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Business 10 Luglio, 2020 @ 2:23

Gucci è il brand italiano di maggiore valore per Brand Finance, Ferrari il più forte

di Forbes.it

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Gucci, il brand italiano di maggior valore economico
(Getty Images)

Se Gucci si conferma come il brand italiano dal più alto valore economico, Ferrari in quanto a permanenze in vetta non è da meno, attestandosi ancora come il brand più forte al mondo in termini di influenza. A rivelare questi dati è la Brand Finance Italy 50 2020, la classifica annuale realizzata dalla società di consulenza globale con sede a Londra Brand Finance.

Quanto il Covid ha penalizzato i 50 top brand italiani

Sino al 1° gennaio il valore complessivo dei marchi dei 50 principali brand italiani ammontava a 143 miliardi di euro, crescendo del 6% rispetto all’anno precedente. Tuttavia l’insorgere della crisi legata al coronavirus ha comportato da inizio anno una perdita del 14% pari a 19 miliardi di euro. Tale flessione verso il basso è stata generata soprattutto dalla riduzione della capacità sia di acquisto dei consumatori sia di produzione delle imprese piuttosto che all’indebolimento dell’immagine e reputazione dei brand. E ciò sebbene la capacità di soddisfare le nuove esigenze dei consumatori post-covid, come la richiesta di maggiore responsabilità sociale da parte delle imprese, potrebbe giocare un ruolo strategico nel prossimo immediato futuro.

I brand italiani di maggior valore secondo la classifica Brand Finance Italy 50 2020 settore per settore

Gucci, Enel, Eni, Ferrari e Generali sono i primi 5 brand italiani, esattamente in quest’ordine, nella classifica Brand Finance Italy 50 2020 per valore economico. A livello mondiale primeggiano in assoluto Ferrari per penetrazione del marchio, come dicevamo, ma anche Poste Italiane che diventa il brand assicurativo più forte del mondo.

Brand italiani settore moda

Il settore moda di alta gamma, con 11 brand, rappresenta la fetta più ampia (ben il 27%) del valore complessivo dei brand presenti nella Brand Finance Italy 50 2020.

Per quanto riguarda Gucci ci troviamo di fronte ad un brand estremamente forte, classificato da Brand Finance AAA+, con un’ottima capacità commerciale operante in un mercato sufficientemente ampio per produrre un elevato fatturato. Come sottolinea il comunicato ufficiale della classifica, l’estrema forza che caratterizza il brand Gucci è il risultato di una continua attenzione alla propria identità di marca. Un effetto di questa propensione è l’ingresso nel consiglio di amministrazione di Emma Watson, la star di Harry Potter nota per l’impegno sociale.

Durante il 2019, oltre a Gucci, anche Armani, Versace, Bulgari hanno performato particolarmente bene; tutti e quattro, con incrementi superiori al 23%, sono tra i dieci brand italiani che hanno maggiormente aumentato il valore del trademark anno su anno. Anche i marchi Ray-Ban, Moncler e Oakley, con incrementi compresi tra il 12% e il 9% hanno performato bene a livello finanziario.

Brand italiani settore utility

Con un valore di € 10,7 miliardi, il brand Enel sale quest’anno in seconda posizione sia grazie all’incremento del 20% del valore sia al contestuale peggioramento del trademark Eni che anno su anno perde il 9% in valore scendendo così in terza posizione. Il decremento del brand Eni a € 8,4 miliardi dipende principalmente della riduzione del prezzo del petrolio e alla conseguente riduzione delle prospettive di fatturato.

Le ottime performance di Enel sono originate dalla strategia di marca che ha portato Enel, con un brand rating AA+, ad entrare nella top 10 delle utility più forti del mondo. Enel è oggi l’unico brand europeo a raggiungere un così elevato livello di influenza sulle scelte dei consumatori. Questi risultati consentono a Enel sia di affrontare senza timori l’imminente completamento della liberalizzazione del mercato italiano sia, in prospettiva, di beneficiare ulteriormente del rebranding delle partecipate in America Latina.

Oltre a Enel sono presenti nella Italy 50 2020 altre due utility, Edison e A2a. Particolarmente buone le performance di A2a che, con un incremento di valore del 29%, è il brand italiano che cresce di più in valore grazie anche al rafforzamento del brand che è passato da A+ a AA-.

