Seguici su
Business 27 Maggio, 2020 @ 3:29

Un business non si è fermato nemmeno con il coronavirus: quello della cocaina. I numeri in Italia e nel mondo

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi

 

 

(Shutterstock)

Articolo di Alexandra Sternlicht apparso su Forbes.com

Gli agenti doganali di Hong Kong hanno scoperto un carico di cocaina del valore di 31,7 milioni  di dollari nascosto all’interno del motore di un aereo spedito dall’Ecuador. Si tratta del più grande carico di cocaina sequestrato quest’anno. Il motore, che è arrivato a marzo in un container, ha preoccupato molto i doganieri, perché è molto raro che dei motori a reazione possano trasportare qualcosa dal Sud America. Inoltre, il cosiddetto “ricevitore” non ha mai ritirato il carico di cocaina, solo i raggi x – secondo il South China Morning Posta – sono riusciti a rivelare che c’era una forma strana all’interno del motore.

I doganieri hanno scoperto un compartimento segreto all’interno del motore che conteneva otto contenitori per un totale di 217 chilogrammi di droga illegale. Anche se l’ufficio di indagine sulle droghe della dogana di Hong Kong ritiene che parte della cocaina fosse destinata al consumo locale, gran parte probabilmente doveva essere essere spedita in altri paesi.

Questo è il più grande carico di cocaina a livello globale del 2020. Va ricordato però che all’inizio di questo mese,  la Marina americana ha intercettato una nave con un carico di cocaina del valore di $ 28 milioni di dollari nell’Oceano Pacifico orientale. L’economia della cocaina, per un valore di 100 miliardi di dollari, secondo quanto riferito dall’Organized Crime And Corruption Reporting Project, si è adattata con maggiore efficienza alla pandemia da coronavirus rispetto a molti altri business legali.

Quanto vale il business della cocaina

Uno degli aspetti che fa più riflettere è che, come afferma l’Organized Crime And Corruption Reporting Project, il business della cocaina sta prosperando in un mondo in cui anche pilastri dell’economia come il petrolio stanno affrontando gravi perturbazioni”.

Anche se è difficile valutare le dimensioni del mercato, secondo OCCRP, il business illegale della cocaina ha un valore di circa 113 miliardi di dollari l’anno per una produzione di oltre 2mila tonnellate. E il traffico è cresciuto durante la pandemia: i sequestri di cocaina nei mesi di marzo e aprile sono diminuiti dell’80% su base annua in Italia, che è stata devastata dal coronavirus, mentre il prezzo di vendita della droga nel paese è aumentato dal 20% al 30%.

Ormai la cocaina viene sempre più tagliata con sostanze economiche, che sono meno costose da produrre, creano maggior dipendenza e sono più pericolose e letali per chi le consuma. E se da una parte la vendita per le strade sono diminuite, dall’altra le vendite sul dark web, dove è molto più difficile rintracciare l’origine del venditore e l’identità dell’acquirente, sono aumentate del 30% in tutto il mondo. Oltre a ciò, in Europa ha preso piede anche l’usanza da parte dei clienti di farsi portare la sostanza a casa da spacciatori travestiti da fattorini o da altri lavoratori considerati essenziali.

Investimenti 26 Maggio, 2020 @ 12:15

La classifica degli aiuti di Stato: la Germania doppia Italia e Francia

di Massimiliano Carrà

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi
germania aiuti di stato
shutterstock

La Germania surclassa Italia e Francia, e in generale tutti i paesi europei, in materia di aiuti di Stato. A renderlo noto è Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva della Commissione europea responsabile per la Concorrenza.

Durante un’audizione in videoconferenza al Parlamento europeo, Margrethe Vestager ha comunicato i dati aggiornati sulla distribuzione per Paese degli aiuti di Stato, autorizzati a partire dall’entrata in vigore del Quadro temporaneo. Quest’ultimo, infatti, ha reso meno restrittive le norme antitrust Ue per fronteggiare la crisi scatenata dal Covid-19.

Aiuti di Stato: oltre 2mila miliardi di misure autorizzate

Entrando nel dettaglio, secondo i dati riportati al Parlamento europeo dalla Vestager,  “le misure nazionali autorizzate si sono attestate a 175, per un totale stimato di 2.130 miliardi di euro”.

Di questo totale – come dicevamo – quasi la metà è rappresentato dalla Germania. In materia di aiuti di Stato, infatti, Berlino si prende la scena con una percentuale del 47%, surclassando di conseguenza gli altri stati membri.

Per fare un esempio, Italia e Francia che sono gli altri Paesi dell’Ue che inseguono la Germania più da vicino, rappresentano il 18% e il 16% del totale delle misure nazionali autorizzate in materia di aiuti di Stato. Molto più distanti gli altri paesi: Spagna (4%), Regno Unito (2,5%), Polonia e Belgio (1,5%). 

