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Investimenti 21 Luglio, 2020 @ 4:00

Così il Recovery Fund cambia le regole del gioco in Europa

di Massimiliano Carrà

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La sala plenaria del Consiglio Europeo a Bruxelles (Shutterstock)

 

“Una vittoria per l’Europa e per l’Italia”. Così il presidente del consiglio Giuseppe Conte, all’alba di questa mattina, ha annunciato che i 27 Paesi membri hanno trovato il tanto agognato e sudato accordo sul Recovery fund e sul budget europeo in risposta, in primis, alla crisi scatenata dal Covid-19 e, in secundis, alle sfide per le generazioni future (Next Generation Ue).

Parlando in termini di cifre, come evidenzia Sebastien Galy, senior macro strategist di Nordea AM, è la manovra economica più sostanziosa mai messa in campo dall’Unione Europea. Si parla infatti di un “budget di 1.8 trilioni di euro, di cui 750 miliardi di euro di aiuti in gran parte destinati ai Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia di Covid-19″.

Ci sono volute 96 ore di dibattito continuo, quattro giorni di botta e risposta, segnati da scontri verbali e pugni sui tavoli (anche per la pressione dei paesi frugali), ma alla fine – per usare le parole del presidente del consiglio europeo Charles Michel – “la magia dell’Europa funziona” e il Recovery fund, o Next Generation Eu, ha preso ufficialmente vita, segnando “uno dei momenti più importanti – evidenzia Galy – nella storia dell’Unione Europea, sia per le dimensioni del pacchetto, sia per il fatto che sarà finanziato da obbligazioni dell’Ue”.

È vero, dalla proposta iniziale sono cambiate tante cose in termini sia economici (anche se la dotazione complessiva del fondo rimane di 750 miliardi di euro), sia in termini prettamente “legali” in quanto si sono aggiunte diverse clausole, tra cui quella della cosiddetto “freno di emergenza”, tanto voluta dai paesi frugali e in particolare dal primo ministro olandese Mark Rutte, ma la “pace” si sa, spesso, è fatta di rinunce reciproche.  E certe volte, nasce non solamente in risposta alle avversità, ma anche quando qualcuno decide di abbandonarti. Tant’è – che come evidenzia Amundi – “si potrebbe persino sostenere che l’uscita del Regno Unito dall’Ue non solo ha dato l’opportunità di chiarire il progetto europeo, ma ha conferito anche ai paesi dell’eurozona un ruolo guida”. In particolare, evidenzia lo studio della società di asset management – ritiene “che la proposta della commissione europea sul Recovery Fund (e persino la proposta franco-tedesca) non sarebbe mai stata fatta se il Regno Unito fosse stato ancora membro dell’Ue”.

Recovery fund: come funziona e come sarà composto

Entrando nel merito di come prenderà vita il recovery fund, Sebastien Galy evidenzia che “gran parte del pacchetto sarà probabilmente finanziato con il debito dell’UE a grande vantaggio delle banche europee in qualità di principali emittenti e una parte significativa sarà probabilmente costituita da Green Bond dato che le iniziative per affrontare il riscaldamento globale proseguono”.

In termini di cifre, i 750 miliardi di euro saranno così suddivisi: 390 miliardi in sovvenzioni a fondo perduto (nella proposta precedente si attestavano a 500 miliardi di euro) e 360 miliardi in prestiti (inizialmente previsti nella somma di 250 miliardi di euro. Si tratta comunque di prestiti con tripla A, maturity a trent’anni e tasso d’interesse zero). Questa nuova distribuzione è stata soprattutto condizionata dalla volontà di cinque Paesi (Olanda, Danimarca, Austria, Svezia e Finlandia) che non vedevano di buon occhio l’eccessivo sbilanciamento tra sovvenzioni e prestiti. Ma non solo.

Quattro di essi, infatti, sono riusciti ad ottenere un forte aumento dei cosiddetti “rebates” (circa 26 miliardi di euro), gli sconti ai contributi che versano come tutti al bilancio dell’Unione Europea nel prossimo quadro finanziario 2021-2027. “Quanto alla governance (che resta il punto più delicato per valutare la velocità degli esborsi) – afferma Luigi De Bellis, co-responsabile Ufficio Studi di Equita, i piani dei singoli Paesi verranno approvati dal Consiglio a maggioranza qualificata, in base alle proposte presentate dalla Commissione”. Qui entra in gioco il cosiddetto freno d’emergenza voluto dal primo ministro olandese Rutte. Se un Paese membro, successivamente alla valutazione del comitato economico e finanziario, nota la presenza di qualche scostamento o di un problema, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo prima che venga presa qualsiasi decisione.

Questo, insieme ad altri punti che hanno rallentato l’accordo, sono frutto – come afferma Amundi – di alcuni problemi evidenti dell’Unione Europea. Tra questi – evidenzia la società – vi sono soprattutto “la complessità delle istituzioni europee e il processo decisionale (unanime), perché riducono le possibilità di progresso in tempi normali. Di conseguenza, sono necessarie condizioni rigorose per costringere gli europei a raggiungere un accordo”.  Inoltre, aggiunge Amundi, nonostante il recovery fund, “l’eurozona è ancora, sotto molti aspetti, un’unione monetaria incompleta. L’aspetto più noto di questa incompletezza è la mancanza di un bilancio federale per stabilizzare l’unione in caso di shock asimmetrici. Proprio l’incompletezza, tra l’altro, è anche sul fronte dei meccanismi di mercato”.

Quando sarà attivo il Next Generation Eu e quanto spetterà all’Italia

Partendo dal presupposto che il bilancio europeo 2021-2027 resta fissato – come evidenzia Equita – a 1.074 miliardi di impegni, il recovery fund entrerà ufficialmente in funzione a partire dalla primavera del 2021 (tra poco meno di un anno) e la sua dotazione andrà spesa molto velocemente: entro il 2023. Ciò significa che tutti i Paesi membri dovranno farsi trovare immediatamente pronti per non vedere sfuggire questa importante opportunità economica.

