Gvm Care & Research, nessun confine tra salute pubblica e privata

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Ettore Sansavini, presidente GVM Care & Research
Ettore Sansavini, presidente GVM Care & Research

 

Quella del gruppo ospedaliero italiano Gvm Care & Research è una storia che nasce in Italia, in provincia di Ravenna. Tutto ebbe inizio in una clinica privata forlivese alla quale approdò un giovanissimo Ettore Sansavini prima della conclusione degli studi, come factotum, spinto dal desiderio di trovare il suo spazio nel mondo del lavoro. “Ne diventai direttore dopo soli due anni, ma il salto lo feci dieci anni dopo quando accettai il ruolo di direttore amministrativo e generale della Casa di Cura Villa Maria a Cotignola (RA), situata al centro del distretto sanitario di Lugo, con già sette ospedali pubblici attivi. Ci ritrovammo, così, a essere competitor di strutture pubbliche in un regime di concorrenza non paritaria; il periodo era complesso, non avevamo più di 10 pazienti paganti al mese”. Le conseguenze non si fecero attendere, alcuni soci abbandonarono l’azienda. Fu allora che, da piccolo azionista, con la fiducia delle banche Sansavini iniziò l’opera di espansione che ancora oggi caratterizza l’azienda: acquistò progressivamente altre strutture e costituì società di servizi funzionali all’attività della filiera sanitaria e alla crescita del gruppo Gvm Care & Research. “La vera svolta, tuttavia, fu quando, prendendo spunto dagli Stati Uniti, applicai i criteri del controllo di gestione all’erogazione delle prestazioni sanitarie, anticipando gli attuali Drg (diagnosis-related group, un sistema che permette di classificare tutti i pazienti dimessi da un ospedale in gruppi omogenei, ndr)”. 

In che modo l’acquisizione della Casa di Cura Villa Maria ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo del rapporto tra sanità pubblica e sanità privata? 

Casa di Cura Villa Maria – oggi Maria Cecilia Hospital – è stata la prima struttura privata a dare vita a una integrazione pubblico-privato in Italia in occasione del trasferimento delle attività di cardiochirurgia dell’Ospedale di Parma, a seguito di un evento avverso che ne aveva compromesso la stabilità strutturale e l’organizzazione. Si aprì così la strada a successive attività di collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, che per la prima volta a fine anni Ottanta riconobbe la struttura come soggetto privato con funzione sussidiaria del pubblico. 

 

Come incide il capitale umano nel raggiungimento degli obiettivi sociali ed economici e quanto è importante investire nelle persone? 

Il capitale umano è il motore dell’impresa, a ogni livello. Ho sempre avuto un rapporto personale con i miei collaboratori e ancora oggi, nonostante le mutate dimensioni dell’azienda, cerco di mantenere un contatto diretto con loro. Ciò che ho sempre voluto trasmettere è l’importanza di svolgere con competenza, professionalità e rispetto per gli altri il proprio lavoro come portatore di valore e fattore di successo dell’impresa. L’eccellenza è prima di tutto tensione verso la promozione di un nuovo umanesimo in cui ciascuna figura professionale acquisisce nel tempo un valore intrinseco e assorbe la cultura aziendale per poi condividerla, trasmetterla e migliorarla.

 

A che punto è il rapporto oggi tra sanità pubblica e sanità privata? 

La naturale evoluzione dei rapporti di collaborazione pubblico-privato si coglie nella recente pandemia, che ha accelerato un nuovo modo di intendere i rispettivi ruoli, passando da sinergiche integrazioni per far convergere sforzi e risorse, in progetti comunque regolati dalle istituzioni. Non parlerei più di separazione dei due mondi, anche se il privato è percepito spesso, senza cognizione di causa, come una entità speculativa. Oggi, parlare di collaborazione pubblico-privato, che non è più utopia, è realtà. La natura di un servizio sanitario pubblico risiede nel governo dei bisogni, nella definizione degli obiettivi, nella programmazione e nel controllo dei risultati che devono rimanere nel perimetro di competenza di Stato e Regioni. Tuttavia, senza un’evoluzione culturale, economica, sociale, organizzativa e politica anche in questo settore, difficilmente riusciremo a dare un giusto futuro al Paese sotto il profilo sanitario.

Spostiamoci ora sui vostri progetti per il futuro.

Intendiamo consolidare la posizione di Gvm Care & Research che ci vede tra i leader nazionali nell’ambito della sanità e della salute. Proseguiremo a investire in nuove tecnologie, virando sempre di più sulla robotica e l’innovazione, seguendo gli obiettivi storici della nostra impresa e ponendoci sempre come interlocutore a fianco del Servizio sanitario nazionale. Continueremo a orientarci verso la medicina territoriale e le strutture di assistenza per la silver age.

 

Rimaniamo ancorati al futuro, quali pensa possano essere i prossimi scenari di sviluppo relativi a questo settore? 

Credo in un futuro promettente per la medicina, che ha già fatto rilevanti progressi aumentando di oltre 10 anni l’aspettativa di vita. Grazie alle nuove tecnologie di imaging esploriamo dall’interno il corpo umano, sostituiamo organi danneggiati utilizzando stampanti 3D, impieghiamo device sempre più intelligenti e possiamo riprogrammare parti del nostro Dna grazie all’ingegneria genetica. L’uomo deve governare il progresso e non subirlo. Medici e aziende private e pubbliche dovrebbero gestire insieme i processi sanitari. Oggi sembra che la politica veda nella tecnologia una forma di risparmio: meno medici, visite, ospedali. Non è così, non si deve e non si può risparmiare sulla salute. Perciò investo sulle strutture di Gvm Care & Research perché alcune divengano Irccs, e quindi, incidano a pieno titolo nella ricerca. In futuro avremo algoritmi per migliorare la prevenzione, ospedali per acuti e centri riabilitativi, una migliore diffusione della medicina e assistenza domiciliare per la continuità di cura, un rafforzamento della rete di strutture assistenziali destinate alla terza età. Naturalmente tutto a misura di paziente.