Seguici su
Business 18 Novembre, 2019 @ 12:18

Così Maire Tecnimont porta persona e filiera nella rivoluzione digitale

di Matteo Rigamonti

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi

Gas Refinery (Unsplash)

Dall’esperienza acquisita nell’ottimizzazione dei processi interni all’efficientamento digitale degli impianti per migliorare le performance. Sono le due direttrici in cui si sostanzia il rinnovato approccio digitale di Maire Tecnimont e che contribuiranno al ripensamento della rivoluzione digitale con “Beyond Digital”, l’evento organizzato proprio da Maire Tecnimont in collaborazione con Boston Consulting Group che si pone l’obiettivo di andare oltre la retorica sulla digitalizzazione per promuovere la creazione di un nuovo modello operativo che punti sull’engagement delle persone e dell’organizzazione e sulla costituzione di processi trasversali di filiera.

All’evento “Beyond Digital” – i cui lavori si potranno seguire domani, martedì 19 novembre, in diretta streaming all’indirizzo https://www.mairetecnimont.com/en/beyond-digital – parteciperanno: Fabrizio Di Amato e Pierroberto Folgiero, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Maire Tecnimont, Giovanni Malagò, presidente del Coni, Andrea Prencipe, Rettore dell’Università Luiss – Guido Carli, e Luca Solari, professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano.

Il rinnovato approccio digitale di Maire Tecnimont si declina, spiega l’ad Folgiero, “nell’implementazione prevalentemente di due aspetti: come ottimizzare i processi interni nel day by day e come migliorare l’offerta rivolta ai clienti, anche nei servizi digitali”, che è forse “la parte più bella e sfidante”, aggiunge. Il trend, prosegue l’ad, è quello di “ricorrere alla mole enorme di dati di cui disponiamo per svolgere un vero e proprio esercizio di data scientism che ci consenta di elaborare nuovi algoritmi che possano contribuire a ottimizzare le performance degli impianti”. Ciò consentirebbe all’industria specializzata nella trasformazione di risorse naturali di agire sulla “catena del valore impiantistica” con “applicazioni immediatamente tangibili”, conclude. Restituendo, peraltro, importanza e centralità al ruolo del contractor.

Maire Tecnimont – che, ricorda Folgiero, “ha un dna fatto di tradizione ingegneristica e qualità delle persone” – ritiene infatti che alla trasformazione digitale occorra applicare un approccio pragmatico per la creazione di valore attraverso un vasto portafoglio di iniziative e il coinvolgimento pervasivo delle risorse umane, veri e propri “doers” del percorso.

La digital vision proposta dal Gruppo Maire Tecnimont prevede, pertanto, di ricorrere alla digitalizzazione in maniera pervasiva per abilitare in modo ancora più efficace il ruolo del contractor del futuro, in qualità di “orchestratore” della value chain, tecnologo competente e indipendente e realizzatore, in grado di coniugare efficienza con nuovi servizi/offerta.

Con “Beyond Digital”, ricorda in una nota il gruppo da 3,6 miliardi di ricavi e 9.100 tra dipendenti e professionals, in un momento in cui il dibattito sulla digitalizzazione appare caratterizzato da stereotipi e aspettative non sempre fondate, Maire Tecnimont, anche alla luce delle proprie competenze da contractor, intende, fornire un contributo concreto, approfondendo le diverse posizioni, le best practices in materia, oltre che la propria case history.

 

Podcast 30 Settembre, 2019 @ 1:00

Roberto D’Incau in podcast per Forbes: così il digitale sta trasformando le professioni della moda

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi

Ascolta “Moda, creativi e big data” su Spreaker.

“Nuove tecnologie e big data sono trend destinati a ricoprire un ruolo sempre più importante nel campo della moda”. Così Roberto D’Incau, founder e ceo di Lang&Partners, nel suo podcast Jobs Trend realizzato per Forbes Italia. Non soltanto, la spinta tecnologica, secondo D’Incau, porterà anche a una “ridefinizione molto forte nel ruolo degli influencer”, dove assisteremo a una sorta di “selezione naturale”.

Dopo l’approfondimento su tematiche d’attualità di Editors’ Picks con Marco Barlassina, direttore di Forbes.it, e il focus sulla web reputation di The Fool con Matteo Flora, Jobs Trend con Roberto D’Incau è il nuovo podcast di Forbes Italia: il mondo del lavoro raccontato da uno tra i più importanti opinion leader italiani in ambito hr, founder e ceo di Lang&Partners.

