Monica e a Venice Beach e che si sta espandendo perfino alla zona di Malibù… “Per una panoramica generale sul fenomeno Silicon Beach, possiamo dire che si sta sviluppando come un centro decisamente complementare a Silcon Valley. Abbiamo all’incirca 500 aziende specializzate in tech con un mix tra startup “di grido” come Bird e Fair ed aziende più mature come Google Snap e Hulu” racconta Davide Accomazzo, che nel 2017 ha deciso di trasferirsi qui per fondare Meet Italy, un networking e possibilità di fare affari per gli imprenditori italiani e italo-americani a Los Angeles e nel sud della California, come un’opportunità per trovare lavoro o avviare la propria startup negli Usa. “E’ ancora difficile dare una valutazione precisa del fenomeno Silicon Beach al momento, ma possiamo indicare come valutazione in aggregato delle 175 startup di Silicon Beach un valore intorno ai 155 bilioni di dollari” precisa. “Sarà interessante vedere come la comunità emergerà dalla crisi indotta dal Covid-19. Penso che ci saranno grandi vincitori che saranno in grado di stabilire posizioni di leadership tecnologica e di mercato per molti anni. Uno dei vantaggi di Silicon Beach, anche rispetto a Silicon Valley, è la grande diversità dei settori toccati dallo spirito creativo e dal know-how di questa comunità” spiega.

Davide è convinto che per giovani imprenditori italiani creativi e pieni d’idee e iniziativa, sia anche un momento giusto per approdare qui, nonostante le difficoltà del Covid-19. “Io sono l’esempio del sogno americano” racconta. Nato a Milano e cresciuto a Genova, con una laurea in Scienze politiche, ha cominciato la sua carriera negli Usa dopo un MBA in Finanza alla Pepperdine University, a Malibù. “La decisione di venire in America per frequentare la Business School era quasi un default negli anni ‘90 per chi voleva perseguire un MBA. Lavorare a Wall Street fu quasi un’avventura rocambolesca… Mi innamorai dei mercati finanziari durante il grande boom della metà degli anni ’90. Il mio mentore mi presentò per un internship a un’azienda all’avanguardia sul fronte fintech, Investment Technology – ITG. Questa azienda era controllata da una banca di investimento, Jefferies – JEF, che mi fece un’offerta come trader istituzionale per obbligazioni convertibili a New York” racconta Accomazzo. “Ho avuto un percorso evolutivo e diversificato, che ha coperto diverse esperienze… Lasciai il lavoro a Wall Street nel 1998, per avviare un boutique hedge fund e uno studio CTA, Commodity Trading Advisor. Decisi di concentrarmi sul trading di azioni long e short, opzioni su indici e futures su valute. Nel 2004 e nel 2005 mi occupai di private banking e di wealth management, prima con una partnership nel Principato di Monaco e poi con UBS. Nel 2006 co-fondai il Cervino Capital Management LLC, dove diventai amministratore delegato fino al 2012. Dal 2011 ho scelto di essere direttore degli investimenti di Thalassa Capital LLC, un Registered Investment Advisor e un Family Office, per la consulenza su investimenti e soluzioni finanziarie” continua.

“Silicon Beach mi affascina per un paio di settori dove può differenziarsi ed essere nuova “terra di frontiera” per gli imprenditori: l’integrazione tra entertainment e high tech e la mobility, che comprende aziende innovative dedicate al trasporto dell’ultimo miglio, all’alta velocità, a sperimentazioni per auto alternative ed ecologiche” sottolinea.