Come dichiarato dallo stesso premier Conte in conferenza, l’Italia dovrebbe portare a casa la fetta più grossa del recovery fund (o Next Generation Eu): il 28% del totale. Si parla con esattezza di 209 miliardi di euro (come conferma anche Equita), così suddivisi: 82 a fondo perduto e 127 in prestiti. In sintesi, 36 miliardi di euro in più rispetto alla precedente proposta. Proprio per questo, il presidente del consiglio non utilizza mezzi termini: “Abbiamo una grande responsabilità, dobbiamo far ripartire l’Italia con forza”.

È importante sottolineare, però, che l’accordo ha visto – soprattutto per la delusione della presidente della commissione europea Ursula von der Leyen – cancellare la dotazione previsto per il fondo europeo per la sanità e un allentamento dell’attenzione verso la sostenibilità (visto che per ottenere i fondi del recovery fund non sarà necessario sottoscrivere l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 a livello nazionale, ma basterà l’impegno a raggiungere quel target a livello Ue).

I risvolti sui mercati finanziari

In ultimo punto, volendo soffermarsi sui risvolti di questo accordo sui mercati finanziari, Luigi De Bellis di Equita evidenzia che “oltre ad essere un passo importante verso una maggior integrazione dell’Europa, elimina un tail-risk e fornisce uno stimolo economico importante in una fase di crisi”. Ma non è tutto. Nel breve, infatti, “l’accordo potrebbe sostenere un ulteriore restringimento dello spread e una riduzione del premio per il rischio, anche se in gran parte il mercato ha anticipato l’accordo (dalla proposta franco-tedesca di metà maggio il Ftse Mib ha infatti fatto segnare una crescita del 24%)”.

Inoltre, come sottolinea Paul O’Connor, responsabile del team Multi-Asset di Janus Henderson Investors, anche se “il recovery Fund dovrebbe dare un impulso del 6-7%, che richiederà mesi e anni prima di concretizzarsi ed avere piena efficacia, tuttavia rappresenta il più grande passo in avanti della zona euro verso l’integrazione fiscale”. A questo aspetto va aggiunto anche che “il sentiment positivo – conclude O’Connor – emerso nelle ultime settimane sugli asset dell’Eurozona ha portato l’euro al rialzo vicino al massimo su base annua e ha spinto lo spread BTP/Bund verso il basso fino ai livelli pre-coronavirus. Da qui si intravede margine per un’ulteriore sovraperformance degli asset della zona euro.”

Soffermandosi, invece, “sulla struttura del debito europeo con un debito comune con un buon rating – dichiara Amundi –  limiterà il rischio di crisi locali. Insieme al rafforzamento dell’architettura finanziaria e politica, questo dovrebbe consentire all’Ue di diventare un polo di stabilità, soprattutto di fronte agli Stati Uniti, la cui crisi sta esacerbando fragilità (disuguaglianze) e squilibri”.

Infine, anche se la notizia dell’accordo non ha sorpreso più di tanto i mercati finanziari, tuttavia al momento tutti i principali indici europei stanno facendo registrare performance positive. Infatti, da Milano a Madrid, passando per Parigi e Francoforte, il risultato è sempre lo stesso: ed è un rialzo di poco oltre l’1%.

Business 1 Luglio, 2020 @ 12:14

Bonus vacanze, superbonus, stipendi e pagamenti: cosa cambia da oggi 1 luglio

di Massimiliano Carrà

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel suo ufficio (Shutterstock)

Bonus vacanze, taglio del cuneo fiscale (con conseguente aumento delle buste paga), superbonus per la ristrutturazione delle case, credito d’imposta per i pagamenti elettronici e nuovo tetto di spesa per l’utilizzo dei contanti.  Sono queste alcune delle misure che da oggi, mercoledì 1 luglio, entreranno in vigore e creeranno un nuovo spartiacque all’interno del settore lavorativo ed economico del sistema Italia.

Anche se alcune, soprattutto quelle introdotte dal Decreto Rilancio, come il bonus vacanze e il superbonus,  non sono totalmente chiare e possono essere ancora subire delle modifiche, visto che il suddetto decreto non è ancora stato convertito in legge dal Parlamento e quindi può subire ancora delle modifiche.

Cosa cambia dall’1 luglio

Taglio del cuneo fiscale: come funziona e chi ne giova

Partendo proprio dal taglio del cuneo fiscale, secondo quanto affermato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in un’intervista alla Rai, permetterà “di aumentare gli stipendi a circa 16 milioni di lavoratori”. Si tratta circa “di 80-100 euro netti in più al mese in busta paga per 4,5 milioni di persone” – rivela il numero uno del Mef – e “per 11 milioni i vecchi 80 euro arriveranno a 100”. In totale, quindi, si parla di un taglio delle tasse di oltre 7 miliardi di euro l’anno. 

Ecco nel dettaglio come funzionerà e quali fasce ne gioveranno:

  • dipendenti con reddito da 8.174 a 26.600 euro: 20 euro in più in busta paga rispetto al bonus Renzi: quindi da 80 a 100 euro.
  • dipendenti con reddito da 26.600 e 28mila euro: aumento di 100 euro
  • per dipendenti con redditi superiori ai 28mila euro, il taglio del cuneo fiscale diventa una detrazione in busta paga, così strutturata: redditi da 28mila a 35mila euro: bonus decrescente da 480 a 80 euro; redditi da 35mila a 40mila euro: bonus decrescente da 80 a 0 euro

È importante sottolineare che rimarranno esclusi i lavoratori dipendenti incapienti, cioè coloro che hanno un reddito inferiore a 8.145 euro e che non bisognerà effettuare nessuna richiesta per l’ottenimento di questo aumento in busta paga. Lo sconto, infatti, verrà applicato direttamente dal datore di lavoro. 

