Oltre alle auto c’è di più: così Volvo sta creando sempre più servizi di mobilità a 360 gradi

Michele Crisci, presidente e ad di Volvo Italia.
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Articolo tratto dal numero di aprile 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

“Abbiamo completato il primo passo. Abbiamo introdotto le mild Hybrid e le plug in Hybrid che ad oggi sono un successo commerciale straordinario. Questo con la C40 è l’ultimo passo, ma anche l’inizio della nuova era di Volvo”. A segnare la nuova rotta Michele Crisci, classe ‘64, presidente e amministratore delegato in Italia della casa automobilistica svedese, oltre che presidente dell’Unrae, Unione nazionale rappresentanti auto estere. Il piano di Volvo verso la mobilità elettrica era già stato annunciato: “Ogni anno, per cinque anni, introdurremo una nuova vettura full electric. La prima sarà la C40 per arrivare entro il 2025 ad avere quasi il 50% della gamma completamente elettrica. L’obiettivo finale, nel 2030, è quello di diventare definitivamente un produttore di auto elettriche”.

Cambia anche il paradigma della distribuzione, in che modo?
Non vogliamo soltanto proporre delle auto elettriche, quindi sostenibili da un punto di vista ambientale, ma vogliamo anche proporre un’esperienza nuova ai nostri clienti, basata sul concetto di trasparenza. Le Volvo elettriche saranno acquistabili solo online, ma ciò non deve trarre in inganno: non significa che non potremo andare in concessionario ad acquistarle. Anche presso la nostra rete di vendita troveranno lo stesso configuratore disponibile online stando comodamente seduti sul sofà di casa. Trasparenza nel prezzo quindi, ma anche, e soprattutto, da un punto di vista dei servizi perché oltre alla macchina contiamo di offrire tanti servizi di mobilità, da quelli che conosciamo oggi come l’assicurazione, ai pacchetti di manutenzione. Ma anche, per esempio, servizi di abbonamenti come Care by Volvo, con la possibilità di prendere una vettura per una settimana, un mese o sei mesi piuttosto che per 36 mesi con delle formule un po’ più tradizionali.

Si può dire che in prospettiva Volvo diventerà un service provider più che un produttore automobili?
Si, l’idea è proprio quella, di trasformarsi pian piano da un puro produttore di auto a un produttore di auto che insieme diventa un fornitore di servizi di mobilità, perché riteniamo che questo sia il futuro e soprattutto le aspettative sul futuro dei clienti e in un certo senso vogliamo abbracciare quello che ci stanno chiedendo i clienti.

Siete da lungo tempo impegnati anche nello sviluppo della guida autonoma: a che punto siamo?
Direi a buon punto, stiamo facendo i passi necessari per passare dalla guida assistita alla guida autonoma nei prossimi anni. Insieme al lancio di nuove vetture elettriche, vedremo quanto la guida autonoma entrerà a far parte in maniera radicale delle nostre vetture, anche perché abbiamo intenzione di allargare la gamma non solo verso l’alto, ma anche verso il basso e quindi ci saranno grandi possibilità di sviluppare nuovi sistemi chiaramente sempre nella salvaguardia di chi guida e di tutti gli utenti della strada.

Nell’immaginario collettivo Volvo è sinonimo di sicurezza: qual è l’evoluzione che dobbiamo aspettarci?
Vogliamo arrivare a fornire delle auto connesse con l’esterno, in grado di essere paradossalmente mosse senza nessuno all’interno, ma in un sistema integrato in modo tale che, paradossalmente, nei sistemi più complessi di traffico – come quello di Milano – sia possibile gestire il flusso del traffico in maniera fluida senza creare code e incidenti e quindi arrivare un domani ad affrancarci per esempio dell’utilizzo di materiali pesanti come quelli che compongono oggi le carrozzerie delle nostre auto. Questo è importante perché, anche quando saremo in grado di produrre solo auto elettriche non possiamo permetterci di sprecare energia. La gestione tramite guida autonoma e la sicurezza dei flussi di traffico garantirà anche un risparmio di energia per la mobilità, a salvaguardia della produzione energetica che tanto ci sta a cuore.

Insieme alla città di Milano avete presentato recentemente un progetto di urbanistica. Come vedete la città del futuro in chiave di mobilità?
Annunciando una serie di infrastrutturazioni che vogliamo fare per la ricarica fast, abbiamo anche anticipato che al Volvo Studio di Milano nascerà la prima fast charging station urbana. Sarà una stazione di ricarica molto particolare, iconica, inserita nello straordinario contesto di Porta Nuova. La realizzeremo in collaborazione con Coima, ed è il primo passo verso un sistema di trasporto che mi immagino intermodale, in grado di convivere realmente all’interno delle città come Milano, dove trasporto pubblico e privato riescono a integrarsi perfettamente, dove le macchine possano arrivare fino a un certo punto della cintura delle grandi città per poi proseguire per il famoso ‘ultimo miglio’ con i mezzi pubblici. Nel frattempo, le auto possono essere connesse e ricaricate, possono prelevare, ma anche dare energia al sistema della città.

Volvo ha recentemente annunciato un progetto di elettrificazione dell’Italia: in cosa consiste?
In accordo con i nostri rivenditori, abbiamo definito ad oggi 31 postazioni che si trovano in prossimità dell’uscita delle maggiori autostrade italiane sul territorio dei nostri concessionari, ma disponibili al pubblico 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dove i clienti Volvo e chiunque voglia abbracciare la tecnologia dell’elettrificazione, potrà andare a ricaricare nei nostri fast charge. È interessante la scelta delle location perché grazie a questo riusciremo a coprire le maggiori autostrade italiane, sia pure a un paio di chilometri fuori dalle uscite autostradali ma così facendo copriremo le autostrade A1, A4, A22, l’autostrada del mare da Rimini fino a Bari, piuttosto che la costa Toscana fino alla Sicilia. L’obiettivo è quello di dare ai nostri clienti serenità di poter viaggiare sapendo che pochi passi fuori dalle principali uscite autostradali c’è la possibilità di rifornire in mezz’ora l’auto e proseguire il viaggio senza problemi.

Come presidente dell’Unrae, come vede il mercato italiano ed europeo nei prossimi anni?
Il mercato italiano ha chiuso male a febbraio. Ce lo aspettavamo. I primi due mesi hanno portato risultati negativi, anche se l’Italia ha fatto meglio del resto d’Europa grazie agli incentivi che siamo riusciti a ottenere dal Governo. Le richieste di rottamazione sono state moltissime centinaia di migliaia. Quello che adesso sta accadendo è che, da un lato si stanno esaurendo gli incentivi quindi è necessario provare a rifinanziarli, dall’altro siamo molto impegnati a discutere con il nuovo Governo il Recovery Fund, quindi Next Generation Europa. Riteniamo che l’opportunità che ci viene offerta dall’Europa in tutti i settori deve ovviamente riguardare anche la mobilità verso la sostenibilità. Di questo stiamo discutendo sul piano fiscale, sul piano del parco circolante.