Dalla moda all’agricoltura: la nuova strategia sostenibile di Gucci presentata a Davos

Marco Bizzarri (Tristan Fewings/Getty Images for Kering)
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Marco Bizzarri (Tristan Fewings/Getty Images for Kering)

Gucci continua convintamente a lavorare sulla strada della sostenibilità ambientale. La nuova strategia è stata tratteggiata con determinazione dal presidente e ceo Marco Bizzarri che ha parlato a Davos, il 27 gennaio, al World Economic Forum. Oltre alla carbon neutrality sono in campo nuove iniziative a tutela della natura legate al carbon farming e all’agricoltura rigenerativa. “L’evoluzione della nostra strategia comprende una serie di azioni precise per la mitigazione della crisi climatica che confermano il nostro obiettivo di dare priorità alla riduzione delle emissioni”, ha detto Marco Bizzarri, “per rimanere carbon neutral lungo l’intera catena di fornitura. Allo stesso tempo, tra i principali pilastri del nostro approccio, stiamo investendo in pratiche di agricoltura rigenerativa”.

Basato su fondamenti scientifici, il nuovo Natural climate solutions portfolio di Gucci protegge e rigenera importanti ecosistemi che mitigano il cambiamento climatico, garantendo al contempo la conservazione della biodiversità e benefici climatici per il futuro”. Intanto Gucci, che è il marchio di maggior prestigio e successo del gruppo Kering di Francois Henri Pinault,  continua a concentrarsi sull’obiettivo di evitare e ridurre le emissioni di gas serra lungo tutta la sua filiera. Nel 2019, questi sforzi hanno portato a una riduzione di 266mila tonnellate di CO2e (-706.125 tonnellate di CO2e negli ultimi due anni), grazie alle iniziative di sostenibilità e ai miglioramenti quantificabili in attività ad alto impatto lungo l’intera supply chain tra cui: energia rinnovabile, efficienze produttive, approvvigionamento sostenibile, circolarità.

Ecco l’intervento di Marco Bizzarri a Davos il 27 Gennaio 2021

L’industria della moda concorre più o meno al 10% delle emissioni globali, è la seconda industria più inquinante al mondo. Siamo sotto i riflettori, tutto ciò che facciamo ha un peso. Vista da un’altra prospettiva, però,  questo significa che anche grazie alla visibilità che abbiamo, alle persone che raggiungiamo, possiamo davvero fare la differenza sensibilizzando il pubblico che ci segue. Stiamo portando avanti la nostra strategia di sostenibilità (lanciata nel 2015). Siamo già dal 2018 carbon neutral in tutte le nostre operazioni e nell’intera catena di fornitura, e nel fare questo abbiamo sempre cercato di monitorare, evitare, ridurre la nostra impronta ambientale e ripristinare, laddove possibile. Quest’anno festeggeremo il nostro centenario e l’impegno per la sostenibilità continuerà ad essere per noi una missione continua. I risultati che con il tempo abbiamo ottenuto sono disponibili nel nostro conto economico ambientale EP&L. Vogliamo ora andare oltre la carbon neutrality investendo in nuovi progetti di agricoltura rigenerativa per incidere ancora di più sulla sostenibilità dell’intera catena di approvvigionamento. Proseguiamo in tre direzioni: continuando a sostenere la conservazione delle foreste, aumentando il nostro impegno di compensazione delle emissioni di gas serra attraverso la difesa delle mangrovie che ci permettono di immagazzinare anidride carbonica fino a dieci volte in più rispetto alle foreste e promuovendo progetti di agricoltura rigenerativa. Dobbiamo sostenere la transizione dall’utilizzo intensivo dell’agricoltura a un’agricoltura rigenerativa perché può aiutare a creare un nuovo modello di business oltre che entrate per gli agricoltori. Stiamo pre acquistando crediti di carbonio dagli agricoltori che così facendo sono a loro volta in grado di investire nelle loro aziende e assicurare la salvaguardia del terreno, assorbendo e non solo riducendo l’emissione di carbonio. Quanto le aziende private hanno bisogno oggi dell’intervento dello stato? Un anno fa era credibile pensare che il settore privato avrebbe potuto percorre la propria strada da solo, ma dopo la pandemia e considerato l’impatto che questa ha avuto su tutta la catena di fornitura – che ha visto molte aziende in difficoltà – è evidente che il privato ha bisogno di lavorare insieme e con il sostegno pubblico. In Italia si sta provando a farlo perché è necessario creare le condizioni per la sostenibilità finanziaria di queste piccole imprese. Soprattutto in Italia che ha un tessuto industriale molto frammentato, fatto di piccole e medie imprese che stanno risentendo fortemente degli effetti della pandemia. È chiaro quindi che non si può più quindi agire da soli, ma insieme.