Intel sfida la crisi dei chip: “80 miliardi di euro in 10 anni per produrli in Europa”

Pat Gelsinger Intel
Pat Gelsinger, amministratore delegato di Intel, all’Iaa di Monaco di Baviera (foto Walden Kirsch/Intel Corporation)
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Per fronteggiare la crisi dei chip scende in campo l’azienda simbolo dei microprocessori, Intel, che li ha inventati e inseriti “Intel Inside” in milioni di pc e notebook. L’amministratore delegato, Pat Gelsinger, nel suo key note all’Iaa Mobility di Monaco di Baviera, ha fatto un annuncio di peso: “Investiremo 80 miliardi di euro nei prossimi 10 anni in Europa per la creazione di nuovi impianti. Entriamo in una nuova era le cui esigenze, riguardo ai microchip, non possono essere disattese”.

Uno dei nuovi impianti di produzione sarà localizzato in Irlanda, dove ha sede un grande numero tech company, nella zona di Cork.

Come Intel ha cambiato pelle

Dagli anni del leggendario presidente Andy Grove, che si concentrava solo sul mondo pc, Intel ha cambiato pelle. I suoi orizzonti si sono allargati infatti alla guida autonoma, con l’acquisizione della azienda israeliana Mobileye nel 2017 per 15,3 miliardi di dollari.

Mobileye è tra le piattaforme più efficaci per la guida autonoma livello 5. Dopo il suo key note sul palco dell’Iaa, Glesinger ha presentato l’ad di Mobileye, Amnon Shashua. “La nostra piattaforma”, ha detto Shashua, “è vicina alla realizzazione del sogno della guida autonoma per tutti, in ogni momento e ovunque”.

Le auto connesse e autonome hanno bisogno di tecnologie sicure e di connessione ultraveloci 5G per evitare la cosiddetta latenza del segnale. Un altro importante fronte è quello legislativo. E Glesinger ha citato una recente legge promulgata dal governo tedesco, che permetterà a Mobileye di rendere operativo il ride-hailing con l’azienda Sixt Se di Monaco di Baviera già nel corso del 2022. Un altro punto di forza di Intel è la capacità di gestire l’enorme mole di dati generata dalle metropoli moderne, essenziale per una guida autonoma senza rischi.

Gli investimenti globali

Il mercato dei microchip è in fermento perché la domanda supera ampiamente l’offerta. Dichiarazioni quasi drammatiche sono giunte, nei mesi scorsi, da big del settore come Michael Dell, che teme di non poter consegnare i suoi pc nei prossimi due anni. Si corre perciò ai ripari, anche usando i fondi della comunità europea.

A giugno, a Dresda, alla presenza della cancelliera federale Angela Merkel, veniva aperto un nuovo impianto della Bosch da 1,2 miliardi di euro, 200 milioni dei quali in arrivo dai fondi europei. In oriente, a Taiwan, la Tsm (Taiwan semiconductor manifacturing) ha deciso un nuovo investimento di 205 miliardi nei prossimi tre anni. E la storica sigla italo francese Stm ad Agrate rafforza sensibilmente la produzione di wafer di silicio, che sono alla base dei microprocessori.