Vestager: è tempo di equità fiscale

Successivamente, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea responsabile per la Concorrenza si è soffermata su un tema molto importante e delicato, quello dell’equità fiscale all’interno dell’Ue. Infatti, secondo la Vestager è sempre più urgente che tutte le imprese paghino le tasse quando fanno i loro affari qui (nel territorio dell’Unione Europea)”.

“La crisi provocata dalla pandemia da Covid-19 – dichiara la politica danese – deve offrire l’occasione per scelte coraggiose a questo punto imprescindibili”. Anche perché – conclude Margrethe Vestager – “il mercato comune è il principale motore della ripresa perché la nostra prosperità deriva dal fatto che commerciamo tra di noi”.

Investimenti 8 Maggio, 2020 @ 5:10

Italia, occhio a Moody’s: i Btp oscillano tra “spazzatura” e opportunità

di Massimiliano Carrà

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi
La sede di Moody’s a New York (Shutterstock)

Dopo il declassamento da parte di Fitch, che ha portato il rating italiano a un gradino sopra l’area dei cosiddetti “junk bond”, e la conferma da parte di S&P’s, oggi l’Italia si prepara ad affrontare un’ennesima sfida: la valutazione (che arriverà come di consueto a mercati chiusi) sui titoli di Stato di altre due agenzie di rating: l’americana Moody’s e la canadese Dbrs.

Proprio il giudizio della prima sarà quello più rilevante, visto che un’eventuale suo declassamento, anche solo di un notch, trascinerebbe i Btp italiani dall’area “Investment Grade” a quella tanto temuta “Non Investment grade”, ossia titoli che nel gergo degli operatori di mercato vengono chiamati junk (spazzatura).

Ipotesi che, secondo Vincenzo Longo, premium client manager di IG Italia, “non dovrebbe realizzarsi, in quanto sarebbe troppo gravoso per il nostro Paese”. “Inoltre – evidenzia Longo – Moody’s potrebbe non tagliare il rating italiano anche a causa della mancata decisione di qualche settimana fa di S&P’s. È insolito, infatti, che ci sia una differenza di due notch tra le tre più importanti agenzie di rating in materia di titoli di debito sovrani”.

Di contro, “è più probabile – rivela Longo – che sia la Dbrs a tagliare il rating dell’Italia visto che al momento il giudizio dell’agenzia canadese è il più generoso di tutti: “BBB high (tre gradini sopra l’area “Non Investment Grade”). Proprio per questo, non escludo che potrebbe dar vita a un taglio di due notch”. 

Moody’s potrebbe tagliare il rating dell’Italia a settembre

Anche se le sensazioni sono positive, è ovvio che l’eventuale declassamento di Moody’s sul rating del nostro Paese potrebbe comportare dei risvolti negativi per l’Italia. “Anche se la Bce – dichiara Vincenzo Longo – può accettare i titoli cosiddetti junk, tuttavia non sarebbe un bel segnale per l’economia italiana. Potrebbero, infatti, realizzarsi dei declassamenti sui settori sottostanti, soprattutto quello bancario, che avrebbe difficoltà a collocare questi bond”.

Tuttavia – evidenzia Longo – “tenendo conto che gli effetti di questa crisi economica sul Pil italiano, sulle casse dello Stato, sul lavoro e sul debito si vedranno tra un paio di mesi, o forse anni (a livello di sostenibilità del debito), è più probabile che Moody’s riveda in prima battuta l’outlook italiano da stabile a negativo per poi realizzare il downgrade nella prossima riunione di settembre”. Anche perché – svela il client manager premium di IG Italia – se si dovesse realizzare un fondo europeo di condivisione del debito tra i vari paesi membri, l’Italia potrebbe essere fuori pericolo”.

Sarà molto interessante – sottolinea Vincenzo Longo – “capire cosa scriverà  Moody’s all’interno del suo report di oggi, ossia quali saranno i fattori determinanti che potrebbero portare l’agenzia a un taglio futuro, sempre se non dovesse avvenire già questa sera”.

I Btp italiani stanno diventando un’opportunità

Partendo dal presupposto che il downgrade sui titoli di Stato italiani potrebbe penalizzare soprattutto chi investe nel settore bancario, secondo Longo gli investitori più a rischio “dovrebbero essere gli operatori del mercato, ossia coloro che tradano i bond e non i risparmiatori che detengono in portafoglio i Btp italiani”.