Con la rivoluzione digitale inoltre, secondo D’Incau, la moda andrà incontro a una sempre maggiore “contaminazione culturale tra management e creatività”. Perché nell’attuale contesto, spiega il ceo di Lang&Partners, “i creativi hanno bisogno di management skills e i manager di capire il prodotto per non appiattirsi su livelli standard dettati dal mercato” del negozio o dell’online.

“Noi head hunter – assicura D’Incau – cerchiamo persone che vedano oltre, capaci non soltanto di interpretare lo spirito del momento ma di vedere il futuro”.

Jobs Trend, così come tutti i podcast di Forbes Italia si può ascoltare e scaricare sulle piattaforme Spreaker, Spotify, Apple Podcast e Google Podcast, oltre che nella sezione dedicata su Forbes.it.

Business 19 Settembre, 2019 @ 12:35

BIG DATA debutta su BFC: la parola ai protagonisti della rivoluzione digitale

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Forbes BIG DATA
Fabio Wilhelm Invidia conduce Forbes BIG DATA

Debutta su BFC venerdì 20 settembre alle 21 Forbes BIG DATA, il nuovo programma di approfondimento di BFC con le nuove idee e le interviste ai protagonisti del mondo digitale.

Forbes BIG DATA è in onda su BFC in prima visione ogni venerdì alle 21, visibile al numero 511 del telecomando Sky, sul canale 61 di Tivùsat e online su Bfcvideo.com, quindi in replica più volte durante la settimana.

A condurre il magazine con interviste ai protagonisti del mondo digital, social e web è Fabio Wilhelm Invidia, che accompagnerà i telespettatori in un viaggio che spazia dall’alfabetizzazione digitale al markerting, dalla brand safety, al debunking e alla trasparenza dei big data.

Forbes BIG DATA ha una durata di 28 minuti ed è una produzione esclusiva di Blue Financial Communication – the Media & Digital Company, realizzata in studio a Milano e con contributi in esterna.

Argomento della prima puntata informazione e debunking. Gli intervistati saranno Roberto Burioni, che parlerà di big data & debunking), ed Enrico Mentana, che parlerà di big data & informazione.

BIG DATA: il nuovo programma di BFC dedicato ai protagonisti del digitale from BFC Video on Vimeo.

Tecnologia 7 Agosto, 2019 @ 1:15

Chi è il Chief digital officer, il leader alla guida dell’innovazione digitale

di Simona Politini

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi
nuove tecnologie
(GettyImages)

Dalla sostituzione della modulistica cartacea con quella digitale all’utilizzo delle nuove tecnologie per fornire, per esempio, un servizio di customer care più efficace, le aziende necessitano oggi di un nocchiero che, capace di domare la tempesta di novità creata dalla rivoluzione digitale, sia in grado di spiegare le vele e le conduca alla meta. Stiamo parlando del Chief digital officer, l’esperto di digital trasformation che ha il compito di aiutare le aziende a rimanere competitive a fronte di una crescente digitalizzazione.

Un po’ tecnici, un po’ manager, un po’ comunicatori, i Cdo, come ogni buon leader, devono possedere una visione, in questo caso: la visione del cambiamento. Non si tratta solo di implementare i servizi digitali, infatti, ma di rimuovere le barriere spingendo le aziende a pensare alle nuove tecnologie come un partner per raggiungere gli obiettivi di business, piuttosto che come un qualcosa da guardare con diffidenza e tenere a distanza.

Chief digital officer: un lavoro del futuro che deve già ripensarsi?

Secondo una ricerca da poco condotta dalla PwC’s Strategy&, The 2019 Chief Digital Officer Study Global, il 21% di 2.500 tra le più grandi public company nel mondo analizzate ha già designato un Chief digital officer (o equivalente). Anche in Italia il ruolo ha trovato maggiore riscontro pratico nel tessuto lavorativo.

