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Cresce l’interesse dei giovani per i temi economico-finanziari. Ma resta un gap nell’educazione

Risparmio e investimento sono temi sempre più importanti per i cittadini, in quanto elementi essenziali per costruire progetti di vita.

Nel nostro paese è in crescita l’interesse per i temi economico-finanziari (+10% rispetto al 2021), soprattutto tra i giovani che però non si reputano ancora all’altezza della materia. Resta la percezione di non trovare i giusti contenuti sui social, che nonostante tutto si confermano tra i principali canali di informazione finanziaria con un più 10% in due anni.

Sono questi alcuni dei temi emersi nell’ultima ricerca di Pictet Asset Management, Osservatorio Internazionale Edufin Pictet AM 2023: diventare investitori, che pone al centro l’analisi dell’interesse verso la materia, con un focus particolare sui giovani, le difficoltà riscontrate nella ricerca di contenuti e la predilezione sempre più marcata per i canali social, percepiti come fonte di informazioni affidabile.

“Questo progetto, intrapreso con Pictet Aa tre anni fa, ci ha permesso di tracciare l’andamento e l’evoluzione dell’alfabetizzazione finanziaria in Italia e all’estero, offrendo una fotografia di quelli che sono i principali limiti, in termini di contenuti, canali e referenti, e rendendo chiara la necessità di un rinnovamento costante nelle strategie di comunicazione e promozione dell’educazione finanziaria, a vantaggio di tutti, specialmente dei più giovani”, dichiara Nicola Ronchetti, founder e ceo di Finer Finance Explorer e direttore della ricerca.

“Risparmio e investimento sono temi ormai sempre più centrali in tutti i paesi europei, in quanto ritenuti essenziali per realizzare i propri progetti di vita. A tal proposito diventa fondamentale identificare a chi spetta il compito di educare: a oggi le istituzioni restano al primo posto in Italia, Spagna, Francia e Germania, seguite da una crescente importanza di scuola e università come luoghi di formazione finanziaria, mettendo in evidenza la necessità di sensibilizzare sempre di più e meglio le giovani generazioni”.

Cresce l’interesse per l’educazione finanziaria

Nel 2023, il nostro Paese conferma il trend positivo di crescente interesse alla materia finanziaria da parte di investitori e risparmiatori, che sul totale del campione si dichiarano oggi molto o abbastanza interessati nell’85% dei casi (76% del 2021).

Fattori come il contesto geopolitico, gli effetti su tassi di interesse, l’inflazione e la crisi economica hanno contribuito in modo significativo a sensibilizzare anche i soggetti meno coinvolti. In particolare, si registra un incremento del 10% rispetto al 2021, mentre si porta sulla soglia dello zero la percentuale di “esclusi”, ovvero coloro che si dichiarano non interessati ai temi finanziari.

Tuttavia, resta il gap tra chi investe e chi no. L’interesse degli investitori per la finanza resta in larga parte legato all’entità del patrimonio, raggiungendo il totale campione per i clienti Private (con patrimonio finanziario da 500mila a oltre 5 milioni di euro), scendendo al 97% per i clienti Affluent (da 50mila a 500mila euro) e al 91% per i Mass Market (da 10mila a 50mila euro).

Giovani sempre più attenti ai temi economico-finanziari

Buoni, sebbene inferiori, sono anche i dati relativi a studenti e non investitori che complessivamente si dichiarano interessati nel 72% dei casi. In particolare, cresce la percentuale degli studenti over 18, che passa dal 51% del 2021 al 78% del 2023.

Un maggiore interesse per i temi finanziari porta con sé anche un aumento del tempo speso per mantenersi costantemente aggiornati. Tra i non investitori, gli studenti over 18 sono i più costanti: il 50% dichiara infatti di dedicare uno spazio all’informazione economico-finanziaria continuativo, giornaliero o settimanale, contro un 36% che dichiara di informarsi solo in concomitanza di eventi occasionali.

Un dato che testimonia la necessità dell’educazione finanziaria fin dalla giovane età è legato al fatto che l’inserimento di temi afferenti all’educazione finanziaria nei programmi scolastici dedicati all’educazione civica sia stato accolto molto positivamente dal 49% del campione.