Infatti, come evidenzia il manager di IG Italia, “alla scadenza il prezzo del Btp va sempre a 100 ed è, sempre che lo Stato non venga dichiarato insolvente, liquidato. Di conseguenza, se i cassettisti non si fanno prendere dal panico, non vendono e portano i Btp a scadenza, non dovrebbero risentirne”.

Inoltre, aggiunge Longo, c’è anche un ultimo aspetto da considerare: “i Btp ormai sono praticamente considerati un’opportunità. Infatti, in un contesto in cui i principali titoli decennali sovrani offrono un rendimento negativo, il 2% offerto da quelli italiani fa gola a tutti, soprattutto per le grandi istituzioni, i fund manager o le assicurazioni. Lo dimostra il fatto che, durante l’ultima asta del Tesoro, la richiesta di titoli decennali italiani si è attesta a circa 120 miliardi di euro”.

Infine, sulla sentenza della Corte Costituzionale tedesca sul QE della Bce, il pensiero di Vincenzo Longo è chiaro: “A livello europeo è stato un messaggio di rottura. Credo che adesso la Bce – prima di realizzare determinate azioni economiche – ci penserà due volte, anche se nella pratica credo che non cambierà nulla”. 

Leader 25 Marzo, 2020 @ 4:53

La lettera di Conte all’Ue (firmata da altri 8 Paesi) per chiedere i coronabond

di Massimiliano Carrà

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi
giuseppe conte scrive lettera all'ue per i coronabond
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (Imagoeconomica)

“Caro presidente, caro Charles”. Inizia così la lettera scritta dal presidente del consiglio Giuseppe Conte al presidente del consiglio europeo Charles Michel. Pubblicata sul sito ufficiale del governo italiano, la lettera del premier Conte è stata firmata dai leader di altri 8 Paesi dell’Ue: Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna.

Come si evince dalla lettera stessa, l’obiettivo dei firmatari è uno: rispondere alla pandemia da coronavirus “con misure eccezionali per contenere la diffusione del contagio all’interno dei confini nazionali e tra Paesi, per rafforzare i nostri sistemi sanitari, per salvaguardare la produzione e la distribuzione di beni e servizi essenziali e, non ultimo, per limitare gli effetti negativi che lo shock  produce sulle economie europee”.

Per farlo, soprattutto dal punto di vista economico, il premier Conte evidenzia in maniera chiara l’importanza dell’introduzione dei coronabond. Tant’è che nella lettera scrive: “Dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’UE per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri

La lettera del premier Giuseppe Conte all’Ue per combattere il coronavirus

Caro Presidente, caro Charles

la pandemia del Coronavirus è uno shock senza precedenti e richiede misure eccezionali per contenere la diffusione del contagio all’interno dei confini nazionali e tra Paesi, per rafforzare i nostri sistemi sanitari, per salvaguardare la produzione e la distribuzione di beni e servizi essenziali e, non ultimo, per limitare gli effetti negativi che lo shock produce sulle economie europee.

Tutti i Paesi europei hanno adottato o stanno adottando misure per contenere la diffusione del virus. Il loro successo dipenderà dalla sincronizzazione, dall’estensione e dal coordinamento con cui i vari Governi attueranno le misure sanitarie di contenimento.

Abbiamo bisogno di allineare le prassi adottate in tutta Europa, basandoci su esperienze pregresse di successo, sulle analisi degli esperti, sul complessivo scambio di informazioni. È necessario ora, nella fase piu’ acuta dell’epidemia. Il coordinamento che tu hai avviato, con Ursula von der Leyen, nelle video-conferenze tra i leader è d’aiuto in tal senso.

Sarà necessario anche in futuro, quando potremo ridurre gradualmente le severe misure adottate oggi, evitando sia un ritorno eccessivamente rapido alla normalità sia il contagio di ritorno da altri Paesi. Dobbiamo chiedere alla Commissione europea di elaborare linee guida condivise, una base comune per la raccolta e la condivisione di informazioni mediche ed epidemiologiche, e una strategia per affrontare nel prossimo futuro lo sviluppo non sincronizzato della pandemia.

Mentre attuiamo misure socio-economiche senza precedenti, che impongono un rallentamento dell’attività economica mai sperimentato prima, abbiamo comunque bisogno di garantire la produzione e la distribuzione di beni e servizi essenziali, e la libera circulazione di dispositivi medici vitali all’interno dell’UE. Preservare il funzionamento del mercato unico è fondamentale per fornire a tutti i cittadini europei la migliore assistenza possibile e la più ampia garanzia che non ci saranno carenze di alcun tipo.

