Le future stelle della gastronomia mondiale nel ranking della World’s 50 Best. Tra di loro anche un italiano

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Sono 50 le future stelle della gastronomia. E sono state selezionate nel ranking della World’s 50 Best, che da 20 anni raggruppa le personalità più interessanti del panorama culinario. Su una rosa di oltre 700 candidati distribuiti tra settori diversi quali produttori, rivoluzionari tecnologici, educatori, creativi imprenditoriali, innovatori scientifici, pionieri dell’ospitalità, il futuro del food potrebbe essere nelle mani di questa 50 Next che, come ha dichiarato William Drew, direttore dei contenuti per 50 Best, sono stati selezionati in collaborazione con gli esperti di fiducia del Basque Culinary Center, centro della città di San Sebastián nato nel 2009 come un progetto di formazione, ricerca e innovazione per lo sviluppo del settore gastronomico a vocazione internazionale. Le categorie sono 7: Game changing producers, Tech disruptors, Empowering educators, Entrepreneurial creatives, Science innovators, Hospitality pioneers e Trailblazing activists.

Hanno tutti un’età inferiore o pari a 35 anni e provengono praticamente da tutto il mondo: cinque dall’Africa, sei dall’Asia, uno dei Caraibi, 18 dall’Europa, sette dall’America Latina, due dal Medio Oriente, tre dall’Australia e infine otto dagli Stati Uniti.

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Tra i Game changing producers c’è per esempio Manuel Choqque, 33 originario del Perù. Questo agricoltore produce vini rosati, bianchi, rossi e arancioni da patate autoctone peruviane. O Clara Diez, 29 anni di Madrid, attivista dalla parte di storici, scienziati, agricoltori e produttori del formaggio, e anche il viticoltore biologico italiano Gian Marco Viano, 34 anni del comune torinese di Carema, che utilizza alghe, oli essenziali e fiori d’arancio anziché pesticidi per rafforzare le sue viti.

Gianmarco Viano (Credit: Danila Atzeni)

Food e tecnologia invece nella categoria Tech disruptors. Dove sono stati inseriti, tra gli altri, imprenditori come la chimica 29enne Katarina Axelsson che con un database è riuscita a insegnare a un computer come degustare il vino attraverso l’intelligenza artificiale, e il trentenne di Singapore Jonathan Ng, grande sostenitore dell’upcycling che ha realizzato la prima bevanda alcolica ricavata dal siero di latte di soia.

Il concetto di empowering e quello di education della categoria Empowering educators vede come protagonisti poi progetti a sfondo sociale come quello di  Mariana Aleixo, 33 anni nata in una favela di Rio de Janeiro, che organizza corsi di cucina per responsabilizzare le donne delle favelas brasiliane. O della nutrizionista Maureen Muketha, 25 di Nairobi in Kenya, che insegna alle donne a cucinare per le comunità locali con l’intento di appianare la piaga della malnutrizione della nazione africana.

Con una spiccata vena imprenditoriale nella Entrepreneurial creatives c’è invece Ata Cengiz, 28 di Istanbul, che ha sviluppato un sito web dove si può adottare un albero e monitorarne la crescita, lo stato di umidità, l’irrigazione e il pre-raccolto, alimentando in questo modo la crescita dei piccoli agricoltori.

Per il loro contributo alla ricerca scientifica, in qualità di Science innovators, si posiziona il catalano Marc Coloma che con la sua Heura Foods, marchio spagnolo di carne vegetale già presente in 14 Paesi, ha da poco fatto il suo ingresso nel mercato italiano con Glovo.

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Nella categoria Hospitality pioneers vengono da Londra Douglas McMaster, 34 anni, conosciuto come lo chef zero-waste per la sua attenzione maniacale verso il riciclo, e dalla Bolivia Marsia Taha, capo cuoco del Gustu a La Paz, che ha dato vita a un collettivo di chef, biologi, etnobotanici, agronomi e scienziati per valorizzare il patrimonio alimentare boliviano.

Infine, tra i Trailblazing activists c’è il giamaicano Jhannel Tomlinson, fondatrice di Young People for Action on Climate Change, ma anche ricercatrice che sta studiando nuovi modi per sviluppare una formazione agricola in linea con le esigenze climatiche.