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Business 19 Ottobre, 2020 @ 3:00

La trasformazione digitale delle imprese italiane vista dal vertice di Sas Italy

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Managing editor di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
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Mirella Cerutti, a.d. Sas Italia
Mirella Cerutti, a.d. Sas Italia (Courtesy Sas)

articolo tratto dal numero di ottobre 2020 di Forbes Italia

L’autore inglese Simon Sinek, nel suo libro The Infinite Game, considera il business un viaggio senza una destinazione finale e che, proprio per questo, i leader devono avere una visione infinita. “Ispirare con le tue azioni gli altri a dare ogni giorno di più: questo vuol dire essere leader”, aggiunge Mirella Cerutti confidando come quel libro l’abbia recentemente stimolata nel suo lavoro. Il suo di viaggio, Mirella, lo cominciò con una prima esperienza in Ibm, come account executive finance, fresca di laurea in economia alla Bocconi. “Quando sono uscita dall’università mi affascinava tutto il mondo della tecnologia, che all’epoca non era così diffusa come oggi. Volevo capirlo più da vicino”, ricorda.

Ne rimase talmente colpita da farne in seguito la sua vocazione professionale, quando nel lontano 1996 entrò in Sas, colosso americano attivo nel campo dei software e dei servizi innovativi di analytics, intelligenza artificiale e data management, come sales manager, poi sales director finance, fino a diventare country sales leader. Fondata nel 1976 a Cary, nella Carolina del Nord, Sas ha uffici in 58 Paesi e oltre 14mila dipendenti in tutto il mondo, con ricavi che hanno raggiunto nel 2019 i 3,1 miliardi di dollari. In Italia è presente dal 1987 e ha sedi a Milano, Roma, Venezia Mestre e Torino per un totale di 330 dipendenti.

Da luglio dell’anno scorso Mirella, appassionata di sci e biciclette, sposata con due figli, è diventata managing director dell’azienda nel nostro Paese. E si è dovuta subito confrontare con la pandemia da coronavirus. “È stata una grande soddisfazione per me assumere questo incarico. Sas mi ha permesso di conciliare la mia carriera con gli impegni famigliari”, ammette. “Questi mesi sono stati particolarmente sfidanti. Ci sono stati momenti in cui mi sono chiesta se le scelte che stavo facendo fossero giuste. Ma insieme alla task force che abbiamo creato ad hoc, mi sono sentita molto confortata in ciò che abbiamo fatto”. Se la sicurezza dei lavoratori è stato il primo pensiero, per quanto riguarda il lavoro da remoto Sas, forte del background nel comparto dell’It, non era nuova allo smart working. Sono quindi state adottate misure efficaci per superare il periodo di lockdown, anche dando un supporto psicologico ai dipendenti e mettendo a disposizione servizi più ludici, come corsi di yoga o lezioni di inglese. Il tutto naturalmente online. “Il valore della comunicazione è stato uno dei maggiori insegnamenti che ho fatto mio: rendere partecipi le persone dell’azienda delle decisioni che venivano prese è basilare”, spiega.

L’interazione all’interno dell’azienda è infatti uno dei pilastri su cui si fonda la cultura aziendale di Sas, moderna, aperta e improntata sulle persone come asset principale e sulla curiosità come spinta verso l’innovazione. Una cultura aziendale che è stata premiata anche da Great Place to Work che ha selezionato Sas nel suo ranking 2020 delle migliori aziende dove lavorare in Italia.

Mirella Cerutti sta insistendo molto anche sul concetto di Agile, un metodo di lavoro innovativo che si focalizza sul progetto e che sta modificando le consolidate pratiche di project management in tutti i campi, introducendo nuovi concetti e approcci orientati alla gestione del cambiamento. “Stiamo creando gruppi di lavoro eterogenei in sinergia tra business e It. Con la presenza di persone con età e culture diverse, può emergere valore. E ciò si riflette sulla qualità del servizio che ogni giorno offriamo ai nostri clienti”. E qui arriviamo al core business della società, la digital transformation. Una missione che parte da due presupposti: prima di tutto che le aziende in Italia, nonostante l’accelerazione recente che la pandemia ha impresso loro, rimangono ancora indietro a livello digitale rispetto al resto d’Europa. “Non dovremmo perdere lo slancio degli ultimi mesi e iniziare a ragionare in quest’ottica”, avverte infatti Mirella. Il secondo assioma è che una società sempre più connessa sta producendo una grossa mole di dati e riuscire a governarli, gestirli e analizzarli farà la differenza nel successo o meno di ogni business. Le organizzazioni analiticamente mature sanno che ogni decisione che deriva dai loro modelli può avere un impatto significativo sui profitti.

Proprio per questo l’obiettivo di Sas è quello di aiutare le piccole e medie imprese, ma anche i grandi player italiani, a trarre valore dai dati, attraverso analisi sofisticate in modo da poter rispondere alle diverse esigenze. “In questi mesi abbiamo messo a disposizione dei clienti i nostri corsi in maniera gratuita”. Una filosofia che si traduce concretamente nella nuova release, disponibile a partire dalla fine del 2020, di Sas Viya 4, una piattaforma progettata per sfruttare la tecnologia cloud che aiuta a fornire gli analytics a tutti, ovunque. Con Sas Viya le aziende saranno quindi in grado di prendere decisioni migliori e più velocemente. La release cloud-native di Sas Viya fa parte del risultato dell’investimento di ben un miliardo di dollari in intelligenza artificiale. Un grande impegno sottolineato anche dal fatto che Sas reinveste il 26% dei ricavi globali in ricerca e sviluppo. Tra gli altri progetti messi in campo da Sas c’è la partnership tecnologica e commerciale strategica con Microsoft. Le due aziende permetteranno ai clienti di gestire facilmente Sas nel cloud, espandendo le proprie soluzioni di business per facilitare la trasformazione digitale. Insomma, un’integrazione di Sas sulle soluzioni cloud di Microsoft, come Azure, Dynamics 365, Microsoft 365 e Power Platform, e una conferma della visione condivisa delle due aziende volta alla democratizzazione dell’intelligenza artificiale e degli analytics. “Il processo della digital transformation è ormai irreversibile e auspico una grande accelerazione in tal senso”, dice Mirella Cerutti. Ma che avverte: “È una spinta che deve avvenire in due direzioni: sia dal pubblico che dal privato. Il rischio è di avere un Paese a due velocità. Ci aspettiamo che anche la pubblica amministrazione accompagni il cambiamento con gli investimenti necessari. L’industria 4.0 è la svolta e le aziende hanno bisogno di fare quel salto richiesto. E oggi abbiamo quell’opportunità”.

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