Siamo pertanto impegnati a tenere i nostri confini interni aperti al necessario scambio di beni, di informazioni e agli spostamenti essenziali dei nostri cittadini, in particolare quelli dei lavoratori transfrontalieri. Abbiamo anche bisogno di assicurare che le principali catene di valore possano funzionare appieno all’interno dei confini dell’UE e che nessuna produzione strategica sia preda di acquisizioni ostili in questa fase di difficoltà economica. I nostri sforzi saranno prioritariamente indirizzati a garantire la produzione e la distribuzione delle attrezzature mediche e dei dispositivi di protezione fondamentali, per renderli disponibili, a prezzi accessibili e in maniera tempestiva a chi ne ha maggiore necessità.

Le misure straordinarie che stiamo adottando per contenere il virus hanno ricadute negative sulle nostre economie nel breve termine. Abbiamo pertanto bisogno di intrapredere azioni straordinarie che limitino i danni economici e ci preparino a compiere i passi successivi. Questa crisi globale richiede una risposta coordinata a livello europeo. La BCE ha annunciato lo scorso giovedì 19 marzo una serie di misure senza precedenti che, unitamente alle decisioni prese la settimana prima, sosterrano l’Euro e argineranno le tensioni finanziarie.

La Commissione europea ha anche annunciato un’ampia serie di azioni per assicurare che le misure fiscali che gli Stati membri devono adottare non siano ostacolate dalle regole del Patto di Stabilità e Crescita e dalla normativa sugli aiuti di Stato. Inoltre, la Commissione e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) hanno annunciato un pacchetto di politiche che consentiranno agli Stati membri di utilizzare tutte le risorse disponibili del bilancio dell’UE e di beneficiare degli strumenti della BEI per combattere l’epidemia e le sue conseguenze.

Gli Stati membri dovranno fare la loro parte e garantire che il minor numero possibile di persone perda il proprio lavoro a causa della temporanea chiusura di interi settori dell’economia, che il minor numero di imprese fallisca, che la liquidità continui a giungere all’economia e che le banche continuino a concedere prestiti nonostante i ritardi nei pagamenti e l’aumento della rischiosità. Tutto questo richiede risorse senza precedenti e un approccio regolamentare che protegga il lavoro e la stabilità finanziaria.

Gli strumenti di politica monetaria della BCE dovranno pertanto essere affiancati da decisioni di politica fiscale di analoga audacia, come quelle che abbiamo iniziato ad assumere, col sostegno di messaggi chiari e risoluti da parte nostra, come leader nel Consiglio Europeo.

Dobbiamo riconoscere la gravità della situazione e la necessità di una ulteriore reazione per rafforzare le nostre economie oggi, al fine di metterle nelle migliori condizioni per una rapida ripartenza domani. Questo richiede l’attivazione di tutti i comuni strumenti fiscali a sostegno degli sforzi nazionali e a garanzia della solidarietà finanziaria, specialmente nell’Eurozona.

In particolare, dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’UE per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia.

Vi sono valide ragioni per sostenere tale strumento comune, poichè stiamo tutti affrontando uno shock simmetrico esogeno, di cui non è responsabile alcun Paese, ma le cui conseguenze negative gravano su tutti. E dobbiamo rendere conto collettivamente di una risposta europea efficace ed unita. Questo strumento di debito comune dovrà essere di dimensioni sufficienti e a lunga scadenza, per essere pienamente efficace e per evitare rischi di rifinanziamento ora come nel futuro.

I fondi raccolti saranno destinati a finanziare, in tutti gli Stati Membri, i necessari investimenti nei sistemi sanitari e le politiche temporanee volte a proteggere le nostre economie e il nostro modello sociale.

Con lo stesso spirito di efficienza e solidarietà, potremo esplorare altri strumenti all’interno del bilancio UE, come un fondo specifico per spese legate alla lotta al Coronavirus, almeno per gli anni 2020 e 2021, al di là di quelli già annunciati dalla Commissione.

Dando un chiaro messaggio di voler affrontare tutti assieme questo shock unico, rafforzeremmo l’Unione Economica e Monetaria e, soprattutto, invieremmo un fortissimo segnale ai nostri cittadini circa la cooperazione determinata e risoluta con la quale l’Unione Europea è impegnata a fornire una risposta efficace ed unitaria.

Abbiamo inoltre bisogno di preparare assieme “il giorno dopo” e riflettere sul modo in cui organizziamo le nostre economie attraverso i nostri confini, le catene di valore globale, i settori strategici, i sistemi sanitari, gli investimenti comuni e i progetti europei.

Se vogliamo che l’Europa di domani sia all’altezza delle sue storiche aspirazioni, dobbiamo agire oggi e preparare il nostro futuro comune. Apriamo pertanto il dibattito ora e andiamo avanti, senza esitazione.

