Seguici su
Leader 8 Luglio, 2020 @ 4:50

Un amplificatore costruito con gli alberi abbattuti dalla tempesta: la storia di resilienza di tre Under 30

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

Digital editorLeggi di più dell'autore
chiudi

Articolo tratto dal numero di luglio 2020 di Forbes. Abbonati

La pandemia in atto nel mondo ha costretto molte persone ad accettare un percorso di resilienza, a trovare delle opportunità in un periodo estremamente difficile. Se questa è stata una prerogativa dell’umanità intera, c’è chi si è fatto trovare già pronto. Nell’ottobre del 2018 la tempesta Vaia ha colpito alcune regioni del Nord, dalla Lombardia al Veneto passando per il Trentino Alto Adige, causando ingenti danni alla flora e alla fauna del luogo: 42 milioni di alberi a terra, 3 miliardi di euro di danni, 494 comuni coinvolti. “Ero scosso da quanto successo e avevo necessità di fare qualcosa per questo territorio”, racconta Federico Stefani, che grazie all’aiuto di due amici, Paolo Milan e Giuseppe Addamo, ha ideato Vaia Cube, un amplificatore passivo realizzato con il legno degli alberi abbattuti dalle violente raffiche di vento.

Coinvolgendo designer e piccoli laboratori di artigianato del territorio, hanno creato un oggetto di prestigio che può essere usato come amplificatore per la musica del proprio smartphone, porta sveglia, porta telefono o semplicemente come un raffinato complemento d’arredo. “Non esiste un pezzo uguale all’altro: le incisioni dei falegnami sono diverse per ogni amplificatore”, raccontano i tre ragazzi. “Noi vogliamo supportare l’economia circolare: recuperiamo materia prima, in particolare larici e abeti, e le doniamo una nuova vita. Per ogni Vaia Cube venduto, viene piantano un nuovo albero. L’obiettivo è quello di contribuire a ristabilire un equilibrio nel rapporto fra uomo e natura.”.

La startup Vaia è nata ufficialmente nel settembre del 2019. Parallelamente allo sviluppo del progetto, i tre fondatori hanno continuato a seguire il proprio percorso professionale. Federico Stefani è originario della provincia di Trento e attualmente fa parte nel dipartimento risorse umane della Nato. Giuseppe Addamo viene da Catania, vive Roma, dove si occupa di market development, e per Vaia della comunicazione. Paolo Milan arriva dalla provincia di Rovigo e al momento lavora a Verona come analista funzionale e per la startup gestisce gli aspetti amministrativi e finanziari. La nascita di Vaia è avvenuta senza il supporto di investitori esterni. “Ognuno di noi tre ha un lavoro. Abbiamo fatto un mutuo e utilizzato i nostri risparmi. Per ora abbiamo trovato un equilibrio finanziario: la startup sta crescendo e le cose stanno andando bene”, raccontano. “Con il Vaia Cube vogliamo amplificare un messaggio di rinascita, e al tempo stesso creare una community di persone che si riconoscono in questi valori”. Non a caso, le pagine social del progetto sono costellate di commenti positivi di utenti che hanno acquistato l’oggetto e adesso si sentono parte di una comunità resiliente, capace di trasformare un evento negativo in un’ondata di energia: Vaia era nota per essere la tempesta che ha colpito il nord-est Italia, oggi lo stesso nome sta acquisendo valenze positive. “Gli eventi negativi non sono altro che un modo per riflettere sul modello di società in cui viviamo. Dobbiamo capire se siamo all’altezza di rispondere a queste sfide”, raccontano.

Un’altra parte importante del business model è rappresentata dalle aziende, che decidono di acquistare amplificatori da regalare ai propri stakeholder, sposando la causa di Vaia. Le esperienze all’estero dei tre fondatori hanno di sicuro contribuito a forgiare una visione del futuro molto legata ai temi della sostenibilità e dell’innovazione, temi che negli ultimi mesi hanno trovato terreno fertile anche in Italia. “Le persone, soprattutto i giovani, hanno preso coscienza e questo trend è positivo. Tuttavia chi si trova nelle posizioni di vertice tende a procastinare le scelte”, spiega Federico. “Dobbiamo capire che fare l’innovazione green non significa soltanto fare qualcosa di positivo per l’ambiente, ma anche per le persone”.

Innovazione 6 Luglio, 2020 @ 3:27

GoBeyond, parte la call di Sisal che premia le idee utili al rilancio del Paese

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi

E’ live per la quarta edizione, ma con una veste rinnovata, GoBeyond:  la piattaforma creata e promossa da Sisal, in collaborazione con CVC Capital Partners nell’ambito del programma internazionale di supporto all’imprenditoria giovanile “Young Innovators”. In questa edizione la call for ideas vuole offrire un contributo alla progressiva ripartenza del Paese anche attraverso il nuovo Content Hub sull’innovazione.

La call for ideas valorizza le startup che mettono le persone al centro del proprio business, in particolare attraverso il digitale e l’innovazione tecnologica. GoBeyond si rivolge a chiunque abbia un’idea imprenditoriale innovativa che voglia andare oltre la semplice immaginazione e diventare una solida realtà. Per partecipare al contest è necessario proporre dei progetti imprenditoriali orientati a soddisfare i bisogni delle seguenti categorie:

  • Business resiliente, ovvero progetti che hanno come scopo quello di facilitare la resilienza delle imprese in una fase di ripartenza post-emergenza, in un momento cruciale per l’Italia, che ha imposto nuovi paradigmi, nuovi modelli socio-economici e una riorganizzazione del lavoro sempre più agile e smart.
  • Collettività, ovvero tutte le progettualità di social innovation dedicate alle comunità sul territorio, in grado di supportare e offrire soluzioni concrete alle problematiche, grandi e piccole, che impattano sulle persone e sulla loro quotidianità.

