Learning agility e leadership secondo il numero uno di Hp Italy

Giampiero Savorelli, amministratore delegato di Hp Italy
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Milano, fine anni Ottanta. Diploma di maturità alle spalle, il ragazzo appena maggiorenne salì sul taxi che avrebbe dovuto portarlo alla Bocconi, a cinque minuti da casa, per svolgere il test d’ingresso di Economia e commercio. Dopo circa dieci minuti di auto, si rivolse al tassista: ‘Perché ci stiamo mettendo così tanto?” “Mi ha detto di andare in piazza Leonardo Da Vinci, tra qualche minuto siamo arrivati”, gli rispose l’uomo al volante. Si ritrovò così per un errore banale al Politecnico a sostenere il test di ingresso di Ingegneria gestionale. “Il destino è importante. Soltanto nel lungo termine capisci quelle scelte che ti hanno cambiato la vita”. Insomma, per Giampiero Savorelli, da dicembre amministratore delegato di Hp Italy, l’incontro con il fato è stato il classico sbaglio di corsia. “Mio padre era ingegnere. Era un segnale che dovevo andare lì”.

Ma Savorelli crede anche nelle competenze, nella fatica e nella forza di volontà. Dopo l’università partì per Vancouver, in Canada, per fare uno stage presso la Bc Packers, un’azienda che si occupava di impacchettare salmone. Una realtà piccola, in cui l’unico modo per emergere era rimboccarsi le maniche e fare il più possibile. Era il 1995. “C’era questa tradizione molto bella in azienda”, racconta. “Una volta al mese gli executive della società si ritrovavano nella mensa per cucinare e servire salmone ai propri dipendenti. Sembra banale, ma con un gesto del genere un’azienda ti fa capire quanto per lei sia importante l’attenzione ai propri dipendenti”. L’Hp Way, la open door policy di Hp, proprio come nella Bc Packers, prevede che ci siano livelli gerarchici ben definiti, molto diversi, ma in cui tutti possano comunicare facilmente tra di loro, senza alcuna barriera. Non ci sono uffici chiusi – anche il ceo, ad esempio, lavora in un open space con gli altri impiegati – e persino Christoph Schell, chief commercial officer di Hp, ripete a tutti la solita frase: “Sono in California, ma sono anche a una mail di distanza da voi”.

Per guidare una multinazionale da diversi milioni di euro di fatturato bisogna avere ambizione, voglia di emergere e conoscere ciò che si vende. Di ritorno dal Nord America, Savorelli entrò in una multinazionale giapponese con una struttura ancora embrionale in Italia. Un posto in cui faceva veramente tutto: sul cartellino aveva scritto product manager ma si ritrovava spesso a mostrare i propri prodotti, con monitor e video proiettori caricati sulla spalla. 

Ma il destino fece ancora il suo corso. “Nelle pubblicità che inserivamo sulle riviste informatiche mettevo il mio numero, in modo tale da rispondere direttamente alle domande relative al prodotto. Un giorno arrivò una chiamata di un presunto consumatore, che però durò molto di più del solito”. Era un head hunter. La Compaq stava cercando un product manager nel settore monitor e videoproiettori.

Nel 2002 l’azienda statunitense diventò uno dei marchi di Hewlett-Packard (Hp) e Savorelli, che fino a cinque anni prima era nelle fredde ma accoglienti mense canadesi della Bc Packers, si ritrovò a guidare una business unit per una delle multinazionali leader nel mondo dell’informatica. Un punto di partenza, non di arrivo. “Avevo già in mente quello che era il mio obiettivo di crescita professionale, e capii subito che per raggiungerlo non dovevo seguire esclusivamente degli step verticali. Per allargare le mie conoscenze e le mie competenze avrei dovuto fare anche alcuni passi in orizzontale”. Dopo aver reso la Compaq leader nel settore dei videoproiettori, nel 2008 Savorelli diventò sales and business unit manager per quanto riguarda i server e nel 2011 country category manager Psg, guadagnando poi esperienza come manager nel mondo del printing, dei notebook e soprattutto “imparando a gestire team molto numerosi, con una grande responsabilità e un importante fatturato da gestire”.

Una delle doti che traspare dal racconto di Savorelli è senz’altro l’umiltà: una virtù che lo ha reso più predisposto alla cosiddetta learning agility, ovvero la capacità di imparare nuove cose e di uscire dalla propria comfort zone. Un atteggiamento che oggi sta trasmettendo ai propri dipendenti e che si manifesta anche nel riconoscimento dei meriti. 

Nel 2019 arrivò la svolta più importante della sua carriera. In seguito a una trasformazione organizzativa, Hp cercava una posizione come responsabile del business dei personal computer nel neonato mercato del Sud Europa. Venne scelto Savorelli. Si mise in gioco con un team numeroso diviso su quattro Paesi: Italia, Francia, Portogallo e Spagna. Una sfida resa ancora più difficile dalla pandemia, che lo ha costretto a svolgere il lavoro esecutivo e di coordinamento quasi interamente da remoto. “Con il lockdown ci siamo ritrovati in una situazione completamente nuova, che ha imposto a tutti noi manager di affinare le competenze per poter gestire una organizzazione da remoto, mantenendo quella empatia necessaria nei confronti dei dipendenti”. Si chiama smart leadership: sostanzialmente significa motivare, ‘leggere’ i dati, prendere decisioni veloci e avere grandi capacità di ascolto attraverso lo schermo di un computer. 

Quello che oggi Savorelli vede guardandosi alle spalle è un cammino lungo, tortuoso, ma anche pieno di grandi soddisfazioni. Guardando avanti, invece, l’occhio è sempre rivolto all’innovazione, con la stessa fame che lo ha sempre contraddistinto. “Stiamo passando da un approccio transazionale a una modalità di vendita basata sui servizi, su una soluzione completa. E per riuscire a portare avanti questa missione sto insistendo su tre punti cardine: servizi, sicurezza e sostenibilità”. Senza dimenticare il benessere dei dipendenti, un tema che gli sta particolarmente a cuore. “La salute dei dipendenti viene prima del business: ci siamo presi cura di loro durante il lockdown con tutti i protocolli e tutte le iniziative possibili, per creare momenti di contatto come aperitivi e colazioni virtuali e fornendo loro strumenti di lavoro per lo smart working. Prenderci cura di loro è la nostra priorità”.

E per prendersi cura degli altri, bisogna saperlo fare prima con se stessi. Savorelli non riesce proprio a fare a meno delle sfide e nel tempo libero, nonostante le chiusure e le costrizioni imposte dalla pandemia, continua a portare avanti la sua passione, il nuoto. Nel suo futuro, oltre a una crescita aziendale in tutto ciò che riguarda il business contrattuale, vede anche Roma. Lì, a giugno, si terranno i campionati agonistici di nuoto master. E lui andrà lì per vincere un’altra sfida, ovviamente.