Firmato da

Sophie Wilmès, Primo Ministro del Belgio
Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese
Kyriakos Mitsotakis, Primo Ministro of Greece
Leo Varadkar, Primo Ministro of Ireland
Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano
Xavier Bettel, Primo Ministro del Lussemburgo
António Costa, Primo Ministro del Portogallo
Janez Janša , Primo Ministro della Slovenia
Pedro Sánchez, Primo Ministro della Spagna

Trending 29 Febbraio, 2020 @ 2:19

L’Italia fa i conti con il virus: quanto può costare all’economia

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Milano: coronavirus in Italia
(Imagoeconomica)

di Andrea Giuricin

L’Italia rischia di entrare in recessione tecnica dopo la caduta del Pil dell’ultimo trimestre 2019. È chiaro che l’impatto economico del coronavirus dipenderà dalla grandezza del blocco economico, sia in termini di spazio che di tempo, ma è altresì evidente che sarà molto difficile evitare la caduta del prodotto interno lordo anche nel primo trimestre del 2020.

Non si parla solo di un impatto di 0,2 punti percentuali (che comunque sono 3 miliardi di euro), dato che gli effetti potrebbero essere nell’ordine dei punti percentuali, se la situazione dovesse peggiorare. E la situazione non sta certo migliorando, dato che diversi Paesi hanno iniziato a bloccare molti voli dall’Italia.

Per tale motivo è giusto parlare di un impatto da coronavirus di molti miliardi di euro e la recessione purtroppo sembra inevitabile.

È bene tuttavia andare con ordine circa l’impatto per i diversi settori:

In primo luogo il settore dei trasporti sarà duramente colpito e potremo vedere diverse aziende aeree, e non solo, in difficoltà. Ad esempio, Alitalia potrebbe finire in pochi mesi i soldi dell’ultimo prestito ponte di 400 milioni di euro, per il quale la Commissione Europea ha aperto l’ennesima indagine di aiuto di Stato illegale. Non a caso la cassa integrazione speciale di 4000 dipendenti evidenzia una situazione di crisi gravissima.

Tuttavia tutte le compagnie aeree rischiano di andare in forte difficoltà a causa della caduta della domanda che è già nell’ordine del 70 per cento.

Per tale ragione sarebbe corretto valutare l’eliminazione delle “tasse comunali” che sono pari a 6,5 euro a passeggero al fine di spingere la domanda in questo momento così critico.

Anche il settore del trasporto ferroviario sconta un impatto economico importante con una forte riduzione di traffico e con perdite che rischiano di essere molto dure. Per tale ragione anche in questo settore è estremamente importante prendere misure urgenti.

Il settore automotive (se il Coronavirus avrà un impatto duro come in Cina) andrà in forte difficoltà. In Cina si è registrata una caduta delle vendite di auto fino al 92% nei primi 20 giorni di febbraio, con mancante vendite per 46 miliardi di dollari al mese.

In Italia, l’impatto potrebbe essere nell’ordine di centinaia di milioni di euro e con rischi per molte concessionarie che potrebbero sperimentare un problema di cassa se le vendite dovessero continuare a rimanere bloccate.

In generale la catena logistica globale, dopo essere andata in crisi con il blocco cinese, rischia di andare in forte sofferenza con il blocco della parte produttiva dell’Italia (e avere conseguenze non indifferenti per la Germania). Anche in questo caso si parla di centinaia di milioni di euro d’impatto.

Un altro settore in immediata difficoltà è il turismo e non a caso alcune compagnie stanno chiudendo i voli per l’Italia. Solo i turisti stranieri spendono almeno 40 miliardi di euro in Italia all’anno.
Nel primo trimestre tra italiani all’estero e stranieri in Italia parliamo di almeno 13 miliardi di euro di spesa.

Un blocco fino a fine marzo potrebbe costare solo per turismo straniero in Italia e italiani all’estero 5 miliardi di euro di mancati introiti per gli operatori, senza considerare il turismo nazionale. Gli eventi e le fiere registreranno un blocco completo con un impatto per centinaia di milioni di euro.

Infine il settore industriale rischia di andare in sofferenza se la situazione dovesse peggiorare nel medio periodo con un impatto anche in questo caso per miliardi di euro.

L’impatto economico del coronavirus rischia di essere una vera e propria tragedia economica per l’Italia, ma la situazione rischia di peggiorare e di moltiplicarsi nel momento in cui la crisi dovesse espandersi agli altri paesi europei.

Investimenti 16 Febbraio, 2020 @ 12:44

Dal castello cerca principi all’isolotto: gli immobili italiani più preziosi all’asta

di Massimiliano Carrà

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi
Aste immobiliari: dal castello all'isolotto, gli immobili di prestigio in vendita in Italia
Castello di Ozegna – wikipedia

Sentiamo spesso parlare di immobili all’asta, ma di un castello o un isolotto? Potrà essere strano, eppure è possibile e attenzione non si trovano in una parte sconosciuta della Terra, dove le coordinate sono note soltanto all’acquirente (come nel caso dell’isola regalata da Cristiano Ronaldo al suo procuratore), ma qui, in Italia.

