Dal progetto ghanese alla neutralità carbonica: l’impegno di Eni per una transizione energetica più equa

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Articolo apparso sul numero di giugno 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Al largo della costa della Western Region ghanese, nelle acque profonde del prolifico bacino del fiume Tano, i campi di Sankofa Main, Sankofa East e Gye-Nyame da tre anni forniscono gas alla rete nazionale del Paese. Un progetto centrale per il Ghana, perché supporta il passaggio dalla generazione elettrica alimentata a olio a una fonte di produzione locale e con minore impatto carbonico sull’ambiente. 

Questo progetto è uno dei tanti esempi concreti della sfida universale in cui Eni si sta impegnando: dare accesso all’energia a tutti, contribuendo alla realizzazione di una transizione energetica equa e inclusiva. A sostegno della sua mission, il colosso ha pubblicato anche quest’anno il report volontario di sostenibilità. Si chiama Eni for 2020 e si tratta di un documento che racconta le iniziative intraprese dall’azienda nell’ultimo anno. Dalle sue pagine traspare quello che è l’obiettivo principale: contribuire, direttamente o indirettamente, al conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) dell’Agenda 2030 delle Nazioni unite. 

15th of March, Nanibe Province, Kamupapa Village, Angola. Social Project. Kamupapa Primary School. Solar Panels Installation and electrification of the shool, teachers houses. Water supply for the Shool.

Già, perché la volontà di Eni di combinare in maniera organica il proprio piano industriale con i principi di sostenibilità ambientale e sociale è primaria. Ed estende il proprio raggio d’azione lungo tre direttrici: eccellenza operativa, alleanze per lo sviluppo e neutralità carbonica entro il 2050. La prima è una linea che riguarda la valorizzazione delle persone, il rispetto dei diritti umani nell’ambito delle proprie attività e con il coinvolgimento dei propri stakeholder, con un’attenzione verso la trasparenza e la lotta alla corruzione in ogni sua forma. La seconda riguarda i programmi di sviluppo locali. Lo scoppio della pandemia ha innescato una crisi senza precedenti, colpendo maggiormente la parte più povera e vulnerabile del mondo e ostacolando i progressi per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs). Eni ha rafforzato il proprio contributo a una transizione energetica equa che, oltre a essere accessibile a tutti e sostenibile, tenga di conto anche l’esigenza di sviluppo della collettività, stabilendo partnership con agenzie e organizzazioni internazionali, collaborando con gli enti locali, destinando al mercato locale la produzione di gas e favorendo l’accesso all’energia.

La terza linea guida, di più ampio respiro e che, in un certo senso, racchiude anche le altre, è quella della neutralità carbonica. Raggiungere il cosiddetto ‘net zero’ significa mantenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5°C, raggiungendo la decarbonizzazione dei prodotti energetici e delle operazioni dell’azienda. Obiettivo che sarà conseguito attraverso attività in parte già avviate, che consentiranno il raddoppio della capacità di bioraffinazione nei prossimi quattro anni, l’incremento della produzione e commercializzazione di biometano e idrogeno e la crescita nella capacità di produzione di energia da fonti rinnovabili fino ad arrivare a 60 GW al 2050. Altre attività, invece, sono in via di sviluppo: tra queste Eni si sta concentrando in sistemi innovativi per la valorizzazione della Co2, come le tecnologie di mineralizzazione. Inoltre, è impegnata in attività di ricerca e sviluppo con i principali enti tecnico-scientifici italiani e internazionali per sviluppare l’accesso a fonti di energia pulita, sicura e inesauribile – tra queste ad esempio la trasformazione dell’energia prodotta dal moto ondoso in energia elettrica e la fusione a confinamento magnetico.

La strategia di Eni è dettagliata ed economicamente sostenibile: il colosso vuole essere protagonista in questo percorso virtuoso, in un momento storico che sta mostrando segnali positivi. Il rilancio degli impegni di decarbonizzazione da parte di molti Paesi a livello globale ne sono una testimonianza, insieme alla Cop26 (la United Nations Climate Change Conference) che si terrà a novembre 2021 e costituirà un’ulteriore tappa fondamentale verso gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, che mirano, in sintesi, a limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C. 

10th of December, LRP Project/ Sustainnability Iniciatives, (pisciculture, chicken and eggs breeder, seamstress, shoemaker, farmer) Ellembelle District, Western Region, Ghana.

Dettagliata, sostenibile, ma anche estremamente concreta. Quello che sta accadendo in Ghana, a circa 60 chilometri al largo dalla costa occidentale del Paese, è un esempio di come le parole possono essere convertite in fatti. “Il gas di giacimento Sankofa, che fa parte del progetto Octp, avvantaggia il Ghana in diversi modi,” racconta il managing director di Eni Ghana, Giuseppe Valenti. “Consente benefici ambientali, innesca lo sviluppo locale, riduce il costo energetico del Paese e fornisce stabilità nel prezzo e nell’offerta”. Insomma, dal 2018 il gas Sankofa alimenta l’economia del Ghana attraverso una fornitura stabile di elettricità. “Inoltre, grazie al ruolo svolto da Eni nel completamento del progetto di interconnessione Takoradi-Tema nel 2019, il gas ora scorre senza problemi da ovest a est per essere utilizzato nell’enclave industriale ed elettrica di Tema-Accra” aggiunge Valenti.

Un progetto che rifornisce con continuità il sistema di generazione termoelettrica del Ghana dal 2018, consentendo al Paese di eliminare la precedente dipendenza dai combustibili liquidi importati, non solo più costosi ma anche più inquinanti. “Dal 2017 ad oggi l’utilizzo di combustibili liquidi è stato praticamente eliminato: nel 2020 il 98% della potenza termica del Ghana è stata generata da gas di cui oltre il 50% proviene da Octp”.

Il progetto ghanese inoltre è un esempio concreto dell’approccio dual flag di Eni: circa la metà dei contratti è stato assegnato ad aziende locali, più del 75% del personale è ghanese e ogni anno 1,3 milioni di dollari sono destinati a borse di studio e training. Del resto, le imprese sono organizzazioni economiche, finanziarie e tecniche, ma anche e soprattutto umane. E soltanto con un processo che sia accessibile, che preservi l’ambiente e che sia anche – e soprattutto – socialmente equo, potremo realizzare la just transition di cui Eni si fa portavoce.