Tetto contanti e credito d’imposta per pagamenti con carte

Sempre da oggi, 1 luglio, saranno introdotte due nuove misure riguardo i pagamenti che si inseriscono sempre di più all’interno di uno degli obiettivi da sempre perseguiti dallo Stato: la lotta all’evasione fiscale.

Infatti, se da una parte per la quinta volta dal 2010, viene ulteriormente abbassato il tetto per l’uso dei contanti, che scende da 3mila a 2mila euro (per poi passare a mille euro da gennaio 20202), dall’altra il governo giallorosso ha deciso di agevolare ulteriormente l’utilizzo delle carte e dei bancomat.

Infatti, i commercianti e i professionisti avranno diritto a uno sconto fiscale del 30% sulle commissioni, soprannominato credito d’imposta, per tutti i pagamenti elettronici accettati.

Bonus vacanze e superbonus per la ristrutturazione

Se per le precedenti misure vi sono pochi dubbi, sul bonus vacanze e sul superbonus al 110% per la ristrutturazione delle case (in partenza sempre da oggi 1 luglio) ci sono ancora diversi dubbi, sia per il fatto che il Decreto Rilancio deve essere ancora convertito in legge e potrebbe cambiare alcuni punti (come l’estensione del superbonus a tutte le tipologie di seconde case), sia per motivi prettamente esecutivi.

Per fare un esempio, il bonus vacanze fino a 500 euro (per un nucleo familiare composto da 3 persone, 300 euro per due e 150 euro per i single) previsto per chi soggiorna in strutture ricettive italiane come hotel, b&b o campeggi, potrebbe non essere facilmente ricevibile.

Infatti, partendo dal presupposto che che l’80% del bonus sarà erogato attraverso l’app per i servizi pubblici IO, cui si accede con Spid o carta d’identità digitale (e al momento in molti non sono riusciti ancora a registrare un proprio account Spid) e il 20% si tradurrà come detrazione dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, alcune agenzie di viaggi hanno rivelato alla nostra redazione, che ancora c’è molta confusione in merito alla sua erogazione e che molte strutture potrebbero avere diversi problemi nella sua concessione, vista l’attuale crisi di liquidità che ha colpito il settore.

Lifestyle 26 Giugno, 2020 @ 10:52

Tornano le giornate FAI: ecco le bellezze italiane che riaprono al pubblico

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
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I giardini segreti di Galleria Borghese a Roma

Durante le settimane del lockdown ci è stata negata molta bellezza. Ma ora grazie al FAI è arrivato il momento di riscoprirla, in totale sicurezza, s’intende. L’appuntamento è previsto nelle giornate del 27 e 28 giugno e tra le regole da rispettare ci sono naturalmente il necessario distanziamento sociale e la prenotazione obbligatoria, quest’ultima a partire dal 23 giugno (le prenotazioni saranno aperte fino a esaurimento posti e non oltre le ore 15 di oggi). Saranno 200 i luoghi visitabili distribuiti in 150 città, da nord a sud, con visite guidate e lezioni di botanica (le aree verdi saranno raccontate da agronomi e giardinieri) in parchi e giardini storici, orti e vigneti e musei: i giardini segreti di Galleria Borghese, Villa Necchi, il Giardino degli angeli, Villa Pennisi, i Luoghi dell’immaginazione, Casa Carbone, solo per citarne qualcuno.

“Questa primavera a causa del lockdown il FAI ha perso uno dei momenti più importanti della sua raccolta fondi, una perdita che rischia di impedirci di continuare quelle attività di restauro, tutela, valorizzazione del patrimonio d’arte e natura italiano in cui ci impegniamo da 45 anni. Questa edizione speciale è dunque per noi un’irrinunciabile occasione di raccolta fondi, i quali saranno interamente destinati a consentirci di proseguire nelle nostre attività istituzionali”, si legge nel sito della fondazione.

La raccolta dei contributi avverrà prima dell’evento, direttamente all’atto di prenotazione online della visita a partire dal 23 giugno (a questo link tutte le informazioni pratiche per partecipare)

Ecco alcuni dei siti visitabili:

Galleria Borghese (Roma)

Villa Necchi (Milano)

Il Giardino degli angeli (Bologna)

Villa Pennisi (Acireale)

I Luoghi dell’immaginazione (Ancona)

Casa Carbone (Genova)

Area Naturalistica Lago Salinella – Metaponto (Matera)

Piazzale Panoramico dell’Assunta (Potenza)

Villa di Palazzo Barracco (Crotone)

Basiliche di Cimitile (Nola)

Villa La Mensa (Ferrara)

Sentiero di Torrechiara (Parma)

Castello di Monticello (Piacenza)

Parco di Villa Brandolini d’Adda a Vistorta (Pordenone)

Villa Ottelio Savorgnan (Udine)

Parco Archeologico di Norba (Latina)

Giardini di Palazzo Moroni (Bergamo)

Villa del Balbianello (Como)

Giardini di Villa Miralfiore (Pesaro e Urbino)

Castello e Parco di Masino (Torino)

 

Business 27 Maggio, 2020 @ 3:29

Un business non si è fermato nemmeno con il coronavirus: quello della cocaina. I numeri in Italia e nel mondo

di Forbes.it

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(Shutterstock)

Articolo di Alexandra Sternlicht apparso su Forbes.com

Gli agenti doganali di Hong Kong hanno scoperto un carico di cocaina del valore di 31,7 milioni  di dollari nascosto all’interno del motore di un aereo spedito dall’Ecuador. Si tratta del più grande carico di cocaina sequestrato quest’anno. Il motore, che è arrivato a marzo in un container, ha preoccupato molto i doganieri, perché è molto raro che dei motori a reazione possano trasportare qualcosa dal Sud America. Inoltre, il cosiddetto “ricevitore” non ha mai ritirato il carico di cocaina, solo i raggi x – secondo il South China Morning Posta – sono riusciti a rivelare che c’era una forma strana all’interno del motore.