Brand italiani settore auto

Il brand Ferrari con un incremento del 14% raggiunge il valore di € 8,2 miliardi, salendo così in quarta posizione in termini di valore del trademark. Con uno score della forza del brand pari a 94,1 su 100, e un relativo brand rating AAA+, Ferrari si conferma ancora una volta il brand più forte del mondo. Cioè il brand che, messe a confronto con pari è competitor la gestione del marketing mix, il ritorno di immagine e il ritorno commerciale, raggiunge lo score più elevato in assoluto.

Con un brand rating AAA, una crescita di valore del 18% e un conseguente valore di € 1,7 miliardi anche Lamborghini ha performato molto bene.

Diversamente Maserati, con un decremento del 41%, è il brand italiano che perde più valore in euro. In discesa significativa anche il valore di Fiat nonostante il rafforzamento del brand da A+ a AA-.

Brand italiani settore servizi bancari-assicurativi

Il comparto Bancario assicurativo segue quello del lusso in termini di valore finanziario complessivo nella Brand Finance Italy 50 2020. Generali, grazie ad una crescita del 20%, raggiunge il valore di € 7,3 miliardi salendo così in quinta posizione.

Il valore del brand Poste Italiane, il cui business assicurativo pesa circa il 65% del fatturato, è rimasto sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno. Ma il rafforzamento del brand di 6 punti percentuali, ha portato Poste a diventare il brand assicurativo più forte del mondo, con uno score pari a 85,5 su 100 e il corrispondente Brand Rating estremamente forte AAA.

Brand italiani settore delle telecomunicazioni

Meno eclatante di altri il settore delle telecomunicazioni e dei media, in una fase di profondo cambiamento che sembra difficoltosa da gestire, tranne per Fastweb che guadagna quasi il 10% in valore.

Brand italiani settore alimentare

Poco performante anche l’alimentare dominato da i brand del gruppo Ferrero – con brand estremamente forti come Nutella, Kinder e Ferrero stessa – e da Barilla. Tranne Lavazza e San Pellegrino, che sono cresciuti di circa il 15%, quasi tutti gli altri brand del comparto presenti in classifica hanno avuto una crescita sostanzialmente in linea con la media della Italy 50 2020.

Brand italiani settore trasporti

Da quest’anno Brand Finance ha cominciato a valutare anche il gruppo Ferrovie dello Stato che con un valore di quasi € 3 miliardi entra in classifica direttamente al 16à posto. Anche grazie alla competizione con Italo, FS negli anni è riuscita a rendere Trenitalia uno dei brand ferroviari più importanti del mondo aprendo così grandi opportunità di espansione a livello internazionale.

Business 28 Maggio, 2020 @ 2:26

Gucci e Intesa Sanpaolo di nuovo insieme a supporto del Made in Italy

di Roberta Maddalena

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Alcuni look della collezione Cruise 2019 (gucci.com)

Secondo i dati della Camera Nazionale della Moda Italiana e Confindustria Moda, il settore del lusso rappresenta il secondo segmento manifatturiero dell’industria italiana con 95 miliardi di euro annui di fatturato e un sistema economico che coinvolge oltre 60mila imprese tra pmi, realtà artigiane e di commercio e circa 600mila lavoratori. Numeri senz’altro significativi, che hanno portato a un nuovo sodalizio strategico Gucci e Intesa Sanpaolo in linea di continuità con la raccolta fondi We Are All in This Together a favore del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, avviata durante le prime fasi dell’emergenza Covid-19.

L’iniziativa si chiama “Sviluppo Filiere” e ha l’obiettivo di aiutare le piccole e medie imprese delle filiere produttive italiane a superare l’emergenza e avviare piani di rilancio. Grazie alla partnership, le aziende che fanno parte della filiera Gucci potranno beneficiare del valore della capo-filiera riconoscendo termini e condizioni vantaggiosi e potranno accedere a finanziamenti in tempi rapidi, velocizzando l’accesso alla liquidità necessaria, oltre a poter usufruire di una serie di agevolazioni e iniziative solitamente rivolte alla clientela corporate di grandi dimensioni. In particolare, è stato inserito nel programma filiere la gamma di finanziamenti legati all’emergenza Covid, con la finalità di sostenere le imprese nel superamento della fase di difficoltà e accompagnarle nella ripartenza.

