Seguici su
Lifestyle 16 Ottobre, 2019 @ 11:00

L’a.d. di Porsche Italia spiega la svolta elettrica di Taycan

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

Direttore Forbes.itLeggi di più dell'autore
chiudi
Il modello high taycan turbo S

dal numero di ottobre di Forbes

Una berlina di lusso completamente elettrica. A metà strada tra una Panamera e una leggendaria 911. Taycan è il nuovo corso di Porsche, inaugurato lo scorso settembre a pochi giorni dall’avvio del Salone di Francoforte 2019, dove ha costituito una delle novità più fotografate.

E d’altro canto, cosa può rappresentare un cambio di paradigma nel mondo dell’auto più di una Porsche dall’anima elettrica? A Francoforte, la Taycan si è presentata in due versioni: la Turbo e la Turbo S. Entrambe le vetture sono mosse da due motori elettrici disposti sui due assi che le spingono da 0 a 100 km orari in meno di 2,8 secondi (3,2 per la Turbo) per una velocità massima di 260 km orari e una percorrenza di oltre 400 km (stando a quanto dichiarato dalla casa per fare il pieno bastano pochi minuti: in soli 5 minuti si può accumulare energia sufficiente per percorrere 100 km). La linea richiama quella di altri modelli della casa di Stoccarda, ma con alcuni particolari inediti, dalla foggia dei fari anteriori alla scritta Porsche dall’effetto vetro sul posteriore. Anche gli interni, dove spicca uno schermo centrale da 10,9” e una strumentazione di bordo completamente digitale, è ispirata a criteri verdi, con la classica pelle degli interni che ha lasciato il posto a materiali sostenibili.

Il prezzo di partenza per la versione Turbo è di 156mila euro, che salgono a poco meno di 191mila euro per la Turbo S. Somme che non hanno impedito alla Taycan di riempire velocemente le pagine del libro ordini. Già prima della presentazione mondiale il 4 settembre scorso, più di 20mila possibili acquirenti in tutto il mondo hanno richiesto di essere inseriti in lista d’attesa per possedere una Taycan. In Europa, i potenziali clienti hanno pagato 2.500 euro come deposito solo per accedere al pre-ordine, nonostante non avessero mai visto l’auto. Lasciando intendere un forte interesse del pubblico.

E anche sul mercato italiano ci sono grandi aspettative: l’attesa è che Taycan possa arrivare a rappresentare circa il 10% delle vendite totali di Porsche Italia nel 2020. Su un target non necessariamente identico a quello classico del marchio di Stoccarda: “Taycan”, spiega Pietro Innocenti, ad di Porsche Italia, “è una Porsche a tutti gli effetti, sia nello stile che nelle prestazioni, con una dinamica impressionante in grado di dare quel tipo di emozione e piacere di guida che il nostro cliente ricerca e si aspetta dal nostro marchio. Si tratta però di una vettura totalmente rinnovata, che segna un nuovo inizio per Porsche e per questo crediamo che ci aiuterà a raggiungere un nuovo bacino di utenti. Ci aspettiamo che circa il 50% dei clienti Taycan acquisterà una Porsche per la prima volta e, in media, questi clienti saranno più giovani di quanto non sia la media attuale”.

Turbo e Turbo S sono già ordinabili presso i concessionari, ma non costituiscono il punto di arrivo della strategia commerciale di Porsche. “Le due motorizzazioni Turbo rappresentano la punta di diamante di Porsche E-Performance e sono fra i modelli di produzione più potenti attualmente presenti nella nostra gamma. Versioni meno potenti (e quindi meno costose) verranno introdotte nel corso dell’anno. Il primo derivato che si aggiungerà alla gamma verso la fine del prossimo anno sarà la Taycan Cross Turismo. Si tratta di un metodo tipico di Porsche, quello top-down, che ci consente di mostrare e dimostrare le massime prestazioni delle nostre vetture fin dall’inizio”.

Business 7 Ottobre, 2019 @ 11:30

La nuova scossa elettrica di Fiat Chrysler

di Ugo Bertone

Contributor, ho visto cambiare l’economia italiana.Leggi di più dell'autore
chiudi
Mike Manley, ceo di Fca
Mike Manley, ceo di Fca (Bill Pugliano/Getty Images)

Articolo tratto dal numero di ottobre di Forbes

“Non siamo noi in ritardo, sono gli altri  ad essere arrivati troppo presto”. Il ceo di Fiat Chrysler, Mike Manley, ha liquidato così  le perplessità degli analisti sui piani elettrici del gruppo che hanno, tra l’altro, suscitato le critiche di Romano Prodi che, commentando la vendita di Magneti Marelli, ha lamentato che buona parte degli introiti sia finito agli azionisti piuttosto che per finanziare la transizione verso l’auto ad emissione zero. “Il nostro piano industriale prevede oltre 5 miliardi di investimenti in Italia”, ha replicato John Philip Elkann parlando agli industriali torinesi. “Ed è centrato proprio sui veicoli puramente elettrici e sugli ibridi plug-in”.