Per il miglior progetto in assoluto è previsto un grant di 50 mila euro e per le idee vincitrici per ciascuna delle due categorie in gara un premio di 30 mila euro, oltre ad un supporto di advisory di eccellenza scelto dal vincitore stesso, sostenuto dal network degli Enabling Partner di GoBeyond: Corriere Innovazione, Osservatori Digital Innovation – Politecnico di Milano, Google, frog design, Roland Berger, Brunswick, K&L Gates, Aruba.itMamacrowd e Angels4Women.

Il recruiting delle idee, con candidatura sul portale gobeyond.info, si apre oggi 6 luglio e si concluderà il 31 ottobre 2020. Candidare la propria idea è molto semplice: basterà presentare una breve descrizione della progettualità e del team di lavoro, un marketing plan e un video che metta in luce l’idea innovativa o il progetto imprenditoriale.

Inoltre il portale gobeyond.info assume la veste di un vero e proprio Content Hub editoriale, che intende offrire spunti sull’innovazione che facilitino una visione prospettica in grado di affrontare il presente con lo sguardo rivolto al futuro. I partner, oltre al ruolo di selezione delle migliori idee, saranno anche protagonisti come thought leader sull’innovazione dei rispettivi settori di appartenenza.

Sulla piattaforma gobeyond.info, infatti, saranno presenti una sezione “Magazine” e una sezione “Storie di successo” dove la community interessata avrà modo di accedere a contenuti e webinar, nonché confrontarsi con startup che sono già riuscite a realizzare il proprio business e incrementarne la visibilità sul mercato.

Per maggiori informazioni e approfondimenti visita il sito www.gobeyond.info.

Investimenti 3 Luglio, 2020 @ 2:17

L’incredibile +100% in Borsa di Lemonade, l’assicurazione per i millennial

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
(Shutterstock)

Articolo di Sergei Klebnikov apparso su Forbes.com

Le azioni di Lemonade, una compagnia assicurativa online finanziata da SoftBank, sono salite di oltre il 100% da quando la società si è quotata in Borsa ieri, dopo aver fissato un prezzo di Ipo a 29 dollari per azione.

Aspetti principali

Il titolo, negoziato con il ticker LMND alla Borsa di New York, è decollato del 135% nel suo debutto sul mercato, più che raddoppiando fin oltre i 65 dollari per azione.

Lemonade, una società con sede a New York fondata nel 2016, sta sconvolgendo il tradizionale settore assicurativo utilizzando una app mobile per trasformare l’assicurazione sugli immobili in un prodotto orientato al consumatore Millennial. (L’azienda è recentemente apparsa nella classifica AI 50 di Forbes del 2019, la classifica delle più promettenti aziende d’America attive nel settore dell’intelligenza artificiale, ed è stata parte della classifica Forbes Next Billion-Dollar Startup list nel 2018).

La compagnia offre assicurazioni agli affittuari e ai proprietari di case usando intelligenza artificiale e chatbot. Piuttosto che vendere polizze garantite da assicuratori affermati, Lemonade mantiene la responsabilità nel proprio bilancio, permettendole di pagare le richieste di indennizzo assicurativo in pochi minuti o addirittura secondi.

Lemonade ha dichiarato nei documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission che avrebbe offerto 11 milioni di azioni al suo debutto sul mercato pubblico: ciò significa che potrebbe aver raccolto fino a 367 milioni di dollari al prezzo IPO, il che gli darebbe una valutazione di circa 1,6 miliardi di dollari.

Tale valutazione è in calo rispetto all’ultima tornata di raccolta di capitali privati, guidata da SoftBank nell’aprile 2019: Lemonade all’epoca era valutata 2,1 miliardi di dollari. Le recenti scommesse mancate di SoftBank, tra cui le sopravvalutate WeWork e Uber, non sono un segreto, ma per ora Lemonade sembra in controtendenza.

C’è però una preoccupazione tra gli investitori: quando Lemonade realizzerà un profitto ? La società ha registrato ricavi per 67 milioni di dollari lo scorso anno con una perdita di 108,5 milioni di dollari, rispetto ai 22,5 milioni di dollari di ricavi e una perdita di 53 milioni di dollari nel 2018.

Lemonade spera che la sua attenzione verso i clienti più giovani – oltre il 70% dei clienti ha un’età inferiore ai 35 anni e il 90% sono al primo acquisto di un prodotto assicurativo – possa aiutare a guidare la strada verso la redditività.

“Una parte fondamentale della nostra strategia è acquisire clienti più giovani prima che diventino attraenti per gli assicuratori più grandi”, afferma Tim Bixby, Chief Financial Officer di Lemonade. “Con l’andare degli anni di quei clienti, aumenta il valore dei loro beni, le loro necessità di assicurazione e il valore per noi”.

Citazione rilevante

“Gli investitori sono molto eccitati all’idea di una rivoluzione nel settore assicurativo”, afferma Bixby. “Siamo stati molto resilienti in mezzo alla pandemia – tutte le nostre metriche di crescita chiave continuano ad essere forti”, ha aggiunto.

Informazione tangente

Secondo i dati SEC, SoftBank deterrà un 21,8% nella società dopo l’Ipo di ieri. Il famoso hedge fund Sequoia Capital e il fondo israeliano di capitale di rischio Aleph deterranno ciascuno una quota dell’8,3%. I due co-fondatori di Lemonade, Daniel Schreiber e Shai Wininger, deterranno rispettivamente una quota del 28,3% e 29%.

