La foodtech italiana Poke House raccoglie 20 milioni di euro. E sbarca in Francia e Gran Bretagna

Poke House
Vittoria Zanetti e Matteo Pichi, fondatori di Poke House
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Ritrovarsi nella tempesta e sapere come non perdere la rotta può essere difficile per una catena di ristoranti alle prese con una pandemia. Non lo è stato per Poke House, leader brand del poke in Europa, che nei momenti più difficili ha saputo tenere saldo il timone e navigare puntando la propria vela sulla tecnologia. Una scelta che è valsa un round di finanziamento di serie B da 20 milioni di euro. A guidarlo è stata Eulero Capital, con il sostegno di FG2 Capital e il reinvestimento di Milano Investment Partners (MIP), il veicolo d’investimento di Angelo Moratti che già un anno fa aveva guidato un round da 5 milioni di euro.

Poke House, fondata nel 2018 da Matteo Pichi e Vittoria Zanetti, (già Forbes Under 30 per l’Italia nel 2020) oggi vanta 30 ristoranti tra Italia, Portogallo e Spagna, un team di 400 persone e punta per il 2021 a un fatturato di € 40 milioni di euro. La nuova iniezione di capitale, che ha portato il valore della società a 100 milioni di euro, supporterà l’apertura di 200 nuovi locali sia nei Paesi attualmente coperti, sia intercettando nuovi mercati, come quello francese o inglese.

L’approccio orientato alla tecnologia della catena di ristoranti ha fatto la differenza nell’ultimo anno. Le capacità di saper raccogliere dati e analizzarli per rimodellare il proprio modello di business, proprie di quella che può essere definita un foodtech company, sono state determinanti nel consentire una crescita in controtendenza con le altre realtà del settore. “Già prima del Covid eravamo ben posizionati anche sulla parte delivery. Ci siamo ritrovati un canale sviluppato, sul quale abbiamo poi deciso di virare e focalizzarci con decisione quando l’emergenza è scoppiata”, dice a Forbes.it Matteo Pichi, che ha saputo trasmettere all’interno di Poke House una mentalità da scaleup acquisita all’interno di una realtà come Glovo, nella quale alcuni anni fa era confluita la sua startup di consegna a domicilio Foodinho. “Abbiamo un team fortissimi e ambizioso. Grazia alla sua flessibilità, ci siamo adattati alla situazione e abbiamo imparato a fare di più”.

La tendenza a utilizzare la tecnologia non si esprime soltanto nell’online food, nel delivery o nell’utilizzo di un crm, ma c’è un tentativo di rendere un’azienda scalabile. E per farlo, tra le altre cose, una prerogativa è quella di diventare un ‘best place to work’ e di conseguenza attrarre i migliori talenti. “Quando raggiungi certe valutazioni e vuoi continuare a cresce, molto dipende dalle persone. I nostri valori sono chiari. Puntiamo molto sul welfare, ma soprattutto diamo l’opportunità alle persone di incontrarsi, contaminarsi e crescere: oggi posso dire che in ufficio ci sono 30 persone fenomenali”, aggiunge Picchi. “Abbiamo implementato lo smart working, ma le persone vogliono venire per condividere conoscenze ed esperienze con i colleghi”.

Nel 2018, quando la catena di locali è nata, il pokè non era diffuso come lo è oggi. Una delle necessità è stata quella di andare a creare la domanda, a formare il proprio pubblico: Poke House lo ha fatto senza cedere a scorciatoie, livellando la qualità del prodotto sempre verso l’alto, e trovandosi oggi nella possibilità di saper rispondere alle richieste di un consumatore sempre più attento alla sostenibilità. “Gestire il pesce crudo è complesso: tutti ci danno atto che sulla qualità del prodotto siamo i più attenti. All’inizio è stato costosissimo, adesso con una dimensione importante è più semplice. Riusciamo a gestire molto bene tutti i processi di approvvigionamento e conservazione”, spiega.

Come tutto il mondo della ristorazione, anche la catena di ristoranti di poke si sta preparando alle riaperture della prossima settimana. Matteo Pichi è convinto di riuscire a riportare al ristorante tutte quelle persone che prima della pandemia preferivano vivere l’esperienza californiana nei locali invece di optare per il food delivery: “Abbiamo più location: le possibilità di venirci a trovare sono di più”. Una speranza dietro alla quale si cela un’ambizione ancora più grande: “Possiamo dire di essere leader nel food retail del poke in Europa. Adesso vogliamo diventarlo a livello mondiale. Insomma, vogliamo essere la prima catena italiana a diventare davvero internazionale”.