L’economia della bellezza: le persone più attraenti sono anche più ricche?

Stefan Quandt Bmw miliardari
Stefan Quandt, proprietario del 23,6% di Bmw, è una delle 100 persone più ricche del mondo (foto bmw-foundation.org)
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Nel 2011 l’economista americano Daniel Hamermesh pubblicava La bellezza paga: tutti i vantaggi di essere attraenti. Nel libro affermava che, al netto di parametri come istruzione ed età, l’aspetto fisico incide in modo significativo sulle condizioni economiche delle persone. Gli uomini considerati brutti, in particolare, guadagnano il 17% in meno di quelli considerati belli. Tra le donne, il divario scende al 13%.

Dieci anni dopo, lo stesso Hamermesh, oggi docente del Barnard College di New York, ha dedicato uno studio sul tema ai più ricchi del mondo. E ha concluso che la bellezza può aiutare a diventare miliardari, ma non ad arrivare in cima alla classifica di Forbes.

Lo studio

Hamermesh ha condotto la ricerca assieme ad Andrew Leigh, economista e parlamentare laburista australiano. I risultati sono stati pubblicati dal National bureau of economic research, una no-profit americana di cui fanno parte decine di premi Nobel (sono membri, per esempio, i vincitori del 2021, David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens).

Hamermesh e Leigh hanno chiesto a un gruppo di 16 studenti universitari australiani di valutare l’aspetto fisico di oltre 700 membri della lista Forbes dei più ricchi al mondo nel 2008, su una scala da “per niente bello” a “molto bello”. I ragazzi non hanno ritenuto più attraenti coloro che hanno un patrimonio maggiore, ma sembrano giudicare i miliardari più belli rispetto ai non miliardari. I ricercatori hanno infatti confrontato i giudizi con quelli ottenuti da professori universitari di età simile nel 2003. I miliardari hanno ricevuto, in media, voti più alti, anche se gli stessi studiosi hanno ammesso che si tratta di “un paragone approssimativo”.

“Le persone molto più ricche della media sono state spinte in alto, almeno in parte, dal loro aspetto fisico”, ha dichiarato Hamermesh a Forbes. “All’interno del gruppo dei super ricchi, però, essere più attraenti degli altri non fa alcuna differenza sul piano economico”. L’aspetto esteriore, dunque, “non permette di trasformare un patrimonio di 2 miliardi in uno di 50”.

Chi sono i miliardari più attraenti

Secondo gli studenti intervistati, i miliardari più attraenti erano David Ross, un imprenditore inglese che è uscito in seguito dalla classifica, e Stefan Quandt, proprietario del 23,6% di Bmw, il cui patrimonio è oggi di 23,2 miliardi di dollari.

In fondo alla classifica ci sono invece Kirk Kerkorian, magnate del settore immobiliare, morto a 98 anni nel 2015, e John Catsimatidis, newyorkese di origine greca con una fortuna di 3,7 miliardi. Catsimatidis ha dichiarato a Forbes: “Come membro della Forbes 400, non ho bisogno di dimostrare niente a nessuno vestendomi in modo appariscente”.

L’economia della bellezza

Lo studio di Hamermesh e Leigh è l’ultimo in un campo di ricerca che gli anglofoni chiamano pulchronomics (traducibile con “economia della bellezza”). Hamermesh è considerato uno dei padri fondatori, sin dallo studio La bellezza e il mercato del lavoro pubblicato nel 1994 sull’American economic review. “I brutti”, scriveva all’epoca, “guadagnano meno delle persone con un aspetto fisico nella media, che a loro volta guadagnano meno dei belli. L’impatto dell’aspetto fisico di un individuo sembra essere indipendente dal suo impiego, cosa che suggerisce l’esistenza di una pura discriminazione da parte del datore di lavoro”.

Hamermesh ritiene che la bellezza sia un fattore importante anche nel mondo accademico. In una ricerca del 2003 ha concluso infatti che “i docenti considerati più belli ottengono valutazioni migliori dagli studenti”. E anche in questo caso “la differenza è maggiore per gli insegnanti uomini che per le colleghe donne”. In un altro studio ha affermato inoltre che “la bellezza aumenta la felicità“.

La politica, lo sport, il business

Altri economisti, soprattutto negli ultimi anni, hanno provato a esplorare questo ambito. Uno studio guidato da Todd Jones, ricercatore della Mississippi state university, ha concluso che i belli hanno più possibilità di vincere elezioni politiche, soprattutto “laddove gli elettori hanno meno probabilità di ottenere più informazioni sui candidati”. Una questione che era stata del resto inquadrata già ai tempi del dibattito Nixon-Kennedy del 1960: il primo fu ritenuto vincitore da chi aveva ascoltato per radio, mentre il secondo, più giovane e più bello oltre che più disinvolto davanti davanti alle telecamere, fu preferito da chi aveva guardato il duello in tv.

Una ricerca condotta da Philipp Geiler, docente della Lyon business school, ha determinato invece che “il volto di una persona incide sulla probabilità che gli azionisti votino in dissenso durante l’elezione o rielezione di un dirigente d’azienda”. David J. Berri della Southern Utah University, in un’altra ricerca, ha stabilito che “l’avvenenza, misurata secondo parametri di simmetria facciale, porta a una più alta remunerazione nello sport professionistico. I quarterback più attraenti della National football league percepiscono stipendi più alti. E il vantaggio continua a esistere anche se si tengono in considerazioni le variabili legate alle prestazioni del giocatore”.

Una delle obiezioni che vengono spesso mosse a ricerche di questo genere è che non esistono parametri oggettivi per quantificare la bellezza di una persona. E come rileva Forbes.com, “lo studio del National bureau of economic research si basa sui giudizi di soli 16 studenti universitari”. Hamermesh, tuttavia, è convinto che le loro valutazioni siano significative perché, nella maggior parte dei casi, sono in sintonia tra loro. “È vero che bellezza è nell’occhio di chi guarda”, dice, “ma tendiamo a guardare tutti in modo molto simile”.