Cosa tenere d’occhio

Se l’azienda può raggiungere la redditività. Bixby afferma che Lemonade non è ancora redditizia, poiché sta ancora investendo pesantemente nella crescita e spendendo una buona quantità di denaro nel marketing per attirare nuovi clienti. Ma la società è “sulla strada giusta”, afferma, indicando il miglioramento del flusso di cassa e dei margini operativi di Lemonade negli ultimi anni. “Mi aspetterei che Lemonade diventi redditizia a medio termine”, stima Bixby, “ma a breve termine vediamo opportunità nell’acquisizione di clienti”. Lemonade, che si è recentemente espansa in Europa, ha in programma di fornire ai clienti più aree di copertura. Lancerà un’assicurazione per animali da compagnia nel prossimo futuro, sperando infine di aggiungere un’assicurazione sulla vita e una copertura assicurativa per i suoi clienti.

Business 26 Giugno, 2020 @ 1:48

Come questa startup dell’hospitality è riuscita a far esplodere la sua valutazione

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Affitti Brevi Sonder, appartamento a Dubai
Appartamento in affitto a Dubai su Sonder (sonder.com)

Articolo di Steven Bertoni su Forbes.com

Sonder sembra essere uscita dalla crisi registrata dal settore dell’ospitalità. Nonostante il Covid-19 abbia spinto i tradizionali tassi di occupazione alberghiera al di sotto del 20%, abbia ridotto la domanda delle compagnie aeree del 95% e abbia annullato quasi tutti i viaggi di lavoro: la società di affitto appartamenti a breve termine è riuscita a chiudere un round E da 170 milioni di dollari.

Fidelity, Westcap Group e Inovia Capital hanno guidato l’accordo che conferisce a Sonder una valutazione post-money di $ 1,3 miliardi, in leggero aumento rispetto al round di Serie D dello scorso luglio. “È davvero straordinario data la situazione”, afferma il cofounder e ceo Francis Davidson, che ha 27 anni ed è apparso nella classifica Forbes Under 30 del 2018 . “Abbiamo orientato la nostra strategia verso alloggi temporanei e adottato misure per raggiungere una buona posizione finanziaria per riprenderci rapidamente nella fase di rilancio dell’economia”.

Sonder prende in affitto e ristruttura appartamenti in quartieri cittadini alla moda e poi li affitta ai clienti tramite Airbnb, Expedia e il proprio sito.

Lanciato da Davidson e dal cofondatore Lucas Pellan nel 2012 come un modo per affittare appartamenti universitari liberi, il portafoglio di Sonder è cresciuto sino a raggiungere dimensioni enormi. Oggi i suoi 1.000 dipendenti gestiscono oltre 12.000 stanze in 28 città e sei paesi. Sonder sigla contratti di locazione di 3-5 anni, spesso collaborando con i proprietari per occupare interi piani. Per evitare di essere schiacciato durante i periodi di crisi, Davidson afferma che i contratti includono disposizioni che riducono i tassi quando i tempi si fanno difficili; molte offerte includevano una clausola di recesso che ha ridotto gli affitti dell’8% durante la pandemia.

Mentre altre società di home-sharing hanno infranto le norme sugli alloggi in città, Davidson afferma che le sue proprietà hanno licenze alberghiere o si trovano in edifici che consentono affitti a breve termine.

Sonder mira a fornire un alloggio professionale e senza sorprese nel mercato dell’home-share. I suoi appartamenti dispongono dei vantaggi degli hotel di lusso come design moderno, pulizia professionale, asciugamani e articoli da toeletta e un portiere. In breve, Sonder offre agli utenti un’esperienza in camera d’albergo senza il resto dell’hotel. “Offrono un’esperienza coerente su cui le persone possono fare affidamento”, afferma Laurence Tosi, fondatore della società di investimento WestCap Group, che in precedenza era cfo di Airbnb. “Sono progettate magistralmente, facili da raggiungere, acquistabili con un clic e più grandi delle camere d’albergo”.

Ma nel mezzo dell’emergenza Covid-19, le stanze erano difficili da vendere. L’occupazione di Sonder, che in genere superava l’80%, precipita. Le entrate crollano. Davidson taglia rapidamente i prezzi, scarica quasi 2.000 proprietà poco performanti e mette in aspettativa  o licenzia 400 dipendenti, un terzo del suo staff.

Per Davidson, i tagli sono stati dolorosi ma sembrano aver pagato. Grazie a una nuova focalizzazione sugli alloggi temporanei, locazioni accorte e immobili con servizi compatibili con le norme anti-Covid, Sonder è in ripresa. Mentre molti dei suoi rivali ben finanziati come Stay Alfred e Lyric sostenuto da Airbnb hanno ceduto, il tasso di occupazione di Sonder è tornato al livello pre-pandemico di quasi l’80%.

Precedentemente focalizzato sui millennial del jet set che viaggiavano per divertimento o per affari, a febbraio, Davidson ha rapidamente spostato il suo marketing per andare a intercettare le persone sfollate dal virus. Sonder offre forti sconti per prenotazioni più lunghe, con uno sconto del 40% per soggiorni di due settimane. La richiesta di alloggi temporanei è arrivata dagli studenti universitari chiusi fuori dai dormitori, dai lavoratori alla ricerca di migliori sistemazioni per lavorare da remoto e dalle famiglie che traslocano. Gli appartamenti sono stati anche un rifugio per gli operatori sanitari in prima linea alla ricerca di un posto dove stare per evitare di infettare le proprie famiglie, e i clienti che scappano da focolai Covid verso città meno colpite dal virus. “Abbiamo agito rapidamente per creare una nuova landing page e azioni di marketing per le persone che volevano mantenere il distanziamento sociale, lavorare da casa o necessitavano di alloggi”, afferma Davidson.

