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Classifiche 14 Gennaio, 2020 @ 10:57

Barcellona al top dei ricavi, CR7 spinge la Juve, ma l’Inter cresce di più

di Massimiliano Carrà

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Lionel Messi del Barcellona. (Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Il Barcellona è il club di calcio che genera più ricavi al mondo. A renderlo noto è la Deloitte Football League 2020, la classifica annuale – giunta alla 23ª edizione – che analizza i fatturati dei più grandi club di calcio al mondo. 

Condotta da una delle più importanti aziende di consulenza e revisione, la Deloitte Football League Money analizza diversi fattori economici. Tra questi: la capacità dei club di generare entrate dal matchday (biglietti e hospitality), diritti tv (campionati e coppe nazionali, Europa League e Champions League),  ricavi commerciali (sponsorizzazioni, merchandising, tour degli stadi e altro ancora).

Fatturato da record per il Barcellona

Entrando nel merito della Deloitte Football League Money 2020, con un fatturato di 840,8 milioni di euro registrato al termine della stagione 2018/2019, il Barcellona (che nella giornata di ieri ha esonerato Valverde) non è solamente il primo club al mondo per ricavi, è anche la prima società di calcio a rompere il muro degli 800 milioni di fatturato. 

Ma non è tutto. In base a quanto analizzato da Deloitte, la componente più importante che permette al Barcellona di generare più ricavi è quella commerciale. Essa infatti rappresenta il 46% del fatturato del club, ossia 383,5 milioni di euro (+19% rispetto allo scorso anno). Fondamentali anche i ricavi ottenuti dai diritti tv, visto che rappresentano il 35% del fatturato del club catalano, ossia 298,1 milioni di euro. 

Superato e staccato di 83,5 milioni di euro (il più alto distacco mai registrato tra primo e secondo posto) il Real Madrid. Il club di Florentino Perez infatti quest’anno si è dovuto accontentare della seconda posizione, visto che il suo fatturato si è attestato a 753,3 milioni di euro (in lieve crescita rispetto ai 750,9 milioni di euro che gli avevano permesso di ottenere il primato nell’edizione precedente). 

Come nel caso del Barcellona, anche il fatturato del Real Madrid è molto dipendente dalla componente commerciale, visto che ne rappresenta il 47% (354,6 milioni di euro) e dai ricavi dai diritti tv, che invece ne costituiscono il 34% (257,9 milioni di euro).

Ricavi: al Liverpool non basta la Champions League

Si conferma al terzo posto il Manchester United. I Red Devils con un fatturato di 711,5 milioni di euro, in crescita rispetto ai 666 milioni dello scorso anno, sono ancora una volta il primo club della Premier League per ricavi, precedendo anche i campioni d’Europa in carica: il Liverpool

La squadra allenata da Klopp infatti, nonostante la vittoria della Champions League non è riuscita a guadagnare posizioni in classifica e con un fatturato di 604 milioni di euro, rimane al settimo posto. Vi è però una sostanziale differenza con i club in testa: il fatturato del Liverpool è rappresentato al 49%, ossia 299,3 milioni di euro, dai ricavi generati dai diritti tv.

Juventus nella top 10 per fatturato

Chiude la top 10 della Deloitte Football Money League 2020 la Juventus. I campioni d’Italia, anche grazie all’effetto Cristiano Ronaldo che ha spinto il fatturato da 395,4 milioni di euro a 459,7 milioni di euro (rappresentati al 45% dai diritti tv e al 41% dalle operazioni commerciali) sono riusciti a guadagnare una posizione rispetto allo scorso anno, posizionandosi quindi al decimo posto in classifica.

Come analizzato da Deloitte, CR7, che da solo su Instagram ha più follower di Real Madrid e Barcellona messe insieme, ha permesso alla Juventus di aumentare in modo sensibile il proprio appeal commerciale. Tant’è che Adidas da una parte ha pagato un bonus di 15 milioni di euro e dall’altra il club ha generato 16 milioni di euro in più dal merchandising. Ma non è tutto. Come sottolinea l’azienda di consulenza, per il prossimo anno il fatturato della Juventus è previsto ulteriormente in crescita per diversi motivi tra cui l’aumento delle cifre degli accordi di sponsorizzazione con Adidas e con Jeep. 

Nella top 20 anche altri tre club italiani: l’Inter targata Suning, la Roma e il Napoli di Aurelio De Laurentiis. Partendo proprio dalla prima, la squadra nerazzurra nella stagione 2018-2019 ha mantenuto la 14ª posizione, ma aumentato significativamente i ricavi. Tant’è che il fatturato è cresciuto del 30% (che secondo Deloitte è il secondo maggiore incremento nella storia del club), passando quindi da 280,8 milioni di euro a 364,6 milioni di euro, anche e soprattutto grazie alla partecipazione in Champions League.

Perde una posizione la Roma. Nella 23ª edizione della Deloitte Money League infatti il club giallorosso si è piazzato al 16° posto anche in virtù del decremento del fatturato, che è passato dai 250 milioni di euro registrati nella stagione 2017/2018 ai 231 milioni di euro della scorsa.

