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13 Ottobre, 2020 @ 12:30

Progresso Consulting, un alleato per realizzare progetti in Europa 

di Forbes.it

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Massimo Romagnoli, ceo di Progresso Consulting

La Progresso Apm Consulting Sprl è una società di consulenza con ventennale esperienza nella direzione, gestione e realizzazione di progetti europei e multilaterali di alta complessità per conto di organismi pubblici e privati. Grazie a un team multidisciplinare costituito da professionisti esperti in settori che spaziano dalle scienze politiche all’economia, dalla politica comunitaria al diritto, la Progresso è in grado di offrire ai propri clienti un servizio completo e qualitativo. “Nel 2018 ho deciso di istituire la sede centrale a Bruxelles, spinto dalla consapevolezza che essere presenti nella capitale degli affari politici ed economici europei, nonché sede delle istituzioni comunitarie, avrebbe consentito di svolgere un’attività di consulenza più incisiva ed efficace”, dichiara il ceo Massimo Romagnoli.

La Progresso è leader nel campo dell’europrogettazione e degli affari europei, fornisce assistenza e networking alle imprese nel processo di accesso ai fondi europei diretti, dall’individuazione delle opportunità disponibili alla scrittura di progetti ad hoc che ambiscano all’innovazione e allo sviluppo in linea con gli obiettivi, le politiche e i programmi dell’Unione europea. L’attività della Progresso si esplica in diverse fasi. Supporta in primis il cliente nell’attività di analisi preliminare dell’idea progettuale, verificandone i requisiti di eleggibilità richiesti dalla Commissione europea e indicati nei molteplici programmi di finanziamento esistenti. Si procede, quindi, alla fase di stesura del progetto che, redatto secondo puntuali linee guida, deve contenere obiettivi e attività coerenti con il loro raggiungimento. Solo le proposte progettuali con un elevato livello di innovazione e di fruibilità per i beneficiari e una precisa roadmap possono ambire a essere favorevolmente accolte dell’esecutivo comunitario o da altro organo direttamente preposto all’erogazione del finanziamento stesso. Il lavoro del team della Progresso continua anche nella fase successiva, quella di implementazione, affiancando il cliente fino alla conclusione del progetto. 

 

Il ciclo di vita di un progetto europeo è composto generalmente dalle seguenti fasi:

  • macroprogrammazione, in cui le decisioni politiche a monte di un singolo intervento progettuale sono prese. Nella prassi comune questa è la fase in cui la Commissione europea stabilisce, di concerto, se del caso, con gli Stati membri, le linee guida di un programma o di una iniziativa comunitaria ed emette conseguentemente bando;
  • identificazione, in cui una prima idea-progetto ancora non dettagliata è definita o direttamente presentata da un soggetto promotore in un bando di gara;
  • progettazione esecutiva (formulation), in cui, come risultato quasi sempre di una fase di studio di fattibilità, la proposta progettuale assume la sua veste definitiva, con la descrizione o previsione degli aspetti più di dettaglio;
  • finanziamento (contracting);
  • realizzazione dell’intervento progettuale, al cui interno si svolgono le azioni di monitoraggio e valutazione in itinere;
  • valutazione ex-post, in cui si avvia una riflessione sui risultati raggiunti dal progetto e che dovrebbe indurre i responsabili della programmazione a identificare ulteriori necessità nell’ambito del medesimo programma.

 

Cosa occorre per presentare dei progetti di qualità e potenzialmente approvabili dall’Ue? Il segreto è garantire che le proposte progettuali siano costantemente monitorate in tutte le diverse fasi del ciclo e rese visibili agli attori chiave della catena decisionale europea.

In virtù di un approccio multi settoriale adottato, la Progresso opera in molteplici ambiti di interesse che vanno dall’ energia all’agricoltura, dall’aviazione alla finanza, dall’efficienza energetica al turismo. La Progresso si occupa di costruire e sviluppare le relazioni istituzionali con i decision makers, di influenzare gli stakeholders in linea con le esigenze dei clienti, veicolando l’immagine degli stessi all’interno delle istituzioni europee.

“I fondi europei rappresentano un’eccezionale opportunità di sviluppo a cui accedere per favorire la crescita e il benessere dei cittadini europei e che, tuttavia, rimangono spesso inutilizzati per via di una ancora diffusa disinformazione sulla materia. Mi auguro che in futuro possa crescere la consapevolezza che essere parte dell’Europa rappresenti un grande vantaggio”, precisa Romagnoli. 