Il prodotto Sonder è adatto al distanziamento sociale. Le sue camere sono situate in edifici residenziali, lontano dagli affollati ingressi dell’hotel, dal personale e da altri ospiti. Grazie alla sua app e alle serrature digitali delle porte, gli utenti effettuano il check-in nelle stanze senza interazioni di persona. E poiché Covid ha annullato i vantaggi dell’hotel un tempo attraenti come il servizio in camera, spa, palestre e saloni, le proprietà Sonder offrono servizi fondamentali per la quarantena: la maggior parte ha ampi spazi abitativi, cucine, lavatrice/asciugatrice e wifi affidabile. Un servizio professionale pulisce gli appartamenti tra un ospite ed un altro. “Le persone vogliono isolarsi. Sonder ti dà accesso senza contatto e ti consente di evitare lobby e persone”, afferma Tosi di WestCap. “Poiché hanno una cucina, puoi andare al negozio di alimentari e provvedere tu stesso ai tuoi pasti. Per soggiorni a medio termine, è la soluzione perfetta.”

Far sentire gli ospiti a proprio agio e al sicuro è fondamentale. “La pulizia estrema è la posta in gioco in questo momento”, dice Davison. Molte sedi Sonder ora offrono stazioni di sanificazione delle mani e kit di pulizia in camera. Altre modifiche Covid includono l’elenco di attività all’aperto come escursioni all’app di concierge Sonder, una partnership di consegna con Postmates e la gestione di garage nelle vicinanze poiché la maggior parte degli ospiti ora viaggia in auto.

Dopo aver attraversato il peggio della recessione da coronavirus, Davidson è ora concentrato sulla crescita. Sonder ora ha molta liquidità (ha l’autorizzazione a raccogliere altri $ 30 milioni nelle prossime settimane) proprio mentre le case in città vanno in vendita. “Siamo sopravvissuti alla crisi, siamo uno dei pochi giocatori rimasti in piedi e molte persone nel settore immobiliare stanno soffrendo”, afferma Davidson, “Ora è un ambiente ancora più attraente per far crescere l’azienda ed essere un disruptor nel settore dell’ospitalità. “Davidson, che utilizza i dati di Airbnb e Expedia per indirizzare i quartieri popolari tra i clienti, utilizzerà il nuovo capitale per affittare e modernizzare più località. Uno dei target del settore hotel-alternative sono gli hotel indipendenti. “Al momento gli hotel stanno soffrendo. Le persone non si sentono a proprio agio in luoghi che non fanno parte di un grande marchio e non sono stati rinnovati da molto tempo”, afferma Davidson. “Abbiamo la possibilità di collaborare per portare il nostro design, operatività e tecnologia per renderli più efficienti da gestire e attraenti per gli ospiti”.

Innovazione 26 Giugno, 2020 @ 12:45

Moratti e altri investitori italiani scommettono ancora su Colvin, l’e-commerce dei fiori

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Sergi Bastardas, Andrés Cester e Marc Olmedillo, co-fondatori di Colvin.

Colvin, la startup che ha innovato il mercato dei fiori e delle piante creando la prima rete senza intermediari nel settore, ha chiuso un round di serie B per un valore di investimento pari a 14 milioni di euro. L’operazione è guidata da Milano Investment Partners (Mip), società di gestione venture growth di Angelo Moratti specializzata nei settori lifestyle e tech, dal venture capital P101 sgr, specializzato in investimenti nel settore digitale, attraverso il suo secondo veicolo P102 e Ita500 (fondo di venture capital istituito da Azimut Libera Impresa sgr e gestito da P101 sgr), e dal fondo spagnolo Samaipata, che rinnovano la fiducia in Colvin in virtù del grande potenziale di crescita, consolidamento nel mercato europeo e della sua adattabilità al cambiamento.

La startup di fiori online fondata a Barcellona nel 2017 da tre studenti universitari, Sergi Bastardas, Andrés Cester e Marc Olmedillo, è la prima azienda verticale ad aver scelto di innovare il settore dei fiori e delle piante in Europa, scommettendo su un modello di business disruptive basato sulla disintermediazione del prodotto e accorciamento della filiera. Dall’inizio di quest’anno, le vendite globali di Colvin si sono moltiplicate per quattro rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, arrivando a raggiungere volumi di consegna del valore di 1 milione di euro in un unico giorno. Durante il periodo trascorso in quarantena le abitudini dei consumatori sono cambiate, convertendosi in acquisti online. Sono aumentate le vendite e le ricerche online per inviare fiori, e rimanere così in contatto con i propri cari. Secondo Rabobank, il settore raggiungerà a livello globale un valore di 120 miliardi di euro nel 2027.

Grazie alla nuova immissione di capitale, Colvin ha raggiunto un totale di finanziamenti di 24 milioni di euro, che gli consentiranno di continuare a innovare e digitalizzare il settore, a crescere in Italia, Spagna e Germania e ampliare inoltre l’offerta nella categoria piante. Tra le finalità dell’operazione di investimento, c’è l’ampliamento del team nelle aree di technology & business con l’obiettivo di rafforzare il cambiamento in un settore che muove oltre 100.000 milioni di euro all’anno. Verrà inoltre consolidata la penetrazione del brand nei mercati esistenti: Italia, Spagna, Germania e Portogallo.

“Attualmente, il 65% del commercio mondiale di fiori e piante passa attraverso l’asta olandese, un modello tradizionale altamente frammentato i cui effetti si ripercuotono sul prezzo e la qualità del prodotto”, dice Andrés Cester, ceo e co-founder di Colvin. “Con l’obiettivo di innovare il settore, Colvin rimuove gli intermediari che intercorrono tra produttore e cliente finale e fornisce tecnologia a un settore non digitalizzato, dando così la possibilità di ottimizzare la gestione operativa”.

