Luciano Floridi sbarca all’Alma Mater di Bologna per vincere la sfida digitale europea

Luciano Floridi Fabrica Floridi
Luciano Floridi, conduttore di “Fabrica Floridi”
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Luciano Floridi, Alma Mater di Bologna
Luciano Floridi

Articolo di Enzo Argante

Si ricomincia da uno: l’università. Nel luogo polveroso e spesso controverso, dove vive più la critica che la ragion d’essere, qualcuno ha finalmente aperto le finestre per una ventata d’aria nuova europea. L’Alma Mater Bologna (non è la sola, ovviamente, ma qui il segnale è più forte e più chiaro) lancia un mega progetto internazionale: aggregare uomini e cose (risorse, scienza, intelligenze) e lanciare il guanto di sfida all’armata digitale americana e asiatica che travolge l’Italia e l’Europa. E alla guida chiama il cavaliere senza macchia e senza paura: il Messi (o Leonardo) della filosofia come l’ha definito per l’occasione Mamma Rai; il creatore di neologismi (infosfera, onlife, verde e blu, società delle mangrovie) che sono già pietre miliari della narrazione digitale. Il filosofo Luciano Floridi si dividerà fra Oxford e l’Università di Bologna per fondare l’European Lab for Digital Ethics and Governance. Da subito riferimento internazionale per chi fa ricerca sul digitale. Giochiamo per vincere la grande partita europea sull’impatto del digitale”, ha dichiarato Luciano. “A cominciare dalla ricerca sul big data, sull’intelligenza artificiale, sulle piattaforme sociali e sulle nuove tecnologie”. 

La sfida non è originale forse (altre università europee ci stanno provando a Monaco, Parigi, in Svezia) ma unica per le carte da giocare: Bologna può diventare l’hub europeo proprio partendo dalla sua cattedra:  “L’università è uno dei centri selezionati in Europa per il supercalcolo. Arriveranno i grandi computer, i fondi Erc (European research council). Potremo contare su risorse importanti – senza le quali è impossibile fare una ricerca seria – tanti progetti di primo livello; uomini e donne italiane ma anche da tutto il mondo in grado di realizzarli. Insomma, farò del mio meglio per contribuire a fare di questo grande ateneo il centro per eccellenza per l’etica del digitale e il suo impatto sociale. Tutto questo come team italia: vorrei che Bologna diventasse un nodo di coordinamento tra i poli di eccellenza sul digitale di tutte le università italiane, che sono tanti. Per fare sistema e fare sul serio”.

Squillo di trombe, insomma, ma per una volta non per decreto o per tornaconto politico con l’interminabile lista di incarichi pubblici, ma per competenze e prestigio: Daremo un contributo decisivo allo sviluppo di ricerche innovative con la scuola giuridica bolognese, ma anche alla promozione in Ateneo di progetti di collaborazione internazionale con grandi istituzioni pubbliche e private e alla guida di iniziative strategiche all’interno dell’Alma Mater Research Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, uno dei più grandi centri italiani di ricerca su intelligenza artificiale”. Insomma si fa la voce grossa e sarà più facile farsi ascoltare ‘colà dove si puote ciò che si vuole’… a Bruxelles.

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Perché a Bologna è chiaro. Perché ora? C’entra la Brexit? Un po’ si, “è anacronismo autolesionista“, dice Luciano Floridi, ma soprattutto perché c’è l’Italia; c’è l’Inno di Mameli che ancora  lo fa ancora scattare in piedi: “Questo Paese ha una straordinaria opportunità e tante potenzialità. Il digitale è la partita da giocare, insieme alla sostenibilità ambientale. Arrivare ad essere i migliori in Europa è un’ambizione ragionevole”. Missione possibile anche per il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi che su Floridi ci punta: ”L’Italia deve essere protagonista della creazione di un nuovo umanesimo digitale, superando l’individualismo e avendo una programmazione certa e qualificata“.