I doganieri hanno scoperto un compartimento segreto all’interno del motore che conteneva otto contenitori per un totale di 217 chilogrammi di droga illegale. Anche se l’ufficio di indagine sulle droghe della dogana di Hong Kong ritiene che parte della cocaina fosse destinata al consumo locale, gran parte probabilmente doveva essere essere spedita in altri paesi.

Questo è il più grande carico di cocaina a livello globale del 2020. Va ricordato però che all’inizio di questo mese,  la Marina americana ha intercettato una nave con un carico di cocaina del valore di $ 28 milioni di dollari nell’Oceano Pacifico orientale. L’economia della cocaina, per un valore di 100 miliardi di dollari, secondo quanto riferito dall’Organized Crime And Corruption Reporting Project, si è adattata con maggiore efficienza alla pandemia da coronavirus rispetto a molti altri business legali.

Quanto vale il business della cocaina

Uno degli aspetti che fa più riflettere è che, come afferma l’Organized Crime And Corruption Reporting Project, il business della cocaina sta prosperando in un mondo in cui anche pilastri dell’economia come il petrolio stanno affrontando gravi perturbazioni”.

Anche se è difficile valutare le dimensioni del mercato, secondo OCCRP, il business illegale della cocaina ha un valore di circa 113 miliardi di dollari l’anno per una produzione di oltre 2mila tonnellate. E il traffico è cresciuto durante la pandemia: i sequestri di cocaina nei mesi di marzo e aprile sono diminuiti dell’80% su base annua in Italia, che è stata devastata dal coronavirus, mentre il prezzo di vendita della droga nel paese è aumentato dal 20% al 30%.

Ormai la cocaina viene sempre più tagliata con sostanze economiche, che sono meno costose da produrre, creano maggior dipendenza e sono più pericolose e letali per chi le consuma. E se da una parte la vendita per le strade sono diminuite, dall’altra le vendite sul dark web, dove è molto più difficile rintracciare l’origine del venditore e l’identità dell’acquirente, sono aumentate del 30% in tutto il mondo. Oltre a ciò, in Europa ha preso piede anche l’usanza da parte dei clienti di farsi portare la sostanza a casa da spacciatori travestiti da fattorini o da altri lavoratori considerati essenziali.

Investimenti 26 Maggio, 2020 @ 12:15

La classifica degli aiuti di Stato: la Germania doppia Italia e Francia

di Massimiliano Carrà

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germania aiuti di stato
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La Germania surclassa Italia e Francia, e in generale tutti i paesi europei, in materia di aiuti di Stato. A renderlo noto è Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva della Commissione europea responsabile per la Concorrenza.

Durante un’audizione in videoconferenza al Parlamento europeo, Margrethe Vestager ha comunicato i dati aggiornati sulla distribuzione per Paese degli aiuti di Stato, autorizzati a partire dall’entrata in vigore del Quadro temporaneo. Quest’ultimo, infatti, ha reso meno restrittive le norme antitrust Ue per fronteggiare la crisi scatenata dal Covid-19.

Aiuti di Stato: oltre 2mila miliardi di misure autorizzate

Entrando nel dettaglio, secondo i dati riportati al Parlamento europeo dalla Vestager,  “le misure nazionali autorizzate si sono attestate a 175, per un totale stimato di 2.130 miliardi di euro”.

Di questo totale – come dicevamo – quasi la metà è rappresentato dalla Germania. In materia di aiuti di Stato, infatti, Berlino si prende la scena con una percentuale del 47%, surclassando di conseguenza gli altri stati membri.

Per fare un esempio, Italia e Francia che sono gli altri Paesi dell’Ue che inseguono la Germania più da vicino, rappresentano il 18% e il 16% del totale delle misure nazionali autorizzate in materia di aiuti di Stato. Molto più distanti gli altri paesi: Spagna (4%), Regno Unito (2,5%), Polonia e Belgio (1,5%). 

Vestager: è tempo di equità fiscale

Successivamente, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea responsabile per la Concorrenza si è soffermata su un tema molto importante e delicato, quello dell’equità fiscale all’interno dell’Ue. Infatti, secondo la Vestager è sempre più urgente che tutte le imprese paghino le tasse quando fanno i loro affari qui (nel territorio dell’Unione Europea)”.

“La crisi provocata dalla pandemia da Covid-19 – dichiara la politica danese – deve offrire l’occasione per scelte coraggiose a questo punto imprescindibili”. Anche perché – conclude Margrethe Vestager – “il mercato comune è il principale motore della ripresa perché la nostra prosperità deriva dal fatto che commerciamo tra di noi”.

Investimenti 8 Maggio, 2020 @ 5:10

Italia, occhio a Moody’s: i Btp oscillano tra “spazzatura” e opportunità

di Massimiliano Carrà

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La sede di Moody’s a New York (Shutterstock)

Dopo il declassamento da parte di Fitch, che ha portato il rating italiano a un gradino sopra l’area dei cosiddetti “junk bond”, e la conferma da parte di S&P’s, oggi l’Italia si prepara ad affrontare un’ennesima sfida: la valutazione (che arriverà come di consueto a mercati chiusi) sui titoli di Stato di altre due agenzie di rating: l’americana Moody’s e la canadese Dbrs.

Proprio il giudizio della prima sarà quello più rilevante, visto che un’eventuale suo declassamento, anche solo di un notch, trascinerebbe i Btp italiani dall’area “Investment Grade” a quella tanto temuta “Non Investment grade”, ossia titoli che nel gergo degli operatori di mercato vengono chiamati junk (spazzatura).