Innovazione 25 Giugno, 2020 @ 2:50

La app di grafica Canva raddoppia: ora vale 6 miliardi di dollari

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Da sinistra: Cliff Obrecht, Melanie Perkins (ceo) e Cameron Adams, co-fondatori di Canva (Fonte immagine: Canva.com)

Articolo di Alex Konrad apparso su Forbes.com

Grazie al suo software di progettazione grafica, che ha avuto un vero e proprio boom durante i mesi di smartworking durante la pandemia, Canva ha raccolto nuovi finanziamenti che hanno portato la valutazione della startup a 6 miliardi di dollari.

Canva ha annunciato lunedì di aver raccolto $ 60 milioni in nuovi investimenti guidati da Blackbird e Sequoia China, con la partecipazione di altri investitori precedenti quali Bond, Felicis e General Catalyst. Il finanziamento valuta Canva $ 6 miliardi, quasi il doppio rispetto alla precedente valutazione di $ 3,2 miliardi fissata a ottobre 2019.

In un’intervista, il co-fondatore Cliff Obrecht ha affermato che i nuovi capitali consentiranno a Canva di continuare a espandere i suoi tool collaborativi, di lanciare un ufficio a Austin, in Texas, che fungerà da hub aziendale negli Stati Uniti, e di considerare potenziali acquisizioni. I soldi saranno anche utilizzati per fornire a Canva più riserve di liquidità allo scopo di fronteggiare l’incertezza della pandemia da Covid-19.

Con sede a Sydney, in Australia, Canva ha scelto di raccogliere fondi dagli investitori precedenti forti della fiducia della società in tali rapporti, afferma Obrecht, e non perché l’Unicorno avrebbe potuto affrontare condizioni peggiori se ne avesse cercati di nuovi. “Con la quantità di capitale che abbiamo raccolto, abbiamo avuto richieste di sottoscrizioni ben dieci volte maggiore”, afferma Obrecht. “Avremmo potuto raccogliere $ 2 miliardi, ma penso che sarebbe stata una cosa davvero stupida da fare”.

La società afferma che rimane redditizia e che sta raddoppiando la sua base di utenti paganti, che ha superato le 500.000 aziende e 1,5 milioni di abbonati all’account Canva Pro. In generale, più di 30 milioni di persone ogni mese usano Canva, che opera secondo un modello “freemium”, consentendo a molti utenti di accedere gratuitamente al suo software. Canva dice che oggi è utilizzato anche da 90.000 scuole e università, 55.000 enti e società no profit e vanta alcuni clienti di maggiori dimensioni tra cui American Airlines, Hubspot e Warner Music.

Le origini di Canva risalgono al 2007, quando il ceo Melanie Perkins e il suo fidanzato Obrecht hanno avviato un’attività di progettazione di annuari nella loro nativa Perth, sulla costa occidentale dell’Australia. Un terzo co-fondatore, Cameron Adams, si è unito alla coppia nel 2012 mentre spostavano l’attenzione su una nuova attività, focalizzata sull’uso del software per rendere gli strumenti di progettazione grafica e digitale accessibili ai non professionisti, fornendo modelli per la produzione di prodotti fisici come menu e volantini, ma anche quelli digitali per Instagram, Facebook e altre campagne di social media. Forbes ha analizzato l’ascesa di Canva inserendola tra le aziende più promettenti e apprezzate nel settore della tecnologia dedicando una storia di copertina a dicembre 2019.

Mentre continua a investire in prodotti di design fisico – ha recentemente annunciato anche una partnership con FedEx – Obrecht afferma che Canva ha visto il passaggio a una maggiore creazione di risorse per il design digitale. Secondo quanto riporta la società, la creazione e la condivisione di grafiche su Canva sono aumentate di oltre il 50% dall’inizio di Covid-19.

Quando la pandemia si è diffusa a livello globale e gli uffici sono stati chiusi all’inizio del 2020, Canva inizialmente non era certa se il suo software avrebbe visto un impulso o un fallimento. “Per usare l’analogia della nave, non avevamo idea di quale tempesta stesse arrivando”, dice Obrecht. La società ha chiuso i suoi uffici ma ha continuato a pagare appaltatori e addetti alle pulizie e ha iniziato a consegnare pranzi in scatola al personale; seppure le assunzioni siano rallentate, Canva non ha licenziato nessuno. Alcuni clienti hanno chiesto sconti o la sospensione degli abbonamenti, racconta Obrecht, e le vendite di prodotti di stampa sono temporaneamente diminuite del 75%.

Ma il business complessivo di Canva ha resistito in un mondo di smart working, in particolare quando l’utilizzo dei suoi strumenti video e tool collaborativi sono saliti alle stelle e le piccole imprese hanno iniziato a realizzare grafiche per poter tenersi in contatto con i clienti sui social media. “Questo ci ha portato a dire:” Ehi, la collaborazione è una cosa reale”, dice Obrecht. “‘Dovremmo puntare a questo”.

Raggiunti i 6 miliardi di dollari, Canva ha una valutazione vicina a quella di Dropbox, sebbene abbia ancora molta strada da fare a confronto con il leader di mercato dei software di grafica, Adobe. Tutto ciò con ricavi previsti a dicembre intorno ai $ 200 milioni per il 2019 e che dovrebbero raddoppiare nel 2020. Obrecht afferma che, visti i numeri di crescita e la redditività dell’azienda, la nuova valutazione di Canva è addirittura modesta rispetto ai multipli di cui le società di cloud computing quotate godono attualmente. “È una valutazione che probabilmente abbiamo già superato”, dice. “Mi preoccuperei piuttosto di essere sottovalutato”.

I fondatori di Canva probabilmente non sono troppo turbati. A dicembre, secondo le stime di Forbes, Perkins avrebbe il 15% di Canva e Obrecht un po’ meno. Supponendo una leggera diluizione derivante da questa nuova raccolta di fondi, la partecipazione di Perkins in Canva varrebbe più di $ 800 milioni e le quote di Perkins e Obrecht in Canva insieme ammonterebbero a circa $ 1,5 miliardi.

