Restaurare auto storiche per combattere i ritmi frenetici della tecnologia. L’idea di una ragazza pugliese

Marianna Cattolico
Marianna Cattolico
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Fin da bambina, Marianna Cattolico non ha mai voluto omologarsi alle tendenze. Tutte le sue amiche volevano diventare principesse, incontrare il principe azzurro e vivere felici e contente. Lei, invece, aveva altri programmi: voleva fare la benzinaia, con la tuta da lavoro blu e le trecce bionde, perché “pensavo – e penso ancora – che si possa vivere felici e contente senza tutti quei cliché che ci vengono inculcati sin da piccole”.

Laureata e specializzata in comunicazione multimediale, la vera passione di Marianna è sempre stata quella per le auto storiche, in particolare le Fiat 500. “Mio zio veniva a prendermi a scuola e lì ogni dosso era un divertimento unico, ogni autobus visto dal lunotto posteriore era gigante. Ricordo ogni dettaglio di quella 500 e ritrovo lo stesso profumo nelle mie 500”. Da quella passione, ha deciso di creare un progetto, Donne in 500, che prevede il restauro di auto storiche attraverso video caricati su YouTube.

“La 500 è un simbolo italiano amato da tutti e riportare quelle auto al loro antico splendore è anche una metafora positiva per spronare le persone ad avere rispetto della storia. Siamo troppo abituati a comprare pezzi nuovi senza provare nemmeno ad aggiustare quelli vecchi, facendo perdere alle nostre auto il fascino del vissuto. Questo progetto vuole scuotere gli animi e le coscienze dal torpore della tecnologia e invitare i giovani a sporcarsi le mani”.
Marianna Cattolico
Da dove viene la passione per le auto?
Amo molto le auto storiche da sempre. Hanno un fascino particolare, un design unico. Mi appassiona la loro storia, ma soprattutto le loro storie, al plurale: quelle vissute all’interno degli abitacoli, i primi amori nati lì dentro, i lunghi viaggi senza alcun comfort, aria condizionata o navigatore. L’auto era un punto di ritrovo e di dialogo per le famiglie. Oggi invece dialoghiamo con le macchine e sono loro a guidare noi.
Quando è nato Donne in 500?
Il seme di Donne in 500 è stato piantato nel 2007, quando ho deciso, dopo anni di ricerche e di risparmi, di comprare la mia prima auto, ovviamente una 500 che ho chiamato Nina. Andai in provincia di Taranto a ritirarla e al ritorno si staccò una ruota mentre camminavo. Da allora, promisi a me stessa di studiare e capire come funzionasse, in modo da poterla aggiustare da sola a ogni imprevisto. Sono passati gli anni, ho iniziato nel frattempo una nuova vita e nel frattempo ho deciso di restaurare Nina per il mio matrimonio. Grazie a Nina ho deciso di avviare un progetto di restauro, realizzando video su YouTube che possano essere utili agli appassionati per restaurare, curare e manutenere la propria auto storica. Il progetto si chiama Donne in 500 perché ci sono tante donne che amano le auto, ma spesso tendono a reprimere questa passione perché il contesto in cui viviamo ci ha da sempre abituate a stereotipi come ‘donna al volante, pericolo costante’.
“Donne in 500”
Cosa pensa dei tempi dettati oggi dalla tecnologia?
La tecnologia oggi mi aiuta ad arrivare nelle case delle persone. Grazie alle videocamere, ai software di grafica, a YouTube, riesco a raggiungere chiunque. Ma sono io ad appropriarmi della tecnologia e sfruttarla a mio vantaggio. Vedo che, invece, molti ragazzi sono schiavi della tecnologia. La subiscono quasi passivamente. Le Fiat 500 non hanno assolutamente nulla di tecnologico ed elettronico. Si tratta di meccanica pura e semplice. Il mio obiettivo è quello di avvicinare quante più persone possibile a questo mondo, per diversi motivi. Il primo è il riciclo. Oggi siamo abituati a comprare una cosa nuova ancora prima che quella vecchia si rompa. Invece nel mio progetto recupero tutto ciò che posso recuperare, aggiustandolo. Il secondo motivo è riappropriarsi della manualità: la tecnologia ha avuto un effetto soporifero sul nostro “saper fare”. Infine c’è l’abbattimento degli stereotipi. Non è detto che un settore tradizionalmente maschile debba restarlo per sempre. Gli stereotipi li abbiamo creati noi, e noi possiamo abbatterli. Oggi, grazie alla tecnologia possiamo fare in modo che questo messaggio arrivi ovunque.