Perché investire nel whisky può generare più profitti rispetto al petrolio e all’oro

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Articolo di Federico Silvio Bellanca

In principio fu l’oro, bene rifugio per eccellenza. Ma con il passare del tempo anche altri beni materiali hanno cominciato a diventare certezze per gli investitori. Orologi, gioielli di lusso, borse d‘alta moda e auto sportive: non più solo accessori finalizzati a distinguersi e a rendere gli altri consapevoli di uno status, ma anche asset strategici per mantenere il valore del proprio denaro, e allo stesso tempo per vederne crescere gli utili.

In tal senso, un investimento migliore rispetto al petrolio e all’oro secondo un’analisi di Bloomberg pare essere quello del mondo del whisky. Parere sostenuto non solo da loro: secondo il Whisky highland investment grade scotch index, infatti, alcuni single malt hanno generato un guadagno del 440% in sei anni (2008-2014), mentre l’oro, nello stesso periodo, ha segnato un rialzo del 53%. Dietro questa crescita del valore c’è sia l’aumento della domanda (trainata principalmente dalla insaziabile sete del mercato asiatico), tanto quanto dell’offerta, legata al trend internazionale di nascita di microdistillerie in tutto il mondo. Non sono rari infatti i casi in cui a essere tra i primi a conoscere una nuova realtà dei distillati, e investirci prima delle celebrità, ha reso molto bene ai fortunati investitori.

Ma come districarsi in questa giungla di linguaggi tecnici, fatta di sigle cask, single malt e blended whisky, e soprattutto cosa scegliere tra i prodotti provenienti da tutto il mondo? Per cominciare a capirne di più sul mondo del whisky abbiamo chiesto consiglio a tre esperti che hanno in un modo o nell’altro coinvolgimento diretto nella cosa, ed ecco cosa ci hanno detto: Il primo parere lo abbiamo chiesto a Daniele Cancellara, che oltre a essere uno dei bartender più esperti in materia in Italia, è anche da anni conduttore del format di video educational online “Whisky for breakfast”.

“Il principio di base parrebbe semplice: si comprano bottiglie di whisky rare e in edizione limitata e poi le si rivende a un prezzo più alto in futuro. Ma in realtà è ben più complesso di così: Infatti l’offerta di whisky d’annata sta diventando sempre più scarsa e i collezionisti competono tra di loro nelle aste per aggiudicarsi la bottiglia di distillato dal valore di migliaia di euro. Chi volesse oggi scommettere nel mondo del Whisky dovrebbe forse guardare fuori dai soliti sentieri battuti, acquistando magari bottiglie di distillerie emergenti. In questi anni infatti sono moltissimi i Paesi che si sono dedicati alla produzione del prezioso spirito di cereali, e da quando il Giappone con Nikka e Suntory ha sfondato nelle grandi classifiche internazionali, si è finalmente compreso che la geografia del whisky e in via di cambiamento. Tra i paesi più dinamici troviamo ad esempio i londinesi di Bimber, nati da poco ma già diventati incredibilmente ricercati dai collezionisti, così come il grande filone della rinascita irlandese, con in testa a tutti Teeling. Ma oltre ad Albione, i francesi stanno facendo di tutto per affermarsi nel panorama internazionale, così come è da tenere d’occhio una certa produzione asiatica come quella indiana (da citare ad esempio Paul John) e quella coreana, tanto quanto quella dei nuovi stati americani come Iowa con Cedar Ridge o Texax con Balcones”.

I nuovi stati USA del Whisky-Iowa e Texas

Il secondo esperto che abbiamo voluto coinvolgere è Benedetto Cannatelli, professore associato di Economia Aziendale e Imprenditorialità presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, oltre che visiting scholar presso la HAAS School of Business – UC Berkeley (CA) e international visiting scholar presso la Farmer School of Business – Miami University (OH). Tra il 2016 e il 2018 ha collaborato con la Whistling Andy Distillery a Bigfork, Montana, dove ha potuto approfondire il mondo della distillazione artigianale e studiare il progetto che lo ha successivamente inspirato alla creazione della sua azienda, ovvero Strada Ferrata, distilleria in Brianza di whisky: “Per chi volesse avvicinarsi a questo mondo, deve valutare le tre variabili fondamentali necessarie per capire il reale valore di un whisky: il tempo, la rarità e la qualità. Se immaginiamo di valutare ogni singola bottiglia in base a questi tre valori, capiremo come muoverci al meglio: ad esempio, secondo me può essere più interessante credere in un whisky raro e di qualità anche se ancora giovane, piuttosto che inseguire millesimati d’annata privi di consistenza. Noi ad esempio nella nostra distilleria stiamo lavorando sulla rarità, essendo la prima micro-distilleria di whisky in Italia, e sulla qualità senza compromessi, e abbiamo per questo deciso di mettere in “prevendita” le nostre botti ancor prima che abbiano finito il loro periodo minimo d’invecchiamento”. Questo modello di bussiness aiuta infatti l’azienda a fare liquidità e a investire nel proprio miglioramento, e dall’altro aiuta a creare reputazione tra i clienti tramite il semplice passaparola, rendendo il bene raro ancor prima della sua uscita, prosegue Cannatelli.

Infine Enrico Chioccioli Altadonna, master distiller di Winestillery, azienda di produzione di Gin in Chianti, e sales manager di Tonnellerie Baron, tra le più importanti aziende di Francia di Botti in legno per vino e non solo, che non poteva non citare il ruolo delle botti nella creazione di bottiglie da collezione: “Sono molto legato al mondo del whisky, in particolare a quello americano, perché è proprio grazie a una internship alla King’s County Distillery di Brooklyn che ho deciso di aprire lo mia distilleria, Winestillery. Per questa ragione il mio consiglio personale per chi volesse investire su qualche bottiglia di whisky da collezione è quello di non sottovalutare gli spiriti Made in Usa. In questo caso, come per ogni bottiglia di distillato da collezione in realtà, occorrere preferibilmente volgere lo sguardo verso whisky millesimati, vecchie bottiglie di ormai difficile reperibilità (come ad esempio i Pappy Van Winkle pre 2001), bottiglie di distillerie ormai chiuse (che quindi aumenteranno di rarità con il semplice passare degli anni), edizioni speciali a bassa tiratura (come un Michter's Celebration Sour Mash). Ma per chi volesse cercare una rarità appena prodotta, è un’ottima strategia optare per i rare casks, ovvero botti di legni particolari o finishing inconsueti. Ne esistono di tutti i tipi, perfino whisky che sono passati da botti di Amarone o di Marsala, dando un tocco di italianità al distillato. Tenuto conto di tutto ciò, rimane infine il mantra di ogni collezionista che si rispetti, ovvero quello di avere la pazienza di aspettare, in quanto alcuni prodotti dopo un paio di anni possono essere venduti con il 20-30% in più ma se si attende 10 anni, il profitto può essere superiore al 400%”.