Ipotesi che, secondo Vincenzo Longo, premium client manager di IG Italia, “non dovrebbe realizzarsi, in quanto sarebbe troppo gravoso per il nostro Paese”. “Inoltre – evidenzia Longo – Moody’s potrebbe non tagliare il rating italiano anche a causa della mancata decisione di qualche settimana fa di S&P’s. È insolito, infatti, che ci sia una differenza di due notch tra le tre più importanti agenzie di rating in materia di titoli di debito sovrani”.

Di contro, “è più probabile – rivela Longo – che sia la Dbrs a tagliare il rating dell’Italia visto che al momento il giudizio dell’agenzia canadese è il più generoso di tutti: “BBB high (tre gradini sopra l’area “Non Investment Grade”). Proprio per questo, non escludo che potrebbe dar vita a un taglio di due notch”. 

Moody’s potrebbe tagliare il rating dell’Italia a settembre

Anche se le sensazioni sono positive, è ovvio che l’eventuale declassamento di Moody’s sul rating del nostro Paese potrebbe comportare dei risvolti negativi per l’Italia. “Anche se la Bce – dichiara Vincenzo Longo – può accettare i titoli cosiddetti junk, tuttavia non sarebbe un bel segnale per l’economia italiana. Potrebbero, infatti, realizzarsi dei declassamenti sui settori sottostanti, soprattutto quello bancario, che avrebbe difficoltà a collocare questi bond”.

Tuttavia – evidenzia Longo – “tenendo conto che gli effetti di questa crisi economica sul Pil italiano, sulle casse dello Stato, sul lavoro e sul debito si vedranno tra un paio di mesi, o forse anni (a livello di sostenibilità del debito), è più probabile che Moody’s riveda in prima battuta l’outlook italiano da stabile a negativo per poi realizzare il downgrade nella prossima riunione di settembre”. Anche perché – svela il client manager premium di IG Italia – se si dovesse realizzare un fondo europeo di condivisione del debito tra i vari paesi membri, l’Italia potrebbe essere fuori pericolo”.

Sarà molto interessante – sottolinea Vincenzo Longo – “capire cosa scriverà  Moody’s all’interno del suo report di oggi, ossia quali saranno i fattori determinanti che potrebbero portare l’agenzia a un taglio futuro, sempre se non dovesse avvenire già questa sera”.

I Btp italiani stanno diventando un’opportunità

Partendo dal presupposto che il downgrade sui titoli di Stato italiani potrebbe penalizzare soprattutto chi investe nel settore bancario, secondo Longo gli investitori più a rischio “dovrebbero essere gli operatori del mercato, ossia coloro che tradano i bond e non i risparmiatori che detengono in portafoglio i Btp italiani”.

Infatti, come evidenzia il manager di IG Italia, “alla scadenza il prezzo del Btp va sempre a 100 ed è, sempre che lo Stato non venga dichiarato insolvente, liquidato. Di conseguenza, se i cassettisti non si fanno prendere dal panico, non vendono e portano i Btp a scadenza, non dovrebbero risentirne”.

Inoltre, aggiunge Longo, c’è anche un ultimo aspetto da considerare: “i Btp ormai sono praticamente considerati un’opportunità. Infatti, in un contesto in cui i principali titoli decennali sovrani offrono un rendimento negativo, il 2% offerto da quelli italiani fa gola a tutti, soprattutto per le grandi istituzioni, i fund manager o le assicurazioni. Lo dimostra il fatto che, durante l’ultima asta del Tesoro, la richiesta di titoli decennali italiani si è attesta a circa 120 miliardi di euro”.

Infine, sulla sentenza della Corte Costituzionale tedesca sul QE della Bce, il pensiero di Vincenzo Longo è chiaro: “A livello europeo è stato un messaggio di rottura. Credo che adesso la Bce – prima di realizzare determinate azioni economiche – ci penserà due volte, anche se nella pratica credo che non cambierà nulla”. 

Leader 25 Marzo, 2020 @ 4:53

La lettera di Conte all’Ue (firmata da altri 8 Paesi) per chiedere i coronabond

di Massimiliano Carrà

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giuseppe conte scrive lettera all'ue per i coronabond
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (Imagoeconomica)

“Caro presidente, caro Charles”. Inizia così la lettera scritta dal presidente del consiglio Giuseppe Conte al presidente del consiglio europeo Charles Michel. Pubblicata sul sito ufficiale del governo italiano, la lettera del premier Conte è stata firmata dai leader di altri 8 Paesi dell’Ue: Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna.

Come si evince dalla lettera stessa, l’obiettivo dei firmatari è uno: rispondere alla pandemia da coronavirus “con misure eccezionali per contenere la diffusione del contagio all’interno dei confini nazionali e tra Paesi, per rafforzare i nostri sistemi sanitari, per salvaguardare la produzione e la distribuzione di beni e servizi essenziali e, non ultimo, per limitare gli effetti negativi che lo shock  produce sulle economie europee”.

Per farlo, soprattutto dal punto di vista economico, il premier Conte evidenzia in maniera chiara l’importanza dell’introduzione dei coronabond. Tant’è che nella lettera scrive: “Dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’UE per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri

La lettera del premier Giuseppe Conte all’Ue per combattere il coronavirus

Caro Presidente, caro Charles

la pandemia del Coronavirus è uno shock senza precedenti e richiede misure eccezionali per contenere la diffusione del contagio all’interno dei confini nazionali e tra Paesi, per rafforzare i nostri sistemi sanitari, per salvaguardare la produzione e la distribuzione di beni e servizi essenziali e, non ultimo, per limitare gli effetti negativi che lo shock produce sulle economie europee.

Tutti i Paesi europei hanno adottato o stanno adottando misure per contenere la diffusione del virus. Il loro successo dipenderà dalla sincronizzazione, dall’estensione e dal coordinamento con cui i vari Governi attueranno le misure sanitarie di contenimento.

