La famiglia Gucci contro il film di Ridley Scott: “Lede la nostra dignità”

Adam Driver, Jack Huston, Al Pacino, Lady Gaga, Ridley Scott, Giannina Facio, Jeremy Irons e Jared Leto alla presentazione di “House Of Gucci” al Lincoln Center, il 16 Novembre 2021 a New York. (Foto di Dimitrios Kambouris/Getty Images)
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“Sconcertati” e “infastiditi”. La famiglia Gucci non ha accolto positivamente il nuovo film di Ridley Scott, House of Gucci. Un dramma criminale che racconta il difficile matrimonio e il tormentato divorzio di Patrizia e Maurizio Gucci (capo dell’omonima casa di moda), fino all’efferato omicidio del 27 marzo 1995. Gli attacchi dei discendenti di Aldo Gucci, presidente dal 1953 al 1986 e interpretato nel film da Al Pacino, si sommano ad altri. La critica, lo definisce infatti “un gingillo costoso e autoindlugente”, e di qualche spettatore particolarmente risentito degli accenti italiani, troppo distanti dalla realtà.

La famiglia Gucci è furiosa: “Narrazione non accurata”

In una dichiarazione rilasciata all’Ansa, la famiglia Gucci afferma che il film di Ridley Scott li descrive come “teppisti, ignoranti e insensibili al mondo che li circonda, attribuendo ai protagonisti e agli eventi un tono e un atteggiamento che non sono mai appartenuti a loro”. Secondo quanto riportato da Variety, i membri della famiglia criticano anche il fatto che Patrizia Reggiani (interpretata nel film da Lady Gaga) condannata nel 1998 in quanto mandante dell’omicidio di Maurizio Gucci (interpretato da Adam Driver), “è ritratta non solo nel film, ma anche nelle dichiarazioni dei membri del cast, come una vittima che cerca di sopravvivere in una cultura maschilista”. Un ritratto che “non potrebbe essere più lontano dalla verità” poiché durante i 70 anni in cui Gucci è stata un’azienda di famiglia era “un’azienda inclusiva”.

E in effetti durante gli anni ’80, periodo in cui è ambientato il film, c’erano diverse donne che ricoprivano posizioni di vertice in Gucci. Dal presidente di Gucci America al capo delle relazioni pubbliche e della comunicazione, passando per un membro del consiglio di amministrazione. “Gucci è una famiglia che vive onorando il lavoro dei suoi antenati, la cui memoria non merita di essere disturbata per mettere in scena uno spettacolo falso e che non rende giustizia ai suoi protagonisti” conclude il comunicato, aggiungendo che la famiglia Gucci “si riserva il diritto di agire per tutelare il nome, l’immagine e la dignità propria e dei propri cari”. E Patrizia Reggiani, inoltre, si è rivelata “infastidita del fatto che Lady Gaga non l’avesse incontrata prima di interpretarla sul grande schermo.

I commenti della critica

Anche la critica non si risparmia. The Wrap parla di un film che trasforma “l’alta moda, la ricchezza e l’omicidio in qualcosa di piuttosto faticoso”. Dove inoltre gli sceneggiatori si prendono delle libertà con la linea temporale e con l’interpretazione della realtà – Maurizio e Patrizia si sono sposati nel 1972 e avevano due figli, non una. Secondo The Hollywood Reporter, invece, Scott sembra stranamente insicuro, “non aiutato dal dialogo goffo di Becky Johnson e dalla sceneggiatura pedante di Roberto Bentivegna”. Anche Scott Mendelson, di Forbes, non si risparmia: “È bello? Ahimé, no… È un film di due ore e mezza, lungo e pesante, che presenta le cose più interessanti sulla storia e i personaggi nella prima ora”.

La risposta di Ridley Scott

Il regista Ridley Scott, secondo quanto rivelato alla BBC, spazza via le critiche e difende il suo prodotto. “Stanno rubando l’identità di una famiglia per realizzare un profitto” ha dichiarato la famiglia Gucci a Variety.  “Bisogna ricordarci che un Gucci è stato assassinato e un altro è andato in prigione per evasione fiscale, quindi non puoi parlare con me di profitto” ha risposto il regista.

A parte le critiche per l’accento, che secondo alcuni sembrerebbe più russo che italiano, l’unica ad uscirne tutto sommato positivamente è Lady Gaga. La cantante ed attrice è stata ampiamente elogiata e chissà se potrà sperare in un premio nella tanto attesa stagione degli Oscar.

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