Dare un volto ai dati: l’agenzia italiana di information design che lavora anche con l’Onu

Matteo Bonera The Visual Agency
(foto The Visual Agency)
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Si prevede una continua crescita per il mercato della data visualization (italianizziamo con “visualizzazione dei dati”) e dell’information design (in questo caso, dall’inglese non si scappa). È fatto conclamato: questa è l’era dei dati. Il punto, però, sta nel saperli utilizzare, leggere, capire e raccontare con nuovi strumenti: dashboard interattive, video in motion graphic, infografiche e report. The Visual Agency (Tva), al suo decimo anno d’attività, con sede a Milano e filiale a Dubai, è fra i leader europei del settore. Parla il portfolio clienti che annovera, fra gli altri, Brembo, Barilla, Boehringer Ingelheim, Eni, Luxottica, Unicredit, Condé Nast, Washington Post, Onu e Unione Europea.

In estrema sintesi, The Visual Agency dà un volto ai numeri. Si misurano e ottimizzano le performance di vendita e marketing, si analizzano i dati finanziari e aziendali per guidare il processo decisionale, si comunicano informazioni complesse e le prestazioni di un marchio. Ne abbiamo parlato con Matteo Bonera, 35 anni, in Tva da subito come motion designer e direttore creativo dal 2016. Bonera, che è anche docente al Politecnico di Milano, è il sedicesimo ospite di #Fattore R. Riscrivere per Rinascere.

Quante aziende già ricorrono alla visualizzazione dei dati e quante – secondo le stime – vi ricorreranno nei prossimi anni? 
Le aziende avvertono da sempre l’esigenza di visualizzare dati. Pensiamo all’Inghilterra del ‘700, che attingeva alle prime forme grafiche per aiutare il commercio del suo sconfinato impero. Siamo certi che il 100% delle aziende ricorra in qualche modo alla visualizzazione dei dati, se non altro con Microsoft Excel. Ma la crescita esponenziale dei dati registrata nell’ultimo ventennio, unita alla crescente complessità delle attività di business, ha reso necessario potenziare – e di molto – la capacità delle imprese di visualizzare e interpretare quei dati. Si sono rese necessarie nuove tipologie di grafici, nuove tecniche e strumenti. Di qui l’affermarsi di una disciplina come l’information design, la cosiddetta progettazione delle informazioni. Di questa nuova branca del design fanno uso in primis le grandi aziende e la pubblica amministrazione, ma siamo certi che si arriverà presto anche alle pmi.

Facciamo un passo indietro. Può fornire ai non addetti ai lavori una definizione in pillole di information design e visualizzazione dei dati?
La visualizzazione dei dati è la rappresentazione dei dati in forma di grafico, una disciplina ibrida tra statistica e graphic design. Con l’information design si rappresentano le informazioni ricorrendo al design, alle esperienze e alle piattaforme digitali.

Con quale scopo?
Gli obiettivi principali sono due: insight e comunicazione. Insight implica comprendere nuovi spunti, nuove correlazioni presenti in una base di dati, non visibili o interpretabili con gli strumenti standard di visualizzazione come linee, istogrammi e grafici a torta. Questi strumenti vengono usati per comunicare meglio il contenuto di un set di dati, magari a un pubblico più ampio, rendendolo anche più accattivante.

Quali sono le competenze e le figure professionali coinvolte in questi processi?
La disciplina fa parte dell’information design e prende in prestito conoscenze dalla statistica e dal design grafico. Esiste una figura specifica, che è appunto quella dell’information designer. Nella comprensione delle fasi iniziali possono essere d’aiuto data scientist o esperti di dominio. A seconda del supporto, intervengono profili professionali specifici per il campo digitale, video o stampato.

L’Italia, regina del design, dove si colloca in tema di information design?
L’information design italiano è particolarmente riconoscibile e apprezzato nel mondo. Buona parte della popolarità è dovuta all’esistenza del centro di ricerca DensityDesign del dipartimento di design del Politecnico di Milano, lanciato nel 2010 da Paolo Ciuccarelli, attualmente direttore del Centre of Design della Northeastern University e partner di The Visual Agency.

The Visual Agency è sbarcata anche a Dubai. Perché e con quali prospettive?
Il centro del mondo si sta spostando sempre più verso Oriente e una testa di ponte verso quel mondo è importante. Abbiamo poi voluto cogliere l’opportunità di avere a bordo un grande manager italiano, Stefano Maruzzi, ex country manager di Google in Italia, che da anni risiede a Dubai. L’agenzia ha anche diversi clienti negli Stati Uniti, che serve dalla sede di Milano.

Come costruite il rapporto col cliente?
L’agenzia lavora con una trentina di clienti, tutte grandi organizzazioni. Stabiliamo un rapporto di consulenza e di produzione che spesso dura anni. Per esempio, Eni è nostro cliente da 9 anni, Brembo da 7, Luxottica da 5. Spesso ci avvicinano per un singolo progetto ma poi avanzano altre esigenze.