“Non abbiamo mai la sensazione di essere dove dobbiamo essere”, afferma Obrecht. “La conquista sblocca maggiori ambizioni e c’è sempre molto di più che puoi fare. Non credo che smetteremo mai di cercare di offrire il massimo valore possibile ai nostri clienti”.

Business 15 Giugno, 2020 @ 2:14

Telepass si lancia nell’autolavaggio e acquisisce il 70% della startup Wash Out

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Gabriele Benedetto, amministratore delegato di Telepass (Courtesy Telepass)

Telepass, società del gruppo Atlantia che si occupa della distribuzione di servizi digitali per la smart mobility, ha appena acquisito il 70% della startup Wash Out specializzata nel car washing ecosostenibile e personalizzato sulle esigenze del cliente. Un’azione che si inquadra nella strategia “Safe & Clean” messa in piedi da Telepass per offrire ai propri clienti una piattaforma sempre più completa di servizi digitali per la mobilità, con l’obiettivo di garantire la massima sicurezza in termini di riduzione delle occasioni di contatto grazie alla sua natura cashless e di incremento del livello di igiene dei mezzi.

Wash Out, la startup del lavaggio auto green acquisita da Telepass

Vincitrice nel 2018 della prima edizione del programma televisivo di mentorship B Heroes, format tv grazie al quale è riuscita ad attirare l’attenzione di importanti realtà, la startup Wash Out, fondata da Andrea Galassi, Christian Padovan (che anche con l’acquisizione continuerà a ricoprire il ruolo di Amministratore Delegato), e Alessandro Morlin, ha ottenuto, fin dalla sua creazione nel 2016, un forte interesse da parte degli investitori grazie al proprio modello di business che ha creato una disruption nel settore del lavaggio di auto e moto, puntando sulla creazione di una rete di washer, sullo sviluppo di un’app proprietaria per il lavaggio a domicilio e sulla sostenibilità ambientale grazie a nuove tecniche di lavaggio.

Quale futuro per la startup di autolavaggio Wash Out

Con l’operazione di acquisizione del 70% da parte di Telepass, Wash Out va a consolidare una crescita esponenziale che l’ha vista entrare nel recente passato in cinque città italiane – Milano, Torino, Firenze, Roma e Bologna – con il proprio servizio di lavaggio auto e moto ecologico a domicilio, creando un network di oltre 100 washer che nel 2019 hanno permesso all’azienda di superare la soglia dei 60.000 lavaggi effettuati.

Inoltre, l’introduzione durante il lockdown del servizio di igienizzazione dei veicoli offerto a privati e a flotte aziendali non solo ha permesso alla startup di non fermare l’attività, ma ha generato un nuovo canale di business che si sta dimostrando davvero apprezzato tanto da richiedere l’inserimento nel team di tre nuove figure tra cui un Chief Technology Officer e un Marketing Manager, portando così a 19 le persone attualmente presenti nell’organico.

Blockchain & Co 11 Giugno, 2020 @ 12:14

Young Platform, la startup torinese valutata 10 milioni di euro

di Federico Morgantini

Staff

ContributorLeggi di più dell'autore
chiudi
Blockchain: i fondatori startup Young Platform
I fondatori di Young Platform

Era il 2017 quando sei studenti di Informatica dell’Università di Torino iniziarono a confrontarsi su criptovalute ed exchange, le piattaforme dove è possibile comprare e vendere i Bitcoin e altre valute digitali. Tutti erano convinti che fossero sistemi troppo tecnici e complessi per poter diventare di utilizzo diffuso, così iniziarono a riflettere su come rendere le criptovalute accessibili a tutti.

E la soluzione non è tardata ad arrivare: nel 2018 il gruppo lancia Young Platform, una startup innovativa che permette anche a utenti inesperti di formarsi e poi semplicemente iniziare a comprare e vendere criptovalute.

Forbes, all’interno della trasmissione TV Blockchain&Co, ha intervistato lo scorso marzo Andrea Ferrero (CEO & Co-Founder della startup). Qui sotto potete vedere l’intera intervista.

Ferrero ha raccontato come l’intuizione principale sia stata quella di iniziare con la formazione e con un’adozione semplice della prima criptomoneta. Così hanno lanciato una App che da un lato permette di imparare e dall’altro fa guadagnare coin solo camminando mantenendo la stessa App aperta sul telefono: un coin ogni tot passi. Grazie a questa idea, la società è arrivata ad avere 120 mila utenti che prendevano dimestichezza con i coin e ai quali è stato poi offerto il primo Exchange super semplice dove i coin guadagnati possono essere usati per avere dei vantaggi.

L’aver cresciuto da subito una community importante ha dato credibilità alla società e ai suoi 6 giovani fondatori permettendo loro di trovare il primo finanziamento di 250 mila euro da Business Angel e poi lanciare una campagna di crowdfunding nel 2019 che li ha portati a raccogliere un totale di quasi un 1 milione di euro. Con questi fondi la società è cresciuta come staff e ha dato slancio ai primi due prodotti, App e Exchange base, quindi ha sviluppato un terzo prodotto, un Exchange Pro.

Staff Young Platform, startup blockchain
Il team di Young Platform

Ferrero e la sua Young Platform non si sono fermati neanche durante il lockdown per il Covid-19, ma anzi hanno fatto grandi passi avanti come racconta lui stesso: “In questa difficile situazione economica a livello internazionale abbiamo deciso di non fermarci ma di reagire annunciando due importanti nuove operazioni. Abbiamo infatti aperto un aumento di capitale, con una valutazione dell’azienda a 10 milioni di euro, coinvolgendo una serie di investitori italiani e internazionali di grande prestigio, e nominato un Consiglio di Amministrazione che ha come obiettivo quello di istituzionalizzare l’azienda e di dare sempre più credibilità al nostro settore”.