Tuttavia dal 2016 il trend di crescita sembra rallentato, i ricercatori ipotizzano per la necessità di ripensare questo ruolo alla luce delle rapidissime evoluzioni con cui la digitalizzazione investe ogni funzione. I leader di molte aziende ora credono che affidare a una singola persona la trasformazione digitale potrebbe non essere l’approccio migliore, perché è una priorità strategica intrinseca in tutta l’azienda, poiché l’agilità diventa fondamentale per la sopravvivenza.

Allo stesso tempo, le aziende nelle quali è già presente un Cdo hanno cambiato le loro aspettative su questo ruolo: in precedenza, i ruoli di Cdo tendevano a essere ricoperti da persone con funzioni rivolte al mercato, tra cui marketing, servizio clienti, vendite o distribuzione. Ora, tuttavia, le organizzazioni sono sempre più alla ricerca di Cdo con background strategici e tecnologici: coloro che sono in grado di lavorare a livello manageriale su diverse funzioni e di comprendere le rivoluzioni rese possibili dalla tecnologia. Lo conferma lo studio che evidenzia come il numero di Cdo con background tecnologico sia significativamente aumentato nel 2018.

In ogni caso, fino a quando la trasformazione digitale diventerà di responsabilità di ogni membro del team esecutivo (ci vorrà ancora un bel po’ di tempo), laddove le organizzazioni hanno già un Cdo o intendono avvalersene, la priorità, suggerisce lo studio, dovrebbe essere quella di garantire che la persona in questo ruolo abbia ancora la prospettiva e le capacità appropriate per far avanzare l’agenda della trasformazione digitale, applicandola scrupolosamente nelle operazioni, e su vasta scala, all’interno dell’organizzazione.

Chief digital officer: un master per diventare un leader della trasformazione digitale

Ma come diventare Cdo? Cosa bisogna studiare? Che competenze bisogna avere? Non è semplice rispondere a queste domande perché il Cdo è una figura dal bagaglio di conoscenze molto articolato.

Per riuscire quantomeno ad orientarci sull’argomento possiamo prendere ad esempio il master organizzato da Talent Garden, la più grande piattaforma in Europa di networking e formazione per l’innovazione digitale, fondata nel 2011 da Davide Dattoli, uno dei 300 giovani Under 30 di Forbes.

Il Digital Transformation Master part Time di Talent Garden è composto da sei moduli completamente diversi ma in dialogo tra loro: si parte dal Digital Strategy & Tools, il modulo per imparare a mappare il processo di trasformazione digitale in azienda, sino al modulo per imparare a individuare le caratteristiche e le potenzialità dei nuovi paradigmi di impresa automatizzata e interconnessa, passando per il change management, la customer centricity, il valore dei data e lo sviluppo software. Si nota dunque una forte preminenza di nozioni di tipo tecnico, ma più che altro in termini di approccio, perché si sa: gli strumenti si aggiornano rapidissimamente, quello che conta è saper individuare una strategia in ottica digitale e fare quanta più esperienza sul campo possibile.

Per saperne ancora di più sull’argomento, rivolgiamo alcune domande ad Alberto Giusti,  esperto di digital transformation con oltre vent’anni di esperienza in strategia d’impresa e Ceo per diverse aziende internet, nonché  uno dei fondatori del movimento Digital Building Blocks per la trasformazione digitale dei manager italiani.

Chi è il Chief digital officer e cosa fa?

“Il Chief digital officer è un manager con esperienza nell’industry di riferimento che ha la responsabilità di gestire il processo di digital transformation dell’azienda. Naturalmente rimette all’amministratore delegato, ma, a partire da un forte presidio dell’ambito Sales&Marketing, sa definire le giuste strategie da mettere in atto per condurre l’azienda all’utilizzo degli strumenti digitali allo stato dell’arte e, in seguito, per condurla in un cammino indirizzato all’innovazione.”

Collegandoci alla precedente domanda, qual è dunque il ruolo dell’imprenditore nel processo di trasformazione digitale?

“L’imprenditore è il primo artefice del cambiamento. Deve dare la direzione e stabilire la giusta cultura aziendale. Ormai naturalmente l’imprenditore non può prescindere dall’utilizzo degli strumenti digitali e naturalmente dovrebbe delegare completamente solo le attività che conosce a menadito, partecipando invece attivamente nei processi dove la sua conoscenza non sia totale (in genere la digital transformation è uno di questi). Senza il giusto commitment dell’imprenditore i dipendenti tenderanno a non uscire dalla comfort zone e a continuare a fare nei soliti modi rischiando il fallimento dell’azienda in pochi anni. Oggi si parla di evolvere o estinguersi. “

Come si fa a diventare Chief digital officer? Ovvero, che competenze manageriali bisogna acquisire e quali soft skill possedere?

