Il futuro, il divorzio, la leadership femminile: Melinda Gates si racconta

Melinda Gates
(foto John Lamparski/Getty Images)
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Secondo Melinda French Gates, “l’amore è la forza più potente e sottoutilizzata per il cambiamento del mondo. Per me, l’amore è lo sforzo per aiutare gli altri a prosperare, e spesso inizia con l’elevare l’immagine di sé come persona. Dobbiamo aprirci agli altri, rinunciare al bisogno di essere separati e superiori”. In passato Melinda aveva ricordato il giorno in cui, dopo un anno di frequentazione con Bill Gates, aveva scoperto una lavagna nella camera da letto del futuro marito. “Aveva scritto i pro e i contro di sposarsi con me”, ricorda. E, quando lei gli aveva fatto presente che non era proprio l’uomo più romantico e spontaneo, lui aveva risposto secco: “Prendo l’idea del matrimonio molto seriamente”. “Bill voleva sposarsi”, ricorda Melinda, “ma non sapeva se poteva prendere quell’impegno e, contemporaneamente, dirigere Microsoft”.

La storia di Melinda Gates

Bill e Melinda Gates si erano incontrati nel 1987, poco dopo che lei era entrata nell’azienda, a una cena di lavoro a New York, dove si trovarono seduti uno accanto all’altra. In principio, entrambi vedevano altre persone, ma poi si accorsero di essersi innamorati. Lui le fece la proposta di matrimonio nel 1994 a Lanai, alle Hawaii. Ora sembrano tempi molto lontani: la coppia ha da poco annunciato il divorzio.

Melinda, originaria di Dallas, in Texas, oggi imprenditrice, filantropa e scrittrice con un patrimonio stimato da Forbes in 3,2 miliardi di dollari, è sempre stata una grande nerd. Per questo ammette come la razionalità estrema di Bill, in fondo, abbia contribuito a conquistarla. Fu introdotta al computer Apple II da suo padre e da un suo insegnante, a quattordici anni, e da allora sviluppò un forte interesse per i giochi per computer e per il linguaggio di programmazione BASIC. Conseguì una laurea in informatica ed economia alla Duke University e un Mba alla Duke’s Fuqua School of Business. Divenne anche un membro della sorellanza Kappa Alpha Theta (Kao), una delle prime associazioni al femminile nel suo genere. Ha lavorato come product manager alla Microsoft, occupandosi, tra l’altro, anche dell’espansione di Expedia, prima di lasciare nel 1996 per dedicarsi alla famiglia.

“Mi sono sempre tenuta impegnata con attività filantropiche, non ho mai completamente smesso di lavorare”, ha sottolineato ancora durante il festival Sxsw di Austin, in Texas. “Nel 2000 io e Bill co-fondammo la Bill & Melinda Gates Foundation, col preciso scopo di dirigerla insieme. Ci siamo focalizzati su problemi globali legati alla salute e allo sviluppo: l’eradicazione della poliomielite, il miglioramento dei sistemi sanitari nei paesi poveri, lo sviluppo di energia pulita e a prezzi accessibili, l’educazione”.

L’impegno per la parità

Melinda evidenzia come lei e Bill siano sempre stati “partner alla pari”. Col divorzio, si prospetta una dura lotta in tribunale che minaccia di creare insicurezza tra gli investitori. La coppia dovrebbe però continuare a dirigere la fondazione. Melinda, intanto, ha già definito la sua idea di business nel suo libro, The Moment of Lift – How Empowering Women Changes the World. Una concezione fondata su un’imprenditoria sociale, basata sull’uguaglianza, l’empatia e la presenza di donne ai vertici delle aziende, in cui l’educazione rappresenta il primo mezzo di emancipazione. “È provato che, quando le donne sono presenti anche al vertice delle aziende, e non sono limitate al ruolo di centro della famiglia, l’economia è più forte”, dice Melinda. Uno studio della U.S. Equal Employment Opportunity Commission ha segnalato, per esempio, che le donne rappresentano solo il 30% della forza lavoro nelle prime 75 aziende tecnologiche della Silicon Valley.

“Sebbene siano stati compiuti progressi nel mondo del lavoro, per quanto riguarda donne e minoranze, il divario è ancora troppo grande”, fa presente Melinda. “Ho anche osservato, nel corso della mia carriera, che meno del 2 percento dei fondi da venture capital va alle donne imprenditrici. Il problema è che gli investitori, in genere, puntano su ciò che conoscono. Così, spesso si tratta di una sorta di ‘club dei ragazzi’. Non vedono che alcune iniziative femminili offrono possibilità altrettanto buone. Per portare più donne e persone di colore in importanti posizioni aziendali, le società di venture capital devono iniziare a investire in modo proporzionato tra i gruppi”.