Nel nuovo Consiglio di Amministrazione entrano, insieme a Ferrero, anche Mariano Giovanni Carozzi e Alberto Bertagnolio Licio, già CFO della società. Carozzi vanta una decennale esperienza nel mondo banking (prima in Banca Sella e successivamente in Banca Profilo) e da diversi anni partecipa in prima persona all’evoluzione dell’universo fintech italiano (avendo fondato Prestiamoci ed essendo stato Presidente di Tinaba).

In realtà gli sviluppi non si fermano qui. Diego D’Aquilio, CMO & Head of International Expansion, racconta: “Young ha inoltre stretto nuove partnership con alcune delle più importanti aziende internazionali dell’universo blockchain, tra le quali quella con Maker DAO e con Paxos, e supportato Helperbit in una campagna di raccolta fondi in criptovalute per la Croce Rossa Italiana, a conferma del fatto che l’ecosistema cripto a livello internazionale è in fermento e più vivo che mai”.

Chi fosse interessato a sapere di più su Young Platform e sui suoi protagonisti potrà seguirli in diretta streaming durante ITForum Online Week (15-19 giugno, iscriviti) nella tavola rotonda sulle criptovalute e nei giorni seguenti come video on demand su BFCvideo.com

Business 10 Giugno, 2020 @ 4:30

Su cosa investe in Italia il più grande incubatore di startup del mondo

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Coordinatore di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
chiudi

Articolo apparso su sul numero di Forbes di giugno 2020. Abbonati

Un ex pilota automobilistico leggendario come Mario Andretti diceva: “Se hai tutto sotto controllo, significa che non stai andando abbastanza veloce”. Un inno al coraggio di osare e al fallimento come tappa fondamentale per il successo. Ma se è vero che andare spediti è importante, lo è anche non sbattere la testa troppe volte; o meglio, imparare dai propri errori. E di accelerazioni, è il caso di dirlo, ne sa qualcosa Plug and Play, l’incubatore più grande al mondo e investitore della Silicon Valley, dove il quartier generale si estende per quasi 17mila metri quadrati. È il co-pilota perfetto che ha l’obiettivo, attraverso programmi che includono servizi professionali e opportunità di finanziamento, di promuovere l’innovazione, creare un ecosistema lungimirante e supportare giovani imprese che sviluppano le tecnologie di domani. Fondato da Saeed Amidi, oggi è presente in 16 Paesi in tutto il mondo.

La sua attività è duplice: di acceleratore di startup, connettendole con le grandi aziende, e di investitore. Solo nel 2019 sono state supportate il 30% di startup in più rispetto al 2018, per un totale di 1.450, suddivise in 549 in Usa, 277 in Europa e 624 in Asia. Sempre l’anno scorso ha chiuso partnership con il 20% di aziende in più per un totale di 407. Anche nel lato investimenti sono stati registrati numeri in crescita: 250 nel 2019 con un taglio medio di 114mila dollari ciascuno e circa 30 milioni di dollari l’anno in media negli ultimi tre anni. I finanziamenti si concentrano prevalentemente negli Stati Uniti, per il 61%, ma è in aumento la quota internazionale (+11%) destinata oltre il confine americano, ora al 39%. Una indubbia eccellenza e una garanzia di successo dal momento che Plug and Play, che vuol dire essenzialmente “pronto all’uso”, è stato uno dei primi investitori in colossi come Google, PayPal e Dropbox. E, solo nel 2019, dal suo portafoglio sono nati quattro unicorni, ossia quelle aziende non ancora quotate che hanno raggiunto la valutazione di un miliardo di dollari.

In Italia Plug and Play ha appena festeggiato il primo anno, duplicato i partner corporate, il team e annunciato una nuova sede in via Meravigli 7, nel centro di Milano. A guidare l’incubatore nel nostro Paese il managing partner Andrea Zorzetto, che spiega a Forbes Italia che “l’obiettivo è diventare la piattaforma di riferimento per le aziende che vogliono trovare startup da tutto il mondo, creando un circolo virtuoso. E soprattutto investire di più in seed italiani, dove c’è per noi una grande opportunità”. In pratica, da una parte indirizzare nel nostro Paese startup straniere e dall’altra esportare le eccellenze del made in Italy in modo che possano trovare nuovi finanziamenti ed espandersi all’estero.

Leggi anche: La classifica dei 100 migliori venture capitalist al mondo: la Forbes Midas List 2020

Tra Andrea e Plug and Play l’amore è scoppiato in maniera fulminea. Per sei anni Zorzetto ha viaggiato in giro per il mondo tra Europa, Usa e Cina, studiando e lavorando come policy advisory per il governo britannico. Ma essendo un convinto europeista, di fronte alla Brexit, si licenziò e volò a Parigi dove frequentò un master in pubblic policy con una specializzazione in nuove tecnologie. Fu proprio in quel periodo che prese forma il desiderio andare a lavorare in Silicon Valley per toccare con mano l’epicentro di tutta l’innovazione mondiale. “Ma non essendo un programmatore, non ero molto richiesto e quindi non mi rispose nessuno”. L’occasione si presentò attraverso Whatsapp: “Tramite il gruppo dei global shapers di San Francisco, venni a sapere che Plug and Play stava cercando persone per la sede di Berlino. Chiamai Amidi, gli dissi che ero italiano e lui mi rispose che da tempo voleva aprire nel nostro Paese. Mi disse: ‘Ne riparliamo tra un anno’. Ma io volevo andare subito a lavorare per loro, quindi ho insistito. E alla fine accettò: ‘Ok. Allora vieni in Silicon Valley’. E così andai quell’estate per uno stage di due mesi”. Durata della chiamata: 5 minuti.