A renderlo noto è il rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea presentato martedì 11 febbraio in Senato che ha evidenziato che al 31 dicembre 2019 le case all’asta in Italia sono 23.904 (con un aumento del 25% rispetto allo scorso anno) e hanno un valore complessivo che ammonta a circa 3,5 miliardi di euro. Tra l’altro, di queste 23.904 all’asta, 194 riguardano alberghi, bed & breakfast, motel, campeggi e simili.

Quanto valgono e dove sono gli immobili più preziosi in Italia 

Come reso noto dal Centro Studi Sogeea, gli immobili più preziosi in Italia partono da una base d’asta di un milione di euro fino ad arrivare a 3,2 milioni di euro. Ma andiamo a vedere nel dettaglio quali sono e dove si trovano:

  • Isolotto di Tessera (Venezia): dopo che la prima seduta d’asta di luglio scorso è andata deserta, sarà battuto all’incanto il 3 marzo prossimo. Il suo valore stimato è di 2,2 milioni di euro. 
  • Il secondo piano di Palazzo Fusconi Pighini in Piazza Farnese (Roma): è un capolavoro di architettura attribuito a Jacopo Barozzi da Vignola, ma costruito verso il 1524 dall’architetto Baldassarre Peruzzi. Sarà battuto all’asta il 25 febbraio e il suo valore stimato è di 3,1 milioni di euro. 
  • Villa Odescalchi (Como): costruita dalla famiglia Odescalchi agli inizi del XVII secolo ed in seguito divenuta residenza personale di Papa Innocenzo XI, oggi è un complesso turistico alberghiero. Sarà battuta all’asta il  28 aprile e il suo valore stimato è di 2,3 milioni di euro.
  • Castello di Ozegna (Torino): secondo i principali studiosi, la sua fondazione potrebbe essere avvenuta nel IV secolo d.C. ad opera di Flavio Eugenio, imperatore dell’Impero Romano d’Occidente. Sarà in vendita il 18 febbraio e il suo valore stimato è di poco più di di un milione di euro.

I cinema italiani all’asta

Oltre a questi “particolari” immobili, come svela nel suo rapporto il Centro Studi Sogee, quest’anno saranno venduti all’asta anche tre storici cinema di Roma. Ecco quali:

  • il Cinema Adriano di Via Cicerone: è senza dubbio quello che con i valore più alto, ossia 27 milioni di euro. Andrà all’incanto il 7 maggio.
  • il Cinema Roma di Piazza Sonnino: il suo valore è stimato in 2,3 milioni di euro.
  • il Cinema Ambassade di via Accademia degli Agiati: sarà venduto all’asta il 7 maggio e il suo valore è stimato in 2,6 milioni di euro. 
Business 14 Febbraio, 2020 @ 7:24

Covivio, lo sviluppo in Germania vale più di un miliardo

di Massimiliano Carrà

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi
Rendering del progetto Symbiosis che nascerà a Milano – courtesy Covivio

Covivio non si ferma più e mira ad ampliare il suo patrimonio di 24 miliardi di euro. Durante la presentazione dei risultati contenuti nel bilancio aziendale del 2019, Alexei Dal Pastro, amministratore delegato Italia della società immobiliare, ha rivelato la cifra stimata per la prossima operazione appena annunciata: 700 milioni di euro.

Come già preannunciato nella giornata di ieri da un comunicato stampa di Covivio (di cui Leonardo Del Vecchio è il principale azionista), Dal Pastro ha confermato che la società provvederà a lanciare un’Opa (offerta pubblica d’acquisto) per acquistare la totalità delle azioni dell’azienda immobiliare Godewind Immobilien AG, che detiene diversi uffici in Germania. Si tratta di un’OPA amichevole.

L’Opa, come ha sottolineato Dal Pastro, segue l’acquisizione del 35% delle azioni di Godewind Immobilien AG che si è già realizzata. Come già accennato, il controvalore totale stimato dell’operazione è di 700 milioni di euro e permetterà a Covivio di inserire nel suo portafoglio 10 immobili da uffici in alcune delle principali città tedesche.