Melinda cita come esempio la società di venture capital Aspect Ventures, che rispetta quel modello. “Le decisioni devono essere basate su dati scientifici, non su chi si conosce. Dobbiamo guardare ai nostri pregiudizi e ritenerci responsabili. Sono molto ottimista sul fatto che si possano verificare ulteriori progressi, perché molte aziende stanno iniziando a rispondere a questo cambiamento di sensibilità e ad ascoltare quello che vogliono i loro dipendenti”.

L’istruzione al centro

“Le giovani che ricevono un’istruzione compiono scelte più razionali e migliori”, aggiunge Melinda Gates. “Penso a scelte relative al proprio corpo – come l’uso dei contraccettivi, ancora limitato in molte parti del mondo -, alla professione e al ruolo da assumere nella società. Voglio che ogni ragazzo e ragazza – inclusi quelli che vengono da famiglie povere – abbia la possibilità di studiare. Purtroppo, al giorno d’oggi, non per tutti è così. Quando ho viaggiato nel Terzo Mondo e poi sono tornata in America, mi sono resa conto di quanto il nostro paese sia indietro sotto certi aspetti. Penso all’assicurazione medica non garantita a tutti, o al fatto che le donne non vengono compensate durante il periodo di maternità se decidono di stare a casa e prendersi cura del figlio. Non è un caso che, durante la pandemia, molte donne siano state costrette a lasciare il lavoro per prendersi cura dei figli e della famiglia”.

Per Melinda, gli Stati Uniti dovrebbero prendere esempio, sotto molti aspetti, dall’Europa. “I paesi scandinavi sono molto più avanti di noi sul fronte dei servizi”, afferma. “Basti pensare che nel Nord Europa, spesso, i padri restano a casa per occuparsi dei figli per un periodo, perché si rendono conto di quanto sia pesante lasciare la responsabilità alla moglie. Per i periodi di maternità o paternità, i genitori hanno diritto a ricevere un compenso. Sono convinta che questo dovrebbe essere un diritto per tutti, in ogni paese del mondo”.

Melinda e il potere dell’empatia

“Il miglioramento umano si traduce in un aumento dell’empatia”, prosegue Melinda. “Non serve solo aiutare gli altri, donare grosse somme di denaro. Solo quando ci si mette nei panni degli altri si può trovare il modo di cooperare con loro. Bisogna immaginare di essere dall’altra parte del tavolo e non pensare che certe cose possano capitare solo agli altri. Le opportunità devono essere uguali per tutti. Per questo è importante offrire la formazione. Se un bambino non si trova in una buona scuola, o se la sua famiglia non supporta la sua istruzione, come potrà studiare e prepararsi alla vita? Io sono stata fortunata perché i miei genitori (un ingegnere aerospaziale e una casalinga; Melinda è la seconda di quattro figli, ndr) mi hanno spinta nella giusta direzione, hanno stimolato e sostenuto le mie potenzialità. Ma cosa accade se la famiglia si trova in una brutta situazione e non è in grado di aiutare? Se non è in grado di dire: ‘Nessuno di noi è andato al college, ma lo puoi fare tu’?”.

Secondo Melinda, “solo empatizzando con gli altri, non creando outsider, possiamo avere una società migliore. Tutti devono potere imparare e inserirsi nel sistema”. Quanto al futuro, confida nell’impegno dell’amministrazione Biden per rendere i vaccini anti-Covid disponibili a tutti, anche al di fuori degli Stati Uniti, e per migliorare la sanità americana. “Biden ha perso sua moglie in un incidente e ha dovuto crescere due figli da solo. So che si rende pienamente conto dell’importanza di offrire un congedo pagato a un genitore e assistenza”, ricorda (nel 1972, Joe Biden, perse la moglie Neilia e la figlia più piccola, di soli tredici mesi, in un incidente stradale, ndr).

Melinda Gates rimane speranzosa per il post-pandemia. “Sono i piccoli gesti di gentilezza che ho visto in questo periodo a darmi fiducia. Sono stati come tante meravigliose gocce di pioggia in uno stagno: da una famiglia che ha deciso di prendersi cura dei genitori anziani anziché lasciarli soli, ai vicini che sono andati a fare la spesa per chi non poteva uscire di casa, fino ai giovani che hanno scritto ai nonni per esortarli a lottare, o al lavoro dei medici e degli operatori sanitari che hanno rischiato la loro vita per salvare quella degli altri. Ai miei occhi, tutti questi gesti provano che parte della natura umana è altruista e che l’amore è più urgente della dottrina”.