“Per quanto riguarda startup interessanti di stampo italiano, possiamo fare riferimento al progetto LaserAid Usa. In questo caso, possiamo vedere non solo la creatività italiana al lavoro in Silicon Beach, ma anche un esempio di come la mia associazione Meet Italy possa fungere da “agitator” e mettere il proprio network professionale al servizio degli imprenditori italiani” chiarisce. Il progetto LaiserAid Usa nasce, infatti, da un incontro via Meet Italy. “È stata una storia di innovazione, professionalità, e spirito d’avventura, che ha portato due italiani a conoscersi a migliaia di chilometri di distanza dal proprio Paese, per lanciarsi in un progetto imprenditoriale ad alta tecnologia nel mercato dell’high-tech. LaserAid è una startup campana che utilizza la tecnologia laser per sviluppare diversi sistemi per la sicurezza stradale e anti-nebbia. Fa capo a Domenico Gallo, fondatore e responsabile dello sviluppo. Il referente per il mercato statunitense è Guido Laudisa, che opera da decenni a Los Angeles, come esperto di comunicazione in vari settori merceologici e come imprenditore nel settore con Ethos Factory. Insieme Guido e Domenico hanno deciso di lanciare quindi LaserAid Usa, selezionando un tema d’eccellenza con un team di professionisti tutti italiani. La crisi Covid-19 ha rallentato le fasi di sviluppo del progetto, ma ha anche presentato una inaspettata prospettiva di sviluppo per una serie di prodotti indirizzati a risolvere alcuni aspetti di questa crisi. Anche in questo caso la creatività e adattabilità proprie degli italiani sono state fondamentali per avviare un percorso di ricerca e sviluppo che ci auguriamo facciano parlare il mondo dell’eccellenza italiana, sviluppata in California, in un settore ad alta tecnologia. È anche un storia che Meet Italy ha contribuito a creare e speriamo sia solo la prima di una lunga serie” precisa Accomazzo.

Come possono distinguersi imprenditori e cervelli italiani a Silicon Beach? “Gli Italiani spiccano per creatività e individualismo, ma peccano nel gioco di squadra… Ovviare a questo deficit di DNA è una delle motivazioni dietro a Meet Italy. Per quanto riguarda la divisione e spesso la mancata collaborazione, che purtroppo ancora esistono, tra Italiani expat e Italo-Americani, sono convinto che il problema venga dalle differenti esperienze e memorie che i due gruppi hanno del nostro paese. Inoltre, fino ad ora, si è cercato di trovare un punto di incontro basato su caratteristiche di stampo semplicista: la cucina, le regioni di appartenenza…. Questi elementi non sono sufficientemente forti in un contesto globale e di forti cambiamenti come stiamo vivendo oggi. Meet Italy punta a creare un ponte tra le due circoscrizioni, fondato sull’eccellenza professionale e la condivisa eredità culturale…. Con lo scopo di creare un nuovo Rinascimento di imprenditoria italiana nel Sud della California” fa presente.

Accomazzo è anche professore di finanza alla Pepperdine University di Malibù e cerca di creare incontri con alcuni grandi personaggi italiani in America o di farli connettere con altri imprenditori. “Tra questi ci sono stati Silvio Angori, l’amministratore delegato di Pininfarina, Maurizio Vecchione, braccio destro di Bill Gates, e gli scienziati italiani del JPL” dice.

“Silicon Beach è una grande realtà ed è il coronamento di una crescita culturale e professionale di Los Angeles. Per decenni, L.A. era riconosciuta solo per il business del cinema e l’aerospace. Ma la diversità di etnie, centri accademici come le università Pepperdine, UCLA e USC, e la sua posizione geografica, come uno dei porti più importanti nel mondo, non potevano non risultare in questa grande evoluzione. Gli Stati Uniti devono iniziare un lungo processo di soul searching, ricerca dell’anima. Ma Los Angeles con Silicon Beach ha tutti gli attributi per essere un faro culturale ed economico per altri decenni: buonissime università, una capitale demografica migliore di altre potenze economiche, ma ci sono decisioni di orizzonte breve ed intermedio con risvolti difficili e che implicano sacrifici. Il sistema politico deve essere riformato in America e si deve tornare ad un processo costruttivo e non solo distruttivo. Il processo educativo deve ritornare ad essere centrale nella società americana, dalle elementari fino al college. Ci sono decisioni fiscali e di copertura sanitaria che dovranno essere prese nel prossimo futuro che possono avere grande impatto” specifica Accomazzo.

Pensa mai di tornare in Italia? “Credo che lo stile di vita sulla costa ligure sia uno dei migliori in Italia… Ci sono il mare, le spiagge, il clima mite,… C’è la vicinanza con Genova, una metropoli non troppo grande, quindi con problemi urbani minori di una grande città, ma con un profilo economico e culturale di spessore. Inoltre, la gastronomia è buonissima, con il pesto tipico locale e tante altre specialità. Forse, tornerò in Italia se mi si apriranno opportunità interessanti o quando vado in pensione… Ma non credo di essere il tipo che mai si ritirerà… Non mi dispiacerebbe concludere la mia carriera con un risvolto politico in Italia, ma a questo punto le variabili sono ancora molto significative…” conclude.

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