Insieme alle pmi, l’accordo aiuterà quindi i laboratori artigianali di pelletteria, scarpe, accessori, abbigliamento e gioielleria nella realizzazione dei propri progetti di crescita sul territorio, di internazionalizzazione e di rinnovamento delle proprie strutture produttive grazie al know-how industriale, tecnico e operativo di Gucci e alla solidità delle competenze finanziarie di Intesa Sanpaolo, che metterà a disposizione della filiera Gucci strumenti e soluzioni ad hoc per le esigenze delle piccole e medie imprese.

“L’accordo che inauguriamo grazie alla partnership con Gucci intende dare vita a un modello innovativo per il sostegno delle filiere italiane, un sistema fatto di migliaia di piccole aziende e di artigiani, spesso imprese familiari, strettamente legate al proprio territorio. Sappiamo infatti che dietro alla forza di un brand c’è un tessuto fatto di relazioni, di attività, di legami che sono l’ecosistema di un territorio e che rappresentano un elemento chiave del successo del sistema moda italiano. Sostenere la filiera significa per noi essere al fianco non solo delle imprese, ma anche e soprattutto dei territori e delle comunità locali che ne rappresentano il cuore e la linfa vitale”, dichiarato Carlo Messina, consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo.

Lifestyle 25 Maggio, 2020 @ 10:55

Gucci dice addio alle sfilate, l’ultimo atto di una moda che ripensa le sue regole

di Roberta Maddalena

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sfilata modelli
Un momento della sfilata Gucci Cruise 2020

Se c’è un settore che durante la crisi innescata dal coronavirus ha saputo far sentire la sua voce è proprio la moda. Forse è stato solo un pretesto, ma fatto sta che questi ultimi mesi hanno messo in luce alcune delle crepe che il sistema trascurava ormai da anni come il timing troppo serrato delle collezioni. L’ultima maison a fare la differenza è Gucci, che attraverso un post condiviso su Instagram ha annunciato di non voler più sfilare, abbandonando così sia il calendario ufficiale sia lo stesso concetto di stagionalità: “Nel mio domani abbandonerò il rito stanco della stagionalità e degli show per riappropriarmi di una nuova scansione del tempo, più aderente al mio bisogno espressivo”, scrive il direttore creativo Alessandro Michele, che già nei giorni scorsi aveva iniziato a pubblicare sul profilo della griffe una sequenza di scritti dal titolo “Appunti nel silenzio” dove condividere idee, riflessioni e dubbi sull’attuale sistema moda. Il marchio di Kering seguirà quindi i suoi tempi, due sole presentazioni l’anno, che come si intuisce dal post saranno fuori dagli schemi, “impertinenti e profondamente liberi”. Di mira anche le stagioni della moda cruise, pre-fall, spring-summer e fall-winter, definite dallo stilista come sigle che hanno colonizzato il nostro mondo, privandole di ogni significato concreto. E il post ha ricevuto anche il plauso di Marc Jacobs.

@gucci Instagram

Serve dunque un ritorno alla dimensione più autentica della moda, come ricordato anche da un altro creativo italiano: Giorgio Armani. A lanciare l’allarme in Italia era stato qualche settimana fa proprio lo stilista, che con la sua lettera aperta al sito WWD aveva denunciato da un lato il problema della sovrapproduzione di capi e dall’altro aveva invitato a un rallentamento della macchina della moda in modo da rivalutare e valorizzare la filiera. A distanza di pochi giorni, poi, Armani aveva annunciato di non voler sfilare a luglio nella cornice della digital week promossa dalla Camera nazionale della moda, ma di voler presentare le sue collezioni a settembre e di voler spostare la sua Armani Privé da Parigi a Milano. Quelle di Armani e Gucci non sono state però voci isolate. Prima di Alessandro Michele infatti anche Anthony Vaccarello, stilista di Saint Laurent, aveva deciso di dire addio al calendario parigino. “In queste circostanze ci è chiaro che la creatività non può essere forzata da una tempistica arbitraria ma dovrebbe essere libera di esprimersi nella forma, luogo e tempo che Anthony ritiene appropriati. Come abbiamo avuto modo di constatare dalle modalità in cui questa crisi è stata gestita in luoghi diversi del mondo, l’approccio ‘wait-and-see’ è stato meno vincente delle decisioni forti e chiare, dei regolamenti presi e comunicati dal principio”, aveva detto a WWD Francesca Bellettini, ceo dell’azienda e presidente della Chambre Syndicale de la Mode Féminine. Scelta simile anche quella di Zegna, che svelerà la collezione primavera-estate 2021 a luglio con un format virtuale.

