Quanto è importante essere curiosi in azienda? Secondo questa ricerca è uno dei principali motori per la crescita

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Foto di Getty Images
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La curiosità è un’abilità preziosa. Nell’era della “Great Resignation”, l’aumento delle dimissioni dal posto di lavoro, questa skill è sempre più riconosciuta dai business leader e ricercata dai datori di lavoro per affrontare alcune delle più grandi sfide delle aziende. Dal miglioramento della retention dei dipendenti e della soddisfazione sul lavoro, alla creazione di ambienti di lavoro più innovativi, collaborativi e produttivi. Tutto questo è riportato nel [email protected] Report, l’ultima ricerca condotta da SAS basata su interviste a circa 2.000 manager a livello globale e sui dati provenienti da LinkedIn nell’ultimo anno.

Il report definisce la curiosità come l’impulso a cercare nuove informazioni ed esperienze e ad esplorare nuove possibilità, evidenziandone l’importanza a prescindere dal ruolo o dal livello all’interno dell’azienda. Dall’indagine è emerso che quasi tre quarti (72%) dei manager credono che la curiosità sia una caratteristica preziosa dei dipendenti. Inoltre, più della metà di loro è fortemente d’accordo sul fatto che la curiosità guida il vero impatto aziendale (59%) e che i dipendenti più curiosi sono anche più performanti (51%).

“La nostra ricerca dipinge un quadro chiaro che vede la curiosità non come una skill utile da avere” ha affermato Upchurch, cio di Sas. “Questa skill è diventata un imperativo di business che aiuta le aziende ad affrontare le sfide più impegnative e a promuovere l’innovazione”.

Efficienza, produttività e creatività: perché “essere curiosi” è un vantaggio

Attualmente i manager trovano particolarmente difficile mantenere alto il morale e la motivazione dei collaboratori, con il 60% degli intervistati che lo ritiene una vera e propria difficoltà. Più della metà dei manager ha difficoltà a trattenere i collaboratori migliori (52%), a far sì che essi si spingano oltre i compiti lavorativi assegnati (51%) e a favorire la collaborazione con team e dipartimenti diversi da quelli in cui operano (50%). Tuttavia, molti dei vantaggi legati alla curiosità incidono direttamente sulle sfide di business. I manager intervistati concordano sul fatto che tra i benefici più preziosi portati dalla curiosità vi è maggiore efficienza e produttività (62%), idee e soluzioni più creative (62%), una più forte collaborazione e propensione al lavoro di squadra (58%), e un maggiore impegno con soddisfazione sul lavoro più elevata (58%).

La maggior parte dei manager concorda sul fatto che la curiosità è particolarmente preziosa quando è necessario innovare le soluzioni offerte (62%), quando si affrontano problemi complessi (55%) e quando si analizzano i dati (52%). I manager considerati più curiosi notano che i loro collaboratori sono significativamente più avanzati nella trasformazione digitale (56% di coloro che valutano alta la curiosità contro il 29% che la valuta bassa). Inoltre, usano spesso dati provenienti da più fonti, in particolare quelli che li aiutano a comprendere meglio i loro clienti (58%), le prestazioni (60%) e i colleghi (63%).

L’approccio dei manager alla curiosità

Il report suddivide anche i manager intervistati in quattro categorie:

  • High Curiosity Collaborators (35%): Apprezzano la collaborazione, ricercano il lavoro di squadra e sono implacabili nella ricerca di risposte; credono che la curiosità porti a migliori prestazioni e una maggiore soddisfazione sul lavoro.
  • Flexibility Driven Opinion Seekers (26%): Accettano le sfide e apprezzano l’opinione degli altri; credono che la curiosità porti a flessibilità e adattabilità in tempi di incertezza ma non credono che la curiosità porti ad una maggiore efficienza e produttività.
  • Productivity-Focused Leaders (24%): Credono che la curiosità influisca su efficienza e produttività e che porti ad una collaborazione più forte e al lavoro di squadra, anche se sono meno inclini a credere che porti all’inclusione e alla diversità di pensiero.
  • Anti-Curiosity Leaders (16%): credono che la curiosità non aggiunga alcun valore alle performance.

C’è ancora tanta strada da percorrere

Mentre la maggior parte dei manager intervistati crede che la curiosità sia preziosa, in molti hanno difficoltà a promuovere e incentivare questa skill. Infatti, più di due manager su cinque affermano di sentirsi per niente o solo in parte predisposti a cercare la curiosità nei candidati al lavoro (47%) e nei rapporti diretti (42%). Anche se i manager si sentono pronti a riconoscere questa caratteristica, molti affermano che è difficile sviluppare la curiosità nei dipendenti che non la possiedono per natura (47%) e faticano a collegare la curiosità alla performance lavorativa (47%) e all’impatto aziendale (43%). Questi risultati evidenziano un gap tra i benefici ottenuti grazie alla curiosità e il potenziale delle aziende nello sfruttare questa skill dei propri dipendenti.

Un modo per semplificare queste sfide è osservare aziende e manager con un alto tasso di curiosità. Le aziende e i manager che hanno abbracciato la curiosità spesso la incoraggiano in tutta l’azienda, compresa la formazione e lo sviluppo aziendale (79%), le valutazioni delle performance dei dipendenti (76%), i criteri di promozione (74%) e di assunzione (74%), e nella mission, nella vision o nei valori aziendali (70%). Questi manager utilizzano diversi metodi per incoraggiare questa skill con i loro colleghi: premiando la curiosità nelle valutazioni delle performance (71%), consentendo lo sviluppo di progetti di cui si è appassionati durante l’orario di lavoro (60%), nel coaching o mentoring personale (59%), e riconoscendo pubblicamente i dipendenti più curiosi (69%).

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