Alexei dal Pastro (ad Italia di Covivio) – courtesy Covivio

Covivio: i tempi e i modi dell’acquisizione di Godewind

La scelta di acquisire Godewind Immobilien AG da parte di Covivio nasce da un mix di due fattori ben precisi. Infatti, come dichiara Dal Pastro “in Germania eravamo presenti solo dal punto di vista residenziale, adesso, visto che siamo sempre aperti ad esaminare nuove opportunità, abbiamo deciso di puntare sul nostro asset immobiliare predominante: gli uffici”. L’Opa sarà effettuata nel mese di marzo, mentre due mesi dopo, e quindi a maggio, si dovrebbe provvedere al delisting di Godewind e alla successiva integrazione  all’interno del gruppo che è quotato a Parigi e Milano.  Inoltre, Dal Pastro per sottolineare che l’acquisizione è una vera e proprio opportunità per Covivio, ha confermato che la valutazione di questi 10 uffici, presenti nelle principali città tedesche, è di 1,2 miliardi di euro.

Le mosse future in Italia e negli hotel

Infine, riguardo il futuro, Dal Pastro ha confermato che in Italia Covivio continuerà a concentrarsi sugli uffici, tenendo sempre in auge nuove possibilità nel settore degli hotel “che è un asset class molto interessante nel nostro mercato”.

Nel nostro Paese Milano resterà la città principe per gli uffici, sia per i tanti progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana in corso. Anche perché, come evidenzia Dal Pastro sulla base dei risultati del bilancio del 2019, gli immobili nel capoluogo lombardo rappresentano il 90% del portafoglio italiano di Covivio, non includendo la parte locata a Telecom Italia.

Rendering progetto Vitae che nascerà a Milano – courtesy Covivio

Riguardo le altre città italiane, su tutte Roma, Firenze e Venezia, saranno delle mete interessanti non per il settore degli uffici, ma per nuove opportunità future in materia di hotel. Tra l’altro a inizio 2020 la società immobiliare, tramite la sua controllata Covivio Hotels, ha acquistato otto hotel (quattro in Italia) per la cifra di 573 milioni di euro. “Ovviamente – conclude Dal Pastro – va considerato che abbiamo l’obiettivo di mantenere una leva finanziaria al di sotto del 40%”.

Trending 4 Febbraio, 2020 @ 8:55

Coronavirus: il racconto del ritorno in Italia dei cervelli in fuga (VIDEO)

di Massimiliano Carrà

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi

“È stata una giornata infernale, ma ce l’abbiamo fatta”. Così Marika Digato, studente di 25 anni all’Università di Tongji di Shanghai, racconta a Forbes il giorno del suo ritorno in Italia a causa del coronavirus. 

Dopo aver inviato il video alla nostra redazione, Marika (laureatasi al corso triennale di Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo), ci racconta la sua storia e quella dei suoi colleghi Francesca Palermo, Damiano Nitto, Laura Terravecchia, Martina Fessia, Michela Martina La Manna, Chiara Contino e Beatrice Alasotto: “Siamo al secondo anno del corso di laurea magistrale in International Relations e studiamo all’Università di Shanghai perché abbiamo vinto la borsa di studio messa a disposizione dall’Università di Torino “Campus Luigi Einaudi”, che permette di fare un anno a Torino e un anno in Cina come doppio titolo. Eravamo lì da 5 mesi e ne abbiamo ancora 5 da affrontare”.

Partita alle ore 23 di giovedì 30 gennaio da “Pudong” (l’aeroporto di Shanghai), insieme ai 7 suoi colleghi italiani, Marika è atterrata a Milano Malpensa, dopo uno scalo a Istanbul, alle ore 10.00 di venerdì 31 gennaio e spiega: “Abbiamo fatto tutto il viaggio con le mascherine che cambiavamo ogni 7 ore. La cosa che ci ha stupito è che solo a Pudong ci hanno sottoposto a controlli medici, ad Istanbul e a Milano niente di niente” (controlli stringenti e quarantena sono stati previsti invece per coloro che arrivavano da Wuhan)

Coronavirus? A Shangai sembra tutto sotto controllo

E se a Wuhan, la città da cui è partita la diffusione del coronavirus, la situazione sembra più critica, a Shanghai secondo quanto ci raccontano in un video Marika Digato, Chiara Contino (25 anni) e Laura Terravecchia (24 anni) “sembra tutto essere sotto controllo”. 

Infatti, come sottolinea Chiara, anch’essa studente all’Università Tongji di Shanghai, “se le città cinesi sono abbastanza vuote è perché in tantissimi sono fuori per le vacanze, non perché sono scappati per il coronavirus”. Dello stesso avviso anche Laura Terravecchia, che evidenzia “i cinesi sono abbastanza tranquilli e stanno prendendo delle ottime misure di sicurezza. In sintesi, non c’è tutto questo allarmismo”. 