Abbiamo bisogno di allineare le prassi adottate in tutta Europa, basandoci su esperienze pregresse di successo, sulle analisi degli esperti, sul complessivo scambio di informazioni. È necessario ora, nella fase piu’ acuta dell’epidemia. Il coordinamento che tu hai avviato, con Ursula von der Leyen, nelle video-conferenze tra i leader è d’aiuto in tal senso.

Sarà necessario anche in futuro, quando potremo ridurre gradualmente le severe misure adottate oggi, evitando sia un ritorno eccessivamente rapido alla normalità sia il contagio di ritorno da altri Paesi. Dobbiamo chiedere alla Commissione europea di elaborare linee guida condivise, una base comune per la raccolta e la condivisione di informazioni mediche ed epidemiologiche, e una strategia per affrontare nel prossimo futuro lo sviluppo non sincronizzato della pandemia.

Mentre attuiamo misure socio-economiche senza precedenti, che impongono un rallentamento dell’attività economica mai sperimentato prima, abbiamo comunque bisogno di garantire la produzione e la distribuzione di beni e servizi essenziali, e la libera circulazione di dispositivi medici vitali all’interno dell’UE. Preservare il funzionamento del mercato unico è fondamentale per fornire a tutti i cittadini europei la migliore assistenza possibile e la più ampia garanzia che non ci saranno carenze di alcun tipo.

Siamo pertanto impegnati a tenere i nostri confini interni aperti al necessario scambio di beni, di informazioni e agli spostamenti essenziali dei nostri cittadini, in particolare quelli dei lavoratori transfrontalieri. Abbiamo anche bisogno di assicurare che le principali catene di valore possano funzionare appieno all’interno dei confini dell’UE e che nessuna produzione strategica sia preda di acquisizioni ostili in questa fase di difficoltà economica. I nostri sforzi saranno prioritariamente indirizzati a garantire la produzione e la distribuzione delle attrezzature mediche e dei dispositivi di protezione fondamentali, per renderli disponibili, a prezzi accessibili e in maniera tempestiva a chi ne ha maggiore necessità.

Le misure straordinarie che stiamo adottando per contenere il virus hanno ricadute negative sulle nostre economie nel breve termine. Abbiamo pertanto bisogno di intrapredere azioni straordinarie che limitino i danni economici e ci preparino a compiere i passi successivi. Questa crisi globale richiede una risposta coordinata a livello europeo. La BCE ha annunciato lo scorso giovedì 19 marzo una serie di misure senza precedenti che, unitamente alle decisioni prese la settimana prima, sosterrano l’Euro e argineranno le tensioni finanziarie.

La Commissione europea ha anche annunciato un’ampia serie di azioni per assicurare che le misure fiscali che gli Stati membri devono adottare non siano ostacolate dalle regole del Patto di Stabilità e Crescita e dalla normativa sugli aiuti di Stato. Inoltre, la Commissione e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) hanno annunciato un pacchetto di politiche che consentiranno agli Stati membri di utilizzare tutte le risorse disponibili del bilancio dell’UE e di beneficiare degli strumenti della BEI per combattere l’epidemia e le sue conseguenze.

Gli Stati membri dovranno fare la loro parte e garantire che il minor numero possibile di persone perda il proprio lavoro a causa della temporanea chiusura di interi settori dell’economia, che il minor numero di imprese fallisca, che la liquidità continui a giungere all’economia e che le banche continuino a concedere prestiti nonostante i ritardi nei pagamenti e l’aumento della rischiosità. Tutto questo richiede risorse senza precedenti e un approccio regolamentare che protegga il lavoro e la stabilità finanziaria.

Gli strumenti di politica monetaria della BCE dovranno pertanto essere affiancati da decisioni di politica fiscale di analoga audacia, come quelle che abbiamo iniziato ad assumere, col sostegno di messaggi chiari e risoluti da parte nostra, come leader nel Consiglio Europeo.

Dobbiamo riconoscere la gravità della situazione e la necessità di una ulteriore reazione per rafforzare le nostre economie oggi, al fine di metterle nelle migliori condizioni per una rapida ripartenza domani. Questo richiede l’attivazione di tutti i comuni strumenti fiscali a sostegno degli sforzi nazionali e a garanzia della solidarietà finanziaria, specialmente nell’Eurozona.

In particolare, dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’UE per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia.

Vi sono valide ragioni per sostenere tale strumento comune, poichè stiamo tutti affrontando uno shock simmetrico esogeno, di cui non è responsabile alcun Paese, ma le cui conseguenze negative gravano su tutti. E dobbiamo rendere conto collettivamente di una risposta europea efficace ed unita. Questo strumento di debito comune dovrà essere di dimensioni sufficienti e a lunga scadenza, per essere pienamente efficace e per evitare rischi di rifinanziamento ora come nel futuro.

I fondi raccolti saranno destinati a finanziare, in tutti gli Stati Membri, i necessari investimenti nei sistemi sanitari e le politiche temporanee volte a proteggere le nostre economie e il nostro modello sociale.

Con lo stesso spirito di efficienza e solidarietà, potremo esplorare altri strumenti all’interno del bilancio UE, come un fondo specifico per spese legate alla lotta al Coronavirus, almeno per gli anni 2020 e 2021, al di là di quelli già annunciati dalla Commissione.

Dando un chiaro messaggio di voler affrontare tutti assieme questo shock unico, rafforzeremmo l’Unione Economica e Monetaria e, soprattutto, invieremmo un fortissimo segnale ai nostri cittadini circa la cooperazione determinata e risoluta con la quale l’Unione Europea è impegnata a fornire una risposta efficace ed unitaria.

Abbiamo inoltre bisogno di preparare assieme “il giorno dopo” e riflettere sul modo in cui organizziamo le nostre economie attraverso i nostri confini, le catene di valore globale, i settori strategici, i sistemi sanitari, gli investimenti comuni e i progetti europei.

