La rivoluzione green dell’azienda italiana che si occupa di depurare le acque reflue industriali

Marzia Chiesa, ad di Sodai
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Brandvoice tratto dal numero di settembre 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Una rivoluzione sostenibile. Questa la promessa fatta nel 2015 quando, in un momento di particolare turbolenza per Sodai, Marzia Chiesa ha assunto il ruolo di amministratore delegato. Un cambio di passo convinto, spinto non soltanto da una maggior attenzione all’aspetto ambientale, ma anche e soprattutto dall’impatto sociale delle scelte aziendali e dall’incremento della produttività grazie alla valorizzazione delle risorse umane. Una rivoluzione basata su una visione a lungo termine, su un approccio sistemico e integrato in grado di allineare obiettivi e ruolo sociale dell’impresa.

Realtà italiana di ingegneria ambientale e water management, Sodai da più i 30 anni si occupa di depurazione e trattamento delle acque per l’industria. Con un’esperienza maturata in 30 Paesi in tutto il mondo, l’azienda oggi rientra pienamente con i propri impianti nella logica dell’economia circolare. A ispirare Marzia, coraggiosa imprenditrice green, sono stati i pilastri della sostenibilità, un tema che nella sua visione non può prescindere dalla ricerca e dall’innovazione. Due principi sui quali la sua società crede e investe. Una realtà, quella di Sodai, con una cultura aziendale già geneticamente predisposta all’introduzione e all’integrazione di nuove tecnologie, ma che ha saputo rilanciarsi ulteriormente e con maggior convinzione negli ultimi anni, tramite l’introduzione di concetti come, ad esempio, quello della blockchain. Proprio grazie a questa tecnologia, a fine 2020 ha portato a mercato la prima soluzione end-to-end di tracciabilità dei rifiuti in Italia, coinvolgendo tutti gli attori della supply chain.

Un traguardo che ha aiutato l’azienda milanese a rendere ancora più distinto il suo ruolo all’interno di un settore in cui l’etica e il rispetto dell’ambiente rappresentano elementi imprescindibili. Necessari per diventare un punto di riferimento in Italia e a livello internazionale. Un approccio che i 120 collaboratori di Sodai sentono proprio e di cui si fanno portavoce in questo percorso virtuoso. Grazie alla sensibilità del suo amministratore delegato e alla visione trasmessa dal suo fondatore, Angelo Chiesa, Sodai è oggi un esempio positivo per molte pmi familiari che vedono in questa impresa e in Marzia un bell’esempio di sostenibilità e responsabilità sociale.

Parlando di ricerca e innovazione, quali sono gli ambiti in cui Sodai si focalizza maggiormente?
La ricerca di Sodai, negli anni, si è concentrata sulla salvaguardia dell’ambiente, senza perdere d’occhio le necessità del mercato. Il reparto interno di r&d e le collaborazioni con i maggiori istituti universitari hanno portato importanti risultati nell’ambito dell’economia circolare. Sono stati messi a punto processi che recuperano dallo scarico industriale le materie prime utilizzate in produzione e l’acqua depurata, arrivando anche allo zero liquid discharge. In questo modo, oltre agli evidenti vantaggi per l’ambiente, vengono drasticamente ridotti i costi che un’industria deve sostenere per acqua e materie prime utilizzate durante la produzione. Un nuovo modo di concepire i processi di depurazione, a zero impatto e ad alto valore sociale e territoriale.

Come è possibile trasmettere un cambio di paradigma così importante all’interno di un’organizzazione?
È necessario partire da una nuova cultura aziendale, dove la responsabilità sociale e la sostenibilità devono essere presenti in tutte le scelte quotidiane. Una nuova concezione del modello di business che mira a soluzioni di successo sia in campo ambientale che economico, grazie all’equilibrio tra sviluppo, equità sociale e territori. Coniugando questi elementi è possibile generare un impatto positivo sulle persone, sul pianeta e sul profitto. Insomma, le tre P che fanno la differenza. La nuova cultura è partita dalla mia visione, immediatamente condivisa e supportata dal board aziendale, e dalle persone che vivono Sodai. La volontà di coinvolgere tutti, da subito, ne ha fatto comprendere l’opportunità stimolando e incoraggiando la collaborazione di tutto il team. Puntare sulle persone, con una gestione delle risorse umane più attenta e programmatica incentrata su una crescente meritocrazia, ha sicuramente favorito una crescita dal punto di vista della cultura interna, sempre più direzionata verso sostenibilità e innovazione.

Quali sono stati gli step di questa transizione?
Inizialmente è stato affrontato un percorso di riorganizzazione insieme a mio fratello Alessandro. Abbiamo deciso di costruire un nuovo vantaggio competitivo che partisse dalla sostenibilità come motivo e strumento di business, come opportunità, in un settore che parlava ancora poco di questo tema. È stato poi importante fare un’analisi approfondita, comprendendo lo stato dell’arte delle cose, dei processi, dell’approccio e della mentalità diffusa. Si definisce così la strategia, con importanti strumenti a supporto come il bilancio di sostenibilità, consapevoli che sarebbe stato un percorso in continua evoluzione. Un avventura nella quale è fondamentale la collaborazione e il coinvolgimento di tutti. È fondamentale crederci. Credere che questa transizione sia necessaria per direzionarsi verso un’economia più responsabile e generativa. Uno scenario dove noi imprenditori delle pmi abbiamo un ruolo fondamentale nell’educare i player del domani e garantire un futuro alle nuove generazioni. Sono convinta che, come imprenditori, dobbiamo diventare sempre più capaci di coniugare il business con l’attenzione all’innovazione, all’ambiente e al sociale, creando valore condiviso, coinvolgendo stakeholder e collaborando con il nostro ecosistema. Al fine di sviluppare soluzioni capaci di creare valore nel tempo, coniugando la qualità del prodotto all’attenzione verso persone e pianeta.

Uno degli ambiti dove ti concentri di più è quello della riduzione degli stereotipi di genere. Come porti avanti questa battaglia?
Questa è una battaglia che combatto su più fronti. Al lavoro, cercando di agevolare il più possibile i collaboratori nel conciliare lavoro e famiglia, e a casa, educando al meglio il mio piccolo Romeo, 3 anni, al rispetto delle persone e di tutto ciò che lo circonda. Un concetto che per i bambini, tra l’altro, risulta naturale. Un approccio che anche la mia famiglia ha avuto, a suo tempo, nei miei confronti. Consapevole del fatto che per le donne non sia sempre facile farsi strada nel mondo del lavoro, soprattutto in un settore come il mio, ho deciso di mettermi in gioco personalmente con la volontà di scardinare un cliché purtroppo ancora radicato nella nostra società, che fatica ad accettare la possibilità di essere mamma, donna e imprenditrice contemporaneamente. Anche per questo, da circa un anno, ho iniziato a raccontare il mio percorso nel mio blog, che nasce con l’obiettivo di diffondere consapevolezza e consolidare il modello di impresa sostenibile, oltre che di ispirare le giovani donne che stanno cercando la loro strada. È la mia personale rivoluzione, e poter dare un esempio da seguire mi rende immensamente orgogliosa.