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Investimenti 6 Novembre, 2020 @ 12:35

L’equilibrio tra collezionismo, passione e investimento: l’arte vista da Nicola Volpi

di Marco Rubino

La mia grande passione è la street art.Leggi di più dell'autore
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Nicola Volpi: collezionismo d'arte e investimento

Professionista con un’esperienza consolidata nel settore del private equity, Nicola Volpi è stato uno dei fondatori di Permira, ha fatto parte del Consiglio di amministrazione dell’Inter e nel 2013 ha dato vita a Movidea, società di investimento che opera nel settore dei beni di lusso in ambito italiano ed internazionale. È entrato nel capitale della Pagani Automobili, la nota casa di auto sportive di superlusso. Tanti gli interessi che lo hanno accompagnato nella sua vita, tra questi anche quello per l’arte contemporanea. Lo incontriamo per capire di più sulla sua passione e per cercare di carpire qualche consiglio su come trovare un equilibrio tra l’arte come passione e quella come investimento.

Da dove nasce questa passione?
Non mi definisco un collezionista o un esperto d’arte ma tutt’al più un appassionato di arte contemporanea. Ho la fortuna di avere una sorta di mentore in Giuseppe Iannaccone, grande collezionista ed esperto d’arte, che mi ha introdotto a questo mondo. La passione per l’arte è sicuramente una occasione per approfondire, per scoprire, per circondarsi di cose belle con cui vivere, per viaggiare con amici che condividono la stessa passione.

Come selezionare un’opera da acquistare?
Non c’è un unico metodo, io me ne sono dato uno molto semplice. Devono verificarsi due condizioni: la prima essenziale è che l’opera piaccia a me e a mia moglie. Non conservo opere in un caveau di una banca come alcuni grandi collezionisti, quindi dobbiamo avere il piacere di fruirne quotidianamente. Se l’opera ci piace allora mi confronto con Giuseppe Iannaccone  sulla scelta anche in termini di valore dell’opera e dell’artista. Questa è la seconda condizione da verificare per battezzare l’acquisto.

Da uomo di finanza come giudica l’investimento in arte?
Qui subentra la parte più razionale che mi guida anche se in questo caso non è quella predominante. In assoluto investire in arte, così come in selezionati beni da collezionismo come ad esempio auto storiche, è una scelta che combina una passione con l’opportunità di preservare e accrescere il valore dell’investimento. Non nascondo il fatto che fa piacere a tutti sapere che un’opera acquistata anni prima venga poi battuta all’asta a prezzi molto superiori, per quanto poi non sia intenzione comunque vendere. Facendo un parallelo per un attimo con un approccio da finanza anche qui occorre metodo: fa meglio chi approfondisce, chi studia di più, chi non si fa guidare dalla pura emozione o dalle mode del momento. Chiave è capire quali artisti lasceranno una traccia nella storia dell’arte, quelli che entreranno o sono già nei migliori musei del mondo, rispetto ad artisti che saranno delle meteore semplicemente perché supportati da mercanti d’arte senza scrupoli. Un altro aspetto tipicamente finanziario da considerare è una differenza denaro-lettera, ovvero fra i prezzi a cui un privato compra e quello a cui può vendere la stessa opera, che è incredibilmente alto rispetto alle consuetudini dei mercati finanziari. Basti pensare che i diritti d’asta per acquistare un’opera possono arrivare anche oltre il 20% del prezzo di aggiudicazione. Questo è purtroppo una inefficienza, un limite, per poter considerare a pieno titolo questo mercato al pari di mercati finanziari più tradizionali

Nella sua passione per l’arte contemporanea rientra anche la street art?
Certamente, mi diverte molto la rappresentazione molto fresca, essenziale ma carica di messaggi dei giovani street artist. Ho avuto la fortuna di conoscere di persona TV Boy, soprannominato il Banksy italiano, un artista che vuole parlare solo con le sue opere e che tende a celarsi da una immagine pubblica. Con lui ci sentiamo spesso e gli ho commissionato nel tempo 3 opere che mi piacciono molto.

È legato a qualche opera in particolare della sua collezione?
Direi che sono legato a quasi tutto quello che ho comprato, non fosse altro perché c’è una storia dietro per arrivare all’acquisto. Un aspetto però mi diverte particolarmente, ovvero quando ho l’opportunità di commissionare un’opera direttamente all’artista che la realizza specificatamente per me. Questo ti riporta a un concetto quasi rinascimentale di concepire l’arte che è molto coinvolgente. Il poter conoscere l’artista, poter discutere con lui il progetto che ha in mente e quindi comprenderne intimamente il significato, capire la tecnica con cui dipinge o modella, fino a vedere la nascita dell’opera stessa è una emozione diversa che comprare un’opera all’asta vista magari su un catalogo.

C’è un’opera che ha fortemente voluto?
La Kate Moss di Marc Quinn è una scultura che ho cercato per diverso tempo, anche perché volevo una delle primissime edizioni. Quando finalmente l’ho avuta in casa è stata una vera soddisfazione.

Chiudiamo con una domanda secca: due artisti che ha in collezione che consiglia di guardare con interesse?
Non sono certo io a scoprirli, sono già consacrati nei migliori musei, ma su tutti cito due artisti americani: Kiki Smith e Hernan Bas. Sono artisti molto diversi, ma accomunati da una sensibilità unica e che illustrano entrambi una diversa inquietudine dettata dal proprio trascorso personale.

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