Se vogliamo che l’Europa di domani sia all’altezza delle sue storiche aspirazioni, dobbiamo agire oggi e preparare il nostro futuro comune. Apriamo pertanto il dibattito ora e andiamo avanti, senza esitazione.

Firmato da

Sophie Wilmès, Primo Ministro del Belgio
Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese
Kyriakos Mitsotakis, Primo Ministro of Greece
Leo Varadkar, Primo Ministro of Ireland
Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano
Xavier Bettel, Primo Ministro del Lussemburgo
António Costa, Primo Ministro del Portogallo
Janez Janša , Primo Ministro della Slovenia
Pedro Sánchez, Primo Ministro della Spagna

Trending 29 Febbraio, 2020 @ 2:19

L’Italia fa i conti con il virus: quanto può costare all’economia

di Forbes.it

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Milano: coronavirus in Italia
(Imagoeconomica)

di Andrea Giuricin

L’Italia rischia di entrare in recessione tecnica dopo la caduta del Pil dell’ultimo trimestre 2019. È chiaro che l’impatto economico del coronavirus dipenderà dalla grandezza del blocco economico, sia in termini di spazio che di tempo, ma è altresì evidente che sarà molto difficile evitare la caduta del prodotto interno lordo anche nel primo trimestre del 2020.

Non si parla solo di un impatto di 0,2 punti percentuali (che comunque sono 3 miliardi di euro), dato che gli effetti potrebbero essere nell’ordine dei punti percentuali, se la situazione dovesse peggiorare. E la situazione non sta certo migliorando, dato che diversi Paesi hanno iniziato a bloccare molti voli dall’Italia.

Per tale motivo è giusto parlare di un impatto da coronavirus di molti miliardi di euro e la recessione purtroppo sembra inevitabile.

È bene tuttavia andare con ordine circa l’impatto per i diversi settori:

In primo luogo il settore dei trasporti sarà duramente colpito e potremo vedere diverse aziende aeree, e non solo, in difficoltà. Ad esempio, Alitalia potrebbe finire in pochi mesi i soldi dell’ultimo prestito ponte di 400 milioni di euro, per il quale la Commissione Europea ha aperto l’ennesima indagine di aiuto di Stato illegale. Non a caso la cassa integrazione speciale di 4000 dipendenti evidenzia una situazione di crisi gravissima.

Tuttavia tutte le compagnie aeree rischiano di andare in forte difficoltà a causa della caduta della domanda che è già nell’ordine del 70 per cento.

Per tale ragione sarebbe corretto valutare l’eliminazione delle “tasse comunali” che sono pari a 6,5 euro a passeggero al fine di spingere la domanda in questo momento così critico.

Anche il settore del trasporto ferroviario sconta un impatto economico importante con una forte riduzione di traffico e con perdite che rischiano di essere molto dure. Per tale ragione anche in questo settore è estremamente importante prendere misure urgenti.

Il settore automotive (se il Coronavirus avrà un impatto duro come in Cina) andrà in forte difficoltà. In Cina si è registrata una caduta delle vendite di auto fino al 92% nei primi 20 giorni di febbraio, con mancante vendite per 46 miliardi di dollari al mese.

In Italia, l’impatto potrebbe essere nell’ordine di centinaia di milioni di euro e con rischi per molte concessionarie che potrebbero sperimentare un problema di cassa se le vendite dovessero continuare a rimanere bloccate.

In generale la catena logistica globale, dopo essere andata in crisi con il blocco cinese, rischia di andare in forte sofferenza con il blocco della parte produttiva dell’Italia (e avere conseguenze non indifferenti per la Germania). Anche in questo caso si parla di centinaia di milioni di euro d’impatto.

Un altro settore in immediata difficoltà è il turismo e non a caso alcune compagnie stanno chiudendo i voli per l’Italia. Solo i turisti stranieri spendono almeno 40 miliardi di euro in Italia all’anno.
Nel primo trimestre tra italiani all’estero e stranieri in Italia parliamo di almeno 13 miliardi di euro di spesa.

Un blocco fino a fine marzo potrebbe costare solo per turismo straniero in Italia e italiani all’estero 5 miliardi di euro di mancati introiti per gli operatori, senza considerare il turismo nazionale. Gli eventi e le fiere registreranno un blocco completo con un impatto per centinaia di milioni di euro.

Infine il settore industriale rischia di andare in sofferenza se la situazione dovesse peggiorare nel medio periodo con un impatto anche in questo caso per miliardi di euro.

L’impatto economico del coronavirus rischia di essere una vera e propria tragedia economica per l’Italia, ma la situazione rischia di peggiorare e di moltiplicarsi nel momento in cui la crisi dovesse espandersi agli altri paesi europei.

Investimenti 16 Febbraio, 2020 @ 12:44

Dal castello cerca principi all’isolotto: gli immobili italiani più preziosi all’asta

di Massimiliano Carrà

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Aste immobiliari: dal castello all'isolotto, gli immobili di prestigio in vendita in Italia
Castello di Ozegna – wikipedia

Sentiamo spesso parlare di immobili all’asta, ma di un castello o un isolotto? Potrà essere strano, eppure è possibile e attenzione non si trovano in una parte sconosciuta della Terra, dove le coordinate sono note soltanto all’acquirente (come nel caso dell’isola regalata da Cristiano Ronaldo al suo procuratore), ma qui, in Italia.

A renderlo noto è il rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea presentato martedì 11 febbraio in Senato che ha evidenziato che al 31 dicembre 2019 le case all’asta in Italia sono 23.904 (con un aumento del 25% rispetto allo scorso anno) e hanno un valore complessivo che ammonta a circa 3,5 miliardi di euro. Tra l’altro, di queste 23.904 all’asta, 194 riguardano alberghi, bed & breakfast, motel, campeggi e simili.

