Di cosa si occupa Photonpath, la startup vincitrice degli everis Awards Italia

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La sesta edizione italiana degli everis Awards ha la sua regina: la startup Photonpath. È lei, infatti, ad aver convinto la giuria (composta da esponenti di rilievo del mondo accademico e imprenditoriale) e ad essersi presa la scena di questa edizione 2020, organizzata dalla Fondazione everis.

Grazie a questo vittoria, Photonpath, startup che sviluppa dispositivi riconfigurabili capaci di spingere la capacità, disponibilità e programmabilità delle reti ottiche di telecomunicazioni, si è aggiudicata 10mila euro (senza prevedere partecipazioni), servizi di mentoring, e l’accesso alla finale internazionale, in cui competeranno le altre vincitrici di 10 paesi e che vedrà in palio altri 60mila euro.

Entrando nel merito della soluzione offerta da Photonpath, è importante sottolineare che si tratta di un circuito fotonico integrato riconfigurabile che offre questa flessibilità. Con questo prodotto le reti ottiche possono diventare maggiormente resilienti ai guasti e possono essere programmabili. Dopo quasi 30 anni di crescita costante, le reti ottiche gestite dalle aziende si stanno avvicinando a un limite di capacità: sono sature, consumano molta energia e occupano molto spazio e i guasti di rete spesso compromettono la disponibilità dei servizi. Photonpath, quindi, offre come soluzione a questo problema una tecnologia che consente la miniaturizzazione e l’integrazione di migliaia di dispositivi ottici in un singolo chip. Questo approccio presenta numerosi vantaggi, tra cui la semplificazione dei processi di
assemblaggio, la riduzione del consumo energetico, delle dimensioni e dei costi.

everis Awards: i progetti delle altre startup finaliste

Oltre alla vittoria di Photonpath, l’edizione 2020 degli everis Awards, come rivelato dalla stessa società di consulenza e outsourcing, è stata contraddistinta “per l’importante cambiamento positivo che i progetti selezionati potranno apportare alla società in cui viviamo”. Ecco nel dettaglio, infatti, le idee di business delle altre startup finaliste di questa edizione:

  • Grycle: una macchina che trasforma i rifiuti indifferenziati in granuli di materia prima, separati automaticamente e pronti per il riuso. Grycle elimina la necessità di compiere la raccolta differenziata manualmente, riduce il volume dei rifiuti di oltre il 90% e li trasforma in materia prima seconda, riutilizzabile nei processi di trasformazione industriale. Grycle è dotata di un modulo d’intelligenza artificiale che le consente di imparare progressivamente a riconoscere nuovi materiali.
  • Aircnc: una piattaforma web b2b per fare sharing di ore di lavorazione macchina pensata per le MPMI metalmeccaniche, con un sistema di pagamento a tutela di qualità per il cliente e solvibilità per il fornitore, integrata ad una piattaforma di e-commerce per la vendita di stock di materia prima utilizzabile per lavorazioni meccaniche.
  • Approxima: un innovativo approccio transcatetere per terapia tricuspide (TR) e della valvola mitrale. La startup sta sviluppando un dispositivo impiantabile minimamente invasivo e adatto a tutti i pazienti, compresi quelli a cui è stato rifiutato l’intervento.
  • Moove: è una nuova generazione di piste ciclabili, modulari e prefabbricate ottenute dal riciclo dei polimeri di plastica. Dotate di sensori, possono essere installate su qualsiasi sottostrato: un’idea green per sostanza e funzionalità, modulare e intelligente.
  • Iuv: ha sviluppato un progetto di packaging innovativi, edibili e biodegradabili per il comparto Food&Beverage, in grado di sostituire gli imballaggi plastici. Il prodotto si basa su rivestimenti realizzati con componenti naturali in grado di prevenire la comparsa di muffe, lieviti e batteri, prolungando la shelf-life degli alimenti.