Dove sta investendo la venture startup studio che vuole valorizzare la scienza italiana

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Articolo apparso sul numero di aprile 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

“Le storie di successo iniziano da lontano e solo quando il contesto diventa maturo per comprenderne la reale portata, riescono ad affermare il proprio vantaggio competitivo”. Così replica l’imprenditore Filippo Surace alla domanda su come sia nata l’idea di Cube Labs, holding industriale di cui è fondatore e che opera da venture startup studio nell’ambito delle life science. Il suo background medico, abbinato a una lunga esperienza imprenditoriale di settore, gli ha consentito di vivere la passione per la scienza che si fa prodotto. Nei laboratori, dove la scienza appunto nasce, attraverso un processo di trasferimento tecnologico che permette di ottenere e validare future soluzioni di mercato. “Ho tratto ispirazione per il modello Cube Labs da ciò che ho appreso all’inizio degli anni 2000, agli esordi della mia esperienza americana presso il college di Bioscienze e tecnologie della Temple University, a Philadelphia, a cui sono legato nel ruolo di professore associato”. 

Una scelta, quella di dedicarsi alle startup del mondo della sanità, che riflette la sua estrazione medica e la sua visione d’impresa e che ha visto aggregare importanti partner provenienti dal mondo biomedicale dell’industria, come il co-fondatore Renato Del Grosso, dal mondo del venture capital come Neil Thomas, chief business officer, e dal mondo scientifico, come Chris Henthschel, chief scientific officer, e Isil Guney, external scientific communication director.   

“Il mercato della salute in generale cresce senza sosta sia per trend demografici che per innovazioni tecnologiche. Questo succede anche in Italia”, spiega Surace, che poi racconta l’evoluzione del progetto societario. “Il nostro attuale modello ha preso piena conformazione nel 2018, partendo dal sud Italia valorizzando progetti e infrastrutture di ricerca ma con una forte presenza diffusa su tutto il territorio nazionale. Fare gli imprenditori, che aggregano scienza e investimenti, è diverso dal fare i gestori di un fondo. Entrambe le attività sono utili alla crescita dell’ecosistema dell’innovazione ma richiedono skill diverse. Nel ruolo di venture builder abbiamo una forte propensione al rischio nella fase iniziale quando selezioniamo un progetto di ricerca e creiamo la startup, abbinandoci da subito una chiara visione industriale e di ritorno finanziario. Il team è coeso e integrato tra esperienze, diversità culturali e passione per l’innovazione”.

Una crescita societaria che si è dovuta confrontare anche con l’emergenza coronavirus; un contesto complicato ma che è stato anche un’occasione per radicare ulteriormente il ruolo sociale derivante dall’essere un incubatore di idee in ambito medicale: “Il Covid ha accelerato l’attenzione al settore salute e ha spinto le società verso nuovi modelli organizzativi. Nel nostro caso abbiamo continuato a operare in sinergia da remoto e utilizzato la nostra expertise per lo sviluppo di una nuova soluzione di grande attualità nel settore della profilassi Covid e della fibrosi polmonare”. 

Ma quali sono gli elementi essenziali che una realtà come Cube Labs cerca in un progetto imprenditoriale quando decide di investire? Surace ha le idee chiare: “Cerchiamo innanzitutto di non voler trasformare lo scienziato in imprenditore, cosa realizzabile in paesi anglosassoni ma meno in Italia. Operiamo come venture startup studio, un trend oggi fortemente in crescita, esercitando un controllo societario e organizzativo sul progetto, rimanendo noi l’imprenditore di riferimento. Affianchiamo nello sviluppo il gruppo di ricercatori, la cui comprovata esperienza rimane elemento ‘core’ di valutazione del singolo progetto, abbinando ciò a un’analisi sul fabbisogno di mercato e finanziario, la brevettabilità, il percorso regolatorio e il market access”. 

Il progetto di Surace ha visto l’aggregazione di investitori qualificati, come i business angel, sulla holding e del principale fondo di venture capital italiano (Cdp Venture Capital Sgr) su quattro delle società biotech in portafoglio. “A volte ci scambiano per un fondo ma le logiche di Cube Labs sono quelle di una holding industriale di partecipazione e servizi specializzata nel settore life science. Ci caratterizziamo per la fase di intervento (pre-seed /seed) e per l’approccio da permanent capital nelle aziende controllate. La valorizzazione del portafoglio viene perseguita tramite trade sale (maturata una certa fase sviluppo) e attività di licensing con il mondo corporate”.

Scegliere un progetto imprenditoriale è quindi un compito delicato, ma che può dare al tempo stesso molte soddisfazioni: “Ci sentiamo fieri ogni volta che ascoltiamo i progetti scientifici dei team di ricerca che realmente testimoniano quanto potenziale da sviluppare c’è in Italia”. Le cifre, dal 2018 a oggi non mentono: 12 società in portafoglio, 40 tra scienziati e ricercatori coinvolti, 15 unità nel team holding, 20 brevetti internazionali, cinque licenze esclusive, 30 tecnologie in portfolio, 10 milioni di euro di capitale di sviluppo, numerosi partner su aree strategiche e discussioni attive con corporate in diverse aree medicali. Un presente fatto quindi di numeri importanti, che fanno ben sperare per i prossimi anni. “Preferisco, da imprenditore, costruire il nostro futuro prossimo, per poi raccontare il futuro remoto”, aggiunge. “Contiamo di chiudere il round A di raccolta entro il primo semestre di quest’anno, con importanti investitori istituzionali che si sono formalmente manifestati. Avevamo annunciato in passato la quotazione della holding che rimane il prossimo obiettivo dopo la chiusura del percorso attuale”.

Cube Labs ha anche in piano per il 2021 la presenza diretta su quattro mercati europei (Regno Unito, Spagna, Svizzera, Polonia), diversi tra loro ma uniti dalla forte spinta all’innovazione. “La nostra missione nel valorizzare la scienza italiana rimane immutata e lo faremo con la stessa passione in Italia e all’estero portando sul mercato nuove tecnologie a beneficio dei pazienti. Compiere ciò che le ho rappresentato è dove immagino che saremo domani”, conclude Surace. E se il futuro, come ci ricorda Nietzsche, influenza il presente tanto quanto il passato, allora i propositi di Cube Labs hanno già i contorni della certezza.