Il circolo virtuoso della salute: perché la sanità è un investimento e non un costo

Msd Julie Gerberding Nicoletta Luppi
Da sinistra: Julie Gerberding, chief patient officer di Msd, e Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di Msd Italia
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Articolo tratto dal numero di novembre 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

“Da oltre un anno e mezzo stiamo correndo una maratona. Il problema è che, all’inizio, non sapevamo nemmeno di essere in gara”. Julie Gerberding, la donna che tra il 2002 e il 2009 ha guidato i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Stati Uniti, sceglie questa metafora per riassumere i 20 mesi di lotta globale al Covid-19. “La buona notizia è che, già prima dei vaccini, rimedi tradizionali come mascherine, distanziamento e chiusure ci hanno permesso di colmare il distacco accumulato in partenza. Quella negativa è che queste misure non sono sostenibili nel lungo periodo. La lezione più importante di questi mesi, perciò, è che bisogna fare di più per prevenire lo scoppio delle pandemie. Servono strumenti per accelerare lo sviluppo di vaccini, farmaci e strumenti diagnostici. E in tutto questo dobbiamo ricordare che la scienza è dalla nostra parte”.

Gerberding, che all’inizio degli anni ’80 curò alcuni dei primi casi di Aids negli Stati Uniti, nel 2001 fu il medico incaricato di parlare all’America durante gli attacchi all’antrace ed è stata più volte inserita da Forbes tra le 100 donne più potenti del mondo. Oggi è chief patient officer di Msd, gigante dell’industria farmaceutica da circa 50 miliardi di dollari di fatturato. In questa veste si impegna per promuovere patti fra pubblico e privato. “Queste partnership sono state decisive per affrontare la pandemia non solo sul piano sanitario, ma anche su quello economico e della biosicurezza. E solo l’unione di organismi e risorse pubblici e privati potrà fare fronte, in futuro, ad altre emergenze della stessa portata”.

Un concetto ribadito anche da Nicoletta Luppi, che in Msd è presidente e amministratore delegato per l’Italia. “La sanità del futuro”, afferma, “dovrà fondarsi su partnership libere da pregiudizi ideologici. Serviranno norme capaci di fare da stimolo anziché da freno. E bisognerà mettere al centro i cittadini e i pazienti. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha destinato oltre 20 miliardi alla salute, deve avviare una discussione sull’evoluzione di tutto il sistema territoriale”.

Un dibattito che, secondo Luppi, deve partire da un ripensamento del ruolo della sanità, da concepire “come un ecosistema, non come un insieme di silos. E non come una spesa, ma come un investimento. Perché il vero costo non è rappresentato dai vaccini o dai farmaci innovativi, ma dalle malattie: chi non può andare al lavoro o ha una produttività inferiore per motivi di salute genera una perdita economica per la società. Oltre a causare milioni di morti, infatti, la pandemia ha provocato una delle peggiori crisi economiche dell’era moderna”. Un esempio dei benefici economici dell’investimento sulla salute viene da Gavi, l’ente globale di cooperazione tra pubblico e privato per favorire l’immunizzazione nel mondo. Secondo l’organizzazione, ogni dollaro investito sulla vaccinazione genera un ritorno di 16 dollari in costi sanitari evitati, migliori salari e produttività.

I prossimi mesi, afferma Luppi, saranno decisivi per scongiurare il rischio di “una pandemia dopo la pandemia”. Nell’ultimo anno, infatti, con ospedali saturi e le risorse convogliate verso la lotta al Covid, l’accesso a esami e terapie ha subito enormi ritardi. Secondo i dati presentati da Msd Italia nell’ultimo Inventing for Life Health Summit di Roma, lo scorso anno tre italiani su dieci hanno rinunciato o dovuto rinunciare a visite di screening, quattro su dieci a visite specialistiche. La Corte dei Conti ha calcolato che nel 2020 sono andati persi circa 550mila ricoveri urgenti, 750mila ricoveri programmati e quasi 150 milioni di esami e prestazioni ambulatoriali rispetto all’anno precedente.

Anche un recente rapporto di Iqvia, multinazionale attiva nei servizi per le case farmaceutiche, ha evidenziato un calo significativo dell’accesso alle diagnosi e alle cure nel 2020. Per le principali patologie respiratorie e cardiometaboliche, in particolare, la contrazione è stata del 13% per le nuove diagnosi, del 10% per l’inizio di trattamenti, del 31% per le visite specialistiche e del 23% per le richieste di esami. In ambito oncologico, le diagnosi e gli inizi di trattamento sono scesi del 13%, gli interventi chirurgici del 18%, i ricoveri del 16%.

Il paradosso è che il calo si registra mentre, come afferma la ricerca Ipsos Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Ssn, sette italiani su dieci hanno un’opinione positiva del Servizio sanitario, sia a livello nazionale che regionale. E per uno su quattro la valutazione è di eccellenza. Il 52% dei cittadini indica la sanità come area prioritaria per gli investimenti, seconda solo al lavoro (59%) e davanti alla transizione climatica (22%), all’istruzione (16%) e alla digitalizzazione (11%).

“Osserviamo questo fenomeno anche per le vaccinazioni di routine, che sono venute meno proprio quando questo strumento ha dimostrato tutta la sua importanza e ha guadagnato una fiducia sempre maggiore”, aggiunge Luppi. Le posticipazioni tra gli adolescenti, infatti, sono arrivate al 68%, nonostante otto italiani su dieci concordino sul fatto che le vaccinazioni salvano la vita. Una convinzione che non è stata scalfita dalle fake news sull’argomento, in cui il 42% dei cittadini dice di essersi imbattuto almeno una volta.

E proprio la correttezza dell’informazione scientifica, secondo Luppi, sarà uno degli elementi fondamentali per costruire l’ecosistema della sanità del futuro. Soprattutto, però, “la prossima sanità, per essere davvero ‘prossima’ in tutti i sensi, dovrà partire, oltre che dalla prevenzione, dall’innovazione tecnologica. Penso al telemonitoraggio domiciliare e alla tecnoassistenza, che sono essenziali per seguire, per esempio, persone con diabete o tumori. Già oggi le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale possono migliorare l’erogazione dei servizi. E investire sulla digitalizzazione della sanità significa anche proteggerla da attacchi informatici come quello che ha colpito di recente la Regione Lazio. Un passo necessario per mettere al sicuro dati tra i più delicati e più ambiti dai criminali informatici”.