Effetto Covid sui ricavi dei top club europei. E per la Juve è allarme conti

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Cristiano Ronaldo mentre esulta per la vittoria della Juventus contro l’Atletico Madrid all’Allianz Stadium, 12 marzo 2019. (Tullio M. Puglia/Getty Images)
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Cristiano Ronaldo (Tullio M. Puglia/Getty Images)

Gli allarmi lanciati nelle ultime settimane sulla tenuta del calcio rischiano di arrivare fino ai piani alti, contagiando anche le società europee che finora hanno mostrato di avere le spalle più robuste per fronteggiare la crisi. Secondo uno studio di Kpmg dedicato ai conti di sei top club del continente (Real Madrid, Liverpool, Juventus, Bayern Monaco, Paris Saint-Germain e Porto), la pandemia di coronavirus ha messo in ginocchio i bilanci.

Il Bayern Monaco contiene i danni

Il club più colpito sul fronte dei ricavi è stato il Psg (-15% e -95,4 milioni di euro), dato che rinforza le voci di un possibile ridimensionamento delle strategie societarie circolate nei giorni scorsi, tanto da accreditare come probabile l’addio di Kylian Mbappé a fine stagione.

Subito dietro c’è la Juventus (-13% e -62,2 milioni), che fa peggio del Real Madrid (-8% e -59,1 milioni) e del Liverpool (-8% e -47,6 milioni). La società più brava a limitare i danni è stata il Bayern Monaco (-3% e -18,3 milioni).

La ragione principale del calo è la chiusura degli stadi, che ha messo in ginocchio le entrate da botteghino. Sui ricavi televisivi hanno pesato soprattutto le performance positive: le finaliste di Champions League (Psg e Bayern) hanno fatto registrare un calo soltanto del 4%, mentre Real Madrid, Juventus e Liverpool hanno visto ridotto rispettivamente del 12, del 19 e del 22% i loro proventi. In parte, a limitare i danni contribuisce il saldo commerciale, positivo per Liverpool (14%) e Bayern Monaco (4%), stabile per i bianconeri.

La Juventus e il problema stipendi

Lo studio di Kpmg riserva un capitolo anche al costo del lavoro, divenuto ormai difficile da sostenere, tra il calo dei ricavi attuali e la crisi economica che minaccia di non concludersi a breve. Tra i club esaminati, la Juventus è quella che nell’ultimo anno è riuscita a ridurre maggiormente questa voce di spesa (-13%), ma resta il club più a rischio su questo fronte: il costo del personale (284,3 milioni in totale) è infatti pari al 71% del fatturato. Numeri ben lontani da Real Madrid (60%) e Bayern (52%). Questi numeri confermano le tensioni finanziarie del club torinese, che ha chiuso l’ultimo bilancio con una perdita netta di 89,7 milioni di euro (di cui 18,3 milioni legati solo alla risoluzione contrattuale di Gonzalo Higuain), rispetto al rosso di 39,9 milioni dell’esercizio precedente.

Dall’ultimo bilancio emerge anche che l’indebitamento finanziario netto si attesta a 385,2 milioni, nonostante l’aumento di capitale da 300 milioni messo in campo solo a inizio anno. “Se dovessero prolungarsi gli effetti della pandemia, per quanto riguarda l’indebitamento finanziario netto si potrebbe verificare un aumento (del debito, ndr)”, si legge nel documento.
Una situazione che non mette a rischio la continuità aziendale, ma di sicuro zavorrerà le strategie della Juventus nelle prossime sessioni di mercato. In estate sono da reperire 18,5 milioni di euro solo per il riscatto di Weston McKennie e altri 10 per rinnovare il prestito di Alvaro Morata, che poi potrà essere riscattato il prossimo anno per altri 35, mentre 50 ne serviranno per rilevare il cartellino di Federico Chiesa. Insomma, d’ora in avanti la priorità sarà limitare i danni.