L’inverno da fiaba di Dior: a Versailles la collezione ispirata a Cappuccetto Rosso e Alice nel Paese delle Meraviglie

Dior autunno inverno
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La sua fiaba preferita è La bella e la bestia. “Perché l’amore trasforma tutto”, dice Maria Grazia Chiuri, direttore creativo di Dior, che oggi ha presentato il prêt-à-porter femminile per l’inverno 2021-2022. Proprio alle fiabe e ai loro significati ha dedicato l’intera collezione, che ha sfilato in un film-show nella maestosa Galleria degli specchi di Versailles, con le installazioni di spine di acacia giganti intorno alle specchiere di un’artista di significati come Silvia Giambrone.

La sfilata di Dior

Dior autunno inverno

Prima del défilé, la fiaba di Dior, mai didascalica ma ricca di significati contemporanei, si apre su una scena nei boschi, tra la nebbia, coi corpi dei ballerini e delle ballerine della coreografa Sharon Eyal, che ha già collaborato altre volte con Maria Grazia Chiuri. Poi la bella addormentata di Dior si sveglia dal sonno nel bosco e si ritrova nella grandiosità senza tempo di Versailles, con le ballerine che si specchiano e si proiettano nel passato e nel futuro. Un progetto creativo fatto da tre donne, che concepiscono ognuna a suo modo la bellezza e l’estetica contemporanea.

“Abbiamo tanto sperato di poter fare uno show in presenza, ma ancora non è possibile”, dice la stilista. “La chiave rivelatrice degli specchi, però, ci ha regalato nuovi significati. In questa collezione c’è molta parte giorno. Le linee anni ’50 mi hanno guidato, ma in modo leggero: capispalla come svuotati, le stampe collage di rose e di mele riprese dagli archivi Dior, la stampa giaguaro declinata nei nostri grigi, i velluti a rilievo 3D che raccontano il grande lavoro sull’aspetto tessile”.

Couture e sportswear

Concretezza di stile è il messaggio di questo nuovo Dior, che trova forza proprio in questo tempo sospeso a causa della pandemia. Molto tenera la riedizione aggiornata di una scarpa di Vivier con un bocciolo di rosa, resa di nuovo modernissima dalla Chiuri. Rivisitata la mitica giacca Bar, che stavolta non solo ha un’imbottitura-piumino che si toglie e si mette, ma anche il cappuccio. “Per la Cappuccetto Rosso di Angela Carter”, incalza Maria Grazia. Un modo elegantissimo di coniugare couture e sportswear. “Le clienti, in questo modo, sentono che dietro i nostri abiti c’è una grande storia”, continua, “ma questa eredità va usata in totale libertà intellettuale. La creatività non è una luce improvvisa che ti appare, è un progetto che si costruisce passo dopo passo”.

Chiuri racconta scherzosamente anche del suo rapporto con gli specchi, “che a casa mia quasi non ci sono. Ho avuto la fortuna di crescere in tempi in cui non erano essenziali”.

Dalle favole questa nuova donna Dior prende gli scamiciati neri orlati di pizzo di Alice nel Paese delle Meraviglie, dalle principesse gli abiti da sera scintillanti e carichi di rouches di tulle. Molti rimandi all’infanzia nelle camicie candide, negli abiti col colletto bianco, nei collettini gioiello, nei calzini e nei cappottini con fogge militari o dei collegi. “Per i creativi, come un po’ per tutti”, conclude Maria Grazia Chiuri, “è fondamentale rimanere un po’ bambini”. In collezione anche la nuova borsa Dior, che la stilista ha battezzato La Parisienne.

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