Quanto valgono e dove sono gli immobili più preziosi in Italia 

Come reso noto dal Centro Studi Sogeea, gli immobili più preziosi in Italia partono da una base d’asta di un milione di euro fino ad arrivare a 3,2 milioni di euro. Ma andiamo a vedere nel dettaglio quali sono e dove si trovano:

  • Isolotto di Tessera (Venezia): dopo che la prima seduta d’asta di luglio scorso è andata deserta, sarà battuto all’incanto il 3 marzo prossimo. Il suo valore stimato è di 2,2 milioni di euro. 
  • Il secondo piano di Palazzo Fusconi Pighini in Piazza Farnese (Roma): è un capolavoro di architettura attribuito a Jacopo Barozzi da Vignola, ma costruito verso il 1524 dall’architetto Baldassarre Peruzzi. Sarà battuto all’asta il 25 febbraio e il suo valore stimato è di 3,1 milioni di euro. 
  • Villa Odescalchi (Como): costruita dalla famiglia Odescalchi agli inizi del XVII secolo ed in seguito divenuta residenza personale di Papa Innocenzo XI, oggi è un complesso turistico alberghiero. Sarà battuta all’asta il  28 aprile e il suo valore stimato è di 2,3 milioni di euro.
  • Castello di Ozegna (Torino): secondo i principali studiosi, la sua fondazione potrebbe essere avvenuta nel IV secolo d.C. ad opera di Flavio Eugenio, imperatore dell’Impero Romano d’Occidente. Sarà in vendita il 18 febbraio e il suo valore stimato è di poco più di di un milione di euro.

I cinema italiani all’asta

Oltre a questi “particolari” immobili, come svela nel suo rapporto il Centro Studi Sogee, quest’anno saranno venduti all’asta anche tre storici cinema di Roma. Ecco quali:

  • il Cinema Adriano di Via Cicerone: è senza dubbio quello che con i valore più alto, ossia 27 milioni di euro. Andrà all’incanto il 7 maggio.
  • il Cinema Roma di Piazza Sonnino: il suo valore è stimato in 2,3 milioni di euro.
  • il Cinema Ambassade di via Accademia degli Agiati: sarà venduto all’asta il 7 maggio e il suo valore è stimato in 2,6 milioni di euro. 
Business 14 Febbraio, 2020 @ 7:24

Covivio, lo sviluppo in Germania vale più di un miliardo

di Massimiliano Carrà

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Rendering del progetto Symbiosis che nascerà a Milano – courtesy Covivio

Covivio non si ferma più e mira ad ampliare il suo patrimonio di 24 miliardi di euro. Durante la presentazione dei risultati contenuti nel bilancio aziendale del 2019, Alexei Dal Pastro, amministratore delegato Italia della società immobiliare, ha rivelato la cifra stimata per la prossima operazione appena annunciata: 700 milioni di euro.

Come già preannunciato nella giornata di ieri da un comunicato stampa di Covivio (di cui Leonardo Del Vecchio è il principale azionista), Dal Pastro ha confermato che la società provvederà a lanciare un’Opa (offerta pubblica d’acquisto) per acquistare la totalità delle azioni dell’azienda immobiliare Godewind Immobilien AG, che detiene diversi uffici in Germania. Si tratta di un’OPA amichevole.

L’Opa, come ha sottolineato Dal Pastro, segue l’acquisizione del 35% delle azioni di Godewind Immobilien AG che si è già realizzata. Come già accennato, il controvalore totale stimato dell’operazione è di 700 milioni di euro e permetterà a Covivio di inserire nel suo portafoglio 10 immobili da uffici in alcune delle principali città tedesche.

Alexei dal Pastro (ad Italia di Covivio) – courtesy Covivio

Covivio: i tempi e i modi dell’acquisizione di Godewind

La scelta di acquisire Godewind Immobilien AG da parte di Covivio nasce da un mix di due fattori ben precisi. Infatti, come dichiara Dal Pastro “in Germania eravamo presenti solo dal punto di vista residenziale, adesso, visto che siamo sempre aperti ad esaminare nuove opportunità, abbiamo deciso di puntare sul nostro asset immobiliare predominante: gli uffici”. L’Opa sarà effettuata nel mese di marzo, mentre due mesi dopo, e quindi a maggio, si dovrebbe provvedere al delisting di Godewind e alla successiva integrazione  all’interno del gruppo che è quotato a Parigi e Milano.  Inoltre, Dal Pastro per sottolineare che l’acquisizione è una vera e proprio opportunità per Covivio, ha confermato che la valutazione di questi 10 uffici, presenti nelle principali città tedesche, è di 1,2 miliardi di euro.

Le mosse future in Italia e negli hotel

Infine, riguardo il futuro, Dal Pastro ha confermato che in Italia Covivio continuerà a concentrarsi sugli uffici, tenendo sempre in auge nuove possibilità nel settore degli hotel “che è un asset class molto interessante nel nostro mercato”.

Nel nostro Paese Milano resterà la città principe per gli uffici, sia per i tanti progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana in corso. Anche perché, come evidenzia Dal Pastro sulla base dei risultati del bilancio del 2019, gli immobili nel capoluogo lombardo rappresentano il 90% del portafoglio italiano di Covivio, non includendo la parte locata a Telecom Italia.

Rendering progetto Vitae che nascerà a Milano – courtesy Covivio

Riguardo le altre città italiane, su tutte Roma, Firenze e Venezia, saranno delle mete interessanti non per il settore degli uffici, ma per nuove opportunità future in materia di hotel. Tra l’altro a inizio 2020 la società immobiliare, tramite la sua controllata Covivio Hotels, ha acquistato otto hotel (quattro in Italia) per la cifra di 573 milioni di euro. “Ovviamente – conclude Dal Pastro – va considerato che abbiamo l’obiettivo di mantenere una leva finanziaria al di sotto del 40%”.