Cultura

L’arma indispensabile per combattere l’ansia finanziaria nei momenti di crisi

(Getty Images)

WASHINGTON – Si sta concludendo un anno molto difficile che ha messo a dura prova tutti. Purtroppo, anche questo periodo di festa non sarà lo stesso. Dopo mesi e mesi chiusa nella mia casa a Washington e letteralmente seduta alla scrivania, voglio scrivere di alcuni degli insegnamenti di questo anno e di questa pandemia. Le crisi ci cambiano profondamente e, in particolare quando sono grandi, cambiano il nostro modo di pensare. E’ successo nella crisi precedente che ho osservato da vicino, perché iniziò proprio qui negli Stati Uniti, travolgendo le finanze delle famiglie americane. Da quella e da questa crisi è emerso che le conoscenze finanziarie sono utili. Ci servono non solo per non sbagliare nelle scelte che facciamo ogni giorno e nell’utilizzo degli strumenti finanziari in cui investiamo, ma anche per destreggiarci meglio nei momenti di difficoltà e parare i colpi degli shock. Non è casuale che la domanda di conoscenza finanziaria aumenti in modo esponenziale a ridosso delle crisi, quando le persone hanno la necessità e sentono l’urgenza non solo di trovare rimedi immediati, ma anche di fare cambiamenti e di capire come fare meglio per non ritrovarsi nella stessa situazione in futuro.

L’educazione finanziaria diventa un’urgenza avvertita anche dalle istituzioni e dai policy-maker. Nacque proprio nel 2008, ad esempio, l’International network on financial education (Infe) dell’Ocse con lo scopo di promuovere l’educazione finanziaria tra i Paesi e le buone pratiche che si possono seguire per aumentare le conoscenze finanziarie. Ed è proprio sul finire del 2020, nel corso di questa crisi, che l’Ocse ha emesso una raccomandazione che invita tutti i Paesi a dotarsi di una strategia nazionale per l’educazione finanziaria e promuovere l’educazione finanziaria per tutti. Per essere precisi, le conoscenze finanziarie di cui sto parlando sono le conoscenze di base, l’abc del sapere finanziario. Non c’è bisogno di essere esperti per prendere decisioni finanziarie, ma tanto più sappiamo tanto meglio facciamo. Questa verità, che è messa in evidenza in tanti studi accademici, si tocca con mano proprio nelle crisi.

Per questo, subito all’inizio della pandemia abbiamo pubblicato sul nostro portale quellocheconta.gov.it un decalogo di quello che conta sapere nelle situazioni di emergenza. L’obiettivo era aumentare le conoscenze di base che ci servono nelle situazioni difficili e particolari come questa crisi. Sul portale è possibile consultare anche i cinque consigli e le sette cose da sapere: alcuni semplici principi che guidano le scelte finanziarie e che sono utili per tutti da sapere. E se sentiamo il bisogno di apprendere i concetti base della finanza nei momenti di emergenza, voglio ricordare che l’educazione finanziaria non deve essere solo una risposta alla crisi, ma al mondo che cambia. Ed occorre fare molto di più affinché possiamo sviluppare proprio quegli anticorpi che ci servono per combattere meglio la prossima crisi. A livello nazionale, bisogna agire in modo strutturale, far sì che sia l’educazione finanziaria a raggiungere le persone nella loro quotidianità e rispondere così ai loro bisogni prima che diventino urgenze.

Ad esempio, occorre introdurre l’educazione finanziaria nelle scuole affinché i giovani siano meglio preparati alle decisioni finanziarie che li aspettano, in particolare in un mondo che è sempre più digitale e dove basta un click per muovere una somma di denaro. Occorre inserire l’educazione finanziaria anche tra le attività formative svolte sul posto di lavoro, affinché i lavoratori possano avere un facile accesso alle informazioni necessarie per gestire i propri risparmi, e progettare il proprio futuro. E possano soffrire meno di ansia finanziaria, un fenomeno molto diffuso in Italia, soprattutto tra le donne, come emerge dalla raccolta dati che abbiamo commissionato alla società di ricerca Doxa proprio per capire bene la situazione finanziaria delle famiglie Italiane. Chi ha preoccupazioni finanziarie lavorerà peggio e renderà di meno.

Le crisi inoltre non sono mai neutrali, non colpiscono in modo eguale le persone. Un po’ come le malattie, colpiscono maggiormente i più deboli e portano via spesso a chi aveva già poco. La società che uscirà da questa crisi rischia di essere più diseguale di quella che l’ha attraversata. Per contrastare l’aggravarsi delle diseguaglianze dobbiamo concentrare l’attenzione sui gruppi che sono stati maggiormente colpiti. I dati ci indicano un gruppo importante che la crisi ha indebolito: le donne. Dobbiamo investire sulle donne se vogliamo non solo una ripresa solida ma anche equa. Il Comitato è pronto a farlo e a ripartire da loro nel prossimo triennio. Le crisi ci permettono di riesaminare il nostro futuro e non si può e non si deve ritornare al normale prima della crisi perché possiamo fare di più e meglio.

Voglio concludere questa lettera con una frase di un grande scrittore che scrisse un libro il cui titolo si adatta a questi tempi. Parlo di Albert Camus e del suo libro La Peste. Ma la frase che voglio riportare deriva da un suo altro scritto e dice: “Nel bel mezzo del caos ho scoperto che vi era in me una invincibile tranquillità. Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno… vi era in me un’invincibile estate”. Direi che è un buon augurio per uscire da questa pandemia. E’ una frase che mi ha accompagnato nel lavoro difficile di questo anno e che ispira quello che vogliamo fare nel futuro.

Buone feste a tutti.

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