Nonostante questo, la maggior parte dei giovani di oggi non si reputa ancora all’altezza della materia (4 investitori private su 10 e 8 studenti su 10), a causa della percezione di mancanza di contenuti o di referenti ritenuti affidabili (35% del campione). Un incremento più marcato su alcuni segmenti (Mass Market), che fanno più fatica a orientarsi di fronte all’attuale offerta di contenuti disponibili in rete.

E questo nonostante l’impegno e gli sforzi messi in campo dalle istituzioni e da soggetti privati per affrontare questa sfida (solo nel mese dell’educazione finanziaria, promosso dal comitato Edufin del Mef, il numero di eventi è cresciuto da 580 nel 2020 a 851 nel 2022).

Social network sempre più centrali

Tra gli strumenti utilizzati per informarsi, i social network si confermano un canale privilegiato e sempre più utilizzato (WhatsApp, Facebook e Instagram i più utilizzati), passando dal 27% del 2021 al 34% nel 2023, seguiti al secondo posto da eventi digitali.

Allo stesso tempo, si evidenza un lento e costante declino di stampa e tv nella dieta mediatica, come canali di informazione economica-finanziaria, soprattutto tra i più giovani: nel 2021 il 29% dichiarava di informarsi tramite questi due strumenti, mentre nel 2023 lo fa solo il 10%.

Solo nell’ultimo anno, la fiducia verso i social network è cresciuta del 17%, subito dietro ad amici e conoscenti, che mantengono salda la prima posizione (44%) come referenti di fiducia per risparmio e investimenti, mentre registrano un calo gli influencer e i blog indipendenti.

“Sebbene non si tratti di canali adatti per essere esaustivi in questo ambito, i social network sono diventati strumenti centrali per colmare il gap esistente tra domanda e offerta in ambito di educazione finanziaria, coprendo in via preliminare le esigenze informative dell’audience”, dice aggiunge Daniele Cammilli, head of marketing di Pictet Am.

Incertezza ed emotività impattano sui portafogli

L’orizzonte di breve periodo domina le scelte di investimento, complice la complessità dello scenario macro, una diffusa avversione al rischio e un’insufficiente conoscenza finanziaria.

Tra gli investitori, il 45% del campione italiano investe in obbligazioni e il 21% in immobili. I giovani risparmiatori, paradossalmente più idonei a investire in azioni in ottica di lungo termine, affermano di preferire investimenti quali la liquidità (65%) o il mercato immobiliare (24%), mostrando poco interesse e scarsa conoscenza di strumenti a loro più adatti, quali i Pac.

Cresce il ruolo della scuola tra gli attori preposti all’educazione finanziaria

In Europa l’interesse per i temi finanziari cresce in tutti i paesi rispetto al 2022, con Francia e Germania allineate all’Italia, Spagna in ritardo e Uk sopra la media, in linea con il relativo livello di conoscenza.

Tra gli obiettivi perseguiti nel voler migliorare la propria educazione finanziaria, l’importanza di realizzare i propri progetti di vita, al primo posto in tutti i paesi, ad eccezione del Regno Unito, dove prevale l’interesse ad investire i propri risparmi, mentre in Spagna è ancora sentito il bisogno di imparare a risparmiare.

Le peculiarità culturali e la maturità degli investitori dei diversi paesi incidono sulla fiducia nei confronti degli operatori, tra pubblico e privato, e sul ruolo che questi debbano assumere nei programmi di educazione finanziaria.

Nel complesso, il 2023 vede una fiducia unanime e in netta crescita verso le istituzioni. In Francia è particolarmente elevata anche quella verso gli assicuratori, mentre in Uk questa è maggiore verso i consulenti finanziari.

Riguardo all’educazione, le istituzioni restano al primo posto in tutti i paesi, in particolar modo in Italia e Spagna, dove il 48% identifica lo Stato e i regolatori come mandatari principali. Unica eccezione, ancora una volta, il Regno Unito, dove il 30% lo ritiene compito dei consulenti finanziari.

In Francia e Germania, il 30% del campione riconosce, al secondo posto, la scuola e l’università quali attori sempre più importanti nell’educazione finanziaria. Un trend, quest’ultimo, in crescita anche in Italia e Spagna.

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