Per affermarsi in Italia Plug and Play ha impiegato un po’ di più, ma neanche troppo. In soli 12 mesi i risultati raggiunti e le cose fatte sono state tante. Oltre al centro strategico food-tech con partner come Esselunga, Lavazza e TetraPack, è stato lanciato il programma fintech che ha come partner UniCredit, Ubi Banca e Nexi. “Ma stiamo guardando anche al mondo della sostenibilità”, aggiunge Zorzetto. “Inoltre in questa situazione d’emergenza anche nell’healthcare, nella diagnostica e nell’e-commerce si possono trovare occasioni”. Tenendo sempre a mente che startup vuol dire crescita, non necessariamente solo tecnologia. L’importante è avere un business model scalabile, come si dice in gergo. “È quello che consigliamo sempre: la prima cosa che guarda un venture capital prima di investire soldi è il potenziale della startup di scalare e aggredire un mercato internazionale”.

E questo potrebbe essere un problema soprattutto in Italia, dove la fiducia nel talento delle nuove generazioni, che spesso trovano fortuna all’estero, è tendenzialmente bassa e dove la mentalità è spesso provinciale: “È necessario cambiare l’approccio, troppo legato al piccolo e al bello; un atteggiamento che funziona quando si parla di alcuni settori come il food e la moda, ma che rischia di penalizzare la crescita in altri ambiti. Bisogna avere il coraggio di puntare nella ricerca e nell’istruzione, per esempio, come ha fatto il Mit che ha investito un miliardo di dollari per un centro di ricerca avanzato per l’intelligenza artificiale”. Altro pianeta.

Leader 9 Giugno, 2020 @ 11:19

La startup di questo Under 30 produce energia dalle piante

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

Digital editorLeggi di più dell'autore
chiudi

Produrre energia dalle piante, l'idea della startup di un giovane italiano

Articolo tratto dal numero di Forbes di giugno 2020. Abbonati

E se usassimo una pianta per produrre energia? È quanto si propone di fare Planeta Renewables, startup innovativa nel settore della bioeconomia, fondata dal 22enne Lorenzo Avello, nata proprio per coltivare e valorizzare in Italia una pianta non alimentare e dall’elevata sostenibilità chiamata miscanto. Si tratta di una biomassa molto promettente sia per la generazione di energia rinnovabile – bioenergia e biocarburanti – sia come materia prima per prodotti biobased in alternativa a materiali fossili. “In altre parole, siamo il trade union tra il mondo agricolo e quello energetico industriale. Stiamo lavorando allo scopo di avere in esercizio un nostro impianto per la produzione di energia rinnovabile, alimentato in prevalenza a miscanto da filiera locale e scarti agricoli, mentre abbiamo già in commercio diversi prodotti a base di miscanto dai noi realizzati”, racconta. L’incontro di Avello con il mondo delle energie rinnovabili è avvenuto durante il quinto anno delle scuole superiori presso i Salesiani di Milano, dove studiava meccatronica ed energia. Ha fondato Planeta Renewables a 19 anni, investendo in prima persona parte dei suoi risparmi. All’attività imprenditoriale ha affiancato un percorso universitario in scienze bancarie presso l’Università Cattolica di Milano, dove si è recentemente laureato. “Mi descriverei come una persona che fa tutto quello è necessario impegnando anima e corpo per svolgere e far crescere la società”, racconta. Il suo ruolo è quello di ceo, ma le sue mansioni riguardano tutti i processi della startup: dalle operation al commerciale, dal business development al fundrasing, fino a piantare fisicamente il miscanto con gli agricoltori.

Mentre continuava a strutturare la sua azienda, Avello ha trovato lavoro come analista finanziario in Nexta Capital, una società che finanzia e sviluppa infrastrutture energetiche rinnovabili. “È ormai appurata una transizione marcata verso lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, fotovoltaico ed eolico in primis sia in Italia che nel mondo”, spiega. “Anche le bioenergie si sono imposte in modo deciso, anche se inferiore rispetto alle due fonti precedenti, soprattutto per la loro programmabilità. Inoltre, in Europa e Italia si sta affermando grazie a delle normative favorevoli l’utilizzo di diverse tipologie di biocarburanti come il biometano, bioetanolo e biodiesel”.

Lo sviluppo di energie sostenibili dovrà seguire di pari passo la realizzazione di una rete intelligente organizzata in comunità energetiche in modo tale che la generazione da fonti rinnovabili possa diventare distribuita in tante unità di produzione locali: un esempio può essere quello del condominio che produce energia attraverso pannelli fotovoltaici e scambia i surplus con altri condomini nel quartiere. “Questo è un cambio di paradigma, fino ad oggi la generazione di elettricità è stata accentrata e distribuita attraverso grosse reti di trasmissione. Solo così potremo avere una diffusione sufficiente di impianti per aumentare la percentuale di energia rinnovabile prodotta”, dice.

Quando ha del tempo libero per praticare sport, gioca a golf, ma la principale passione è rappresentata dalla lettura: la sua curiosità intellettuale lo ha portato ad approfondire saggi che spaziano dall’ambito economico, sociale, ambientale e romanzi soprattutto di spionaggio e fantapolitica. Come molti imprenditori, ha i suoi modelli, dei quali intende ripercorrere le orme: “Vorrei creare un’impresa sostenibile e di successo, seguendo i principi del capitalismo umanistico e consapevole nel rispetto dei lavoratori, concetti ben descritti da Brunello Cucinelli e Niccolò Branca, due imprenditori per cui nutro profonda stima”. E sogna di poter sviluppare e investire in nuovi progetti per tutta la sua vita: “Ora come ora non mi vedo come una persona che ad un certo punto decide di tirare i remi in barca stando seduto sul divano”.