“Il Cdo è una figura relativamente recente (soprattutto in Italia) per cui non esistono processi definiti. Di sicuro grandissima importanza è data ad un percorso di esperienza aziendale. Non è fondamentale che la sua formazione accademica derivi da lauree necessariamente scientifiche: ci sono (anche in italia) Chief Digital Officer di successo laureati in filosofia.  È fondamentale però che conosca a fondo i modelli di business del settore di riferimento e le logiche odierne di organizzazione aziendale. Sono necessarie naturalmente anche capacità di comunicazione e coinvolgimento dei team in azienda. La trasformazione digitale è in primis una trasformazione culturale.

Trattandosi di una figura relativamente recente, non esiste una definizione precisa delle competenze necessarie per diventare Chief digital officer, ma sicuramente quelle che seguono sono caratteristiche che non possono mancare:

  • Esperienza nel settore dell’industry di riferimento
  • Capacità di management
  • Leadership
  • Attenzione alla customer experience e all’usabilità
  • Relazione e gestione delle risorse umane
  • Competenze consolidate nell’area sales
  • Multi-channel strategist
  • Nozioni di digital marketing
  • Capacità di definizione delle KPI
  • Approccio multidisciplinare
  • Curiosità verso nuovi strumenti
  • Autorevolezza e capacità di coinvolgimento
  • Capacità di cogliere le sfide: dove gli altri vedono un grande ostacolo, un buon CDO vede una grande opportunità!”

 Dal punto di vista strettamente tecnico, quali sono le specializzazioni che un Cdo deve avere (e-commerce, seo, adv …)?

“Il Cdo ha una cultura multidisciplinare ed è curioso per natura. La sua curiosità l’ha portato sicuramente ad approfondire ognuna delle “nuove arti” del Digital (Digital analytics, Search Engine Optimization, Search Engine Marketing, e-commerce, Programmatic advertising, Inbound marketing etc.), ma non è un “mangiabit” e non deve saper gestire tutte le nuove feature di un account di Google analytics. Deve avere la giusta visione di insieme e sapere “dirigere l’orchestra” per far uscire la giusta melodia e realizzare le strategie concordate con l’amministratore delegato, tenendo salda la barra del timone e continuando a monitorare settimalmente i KPI (o gli OKR). Deve avere le competenze per capire quale impatto abbiano le diverse attività digital sia dal punto di vista dei ritorni e del potenziale, sia dal punto di vista dell’effort e dei costi.”

Chi supporta il Cdo nelle sue attività? Ovvero, il Cdo ha bisogno di una squadra e se sì quali sono le figure più adatte a coadiuvarlo nell’attività?

“Il Cdo deve avere il suo Digital Tailor che lo supporta nell’operatività quotidiana. Se il Cdo è il maestro di bottega, l’artigiano a cavallo tra il mondo tradizionale e quello digital, il Digital Tailor invece è il garzone che ha una manciata di anni di esperienza di digital, magari maturati nella gestione di piccoli clienti in autonomia in parallelo ad un percorso di carriera aziendale che gli ha dato la sensibilità su metodi e modelli organizzativi (attuali) di successo. Una volta a regime in azienda, si strutturerà poi un team digital che segue queste due figure apicali per poi arrivare a “scomparire” quando l’elemento digital riuscirà ad integrarsi in ognuna delle funzioni aziendali e la digital transformation potrà dirsi conclusa per dare origine al nuovo corso abilitando ad una crescita esponenziale. Sebbene, essendo la trasformazione digitale ora accettata come un continuo lavoro in corso, l’ultima tendenza è quella di internalizzare il ruolo dandogli un posto nel management (secondo lo studio PwC’s Strategy& il 54% dei Cdo hanno assunto un ruolo dirigenziale dal 2014 al 2018: la trasformazione digitale diventa parte integrante della strategia aziendale, ndr)”

È più efficace dunque internalizzare la figura del Cdo o è sufficiente affidarsi ad un consulente esterno? In quali casi è più adatta l’una o l’altra scelta?