Nel frattempo, altri nomi chiave dell’industria come Erdem, Dries Van Noten, Joseph Altuzarra e Proenza Schouler hanno firmato una lettera aperta in cui chiedono al sistema radicali cambiamenti tra cui lo spostamento della stagione autunno-inverno tra i mesi di agosto e gennaio e quella primavera-estate tra febbraio e luglio per mantenere un flusso più equilibrato delle consegne attenuando la frenesia imposta dalle esigenze di mercato, il ripensamento delle sfilate di moda e l’invito a utilizzare di più gli showroom digitali per indurre gli addetti ai lavori a limitare gli sprechi di tessuti.

Una moda più vicina ai consumatori, insomma, all’ambiente e alle nuove esigenze che lo scenario post Covid sta già iniziando a delineare, come confermano anche altre due autorità del settore, il Council of Fashion Designers of America e il British Fashion Council, che in un recente comunicato hanno offerto una serie di consigli per favorire la ripresa della moda dopo il lockdown e raccomandazioni su come genersre un sistema sostenibile per domani.

Business 19 Aprile, 2020 @ 4:39

Gucci riapre l’ArtLab di Scandicci, Roberto Burioni sarà consulente

di Forbes.it

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L’ArtLab Gucci a Scandicci (Courtesy Gucci)

Gucci riaprirà a partire dal 20 aprile 2020 il suo laboratorio dove vengono realizzati i prototipi di pelletteria e calzature: l’ArtLab di Scandicci.

“La riapertura”, sottolineano dall’azienda, “avverrà nella massima sicurezza per dipendenti, sulla base delle disposizioni governative dello scorso 10 aprile e a seguito di un accordo appena raggiunto con i sindacati per rafforzare ulteriormente il Protocollo di Sicurezza dello scorso 15 marzo, grazie anche alla consulenza del virologo Roberto Burioni dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano”.

La ripresa delle attività riguarderà un numero ristretto degli addetti della sede di ArtLab, il centro dedicato alla ricerca e sviluppo e alle attività di progettazione e realizzazione di prototipi e campioni per pelletteria e calzature Gucci.

Marco Bizzarri (Tristan Fewings/Getty Images for Kering)

“Dall’inizio di questa emergenza, prima ancora che si parlasse ufficialmente di pandemia, la salute delle persone è stata al centro di tutte le decisioni che abbiamo preso”, spiega Marco Bizzarri, presidente e ceo di Gucci. “La salute di tutti noi – prosegue – era, è, e resterà sempre l’assoluta priorità di Gucci. Dopo un’attenta riflessione abbiamo preso la decisione di riaprire la prototipia di ArtLab, in accordo con le organizzazioni sindacali e garantendo il massimo livello di sicurezza e con tutte le precauzioni necessarie, definite con l’aiuto di scienziati di comprovata competenza. Questo ci permetterà di gettare le basi per una più ampia riapertura delle nostre sedi produttive e il riavvio della filiera del Made in Italy, quando consentito”.

Le misure di prevenzione rafforzano ulteriormente le disposizioni governative di contrasto alla diffusione del Covid-19 e includono:

Prima della ripresa dell’attività

Sanificazione completa di tutti gli spazi seguita da specifici tamponi di superficie.

Sessioni a distanza di informazione e formazione preventiva ai lavoratori, attraverso email e canali social aziendali, sulle misure di prevenzione da adottare al rientro.

▪ Spostamenti casa lavoro. Invito ai dipendenti di evitare mezzi di trasporto privilegiando mezzi di trasposto propri. In questa primissima fase, l’azienda, per evitare anche forme di carpooling, metterà a disposizione di coloro che sono sprovvisti di mezzi propri un’autovettura aziendale.