Con 207,4 milioni di euro di fatturato, ossia il 13% in più rispetto alla stagione 2017/2018, il Napoli entra nella top 20 Deloitte Football Money League 2020. Fondamentale per il club di De Laurentiis la componente dei ricavi ottenuti dai diritti. Essa infatti rappresenta il 70% dell’intero fatturato, ossia 145,1 milioni di euro.

Infine, male il Milan. Il club rossonero infatti ha perso tre posizioni ed è uscito fuori dalla top 20 dei club con più ricavi al mondo, piazzandosi di conseguenza al 21° posto. Complice della discesa è praticamente il decremento – anche se leggero – del fatturato. Esso infatti è passato da 207,7 milioni di euro a 206,3 milioni di euro.

La TOP 20

  1. Barcellona: 840,8 milioni di euro
  2. Real Madrid: 757,3 milioni di euro
  3. Manchester United: 711,5 milioni di euro
  4. Bayern Monaco: 660,1 milioni di euro
  5. Paris Saint Germain: 635,9 milioni di euro
  6. Manchester City: 610,6 milioni di euro
  7. Liverpool: 604,7 milioni di euro
  8. Tottenham: 521,1 milioni di euro
  9. Chelsea: 513,1 milioni di euro
  10. Juventus: 459,7 milioni di euro
  11. Arsenal: 445,6 milioni di euro
  12. Borussia Dortmund: 377,1 milioni di euro
  13. Atletico Madrid: 367,6 milioni di euro
  14. Inter: 364,6 milioni di euro
  15. Schalke 04: 324,8 milioni di euro
  16. Roma: 231 milioni di euro
  17. Lione: 220,8 milioni di euro
  18. West Ham: 216,4 milioni di euro
  19. Everton: 213 milioni di euro
  20. Napoli: 207,4 milioni di euro
Business 14 Giugno, 2019 @ 3:21

Serie A: tra i big è corsa contro il tempo per mettere a posto i bilanci

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
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Pogba, De Ligt e Bale. Sono solo tre delle star del calcio mondiale che potrebbero sbarcare in Serie A nella prossima stagione, almeno a leggere le cronache dei media che si occupano di calcio. Nomi che eccitano le fantasie dei tifosi, anche se la realtà è un’altra: la priorità dei grandi club è mettere a posto i conti per la conclusione dell’esercizio, il 30 giugno prossimo, in modo da allinearsi ai dettami del Fair Play finanziario. C’è poco tempo, dunque, per completare cessioni che in qualche caso potrebbero risultare dolorose.

Vediamo qual è la situazione delle squadre più importanti del calcio nostrano, ricordando che sono tre i principali parametri monitorati dall’Uefa: non avere debiti scaduti; avere un patrimonio netto positivo o quanto meno dimostrarne il miglioramento anno dopo anno; non superare nell’arco dell’ultimo triennio un passivo totale di 30 milioni di euro calcolato sui bilanci al netto dei costi virtuosi, come le spese per settore giovanile e le infrastrutture. E proprio quest’ultimo è l’indicatore che crea più di qualche preoccupazione tra i club italiani.

 

Così l’Inter può aprire un ciclo vittorioso

Dall’arrivo della famiglia Zhang, l’Inter è la società di calcio italiana che ha fatto i maggiori progressi sul fronte dei conti. Dopo aver chiuso l’esercizio 2015/16 con ricavi per 187 milioni di euro e perdite per 59 milioni, lo scorso anno è salito a 297 milioni con l’ultima riga di bilancio a -17,8 milioni. Merito soprattutto della pioggia di sponsorizzazioni provenienti dall’Asia, che sono cresciute anche negli ultimi mesi, tanto che l’esercizio in corso viaggia un fatturato oltre i 350 milioni. La Juventus non è più così distante (411 milioni lo scorso anno, dato come gli altri al netto delle plusvalenze), tanto che il gap potrebbe essere colmato nel giro di un triennio grazie al maggiore potenziale di San Siro rispetto all’Allianz Stadium.

Questi progressi consentiranno al club nerazzurro di uscire dal settlement agreement dal prossimo esercizio, ma intanto entro il 30 giugno serviranno plusvalenze per circa 40 milioni in modo da centrare l’atteso pareggio di bilancio. In cima alla lista dei partenti c’è Icardi, che a bilancio ha un valore residuo di appena 2,5 milioni, per cui la sua cessione per 60-70 milioni consentirebbe da sola di mettere a posto i conti. Ivan Perisic invece si ferma a 9,9 milioni, per cui se partisse per circa 30 milioni, il club nerazzurro otterrebbe una plusvalenza di 20 milioni, che andrebbe integrata con cessioni minori. I nomi? Si parla di giovani come Gravillon, Dimarco, Colidio e Pinamonti, con l’auspicio (per i nerazzurri) che nessuno di loro esploda come fatto da Zaniolo quest’anno, arrivato a valere 50 milioni contro i 4,5 milioni (più il 15% in caso di futura rivendita) pagato dalla Roma la scorsa estate nell’ambito dell’operazione che ha portato Naingollan all’Inter.