“Sulla base di quanto appena detto, sarebbe sempre meglio avere un Cdo internamente a regime, ma potrebbe avere senso anche iniziare con un temporary manager e poi evolvere verso una figura più stabile quando la cultura aziendale sarà assimilata ed i nuovi processi in atto. È più facile che il primo Cdo in azienda sia un manager di esperienza che goda della piena fiducia dell’amministratore delegato e abbia le giuste leve decisionali. In seguito potrà passare lo “scettro” ad un soggetto in azienda che diventerà anche il primo candidato poi ad assumere il ruolo di direttore generale o magari proprio quello di amministratore delegato.”

Esistono dei modelli di business per condurre l’azienda attraverso la trasformazione digitale?

“Esistono molti nuovi modelli di business che abilitano ad una crescita esponenziale, ma per riuscire ad adottarli completamente bisogna compiere un percorso all’interno di tutte le funzioni aziendali. Ed è principalmente un percorso di cambiamento culturale, non si può pretendere di ‘saltare i passaggi’ e diventare da subito un’organizzazione esponenziale. Si rischia di avere creato una azienda a due velocità con da un lato manager preparati digitalmente alla ricerca di nuove opportunità (gli head hunter sono sempre alla ricerca di queste figure nel mercato su mandato dei competitor che debbano ancora effettuare il cambiamento) e dall’altro manager ancora attaccati a vecchi processi non più concorrenziali.”

Strategia 18 Maggio, 2019 @ 5:00

Come scegliere un Chief Digital Officer, il leader per la trasformazione digitale

di Simona Politini

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi

La trasformazione digitale agita le aziende che, per non rischiare di dover fermare la propria attività, decidono di guardare a nuove figure da inserire all’interno del proprio organico di modo da assicurarsi la capacita di perseguire strategie di business innovative. Non sorprende dunque l’aumento di richieste di professionisti per ricoprire il ruolo di Chief Digital Officer, un esperto della innovazione digitale in grado di assumersi la responsabilità di tutto ciò che compete questo settore.

Il punto diventa adesso: quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un candidato per poter essere selezionato per il ruolo di Chief Digital Officer?

Come trovare un Chief Digital Officer per guidare l’azienda nella trasformazione digitale

Il successo di un candidato nel ruolo di Chief Digital Officer è fortemente influenzato da due fattori: competenza e credibilità. Questo è il risultato dello studio condotto dai ricercatori Michael Wade, professore di Digital Business Transformation presso l’International Institute for Management Development (IMD) in Svizzera e Nikolaus Obwegeser, ricercatore presso l’IMD’s Global Center for Digital Business Transformation. Lo studio è stato pubblicato sulla MIT Sloan Management Review, la rivista edita presso il Massachusetts Institute of Technology.

Trovare il candidato giusto per ricoprire la posizione di Chief Digital Officer non è facile e gli incarichi tendono ad essere brevi. A partire da questa constatazione i ricercatori, durante la fine del 2018 e l’inizio del 2019, hanno analizzato i percorsi di carriera di 508 Chief Digital Officer, esaminato oltre 1.000 risposte di sondaggi da parte di questi e altri leader digitali e intervistati 42 di loro in 28 paesi operanti in settori diversi per comprendere meglio la posizione.

Competenza e credibilità, i fattori chiave di un futuro Chief Digital Officer

I risultati dello studio suggeriscono dunque che l’esito di un processo di selezione per il ruolo di Chief Digital Officer dipende per la maggior parte da quanto si è in grado di far percerpire all’esaminatore: competenza e credibilità. La competenza è un termine generico per la combinazione di conoscenze digitali, abilità ed esperienza. La credibilità è la convinzione all’interno di un’organizzazione che un candidato può raggiungere gli obiettivi dichiarati.

Per il ruolo di Chief Digital Officer meglio scegliere un candidato interno o esterno all’azienda?

Se assumere un Chief Digital Officer dall’interno o portarne uno dall’esterno è una decisione importante. Le organizzazioni spesso pensano che la competenza e la credibilità possano essere meglio combinate in un candidato esterno. Tuttavia, anche se i candidati esterni possono portare competenze ed esperienze digitali fondamentali per le organizzazioni che puntano ad una migliore struttura digitale, potrebbero faticare a costruirsi attorno credibilità necessaria per il cambiamento organizzativo.