Turnazione. E’ stata definita un’idonea turnazione nei reparti di prototipia sia durante l’attività lavorativa che in fase di ingresso ai luoghi di lavoro così da evitare eventuali assembramenti.

Durante l’attività

Misurazione della temperatura corporea all’ingresso

Informazione e formazione del personale sulle norme igieniche, sulle corrette modalità di fruizione delle aree comuni e su tutto quanto necessario per operare nella massima sicurezza all’interno dei locali aziendali

Fornitura kit anti-contagio. All’ingresso ai luoghi di lavoro sarà fornito a ciascun dipendente chiamato ad accedere per la ripresa dell’attività di prototipia idoneo kit anti-contagio costituito da 3 mascherine, 2 paia di guanti,1 paio di occhiali protettivi ecc.

Kit igienizzanti: ciascun addetto sarà dotato di kit igienizzati per manutenere la pulizia delle postazioni lavorative e dei macchinari la cui pulizia e sanificazione sarà comunque garantita quotidianamente.

▪ Layout. Le postazioni di lavoro utilizzate dal personale in servizio per la ripresa delle attività di prototipia garantiranno le distanze tra i lavoratori stabilite dalle normative vigenti.

▪ Mensa, Spogliatori, Aree break garantiranno il necessario distanziamento sociale e saranno sanificate giornalmente.

Style 29 Ottobre, 2019 @ 9:05

I marchi di moda e i capi d’abbigliamento più desiderati online

di Roberta Maddalena

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Alcuni prodotti della classifica (Courtesy Lyst)

Off-White, Balenciaga e Gucci, questo il podio dei primi tre brand più popolari nel trimestre luglio-settembre 2019 secondo l’ultimo Lyst Index, diffuso dalla piattaforma di ricerca di moda globale Lyst. Nella Top 2o troviamo poi Bottega Veneta, che a distanza di un anno dall’arrivo di Daniel Lee come nuovo direttore creativo, entra per la prima volta nella classifica guadagnando 21 posizioni grazie a un prodotto in particolare: i sandali in nappa imbottita. O meglio, le scarpe da donna più desiderate del momento con oltre 27mila ricerche online al mese nell’ultimo trimestre. Tra gli altri brand must have anche Jacquemus, salito di ben 37 posizioni grazie alla mini borsetta Chiquito, tornata nella classifica dei prodotti da donna più desiderati arrivando a oltre 12.500 ricerche al mese. E poi Paco Rabanne: le ricerche globali del marchio sono aumentate del 31% su base annua e la borsa 1969, indossata da influencer come Priyanka Chopra ed Emily Ratajkowski, conquista il decimo posto.

Ma andiamo ai prodotti. Il piumino Bramant di Moncler è il capo da uomo più desiderato del terzo trimestre, avendo determinato un aumento delle ricerche del 92% nel solo mese di settembre. Dopo essere entrata nella classifica dei prodotti da donna più desiderati per ben otto volte negli ultimi due anni, la classica, e ormai famosa, cintura Gucci compare per la prima volta anche nell’universo maschile, aggiudicandosi il secondo posto. 

(Courtesy Lyst)

Anche le sneaker sportive continuano a guadagnare terreno. In particolare le Continental 80 di Adidas, che si aggiudicano il terzo posto, in parte grazie al boost di celebrità come Kendall Jenner, Hailey Bieber e Sofia Richie (le ricerche di questo prodotto sono aumentate del 170% questo trimestre). E se al terzo posto ci sono poi le Air Jordan 1 Mid SE di Nike (+31%), al quinto troviamo la nuovissima versione delle sneaker Ozweego di Adidas by Raf Simons, che hanno contribuito a un incremento delle ricerche di sneaker Ozweego del 41% negli ultimi tre mesi.

Per la compilazione della classifica, il motore di ricerca Lyst, che tra i suoi investitori vanta anche LVMHha studiato il comportamento di oltre 9 milioni di utenti che ogni mese cercano e acquistano online capi e accessori moda scegliendo tra più di 12mila boutique e store online. Tra le informazioni raccolte dalla ricerca ci sono infine anche i dati di ricerca Google e le metriche dei social media.