“Torneremo in Cina il prima possibile: no al razzismo”

Nonostante il rientro in Italia, l’idea dei ragazzi è chiara: “Siamo in attesa dell’inizio del secondo semestre che doveva prendere il via il 17 febbraio, ma è stato spostato a data da destinarsi. Sicuramente noi speriamo di tornare e di poterci lavorare, perché la Cina è la nostra seconda casa. Alcuni di noi, infatti, hanno trovato delle opportunità di tirocinio. Inoltre, l’università – sottolinea Marika – è una delle migliori in Cina, tant’è che alcuni professori e studiosi stanno collaborando alla realizzazione del vaccino”. 

In ultima battuta, visto che in Italia si sono susseguiti casi di razzismo nei confronti di cinesi a causa della diffusione del coronavirus, Marika Digato ha voluto prendere le distanze da questi episodi: “I cinesi sono persone speciali, generose e disponibili. Sempre sorridenti e felici, noi ci siamo trovati bene fin da subito. Ovviamente ogni popolo ha la propria cultura e non è giusto giudicare. Proprio per questo ci discostiamo e non condividiamo tutto il razzismo e la cattiveria nei confronti di questo popolo speciale”.

Investimenti 16 Gennaio, 2020 @ 5:56

Investimenti immobiliari mai così forti in Italia: la calamita è Milano

di Massimiliano Carrà

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi
shutterstock

Il settore immobiliare in Italia continua a volare e nel 2019 stabilisce un nuovo record: 12,3 miliardi di euro di investimenti, il valore più alto mai registrato finora. Battuto quindi il precedente record del 2017, quando gli investimenti nel settore immobiliare si erano attestati a 11,2 miliardi di euro, e surclassato del 36% il precedente valore registrato nel 2018. 

È questo uno dei riscontri più importanti riportati da una ricerca effettuata da CBRE. La più grande società di consulenza immobiliare al mondo però non si è limitata solamente a fornire un quadro generale sull’anno appena concluso, ma si è anche soffermata su altri fattori. Tra questi, i numeri dell’ultimo trimestre del 2019, i settori che hanno trainato il mercato immobiliare e le città italiane che hanno guidato gli investimenti.

Partendo dal primo fattore, è indubbio che il quarto trimestre del 2019 abbia giocato un ruolo decisivo. Infatti, come riportato da CBRE, proprio in questo arco di tempo sono stati effettuati il 40% degli investimenti totali registrati durante l’anno, ossia 4,9 miliardi di euro.

Decisivi per la crescita, sottolineano gli autori della ricerca, sono stati: la politica monetaria accomodante della Bce sui tassi di interesse, il cambiamento di governo avvenuto in corso d’anno e la crescita progressiva del potenziale inespresso del Paese rispetto alle dimensioni dell’economia, nonché di alcuni settori del Real Estate.

Milano e gli uffici trainano il mercato immobiliare

E se dal punto di vista dell’arco temporale è il quarto trimestre dal 2019 ad aver trainato gli investimenti immobiliari in Italia, dal punto di vista geografico e settoriale il merito va al duo rappresentato da Milano e dagli uffici.

Infatti, se da una parte il capoluogo lombardo ha attratto il 40% degli investimenti totali, ossia 4,6 miliardi di euro, (3,1 miliardi nel 2018) il comparto degli uffici da solo ha catturato 5 miliardi di euro (3,4 miliardi nel 2018). Di questi, oltre 3,6 miliardi di euro derivano proprio dagli investimenti effettuati nel capoluogo lombardo. 

Positiva, ma leggermente sottotono la situazione per Roma. La Capitale infatti registra performance in linea con l’anno precedente, ossia 1,9 miliardi di euro di investimenti.

Vola il settore degli hotel

Anche se non è il settore immobiliare che ha attratto più investimenti, il comparto degli hotel si piazza alle spalle di quello degli uffici e fa registrare una crescita record. Grazie ai 3,3 miliardi di euro raccolti, nel 2019 il settore degli hotel ha attratto il 141% di investimenti in più. Nel 2018 infatti si erano attestati a 1,3 miliardi di euro. 

Come sottolinea la ricerca di CBRE, al record hanno di certo contribuito due transazioni: l’acquisto del portafoglio Belmond da parte di LVMH e quello degli hotel IHC realizzato da Oaktree. Ma non è tutto. Visto che in pipeline vi sono alcune grosse transazioni, come quella da parte di Covivio , CBRE prevede che l’anno appena iniziato sarà ugualmente positivo.

Riguardo gli altri settori del mercato immobiliare, cresce la logistica che fa segnare volumi di investimento di oltre 1,3 miliardi di euro, male invece il retail che registra una decrescita, passando da 2,2 miliardi di euro del 2018 a 2 miliardi nel 2019, e quello residenziale che è passato da 763 milioni di euro di investimenti, raccolti nel 2018, a 687 milioni di euro di investimenti.