 

Juventus in equilibrio, ma solo nel breve

Per la prima, anche la Juventus deve stare attenta a non sforare i parametri del fair play finanziario. Dopo aver chiuso l’esercizio 2016/17 con un risultato netto positivo per 43 milioni di euro (grazie soprattutto alla cessione di Pogba al Manchester United), lo scorso anno il club bianconero ha segnato un passivo superiore ai 19 milioni e anche per quello che si chiude a fine mese è atteso un rosso, stimato qualche mese fa dagli analisti di Intermonte intorno ai 50 milioni di euro. L’uscita dalla Champions League ai quarti di finale potrebbe rendere ancora più salato il conto, insieme con alcuni rinnovi contrattuali in corso di stagione, ma a riportare quasi in equilibrio la situazione sono gli incassi derivanti dal mercato invernale, con la cessione a titolo definitivo dei vari Audero, Sturaro e Cerri, ai quali si aggiunge il recente riscatto di Orsolini da parte del Bologna. Nell’ottica del triennio, la Juventus non corre alcun rischio (ricordiamo che il passivo nell’arco di tempo considerato non deve superare i 30 milioni), ma il club torinese potrebbe comunque mettere a segno una grossa cessione a breve per non correre grossi rischi la prossima estate, quando dal calcolo verrà sottratto il risultato del 206/17. I nomi più gettonati in uscita sono quelli di Costa e Dybala, ma difficilmente quest’ultimo finirebbe all’Inter, che come visto a sua volta è impegnata in primo luogo a vendere. Il club nerazzurro rientrerebbe in pista solo se l’operazione si concretizzasse da luglio in avanti.

Guardando in prospettiva, se la Juventus vuole confermarsi regina di denari in Italia e avvicinare i top club europei dovrà mettere in conto almeno una grossa plusvalenza ogni anno, considerato che i ricavi da gare (56 milioni nell’ultimo anno) non potranno crescere granché a fronte di uno stadio quasi sempre esaurito e che i ricavi commerciali stentano a decollare (115 milioni contro i 131 milioni dell’Inter, ma i bianconeri non hanno ancora contabilizzato l’effetto Ronaldo) senza vittorie a livello internazionale.

Questa situazione spiega il fervore del presidente Andrea Agnelli per dar vita dal 2024 a una super competizione tra i grandi club europei, ipotesi avversata da molti altri club per il ridimensionamento che ne deriverebbe per la Serie A.

 

I valori a bilancio dei calciatori della Juventus:

I valori a bilancio dei calciatori della Juventus

 

Milan, situazione da allarme rosso

Peggio delle altre è messa il Milan. La società rossonero ha un processo pendente davanti all’Uefa per la violazione dei parametri del Fair Play Finanziario nel triennio 2015-2018 e la sospensione del giudizio, motivata dall’organismo europeo alla luce dell’attesa sentenza del Tas di Losanna, non è positiva come è stata descritta da alcuni media. Con questa decisione, infatti, l’eventuale esclusione del Milan dalle coppe europee slitta al prossimo anno, mentre probabilmente sarebbe meglio scontare l’eventuale sanzione in quello in partenza, dato che la squadra ha mancato la qualificazione alla Champions e dovrà accontentarsi della meno munifica Europa League.

Dopo aver perso 75 milioni nel bilancio 2016/17 e 126 milioni lo scorso anno, anche l’esercizio in corso si avvia a chiudere in pesante rosso, tra gli 80 e i 100 milioni di euro. Difficile sperare nella clemenza dell’Uefa a fronte di conti così negativi anche sotto la gestione Elliott e proprio questo potrebbe spingere il club rossonero a concretizzare un paio di grosse cessioni entro il 30 giugno. Il principale indiziato è Donnarumma, frutto del vivaio e quindi in carico a zero: l’eventuale cessione per 50-60 milioni garantirebbe una plusvalenza piena. Stesso discorso per Suso, arrivato a parametro zero e con una clausola rescissoria di 38 milioni di euro, che almeno fino a questo momento non ha però riscontrato grande interesse sul mercato.

 

Roma e Napoli, situazioni divergenti

Tra le altre grandi, sia la Roma, che il Napoli non hanno problemi sul versante del ffp, tuttavia il club giallorosso ha già fatto sapere che ridurrà sensibilmente il monte ingaggi (che è il secondo più alto della Serie A dopo la Juventus, a quota 94 milioni), con i principali indiziati alla partenza che sono Dzeko (8,8 milioni lordi) e N’Zonzi (6 milioni), dopo che ha già lasciato capitan De Rossi (5,8 milioni).

Il Napoli ha accumulato un attivo di 60 milioni negli ultimi due esercizi e quello attuale viaggia verso il pareggio. Ed è per questa ragione che il club partenopeo sta corteggiando Icardi, oltre a sognare star internazionali come James Rodriguez, con l’obiettivo di rendere competitiva una squadra che si è confermata al secondo posto nell’ultimo campionato, ma con una preoccupante caduta nelle prestazioni e nei risultati nel corso degli ultimi mesi.