Classifiche 18 Ottobre, 2019 @ 12:04

I nomi del lusso nella nuova classifica dei brand più forti al mondo

di Roberta Maddalena

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Un momento della sfilata Gucci Cruise 2020

Anche quest’anno, l’Italia trionfa nel lusso grazie a Gucci e Prada. Lo conferma la ventesima edizione dello studio Best Global Brands, diffuso da Interbrand. Il marchio della maison fiorentina ottiene la 33esima posizione in classifica raggiungendo un valore di 15,949 miliardi (+23%) e Prada si posiziona in centesima posizione con un valore di 4,781 miliardi di dollari. Restando in Italia, ma al di fuori del settore moda, il brand Ferrari cresce del 12% raggiungendo un valore di 6,458 miliardi (posizione 77).

“Prada è un rappresentante tutto italiano che, pur risentendo di una performance finanziaria non particolarmente positiva, rimane in classifica per la capacità di evolversi nel rispetto del suo dna”, ha commentato Lidi Grimaldi, managing director dell’ufficio italiano di Interbrand. Sempre nel segmento lusso, buone le performance di Louis Vuitton (17esima posizione) con 32,223 miliardi di dollari (+14%), Chanel con 22,134 miliardi (+11%) in 22esima posizione, e infine Hermès, +9% per 17,920 miliardi di dollari.

L’indagine di Interbrand riguarda tutti i settori produttivi. Nonostante il lusso sia stato il settore che ha registrato la più alta crescita rispetto all’anno precedente (11%) passando da un valore aggregato complessivo del comparto di 105,783 nel 2018 a 117,785 miliardi, nel ranking stilato dalla società brillano anche colossi della tecnologia come Apple, Google e Amazon che conservano le prime tre posizioni della classifica, rispettivamente con un valore economico di 234,241 miliardi per il primo, 167,713 miliardi per il secondo e 125,263 miliardi per il terzo. Nella Top 10 c’è spazio però anche per Microsoft al quarto posto (108,847 miliardi), Coca-Cola al quinto posto con 63,365 miliardi, e a seguire Samsung con 61,098 miliardi, Toyota con 56,246 miliardi, Mercedes-Benz, McDonald’s e Disney.

(interbrand.com)

New entry per Uber e LinkedIn, che debuttano nella lista dei 100 brand globali a maggior valore economico con il primo che guadagna la posizione 87 con 5,714 miliardi e LinkedIn al numero 98 con 4,836 miliardi di dollari. Per nulla positiva invece la performance di Facebook con il brand di Zuckerberg uscito dalla rosa dei 10, in perdita di cinque posizioni.

Style 2 Luglio, 2019 @ 2:05

La prima collezione di alta gioielleria di Gucci debutta a Place Vendôme

di Roberta Maddalena

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gioielli vetrina
(Courtesy Gucci)

Si troverà a Place Vendôme, iconico epicentro della gioielleria d’alta gamma, la prima boutique Gucci dedicata all’alta gioielleria. Mente creativa del nuovo progetto è naturalmente Alessandro Michele, che si è occupato personalmente della ricerca di gemme uniche disegnando la collezione Hortus Deliciarum, in vendita nella boutique della maison di Kering al numero16 della famosa piazza parigina.

La linea rappresenta alla perfezione i gusti eclettici dello stilista e comprende oltre 200 articoli ispirati a temi quale l’amore eterno e il regno animale. Ed evocano una sorta di giardino in piena fioritura la cui gamma cromatica include topazi imperiali color miele, topazi rosati, tormaline verdi, granati mandarino, diamanti bianchi, zaffiri rosa e blu, opali iridescenti e berilli gialli. Cornice della collezione è la boutique di Place Vendôme: vetrine realizzate in legno ebanizzato, specchi anticati e pavimento a mosaico in marmo.

Da novembre 2015, tutto l’oro acquisito da Gucci per la realizzazione di gioielli è certificato secondo lo schema del Responsible Jewellery Council Chain of Custody, che consente di identificarne la provenienza per un tracciamento responsabile. I diamanti acquistati dal marchio fiorentino, inoltre, provengono da fonti legali certificate dal Kimberley Process, un programma la cui missione è impedire l’ingresso nel mercato dei cosiddetti diamanti “insanguinati” ovvero estratti in maniera clandestina.