Per ovviare a tale gap i consulenti della Progresso, attivi in diversi paesi europei, sono in prima linea nella divulgazione delle informazioni inerenti alle possibilità che l’Unione europea offre agli Stati membri, contribuendo in questo modo ad una delle principali politiche comunitarie ovvero quella di avvicinamento del cittadino all’Unione europea.

Appare evidente che non tutti i programmi comunitari funzionano secondi cicli di progetto predefiniti. Essi sono semplicemente uno strumento di riferimento per ragionare su questo tema tra operatori, utilizzando un linguaggio comune. Nello specifico, invece, occorre infatti distinguere tra programmi che prevedono progetti complessi e multisettoriali e programmi che pendono in considerazione progetti di tipo tecnico e che presuppongono che l’alto processo di programmazione sia già stato fatto a monte.

Le differenze sono notevoli e si riscontrano soprattutto nella fase di progettazione: alcuni programmi effettuano la selezione delle proposte da finanziare (detta anche valutazione exante) sulla base della presentazione di una prima ideaprogetto finanziando poi solo la fase di fattibilità (al termine della quale c’è un’ulteriore valutazione per sovvenzionare, successivamente, l’intero intervento).

Altri programmi finanziano invece, fin da subito, l’intervento progettuale in toto che comprende già al suo interno una parte più o meno approfondita di progettazione esecutiva. Tutto ciò spesso dipende da quanto tecnicamente dettagliata è la proposta che si presenta a bando. Nel caso di programmi che prevedono la presentazione di progetti complessi, in partenariato e multisettoriali, prevarrà il primo schema, nel caso, al contrario, di avvisi di gara per progetti più circoscritti, tecnicamente già definiti, è più frequente il secondo meccanismo di gestione.

Altra distinzione storica da fare è quella relativa all’approccio del ciclo progettuale. Attualmente ci si basa sul concetto della ‘programmazione per obiettivi’ in contrapposizione alla ben più comune e consolidata pratica della ‘programmazione per attività’. È bene evidenziare che il termine ‘programmazione’ in questo caso è sinonimo di progettazione. 

Nel caso della programmazione per attività legate, ad esempio, alla formazione, la logica di progettazione parte dalle attività, che sono un dato o meglio un vincolo, probabilmente perché il progettista è un esperto di tale materia o una società che ha interesse a erogare corsi formativi, o perché il programma finanzia esclusivamente interventi formativi.

Nella programmazione per obiettivi, invece, si identifica prima l’obiettivo finale dell’intervento, definito come beneficio per il target-group o cliente, e successivamente si identificano quei sotto-obiettivi necessari per raggiungerlo. In pratica ci si chiede ‘se vogliamo ottenere questo obiettivo/beneficio, di cosa abbiamo bisogno?’. Questo principio è chiamato in inglese forking (forchetta rovesciata) ed è, nella sua semplicità, un sistema molto utile per rendere più coerente e ricca un’analisi o una strategia. Ci si rende conto, infatti così, che se si vogliono ottenere benefici reali, tangibili, occorre intervenire su più settori, senza essere ristretti e condizionati da vincoli derivanti dall’interesse di chi deve ‘vendere’ una determinata soluzione. Un progetto che agisce su più settori o ambiti, è quello che si definisce progetto integrato.

Per concludere, è quindi importante e auspicabile che a monte, nella fase di progettazione che vede in primo piano l’operato degli specialisti della Progresso, i problemi siano formulati a partire dalla realtà, e non sulla base di idee, teorie o prefigurando soluzioni, seppure auspicabili. Quanto più l’identificazione dei problemi sarà basata su aspetti concreti e tangibili della realtà, tanto più il lavoro di progettazione sarà di qualità. Pertanto, le caratteristiche che devono avere i problemi identificati in questa fase sono: reali, basati cioè su fatti concreti e non su idee o opinioni; oggettivi, basati su fatti certi e, se possibile, dimostrabili; espressi in termini negativi, che rappresentino quindi delle condizioni negative attuali e non delle soluzioni; chiari, comprensibili quindi da tutti; specifici, riferiti cioè ad aspetti o elementi precisi (persone, luoghi, tempi e quantità).

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