La polemica riflette ancora le perplessità avanzate a suo tempo da Sergio Marchionne, l’ultimo tra i big dell’auto (più per i limiti del budget di Fiat Chrysler che per ostilità ideologica) a sposare la carta dell’elettrico. Eppure, fu proprio SuperSergio in occasione della presentazione a Balocco del business plan al 2022, l’ultima sua sortita pubblica davanti agli addetti ai lavori, ad annunciare la svolta verde: eliminazione del diesel entro il 2021 (“un obiettivo un po’ troppo aggressivo”, ha riconosciuto di recente il responsabile Fca dell’area emea, Pietro Gorlier, rinviando lo stop); 9 miliardi di investimenti per accelerare il passaggio all’auto elettrica in ogni forma, dall’ibrido al plug-in , cioè dotate di batterie ricaricabili “alla spina”, in modo da percorrere almeno qualche decina di chilometri senza carburante fossile. Da allora il gruppo italo-americano ha concentrato molte energie nel varo in Europa della 500 elettrica che vedrà la luce a Torino entro la metà del 2020, sulla base del modello già presente in California, già croce più che delizia per Marchionne, costretto a vendere sottocosto la vettura (con una minus di 14mila dollari a pezzo).

Ma l’elettrico sembra ormai entrato nel futuro del gruppo, come confermano i piani industriali dei singoli marchi e come ha assicurato lo stesso Manley: “C’è chi pensa che Fca sia scettica sull’elettrico. Non c‘è niente di più lontano dalla verità”. A dimostrarlo c’è una tabella di marcia impressionante, almeno sulla carta. Nel 2020, oltre alla 500 elettrica ci sarà il varo della Jeep Renegade ibrida plug-in che sarà prodotta a Melfi così come la Compass. Intanto a Toledo nell’Ohio nascerà la versione plug-in della Wrangler. “Nel 2021”, ha aggiunto il ceo, “avremo il debutto di un’altra elettrica, un’altra ibrida plug-in e quattro mild hybrid”.

E non è che l’inizio: entro la deadline del 2022, il catalogo Fca conterà un totale di 12 sistemi di propulsione elettrica (bev, phev, full-hybrid e mild-hybrid) nelle architetture globali, con 30 diversi modelli che adotteranno uno o più di tali sistemi. Tra questi merita una citazione Maserati, un marchio “formidabile” secondo Manley, vittima in passato di alcuni errori strategici (compresa l’abbinamento con Alfa Romeo, la scuderia oggi più sofferente). Nel 2020 è prevista, accanto a una ibrida ricaricabile, l’uscita della Alfieri 100% elettrica che sarà anche a trazione integrale, capace di accelerare da 0 a 100 km/h in 2 secondi circa. La velocità massima della vettura messa a punto su una nuova piattaforma in alluminio supererà i 300 chilometri all’ora. Una meraviglia che lascia perplessi alcuni analisti. Come farà Fca a sostenere i costi di sviluppo? C’è chi fa notare che Porsche e Bmw, che assieme vendono più di un milione di vetture, hanno deciso di condividere i costi di sviluppo delle nuove supercar elettriche. E che futuro può avere, all’altro estremo della gamma, la Centoventi, l’elettrico cheap alla portata di tutte le tasche? Il principio, affascinante, è quello di un’elettrica da città, modulare e ultra personalizzabile: povera ed essenziale all’atto dell’acquisto, ma da arricchire “a rate” con accessori e batterie supplementari fino a un massimo di 500 chilometri di autonomia. Le idee, insomma, non mancano. Ma le dimensioni finanziarie della sfida fanno davvero paura. Al punto che, nonostante lo stop alle trattative con Renault, sembra difficile che il gruppo italo-americano, dopo aver evitato la multa sulle emissioni comprando crediti verdi da Tesla possa fare a meno di un partner ancora a lungo. Ma Elkann e Manley sono convinti di poter smentire le Cassandre. Com’è spesso avvenuto in 120 anni di storia, quelli che hanno preceduto la nascita della 500 elettrica.